Prestazioni occasionali

È un rapporto di lavoro che si instaura tra un datore di lavoro e un prestatore d’opera in modo irregolare, ovvero occasionalmente.

Nonostante sembri abbastanza semplice come definizione, ci sono delle regole da rispettare per essere considerato lavoro occasionale e non un altro tipo di rapporto lavorativo: 

  • Non si devono superare i 30 giorni con lo stesso datore di lavoro nell’anno solare;
  • Non si devono superare i 5000 euro netti di guadagno nell’anno solare;
  • Non deve essere una prestazione coordinata;
  • Non deve essere una prestazione continuativa.

Se si superano i limiti è necessario aprire una partita IVA. Se non si vuole perseguire questa strada, ma si vuole superare il tetto dei 5000 euro netti annuali, sarà necessario trovare una posizione lavorativa con un contratto di lavoro.

La ricevuta per le prestazioni occasionali

Se si rispettano le regole elencate prima, chi svolge un lavoro occasionale per un altro privato, non deve aprire partita IVA. Tuttavia senza partita IVA non è possibile emettere una fattura elettronica che attesti il lavoro svolto e il pagamento da incassare. Serve quindi un altro documento che certifichi la prestazione lavorativa e richieda al committente l’importo a saldo. In questo caso si emetterà una ricevuta prestazione occasionale. Come in qualsiasi fattura è necessario inserire i dati precisi affinché questo documento possa essere ritenuto valido. 

È importante precisare che per ricevute d’mporto superiore ai 77,47€, è poi necessario versare la marca da bollo da 2€

Inoltre alla fine del 2021 è subentrata una nuova normativa per la ritenuta d’acconto: ora è necessario che il committente faccia una comunicazione preventiva all’Ispettorato Nazionale del Lavoro dichiarando l’inizio della nuova prestazione occasionale, questo per combattere frodi e/o irregolarità.

Chi non dovesse comunicare la prestazione prima dell’inizio della stessa è passibile di una sanzione amministrativa che varia da un importo di 500 fino a 2500 euro.