Dazio sui pacchi: la nuova tassa UE da luglio 2026
L’Unione Europea ha approvato in via definitiva, l’11 febbraio 2026, una riforma che cambierà radicalmente il regime doganale applicabile ai piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE. Dal 1° luglio 2026 entrerà in vigore un dazio sui pacchi di valore inferiore a 150 euro pari a 3 euro, segnando la fine della franchigia doganale che ha caratterizzato per anni il commercio elettronico internazionale. Questa misura transitoria, valida fino al 1° luglio 2028 (con possibilità di proroga), anticipa l’abolizione definitiva di tutte le franchigie dai dazi per beni di modico valore.
Il nuovo dazio sui pacchi rappresenta una svolta significativa per consumatori, marketplace e operatori logistici, modificando profondamente le dinamiche competitive tra venditori europei e piattaforme extra-UE come Shein, Temu e AliExpress.
Come funziona il dazio sui pacchi dal 2026
Il dazio sui pacchi si applica a ciascuna categoria merceologica presente nel pacco, identificata in base alle rispettive sottovoci tariffarie. Questo significa che se un pacco contiene tre articoli appartenenti a tre categorie diverse (ad esempio, un capo d’abbigliamento, un accessorio elettronico e un cosmetico), il dazio sarà di 9 euro (3 euro × 3 categorie). Il prelievo sostituisce la precedente esenzione e si applica alle spedizioni business-to-consumer (B2C) provenienti da Paesi terzi.
La misura riguarda principalmente le transazioni gestite tramite il sistema Import One-Stop Shop (IOSS), che copre circa il 93% dei flussi di commercio elettronico verso l’Unione Europea. Il dazio sui pacchi sarà riscosso dagli importatori, che nel caso dell’e-commerce sono tipicamente i corrieri o le piattaforme logistiche, i quali poi trasferiscono l’onere al consumatore finale.
Perché l’UE introduce il dazio sui pacchi
La motivazione principale dietro il dazio sui pacchi è il riequilibrio delle condizioni competitive tra operatori europei ed extra-UE. Nel 2024 sono stati importati nell’Unione Europea oltre 4,6 miliardi di pacchi di valore inferiore a 150 euro, e più del 90% di questi proveniva dalla Cina. La franchigia doganale ha creato uno squilibrio competitivo significativo: un’azienda europea che vende un prodotto deve sostenere costi di produzione, tasse e dazi locali, mentre un venditore cinese poteva inviare lo stesso prodotto direttamente al consumatore europeo senza alcun dazio.
Inoltre, la franchigia ha facilitato pratiche di sottovalutazione doganale, con venditori che dichiaravano valori inferiori a quelli reali per mantenere le spedizioni sotto la soglia di esenzione, danneggiando ulteriormente le entrate fiscali degli Stati membri.
Dazio sui pacchi: cosa cambia dal 2028
Il dazio sui pacchi da 3 euro è una misura transitoria. Dal 2028, quando l’EU Customs Data Hub sarà operativo, ogni articolo importato sarà soggetto alle tariffe doganali normali, calcolate in base alla categoria merceologica specifica, senza più alcuna franchigia. Il Data Hub permetterà una gestione centralizzata e digitalizzata dei dati doganali, consentendo controlli ex ante sulle spedizioni e una determinazione puntuale del debito doganale su base articolo.
Questo significa che dal 2028 un capo d’abbigliamento con dazio standard del 12% sarà tassato esattamente a quella aliquota, indipendentemente dal valore dichiarato, eliminando definitivamente il vantaggio competitivo delle micro-spedizioni.
Implicazioni per consumatori e imprese
Per i consumatori europei, il dazio sui pacchi si tradurrà in un aumento del costo finale degli acquisti online da Paesi terzi. Un prodotto da 20 euro acquistato su una piattaforma cinese costerà almeno 23 euro (più eventuali costi di gestione doganale del corriere), riducendo il vantaggio di prezzo rispetto ai venditori europei.
Per le imprese europee, la misura rappresenta un passo verso condizioni di parità, eliminando parte dello svantaggio competitivo accumulato negli anni. Le piattaforme extra-UE, invece, dovranno rivedere strategie di prezzo, modelli distributivi e processi di compliance.


