Aggiornamenti sulla fattura elettronica, dalla normativa alle opportunità, fino ad una corretta implementazione dei processi digitali che la accompagnano

Cyber Security: l’importanza della sicurezza digitale nelle aziende

Nell’articolo: “Cyber crime: come possono difendersi le aziende” abbiamo visto cos’è e con quali mezzi si manifesta il cyber crime in Italia (e non solo). Una piaga dilagante che, purtroppo, sta prendendo sempre più piede con l’avvento delle nuove tecnologie. Per combattere la criminalità digitale le aziende, oggi, hanno a disposizione diversi sistemi, più o meno efficaci, che possono (e devono) attuare per salvaguardare la propria privacy e incolumità imprenditoriale. La cyber security è un quindi un tema attuale e di primissima importanza per qualunque società. Si tratta di un insieme di azioni, strumenti e metodi da adottare per proteggere computer, sistemi, dispositivi mobile, reti e sistemi elettronici da possibili attacchi dannosi.

Cyber Security: categorie e diverse tipologie

Esistono differenti categorie in cui può essere classificata la sicurezza digitale:

  1. Di rete – serve a proteggere le reti informatiche aziendali dalle iniziative dannose di cyber criminali.
  2. Delle applicazioni – è utile a difendere software e dispositivi da minacce informatiche. Infatti, un’applicazione compromessa può lasciare aperta una porta di accesso su dati e informazioni riservate. La cyber security, in questo caso, deve iniziare proprio dalla progettazione, molto prima del deployment di un programma o di un dispositivo.
  3. Delle informazioni – atta a proteggere tutte le informazioni private ed essenziali, sia archiviate che temporanee.
  4. Operativa – è l’insieme di processi e decisioni che servono a gestire e proteggere gli asset dei dati. In questo genere di cyber security rientrano, ad esempio, tutte le autorizzazioni rilasciate agli utenti per l’accesso alle reti aziendali e i sistemi che servono all’archiviazione dei dati condivisi.

Cyber Security

  1. Disaster recovery e business continuity – sono le strategie e i processi adottati dalle aziende per rispondere ad attacchi cyber subiti che abbiano provocato perdita di dati, operazioni e danni generali. In altre parole consistono nelle operazioni da attuare per ripristinare il più velocemente possibile le operazioni e le informazioni aziendali.
  2. Formazione utenti – La formazione aziendale è uno dei sistemi migliori e più importanti per applicare una valida e solida cyber security. Le persone sono il cardine attorno al quale girano tutte le procedure e i metodi di sicurezza aziendale applicati. È importante insegnare a ciascun utente come deve comportarsi in ogni occasione.

Cyber Security: perché conviene applicarla

In campo aziendale, ma in realtà in qualunque altro settore, la prevenzione è la formula migliore per evitare disastri e problemi. Riuscire a rendere i sistemi informatici più forti e resistenti a eventuali attacchi è un mantra imprescindibile per garantire il corretto funzionamento di un’impresa. Un’azienda ha diversi validi motivi per interessarsi e occuparsi di cyber security:

  • Evitare il blocco totale o rallentamenti nel proprio lavoro – quando un sistema informatico è attaccato, si blocca. Di conseguenza si blocca anche tutto il lavoro correlato a quel sistema. Anche se venisse evitato il blocco totale, subirebbe comunque dei rallentamenti che comporterebbero perdite economiche ingenti, diminuzione di produttività e clienti insoddisfatti.
  • Proteggere tutti i dati sensibili – gli attacchi informatici possono mettere a rischio sicurezza i dati sensibili, relativa all’azienda stessa, oppure dei propri clienti. Perdere dati, oggi, significa perdere clienti e rischiare molti problemi legali.
  • Migliorare la propria reputazione – la cattiva pubblicità non fa mai bene a un’azienda. Essere conosciuti e riconosciuti perché vittime di ripetuti attacchi informatici andati a segno, abbassa la credibilità e il livello di affidabilità percepito sul mercato. Non pensare quindi alla prevenzione della sicurezza digitale potrebbe significare perdere vecchi clienti e avere difficoltà a trovarne di nuovi.

Con l’aumento di attacchi informatici sempre più forti, insistenti e dannosi, la cyber security è diventata una vera e propria priorità per tutte le aziende. Nuove tecnologie e innovativi sistemi digitali permettono ai cyber criminali di attaccare ovunque e in qualunque momento. I sistemi adottati oggi dalle aziende, potrebbero risultare inefficaci già domani. Per questo motivo è importante prevenire, rimanere sempre aggiornati sulle nuove tecnologie in essere e restare al passo con i tempi sui sistemi da adottare in difesa del proprio business.

Fundraising e innovazione sociale

Oggi, rispetto al passato, è molto più semplice richiedere un finanziamento. Non è sempre necessario ricorrere ai classici istituti bancari, con tassi d’interesse qualche volta, troppo alti. Oggi, esistono infatti delle serie e valide alternative per accedere al credito. Il Fundraising è l’innovazione in campo di finanziamenti e accesso al credito, che permette di raggiungere i propri obiettivi.

Fundraising: cos’è e cosa significa

Il Fundraising è una particolare procedura seguita per riuscire a concretizzare una causa imprenditoriale. Un sistema per mettere insieme capitali a sostegno di progetti aziendali, sociali, ambientali, ecc… Particolarmente utile, ad esempio, nel caso di startup, per le quali la presenza, a volte anche massiccia, di capitali, è sempre richiesta durante tutto il loro intero ciclo di vita.

Fundraising si traduce in italiano in: “raccolta fondi”: fund=fondo e raising=raccolta. In altre parole si tratta dell’insieme di tutte quelle attività, dal marketing alla comunicazione, che servono alle organizzazioni, per raggiungere i propri obiettivi. Sono l’insieme degli strumenti, delle competenze e delle attività, che servono a garantire la sostenibilità dei progetti sociali degli enti non profit, pubblici e privati.

Il grande successo di questa rivoluzionaria forma di accumulo di fondi, si constata anche dai dati ISTAT. L’Istituto, infatti, ha dichiarato che il Fundraising rappresenta, a oggi, un elemento chiave a sostegno delle oltre 300mila organizzazioni no profit italiane, ma anche della Pubblica Amministrazione. Le PA, infatti, sfruttano questo sistema per riuscire a portare a termini diversi in auge con cittadini e imprese. Gli ultimi dati parlano di oltre 540mila addetti che operano a favore di cinque milioni di beneficiari, generando un  valore della produzione che supera i dieci miliardi di euro.

Fundraising: strategie mirate e personalizzate

  1. A. Rosso e Associates in Achieving excellence in fundraising descrivono questa nuova pratica come:

“… La scienza della sostenibilità finanziaria di una causa sociale. Esso è un mezzo e non un fine. Pertanto, è una conseguenza degli obiettivi e dei benefici sociali che un’organizzazione intende raggiungere. Esso dipende anche dalla cultura filantropica e dalla donazione che accomuna un’organizzazione con l’ambiente nel quale opera”.

Rientrano, quindi, in questa descrizione:

  • acquisizione di denaro per un’organizzazione no profit
  • raccolta di denaro per persone bisognose
  • finanziamento di un progetto d’interesse comune

Fundraising

Si tratta di scopi e obiettivi comuni. Il Fundraising non è fatto per realizzare progetti privati, personali o di aziende orientate al profitto. Lo spirito filantropico è un aspetto cardine di questa particolare tipologia di finanziamento. L’organizzazione e i donatori devono quindi condividere la stessa etica, gli stessi valori sociali e morali.

Fundraising e crowdfunding non sono la stessa cosa. Nel crowdfunding la raccolta fondi è demandata a specifiche piattaforme online, come ad esempio Indiegogo, Kickstarter e Produzioni dal Basso. Mentre nel Fundraising diventa di assoluta importanza la figura del Fundraiser.

Fundraiser: chi è e cosa fa

Il Fundraiser, o fundraising manager è un soggetto incaricato di muoversi per sviluppare e attuare le strategie di marketing e comunicazione, atte alla raccolta dei fondi. Può essere un dipendente stipendiato direttamente dall’associazione no profit, oppure lavorare gratuitamente alla causa.

Tra i compiti che deve svolgere ci sono:

  • amministrazione delle attività di raccolta fondi
  • ricerca di nuovi donatori
  • archiviazione dei dati raccolti
  • proporre programmi per la raccolta fondi
  • preparazione di vere e proprie strategie d’azione
  • essere il portavoce e il coordinatore di tutti i volontari.

Una figura assolutamente fondamentale per l’ottima riuscita della raccolta fondi. Un ruolo che richiede competenze specifiche e il conseguimento di master dedicati e specializzanti. Spetta sempre al fundraising manager mantenere i rapporti tra enti e donatori, cercando di soddisfare ogni loro richiesta e necessità.

Affinché la raccolta fondi vada per il meglio, il Fundraiser deve rispettare e condividere alla perfezione la visione e la mission dell’organizzazione coinvolta. L’ideologia adottata per ottenere i finanziamenti deve seguire, quindi, i valori dell’organizzazione. Importante l’individuazione dei mercati di riferimento  ai quali rivolgersi per raccogliere i capitali. Infine, è fondamentale anche l’impiego del mezzo più adatto allo scopo per ottenere le donazioni desiderate. Anche l’amministrazione, vale a dire l’analisi dei costi e dei ricavi, rientra tra le competenze del Fundraiser.

Fatturazione Elettronica San Marino: si avvicina l’obbligo

Con il passare del tempo sta diventando ogni volta più usuale, sia per convenienza che per legge, l’utilizzo della fatturazione elettronica. Quest’anno sembra che stia marcando un nuovo punto nella storia della e-fattura. Partendo dall’obbligo anche per i forfettari, come ne abbiamo già parlato in uno dei nostri ultimi articoli “Fatturazione elettronica per Forfettari: si parte dal 1° luglio”, fino all’introduzione graduale in tutta l’Unione Europa. Infatti la Spagna e la Francia non sembrano molto lontane dalla situazione della nostra penisola. Nonostante il processo dell’internazionalizzazione della fatturazione elettronica richieda del tempo, ci sono dei paesi che stanno già aderendo a questa pratica. In effetti oggi parliamo della situazione di uno dei nostri vicini, o in altre parole, la fatturazione elettronica San Marino.

Le date da segnare

Le nuove norme definite sia dal decreto del 21 giugno 2021 che dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 5 agosto 2021, danno inizio al regime transitorio. Dal prossimo 1° luglio lo scambio di fatture tra l’Italia e San Marino sarà unicamente telematico. Tuttavia dal 1° ottobre del 2021 fino al 1° luglio del 2022, ci sarà ancora l’opzione di effettuare fatture cartacee, rendendo quelle elettroniche strettamente facoltative.

Il decreto entrato in vigore il 1° ottobre 2021 è composta da 23 articoli, suddivisi in 7 titoli, dalle disposizioni generali fino alla cessione dei beni.

In ragione di ciò, abbiamo visionato e decomposto tutta l’informazione fondamentale, per portarla a voi nel modo più sintetico, chiaro e semplice possibile.

Fatturazione delle cessioni di beni verso San Marino

Dal 1° luglio 2022, tutte le fatture di cessioni di beni verso San Marino, dei soggetti passivi d’imposta nel territorio italiano, non potranno più essere emesse in formato cartaceo.

Il codice destinatario confermato da inserire in queste fatture è 2R4GTO8.

Fatturazione delle cessioni di beni da San Marino verso l’Italia

Da San Marino verso l’Italia il percorso sarà completamente opposto. Questo significa che le fatture elettroniche emesse saranno trasmesse dall’Ufficio Tributario sammarinese al Sistema di Interscambio italiano. Gestito dal Sdl con un canale ad hoc.

Infine, anche se San Marino non sia uno stato integrante dell’Unione Europea, per gli acquisti di beni provenienti da San Marino non viene applicata la normativa prevista per le importazioni.

 

I controlli

Per la spedizione e ricezione delle fatture, fin dalla loro nascita sono state contraddistinte della loro sicurezza, dovuta in parte alla quantità di controlli (in maggior parte automatici) dei sistemi. E per quelle trasmesse da San Marino versi l’Italia e viceversa non si sono fatte eccezione. La procedura di revisione funziona in questo modo:

  1. Trasmissione del numero identificativo dal SDI all’Ufficio tributario di San Marino;
  2. Verifica dell’assolvimento dell’imposta sull’importazione e delle validità della fattura;
  3. Comunicazione all’ufficio apposito dell’Agenzia delle Entrate.

L’operatore italiano può verificare il risultato della procedura sopra elencata attraverso i servizi specializzati dell’Agenzia delle Entrate. Se dopo quattro mesi dall’emissione della fattura, l’ufficio di San Marino non ha ancora approvato la procedura, l’operatore italiano deve emettere una nota di variazione in aumento entro 30 giorni. Non si subiranno né sanzioni o né interessi per questa procedura. Queste regole hanno la stessa validità in caso dovesse essere effettuata la fatturazione in formato cartaceo.

Fattura Cartacea

Fino al 1° luglio 2022 sarà possibile emettere facoltativamente le fatture in formato cartaceo tra le due repubbliche (anche in modalità semplificata).

Se le condizioni per la detrazione di imposta si dovessero presentare, sarebbe possibile effettuarla anche sotto questa tipologia di fattura.

Modalità d’acquisto con o senza imposta

Esistono due modalità d’acquisto quelle con o senza imposta. Nel primo scenario è già stata versata l’IVA dal soggetto cedente sammarinese, invece nel secondo caso attraverso il meccanismo del “Reverse Charge” (inversione contabile) e la ricezione della fattura viene assolto al cessionario l’imposta sul valore aggiunto.

La fatturazione elettronica sta diventando ogni volta più indispensabile per facilitare la vita dei lavoratori di una azienda o attività, senza importare la grandezza di essa. FatturaPRO.click è nata per gestire in unica soluzione tutte le informazioni che la tua impresa tratta. La nostra natura è quella di migliorare, velocizzare e semplificare le attività quotidiane nel mondo del lavoro, dando spazio per gestire il tempo e le risorse nel migliore dei modi, garantendo sempre standard di sicurezza elevati. Noi di FatturaPRO.click siamo pronti ad assisterti in ogni step della tua inserzione nel futuro, che per noi è già diventato presente. Inizia il periodo di prova gratis cliccando qui.

Canone unico patrimoniale: ecco come calcolare le tariffe

Il canone unico patrimoniale è un argomento di interesse molto attuale. Il MEF tramite Risoluzione n° 1 del 31 gennaio 2022 ha chiarito ai comuni criteri e limiti per determinarne le tariffe. Il CPU ha sostituito dal 1° gennaio 2021:

  • imposta/canone sulla pubblicità
  • diritto di affissione
  • tassa/canone per l’occupazione spazi e aree pubbliche
  • canone previsto all’art.27, commi 7 e 8, del codice della strada.

Deve essere corrisposto al comune, piuttosto che alla provincia, o alla città metropolitana. Comprende qualunque altro canone ricognitorio o concessorio previsto dai regolamenti e locali.

Canone unico patrimoniale: cosa prevedeva la legge del 27 dicembre 2019

Il MEF ha stabilito i criteri per determinare le tariffe da applicare come canone unico patrimoniale relativo alle occupazioni in aree di mercato. Finora i vari comuni avevano applicato l’art.1, comma 837 della legge 27 dicembre 2019, che prevedeva:

“coefficienti moltiplicatori delle tariffe per le occupazioni di cui ai commi 841 e 842, in base al valore economico della strada o piazza in cui si svolge l’occupazione e coefficienti moltiplicatori delle tariffe per il presunto sacrificio economico imposto alla collettività”.

L’esistenza di coefficienti moltiplicatori, ha però fatto lievitare, in modo anomalo ed esagerato, le tariffe del CPU. Una situazione che ha messo in crisi il settore stesso. Per questo motivo il MEF ha voluto chiarire tutti i criteri da utilizzare per determinare, in modo unico e insindacabile, il CPU da applicare.

Canone unico patrimoniale: tutte le novità del 2022

Sempre nella legge n. 160 del 2019 all’art. 1, comma 817, il legislatore ha previsto che il canone unico patrimoniale, sia gestito e stabilito direttamente dai vari enti. Deve essere calcolato in modo tale da garantire un gettito pari a quello conseguito dai canoni e dai tributi che sono sostituiti dal canone, elencati a inizio articolo. Gli enti conservano comunque sempre la possibilità di variare il gettito, attraverso le tariffe stesse.

Comuni, provincie e città metropolitane devono disporre un proprio regolamento che disciplini e stabilisca il canone di concessione per l’occupazione delle aree e degli spazi appartenenti al demanio, o al patrimonio indisponibile, destinati a mercati realizzati anche in strutture attrezzate.

Nelle nuove disposizione è previsto che il canone unico patrimoniale sostituisca:

  1. tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche
  2. canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche,
  3. limitatamente ai casi di occupazioni temporanee i prelievi sui rifiuti (ai commi 639, 667 e 668 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147).

Canone unico patrimoniale

Il documento stabilisce inoltre che l’ente, nel determinare la tariffa deve tenere conto di diversi fattori:

  • durata dell’occupazione
  • tipologia di occupazione
  • superficie occupata, espressa in metri quadrati
  • zona del territorio in cui è effettuata l’occupazione stessa

CPU: le diverse tipologie di occupazione

Uno dei criteri da prendere in considerazione per determinare il CPU è la natura dell’occupazione dell’area. Esistono, infatti, diverse tipologie di occupazione:

  • permanenti
  • temporanee
  • ricorrenti

Le occupazioni permanenti sono quelle che si protraggono per tutto l’anno solare. Le temporanee sono quelle che si protraggono per un periodo inferiore all’anno solare. Infine le ricorrenti sono quelle per le quali sono rilasciate concessioni per periodi che si ripetono nel tempo. Per ciascuna tipologia è stabilita una tariffa di base. Per le occupazioni temporanee la tariffa può essere variata entro determinati limiti stabiliti dagli enti, in base al frazionamento in ore, fino a un massimo di nove.

La suddivisione deve tenere conto di:

  • orario effettivo di occupazione
  • superficie occupata

sono anche previste delle eventuali riduzioni, fino all’azzeramento del canone, oppure vere e proprie esenzioni, o aumenti, sempre nella misura massima del 25% delle tariffe stesse.

I mercati rientrano nella tipologia di occupazione ricorrente. Per questa categoria specifica è applicata una riduzione del 30%-40% sul canone unico patrimoniale.

Con le nuove disposizioni, l’Ente locale mantiene comunque il potere di disporre a proprio piacimento del CPU, stabilendone il canone. Sono però stabilite delle regole, uguali per tutti, per determinare le tariffe. Norme inderogabili che devono sempre essere rispettate durante il calcolo dei coefficienti moltiplicatori. Di conseguenza, la determinazione dei coefficienti moltiplicatori per le occupazioni temporanee, diventa legittima solo se effettuata nel pieno rispetto dei limiti sanciti dal MEF.

Proroga esterometro 2022: slitta l’abrogazione

Proroga esterometro 2022 datata 1° luglio. L’anno passato era circolata comunicazione che l’abrogazione doveva entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2022. Nuove comunicazioni hanno smentito definitivamente quanto preventivano nel 2021. Infatti, fino al 30 giugno 2022 tutti i dati relativi alle operazioni transnazionali effettuate dai soggetti passivi IVA, residenti o stabiliti in Italia, devono continuare a essere comunicati ogni tre mesi ad Agenzia delle entrate. La situazione cambio invece dal 1° luglio, quando la comunicazione dei dati ad AdE dovrà usare obbligatoriamente il sistema di Interscambio e utilizzare il formato della classica fattura elettronica.

Proroga esterometro 2022: legge di conversione del decreto Fisco-Lavoro (D.L. n. 146/2021)

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo a carico dei soggetti passivi IVA la trasmissione dei dati relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi transfrontaliere. In altre parole, l’esterometro. I soggetti obbligati a tale adempimento sono tutti quelli residenti o stabiliti nel territorio italiano. Le operazioni soggette a comunicazione sono tutte quelle rese o ricevute da soggetti non residenti o stabiliti su territorio dello Stato. La periodicità della comunicazione ha cadenza trimestrale.

Scadenza esterometro

Riassumendo schematicamente le scadenze previste per la comunicazione dell’esterometro, troviamo:

  1. Gennaio, febbraio, marzo – 30 aprile 2021
  2. Aprile, maggio, giugno – 2 agosto 2021
  3. Luglio, agosto, settembre – 2 novembre 2021
  4. Ottobre, novembre, dicembre – 31 gennaio 2022

Agenzia delle entrate esterometro: operazioni escluse

La comunicazione dei dati transnazionali non è obbligatoria per le seguenti operazioni:

  • tutte le operazioni per le quali sia stata emessa una bolletta doganale;
  • le operazioni per le quali siano state emesse fatture elettroniche.

Proroga esterometro 2022

Proroga esterometro 2022: cosa cambia

La Legge di Bilancio 2021 prevedeva un cambiamento delle precedenti disposizioni. Dal 1° gennaio 2022 la comunicazione dell’esterometro doveva avvenire attraverso il Sistema di Interscambio, secondo formato di fattura elettronica.

In particolare:

  • per le operazioni svolte nei confronti di soggetti non residenti o non stabiliti sul territorio dello Stato, la comunicazione doveva avvenire entro 12 giorni dal momento dell’operazione stessa;
  • per le operazioni ricevute da soggetti non residenti o non stabiliti sul territorio dello Stato, doveva essere effettuata entro il 15° giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l’operazione o di effettuazione della stessa.

La proroga esterometro 2022 slitta però al 1° Luglio. Questo significa che per Operazioni transnazionali effettuate fino al 30 giugno 2022, i dati devono essere comunicati sempre trimestralmente ad Agenzia delle Entrate. Rimangono come sempre escluse tutte le operazioni per le quali siano state emesse bollette doganali, oppure ricevuta una fattura elettronica.

Proroga esterometro: cosa succede dal 1° luglio in poi

Dal 1à luglio 2022 tutti i dati relativi alle operazioni transnazionali potranno essere trasmessi esclusivamente attraverso il Sistema di Interscambio. Il formato utilizzabile sarà solamente quello XML, lo stesso utilizzato per le fatture elettroniche. Alcune specifiche per la compilazione corretta e l’invio delle comunicazioni:

  1. Il campo destinatario deve essere compilato con “XXXXXXX” (7 volte la lettera “X”) per quanto riguarda le fatture attive;
  2. per le fatture passive, vale a dire quelle ricevute dai fornitori esterni, il documento da generare è quello di tipo TD17, TD18 e TD19, da trasmettere al Sistema di Interscambio.

L’abrogazione quindi è rimandata ancora una volta. Dal 1° luglio per le operazioni transfrontaliere di:

  • cessioni di beni
  • e prestazioni di servizi effettuate (e ricevute)
  • nei confronti di soggetti al di fuori del territorio dello Stato

per le quali è prevista l’emissione di fattura, diventa quindi obbligatoria la trasmissione tramite Sistema di Interscambio (già previsto in Italia per le fatture elettroniche).

Per le operazioni che prevedono emissione di una bolletta doganale, o per quelle per le quali sono emesse o ricevute fatture elettroniche, la trasmissione telematica è effettuata trimestralmente entro la fine del mese successivo al trimestre di riferimento.

Formazione aziendale: cos’è, come farla e perché è importante

La formazione aziendale serve ad aumentare le competenze del personale favorendone la crescita professionale per raggiungere più velocemente gli obiettivi di business. In un mercato dove la globalizzazione e la digitalizzazione sono in continua evoluzione, le aziende maggiormente competitive sono quelle che hanno capito l’importanza del team building e della formazione aziendale.

Formazione aziendale: cos’è e a cosa serve

La formazione aziendale è una forma d’investimento. Investimento rivolto alle persone e alle loro competenze. Il ritorno dell’investimento è quantificato dalla crescita professionale dei singoli, del gruppo, ma soprattutto dalla crescita del proprio business.

Le aziende che decidono di formare il proprio personale mettono a loro disposizione tutti gli strumenti più utili allo scopo. La formazione in azienda serve a:

  1. colmare lacune importanti
  2. affrontare tutti i cambiamenti legati all’innovazione tecnologica
  3. migliorare le soft skills, vale a dire competenze trasversali che influiscono sulla qualità del lavoro svolto e costituiscono il vero plus che differenzia un’attività da un’altra
  4. sviluppare capacità di problem solving
  5. incrementare la produttività
  6. aumentare la motivazione del personale
  7. incentivare lo spirito di squadra
  8. migliorare l’organizzazione aziendale
  9. migliorare le capacità comunicative dei singoli individui e dei gruppi di lavoro
  10. aiutare a gestire i cambiamenti e i conflitti
  11. aiutare a individuare le priorità

I piani di formazione aziendale rappresentano delle opportunità  di crescita che vanno a toccare tutti i livelli della scala gerarchica di un’attività. Riguarda ogni singolo aspetto tecnico, ma anche tutte le relazioni personali. L’investimento che un’impresa opera sulle proprie risorse umane è l’ago della bilancia che può far cambiare, in meglio o in peggio,  le sorti di un’azienda. Come sempre, anche la formazione aziendale è uno dei tasselli che dovrebbe sempre essere previsto all’interno di un buon piano aziendale strutturato.

Piani di formazione aziendale: struttura, tipologie e obiettivi

I piani di formazione aziendale possono essere organizzati e concepiti diversamente a seconda degli obiettivi da raggiungere:

  • corsi di apprendistato
  • nuove esperienze all’estero o all’interno di altre imprese
  • corsi di formazione interni oppure esterni
  • lezioni individuali
  • lezioni di gruppo

L’improvvisazione è nemica della formazione aziendale. Le attività di training devono quindi essere sempre organizzate seguendo regole precise e determinati step. La prima fase è quella dedicata alla ricerca e alla raccolta d’informazioni per arrivare a un’analisi approfondita dei fabbisogni. Quest’ultimi poi, possono essere suddivisi in tre differenti tipologie di bisogni:

  1. organizzativi
  2. professionali
  3. individuali

Formazione aziendale

L’analisi permette la formazione specifica e il raggiungimento degli obiettivi prefissati che determinato step successivi:

  • progettazione del corso di formazione in base a strumenti e metodi necessari a raggiungere il traguardo
  • svolgimento del corso formativo vero e proprio
  • misurazione dei risultati ottenuti e del grado di efficacia della formazione impartita

Formazione aziendale: metodo SMART

Il famoso metodo S.M.A.R.T. messo a punto dall’economista e saggista Peter Drucker nel suo libro “Le sfide del Management nel XXI Secolo” è quello universalmente usato per individuare i principi e gli obiettivi della formazione aziendale. SMART è acronimo di:

S = Specif (Specifico)

M = Misurable (Misurabile)

A = Achievable (Raggiungibile)

R = Relevant (Rilevante)

T = Time-Based (Temporizzato)

Un sistema che fornisce tutti i criteri per guidare nella definizione di scopi e obiettivi che servono a migliorare la produttività personale e aziendale. Inoltre, la formazione deve sempre essere coinvolgente. Il primo passo per rendere le attività di training interessanti è quello di avere sempre ben chiari gli obiettivi da raggiungere e fornire al personale tutte le nozioni veramente indispensabili. Inoltre sono preferibili attività interattive che stimolano la partecipazione e riducono i momenti di distrazione.

La formazione, di norma, si suddivide in tre fasi principali:

  1. acquisizione dei dati
  2. comprensione, organizzazione dei dati
  3. esposizione dei contenuti

Fasi da tenere sempre ben a mente quando è necessario organizzare in modo efficace e produttivo un corso di formazione aziendale.

La formazione aziendale è quindi una necessità per tutte quelle imprese che vogliono crescere e migliorare in modo efficace e produttivo. L’apprendimento stimola la condivisione e favorisce la creatività, caratteristiche indispensabili in qualunque genere d’impresa. Progressi e successi nel mondo del business vanno di pari passo al livello formativo del personale delle aziende che può guardare al futuro e alle sfide prossime venture con maggiore sicurezza e preparazione.

Cyber crime: come possono difendersi le aziende

Il mondo della tecnologia è in continua evoluzione. Il rapporto che le persone hanno con internet è cambiato nel corso del tempo. Prima l’unica cosa di cui si dovevano preoccupare le persone erano le e-mail. Poi sono arrivate le piattaforme di social media, internet banking, smartphone, ecc… Oggi, anche il ciclo della fatturazione elettronica, che coinvolge moltissime aziende e privati, si svolge interamente online. Un’enorme quantità di dispositivi e sistemi che scambiano di continuo dati e informazioni. Informazioni che ogni giorno sono sottoposte al cyber crime che ha rafforzato la presenza online in maniera consistente negli ultimi anni. La sicurezza informatica aziendale è quindi diventata una priorità per tutti.

Cyber crime: cosa rientra in questa denominazione

Il cyber crime è inteso come reato informatico, vale a dire un’attività criminosa correlata a un sistema informatico. In questa categoria rientrano moltissimi reati, molto comuni, commessi semplicemente con l’ausilio di un computer: diffamazione, le molestie online, istigazione a delinquere, istigazione all’odio razziale, alla pedopornografia, furto di dati privati e personali, danneggiamento dati, frodi, accesso abusivo ai sistemi informativi, diffusione di codici d’accesso, falsificazione di documenti informatici, interferenza in comunicazioni telematiche, ecc… La lista è molto lunga e conta diverse attività criminali legate ai sistemi informatici. E così, mentre il commercio elettronico, diretto o indiretto continua la sua espansione e il piano di digitalizzazione aziendale nazionale sta andando avanti, aumentano anche i reati informatici e il cyber crime cresce esponenzialmente.

Crimine informatico e danni alle aziende

Il cyber crime può causare molteplici danni alle aziende. La criminalità informatica ha purtroppo il potere di rallentare o bloccare il lavoro che si traduce in perdite economiche piuttosto ingenti per molte società. Senza contare che attacchi informatici fanno perdere tempo e risorse, oltre che denaro e investimenti. Un’azienda deve infatti considerare anche il tempo impiegato dai propri dipendenti, o da specifici specialisti, per rimediare e sistemare ai danni informatici subito a seguito, ad esempio, di attacchi hacker. A causa di questo dilagante fenomeno le aziende rischiano di compromettere il proprio sviluppo, perdendo anche di credibilità, affidabilità e immagine.

Cyber crime

Cyber crime: le diverse tipologie

Esistono diversi sistemi attraverso i quali è possibile subire un cyber crime. Per citarne alcuni:

  1. Attacchi di phishing – si tratta di mail ricevute da mittenti presumibilmente affidabili, ma che in realtà sono inviate con l’unico scopo di far “abboccare pesci all’amo del pescatore”. Meglio detto, attraverso un’innocua email, o altra comunicazione fraudolente, la vittima è persuasa a fornire informazioni riservate (come, ad esempio, login e password per l’home banking, i propri dati bancari, oppure i dati della carta di credito). In alcuni casi, inoltre, il malcapitato scarica addirittura un malware che infetta il computer.
  2. Infezioni da malware – il malware è un virus che può infettare un pc o altri device. Attacca alcuni specifici file e li danneggia in modo permanente e irreparabile.
  3. Attacchi Ransomware – i virus ransomware sono, a tutti gli effetti, dei malware che operano in modo tale da poter richiedere un “riscatto”. In pratica questo virus blocca il device su cui è riuscito ad approdare in modo che l’utente non lo possa più utilizzare. Il virus manda poi un messaggio con una richiesta di riscatto che, se pagato, permette di sbloccare il device. Virus di questa natura, possono essere presi semplicemente navigando online, oppure attraverso allegati a email sospette.
  4. Scraping – di per sé lo scraping non rappresenta una vera e propria azione criminale. Il web scraping infatti consiste nel raschiare dati che sono già pubblici sul web, aggregandoli poi in database. Quello che conta però è l’utilizzo dei dati acquisiti. Possono infatti essere sfruttati per perpetrare delle truffe realizzate su misura a svariati malcapitati, oppure per creare campagne di spam e phishing, o per bypassare sistemi di sicurezza.

Cyber crime: come possono difendersi le aziende

Il cyber crime è una versa e propria piaga che minaccia la stabilità e la libertà di aziende e persone. Per contrastarlo è necessario rivolgersi a esperti del settore, utilizzare software di protezione e sicurezza specifici e soprattutto usare tanto buon senso. Essere e rimane informati costantemente sulle nuove tecniche che si sviluppano nel mondo della criminalità informatica, aiuta a prevenire moltissimi reati informatici.  È consigliato quindi fare affidamento su una realtà IT specializzata che possa garantire sistemi di sicurezza personalizzati e di alto livello, che possa garantire anche una costante gestione e un monitoraggio di qualità.

Aumentare le vendite massimizzando l’efficacia dei social media

Il mondo degli affari è in continua evoluzione. Aziende e marchi continuano ad adottare sempre nuovi metodi per soddisfare le richieste del proprio pubblico. Le esigenze dei clienti non sono mai costanti e variano di anno in anno e da persona a persona. Ogni brand deve garantire al consumatore un certo grado di soddisfazione, apportando valore aggiunto al proprio nome. Per stare dietro a tutte le novità del mercato e alla domanda crescente dei clienti, aumentare le vendite richiede però l’utilizzo d’intelligenze artificiali che supportano e massimizzano l’efficacia di una comunicazione diretta, semplice, chiara e convincente.

Aumentare le vendite: conoscere il mercato

Per aumentare le vendite, un’azienda deve conoscere molto bene le attuali richieste di mercato. In particolare, deve conoscere il proprio target di riferimento e le loro esigenze da soddisfare. Un’esigenza è sinonimo di “mancanza”, vale a dire un’assenza che può essere colmata attraverso un prodotto/servizio preciso.

Oggi, grazie alla globalizzazione, tutto (o quasi) avviene su internet. Dalle compravendite alla fatturazione elettronica, ogni passaggio dell’iter commerciale passa per un cavo di rete. I clienti sono diventati quindi il fulcro di ogni marco e di ciascuna azienda. L’adozione dell’intelligenza artificiale semplifica la comprensione dei comportamenti dei clienti, delle loro preferenze e della probabilità che acquistino un prodotto.

L’AI aiuta a far capire alle aziende, attraverso l’elaborazione di molti dati, come soddisfare le svariate esigenze dei clienti. Estratte le informazioni necessarie, un’attività può pianificare nel dettaglio la produzione e la vendita dei propri prodotti, anche attraverso un piano aziendale attento e puntuale.

IA: i vantaggi per le aziende

Le vendite sono il pilastro che sorregge qualunque azienda. Aumentare le vendite diventa quindi di fondamentale importanza per la sopravvivenza di qualsiasi attività. L’intelligenza artificiale è indispensabile a raggiungere questo scopo perché permette alle attività di entrare a conoscenza d’informazioni e particolari che altrimenti non avrebbe potuto conoscere, o per la cui raccolta avrebbe impiegato mesi, se non addirittura anni.

Inoltre, nonostante i continui cambiamenti nei comportamenti dei clienti, IA consente alle aziende di rimanere sempre aggiornate e di continuare a raccogliere dati in maniera costante.

Aumentare le vendite

Aumentare le vendite massimizzando l’efficacia dei social media

Le aziende hanno a disposizione diversi sistemi per aumentare le vendite massimizzando l’IA:

  1. Piattaforme social media – i social media hanno il potere di far conoscere a tutti un prodotto/servizio. Trasformano il mercato in una piazza globale nella quale ogni società ha il potere di raggiungere il proprio pubblico di destinazione. Potenti strumenti di marketing che suggeriscono alle aziende interessi e preferenze di migliaia di potenziali nuovi clienti. Con Facebook, ad esempio, prodotti e servizi possono essere commercializzati organicamente al proprio target perché il contenuto entra nei feed di amici, famiglie e altre persone collegate a loro nella loro rete. Il segreto, per far funzionare il passaparola digitale, è riuscire ad “umanizzare” il marchio e a renderlo facilmente accessibile a chiunque.
  2. Annunci sponsorizzati e campagne marketing – Le campagne di marketing sulle piattaforme di social media hanno fatto un ulteriore passo avanti. Gli annunci sponsorizzati su Google e su altre piattaforme come LinkedIn, YouTube, Twitter, Instagram, Facebook e altro ancora, stanno cambiando le regole del gioco. Infatti, oggi le campagne possono essere indirizzate a un pubblico specifico, colpendo proprio la fascia di target nicchia interessata. Il targeting si basa su fattori quali età, dati demografici, sesso, ecc… L’IA supervisiona gli annunci e li porta all’attenzione del pubblico giusto.

E ancora…

  1. Chatbot – progettati per comunicare con utenti umani su internet, i chatbot hanno assunto, nel corso del tempo, un ruolo sempre più importante nel commercio online. Possono svolgere funzioni specifiche e ricoprire ruoli precisi come, ad esempio, assistenti online, lead generator, bot di vendita e altro ancora. Inoltre, elevano l’esperienza del cliente a un altro livello rispondendo in base alla cronologia degli acquisti precedenti.
  2. Analisi dei dati – l’analisi può guidare saggiamente le vendite del proprio marchio. I dati delle piattaforme dei social media possono essere analizzati per vedere come si sono comportate le varie campagne. Dati che possono essere facilmente raccolti, elaborati e analizzati in pochi minuti, proprio grazie alla tecnologia IA. Dopo l’analisi, le informazioni sono utilizzate per migliorare le campagne di marketing e aumentare la disponibilità dei prodotti all’interno dei settori dei dati demografici dove c’è stata una maggiore conversione. Un “trucco” che porta, in definitiva, ad aumentare le vendite.

Piano aziendale: crearne uno efficace e chiaro

Un piano aziendale è necessario per fissare gli obiettivi di un’impresa e per avere chiaro le tappe per lo sviluppo dell’attività. Studiare una strategia aziendale consente alle imprese di raggiungere e superare la concorrenza, tenendo sempre ben presenti i risultati, a medio e lungo termine, da conseguire. Per essere efficace deve rispettare alcune regole fondamentali e deve tenere conto di molteplici valori e riferimenti.

Piano aziendale: la visione d’insieme del business

Affinché un piano aziendale risulti chiaro e sia efficace occorre, prima di tutto, avere una visione chiara e complessiva del business d’impresa. La cosa migliore in tal senso è quella di suddividere il business in specifiche aree di lavoro e, in ciascuna di esse, fissare degli obiettivi da perseguire.

Alle aree di lavoro devono essere associati progetti in essere o in fase di realizzazione, necessari al raggiungimento dei target aziendali. Target specifici per ogni obiettivo definito. Inoltre, è necessario stabilire indicatori economici e finanziari, solitamente di durata pluriannuale, che servono a calibrare e implementare il piano aziendale.

Piani strategici aziendali: la suddivisione in aree

Non esistono delle regole o degli schemi standard per redigere un efficiente piano strategico aziendale. Ci sono, però, delle indicazioni che è sempre bene seguire per riuscire al meglio nell’intento. Prima fra tutte quella relativa alla suddivisione in specifiche aree di lavoro a ciascuna delle quali devono essere associati degli obiettivi determinati.

Le aree di lavoro differiscono da azienda ad azienda: area produttiva, di comunicazione d’impresa e brand, amministrativa, gestionale, innovativa, ecc… Alcune aree si rivelano essere fondamentali per il perseguimento dei fini aziendali. Di norma, tutte quelle legate al rapporto con i clienti e/o con i fornitori, all’innovazione dei prodotti, alla stabilità a livello economico e finanziario dell’impresa e alla prospettiva di sviluppo sul mercato nel medio e lungo periodo, sono assolutamente basilari.

Piano aziendale

Sviluppo aziendale: come fissare gli obiettivi

A ogni area di lavoro definita all’interno di un piano aziendale, devono corrispondere specifici obiettivi. Risultati da raggiungere correlati da relative spiegazioni su programmi, tecniche, attività e metodologie da applicare per perseguirle. Inoltre devono essere previste delle strategie di miglioramento con tanto di deadline. La “linea della morte”, di solito, ha durata di un anno e coincide con la durata del bilancio di esercizio.

Analisi KPI: cosa sono e come fissarli in una strategia d’azienda

KPI è acronimo di Key Performance Indicator, vale a dire le chiavi di riferimento che indicano le performance per un determinato obiettivo. Le KPI devono sempre essere contemplate in un piano aziendale efficace. Si tratta di parametri con precisi valori tangibili, misurabili e, nella maggioranza dei casi, di tipo numerico. Sono indicatori che servono a capire quali e quanti sono i target da raggiungere.

Quando si parla di target non si fa riferimento esclusivamente alle vendite di beni e servizi e di conseguenza al relativo fatturato. I target riguardano anche altri indicatori chiave per la crescita di un’impresa:

  1. tasso di automazione
  2. automatizzazione aziendale
  3. gradi di soddisfazione dei clienti
  4. grado di soddisfazione dei fornitori
  5. livello di qualità di beni e servizi offerti
  6. ecc…

In altre parole un Key Performance Indicator può essere una qualsiasi metrica che possa misurare il successo di un progetto. Per questo motivo è necessario che siano “misurabili”, vale a dire quantificabili con numeri e dati reali e tangibili.

 

Pianificazione aziendale

La pianificazione aziendale definisce anche le strategie da adottare per raggiungere gli obiettivi prefissi seguendo la mission dell’attività. Si tratta di un genere di pianificazione che si basa sulla responsabilità e sulle procedure di tutto il personale aziendale. Alla luce di quanto detto finora, quindi, il processo di pianificazione aziendale si basa su attività ben strutturate che, di norma, si possono riassumere come segue:

  • dichiarazione di visione – definizione degli obiettivi che guidano il processo decisionale interno (analisi di mercato, dei competitors, sviluppi futuri, individuazione e analisi dei punti di forza e di criticità dell’azienda ecc…)
  • dichiarazione di missione – scopo ed essenza dell’azienda
  • Risorse e portata aziendale
  • Elenco degli obiettivi da perseguire – e relativo sviluppo di programmi e strategie per raggiungere gli obiettivi
  • Suddivisione in aree di lavoro a cui fa corrispondere degli obiettivi specifici
  • Individuazione dei KPI per monitorare lo stato di sviluppo aziendale attraverso parametri misurabili.

Fondo Impresa Donna: legge Bilancio 2021

Ormai è più di un anno dall’inizio della crisi pandemica, ma sono molti di più dall’inizio della crisi economica (e tutte le sue derivazioni) nel territorio italiano. Nonostante ciò,  la crisi ha accelerato il processo della messa in atto delle misure per contrastare le principali problematiche del paese. Dai famosi bonus monopattino fino alla legge di Bilancio del 2021.  Il settore che lo stato ha selezionato è stato quello delle imprese femminile. Oggi questi soldi si chiamano Fondo Impresa Donna (o “fondo di impresa femminile”).

Fondo Impresa Donna: cos’è e perché esiste?

Il Fondo Impresa Donna nasce per dare un sostegno economico alle imprese femminili. Il governo ha emanato questo decreto con lo scopo di dare una nuova vita al mercato italiano. Portare in campo nuove risorse per contrastare l’alto tasso di disoccupazione femminile del nostro paese, che, purtroppo, è tra i più alti nell’UE.

Il governo ha messo a disposizione ben 40 milioni di euro per questo fondo, tuttavia le risorse non finisco qui, perché grazie al sostegno del PNRR si sono potuti destinare circa 400 milioni per la stessa causa (Gazzetta Ufficiale del 14 dicembre 2021).

Nonostante la legge di Bilancio del 2021 sia stata approvata da qualche tempo, abbiamo dovuto aspettare diversi mesi prima di avere le modalità di attuazione per l’intervento economico per le imprese femminili. La misura, come accennato prima, ha l’obiettivo di provare a mettere in equilibrio il nostro sistema imprenditoriale, dando pari opportunità. Questa interverrà sia durante il periodo di nascita delle imprese che durante il loro periodo di crescita e sviluppo, in modo da “accompagnarle” durante il loro percorso di consolidamento, per dare a loro una vera possibilità di permanenza nel mercato

Il Fondo di impresa femminile è stato stipulato per diversi motivi, ma possono essere tutti riassunti nel promuovere e rafforzare le imprese femminili per diffondere una vera opportunità di crescita nel paese, dando a loro pari opportunità nei diversi settori. Detto ciò, la domanda da rispondere è: cosa sono le imprese femminili?  

Imprese femminili: cosa sono?

Secondo il Dipartimento per le pari opportunità possono essere considerate imprese femminili se rispettano uno dei requisiti qui elencati:

  • Imprese individuali in cui il titolare è una donna;
  • Società di persone (o cooperative) in cui le donne rappresentino almeno il 60% della compagine sociale;
  • Società di capitali in cui la maggioranza dei componenti dell’organo di amministrazione è costituita da donne o la maggioranza delle quote di capitale è detenuta da donne;
  • I consorzi composti dal 51% o più da imprese femminili.

Linee d’azione del progetto

Ora bene, esistono due linee di azione per gli incentivi, divise in base alla situazione dell’impresa:

  • Nascita e sviluppo delle imprese femminili;
  • Sviluppo e consolidamento di imprese già attive.

Tuttavia questo non è tutto, Il Fondo sostiene, come menzionato nel sito di Unicamere Veneto, anche “azioni per la diffusione della cultura e la formazione imprenditoriale femminile”. Questo significa che il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero dell’economia e finanze, non promuovono questo fondo solo per le imprese ma anche per portare un valore di imprenditorialità dentro alle aule delle nostre scuole e università: “diffusione di cultura imprenditoriale tra le donne, di orientamento e formazione verso percorsi di studio nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, di sensibilizzazione verso professioni tipiche dell’economia digitale e attraverso azioni di comunicazione per diffondere la cultura femminile d’impresa e promuovere i programmi finanziati dal Fondo stesso.”

Fondo Impresa Donna

Fondo Impresa Donna

Regole per i progetti

Le regole in merito al tetto massimo di capitale permesso per i progetti e le tempistiche per la sua presentazione, sono state ben definite e possono essere riassunte in questo modo: 

  • Budget massimo di 250 mila euro per le nuove imprese;
  • Budget massimo di 400 mila euro per le imprese già inserite nel mercato;
  • Tempo massimo di presentazione di 2 anni, per entrambe le tipologie di imprese.

Quali progetti possono essere presentati?

Possono fare domande per il fondo le imprese che operano nei seguenti settori economici:

  • Artigianato;
  • Industria;
  • Trasformazione di prodotti agricoli;
  • Commercio;
  • Turismo e servizi.

Fondo Impresa Donna: le modalità operative

Grazie al fondo,  le imprese femminili potranno avere contributi a fondo perduto fino all’80% dell’investimento (con una spesa massimo di 100 mila euro) per la creazione di una nuova impresa, ovvero nella prima delle due linee di attuazione menzionate prima.

Inoltre, per le donne disoccupate è stato previsto un aiuto ancora maggiore. Per questa tipologia di candidate il contributo a fondo perduto potrà raggiungere fino al 90% dell’investimento. Nonostante ciò, se si supera il limite dei 100 mila euro, la percentuale del contributo a fondo perduto scema fino ad arrivare al 50%. 

Invece per le imprese già esistenti valgono le seguenti misure:

  • Nate da meno di 3 anni:  possono ottenere il 50% del contributo a fondo perduto e il 50% tramite finanziamento agevolato a tasso zero da restituire in 8 anni.
  • Nate da più di 3 anni: possono richiedere il contributo a fondo perduto e un voucher da 5 mila euro per spese di assistenza tecnica e gestione.

Fondo Impresa Donna: come fare domanda

Le procedura per richiesta deve essere compilata esclusivamente in formato elettronico, nella sezione dedicata del sito di Invitalia. Tutte le domande dovranno passare attraverso un processo di valutazione per essere accettate.