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Contributi volontari INPS: guida alla prosecuzione volontaria 2026

I contributi volontari INPS sono uno strumento previdenziale che consente a chi ha interrotto o ridotto la propria attività lavorativa di continuare a versare contributi, tutelandosi ai fini della pensione. Con la Circolare INPS n. 27 dell’11 marzo 2026, l’Istituto ha aggiornato tutti i valori di riferimento per l’anno in corso, applicando la rivalutazione ISTAT del +1,4% registrata nel 2025. Importi minimi, massimali e aliquote cambiano per lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti e iscritti alla Gestione Separata: conoscerli è il primo passo per pianificare correttamente la propria posizione previdenziale.

Chi può versare contributi volontari INPS e come ottenere l’autorizzazione

Non tutti possono accedere liberamente ai contributi volontari INPS: è necessario richiedere preventivamente l’autorizzazione all’Istituto, che viene concessa al verificarsi di specifici requisiti. In particolare, occorre:

  • Aver maturato almeno 5 anni di contribuzione (260 settimane o 60 mesi complessivi), oppure
  • Aver versato almeno 3 anni di contributi negli ultimi 5 anni antecedenti la domanda

La domanda si presenta esclusivamente online, tramite il sito istituzionale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS alla sezione dedicata ai servizi previdenziali. Una volta ottenuta l’autorizzazione, i versamenti avvengono con cadenza trimestrale tramite i bollettini inviati dall’INPS.

Contributi volontari INPS 2026: gli importi per i lavoratori dipendenti

Per i lavoratori dipendenti non agricoli, il calcolo dei contributi volontari INPS si basa sulla retribuzione minima settimanale, aggiornata per il 2026 a 244,74 euro. Le aliquote applicabili variano in base alla data di autorizzazione:

  • 27,87% per i soggetti autorizzati entro il 31 dicembre 1995
  • 33% per le autorizzazioni successive a quella data

Il contributo minimo settimanale non può quindi essere inferiore a 68,21 euro (per chi applica il 27,87%) oppure a 80,76 euro (per chi applica il 33%). Su base annua, per coprire un intero anno ai fini pensionistici, la spesa minima si attesta intorno ai 4.200 euro.

È prevista inoltre un’aliquota aggiuntiva dell’1% sulla quota di retribuzione annua eccedente i 56.224 euro — la prima fascia di retribuzione pensionabile prevista per il 2026.

Contributi volontari INPS per artigiani e commercianti

Per artigiani e commercianti, i contributi volontari INPS seguono una logica diversa: il calcolo si basa sui redditi dichiarati negli ultimi 36 mesi, con aliquote differenziate per le due categorie:

  • 24% per gli artigiani
  • 24,48% per i commercianti

Su base mensile, la contribuzione oscilla tra un minimo di circa 376 euro e un massimo di circa 1.147 euro, a seconda della classe di reddito di riferimento. Anche per queste categorie si applicano i valori minimi e massimali aggiornati alla rivalutazione ISTAT del 2026.

Contributi volontari INPS per la Gestione Separata

Gli iscritti alla Gestione Separata — lavoratori autonomi, collaboratori, professionisti senza cassa — rappresentano una categoria con regole specifiche. Il minimale per l’accredito contributivo nel 2026 è fissato a 18.808 euro di reddito annuo.

Di conseguenza, gli importi minimi dovuti per i contributi volontari INPS nella Gestione Separata sono:

  • 4.702,08 euro annui (pari a 391,84 euro mensili) per i professionisti titolari di partita IVA, con aliquota del 25%
  • 6.206,64 euro annui (pari a 517,22 euro mensili) per collaboratori e figure assimilate, con aliquota del 33%

Il massimale retributivo applicabile nel 2026 — ovvero il tetto oltre il quale non si matura ulteriore copertura contributiva — è fissato a 122.295 euro, in applicazione dell’art. 2, comma 18 della Legge n. 335/1995.

Quando conviene versare contributi volontari INPS

La convenienza dei contributi volontari INPS dipende dalla situazione personale di ciascun lavoratore. In linea generale, questa forma di contribuzione è particolarmente utile in tre scenari:

  • Carriere discontinue: chi alterna periodi di lavoro dipendente a periodi di inattività o lavoro autonomo rischia di accumulare “buchi” contributivi che abbassano l’importo della futura pensione
  • Avvicinamento alla soglia pensionistica: chi è a pochi anni dalla maturazione del diritto alla pensione può usare i contributi volontari per raggiungere il requisito minimo senza prolungare forzatamente l’attività lavorativa
  • Incremento dell’assegno pensionistico: anche chi ha già maturato il diritto alla pensione può valutare ulteriori versamenti per aumentare l’importo finale dell’assegno, soprattutto nel sistema contributivo puro dove esiste un legame diretto tra quanto versato e quanto si percepirà

Prima di procedere, è sempre consigliabile verificare la propria posizione assicurativa tramite il Fascicolo Previdenziale del Cittadino disponibile sul portale INPS, per avere un quadro preciso dei contributi già accreditati e stimare l’impatto di eventuali versamenti aggiuntivi.

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Decreto lavoro 2026: tutte le novità per imprese e lavoratori

Il decreto lavoro 2026, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 aprile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile — in vigore dal simbolico 1° maggio — è un intervento organico sul mercato occupazionale italiano. Con una dotazione di circa 934 milioni di euro, il provvedimento introduce misure strutturali su salari, incentivi all’occupazione, tutele per le nuove forme di lavoro digitale e contrasto al caporalato. Un pacchetto che interessa sia i lavoratori dipendenti sia le imprese, soprattutto quelle che intendono assumere in modo stabile nel 2026.

Decreto lavoro 2026 e salario giusto: addio al salario minimo legale

La misura più discussa del decreto lavoro 2026 è l’introduzione del concetto di “salario giusto”, che prende il posto del dibattuto salario minimo legale. La logica è diversa: invece di fissare per legge un importo minimo uniforme, il decreto vincola l’accesso agli sgravi contributivi per le imprese all’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative.

In sostanza, le aziende che applicano i contratti “leader” di categoria — quelli firmati dalle sigle con maggiore rappresentatività — potranno accedere ai benefici fiscali e contributivi previsti dal decreto. Chi invece applica contratti “pirata” o minimali, ne resterà escluso. Il messaggio del legislatore è netto: lo Stato riduce il costo del lavoro, ma chiede in cambio stabilità, incremento occupazionale reale e rispetto dei minimi contrattuali.

Per i CCNL scaduti da oltre un anno è previsto inoltre un meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni all’inflazione, a tutela del potere d’acquisto dei lavoratori in attesa del rinnovo contrattuale.

Decreto lavoro 2026: incentivi per assumere giovani, donne e lavoratori nel Mezzogiorno

Sul fronte degli incentivi alle assunzioni, il decreto lavoro 2026 consolida e rende strutturali misure già sperimentate negli anni precedenti. I principali benefici riguardano:

  • Bonus giovani under 35: sgravio contributivo per le imprese che assumono a tempo indeterminato lavoratori under 35 che non abbiano mai avuto un contratto a tempo indeterminato
  • Incentivi per donne in condizione di svantaggio: agevolazioni per l’assunzione di donne disoccupate, in particolare se residenti nelle regioni del Mezzogiorno o in settori con forte squilibrio di genere
  • ZES unica Mezzogiorno: potenziamento degli sgravi per le assunzioni effettuate nelle Zone Economiche Speciali del Sud Italia, con l’obiettivo di stimolare la crescita occupazionale nelle aree più fragili

Lo sgravio contributivo può arrivare fino a 800 euro al mese per lavoratore, ma è condizionato al mantenimento del posto di lavoro per un periodo minimo stabilito dal decreto.

Decreto lavoro 2026 e rider: arriva la presunzione di subordinazione

Un capitolo importante del decreto lavoro 2026 riguarda i lavoratori delle piattaforme digitali — i cosiddetti rider — con il recepimento della Direttiva UE 2024/2831. La novità più rilevante è l’introduzione di una presunzione di rapporto di lavoro subordinato tra la piattaforma e il lavoratore, in presenza di elementi come il controllo diretto della prestazione, la fissazione delle tariffe e la gestione degli orari.

Sarà la piattaforma a dover dimostrare che il rapporto non è di subordinazione, ribaltando l’onere della prova rispetto alla situazione attuale. Vengono inoltre introdotti obblighi di trasparenza algoritmica: le piattaforme dovranno rendere comprensibili ai lavoratori i criteri con cui gli algoritmi assegnano le consegne, con obbligo di supervisione umana sui sistemi automatizzati.

Sul fronte del contrasto al caporalato digitale, il decreto impone l’uso dell’identità digitale per i rider e vieta la cessione degli account professionali tra lavoratori — pratica usata per mascherare rapporti di sfruttamento.

Welfare aziendale e conciliazione famiglia-lavoro

Il decreto lavoro 2026 introduce anche uno sgravio contributivo per le imprese che ottengono la nuova certificazione UNI/PdR 192:2026, dedicata alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. La certificazione definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni che investono strutturalmente su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità oraria e continuità di carriera.

Si tratta di un’agevolazione pensata per incentivare le aziende — soprattutto le PMI — ad adottare politiche di welfare concrete, non solo formali. Un segnale normativo importante in un contesto in cui la conciliazione tra lavoro e famiglia resta uno dei principali ostacoli all’occupazione femminile.

Sicurezza sul lavoro e isopensione

Completano il quadro del decreto lavoro 2026 due ulteriori misure:

  • Sicurezza sul lavoro: rafforzamento delle tutele per i familiari dei lavoratori infortunati e misure più incisive di contrasto al caporalato nei settori agricolo e logistico, storicamente esposti al fenomeno dello sfruttamento lavorativo
  • Isopensione prorogata: viene estesa la possibilità per i lavoratori di uscire anticipatamente dal mercato del lavoro tramite lo strumento dell’isopensione, con accordo tra azienda e sindacati, in attesa di maturare i requisiti pensionistici ordinari

Esonero IVA 2026: forfetari e non solo

L’esonero IVA 2026 riguarda una platea ampia di contribuenti che, per legge, non sono tenuti a presentare il Modello IVA relativo all’anno d’imposta 2025. Conoscere le proprie esenzioni permette di evitare adempimenti inutili e gestire al meglio la propria posizione fiscale.

Chi può beneficiare dell’esonero IVA 2026

La dichiarazione IVA 2026, trasmissibile dal 2 febbraio fino al 30 aprile 2026, non è un obbligo universale. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il Modello IVA 2026 con le relative istruzioni, chiarendo in modo dettagliato quali soggetti sono sollevati dall’adempimento. In linea generale, l’esonero si applica a chi, nel corso dell’anno d’imposta 2025, non ha generato operazioni IVA rilevanti oppure opera in regimi fiscali agevolati che prevedono già una franchigia dall’imposta.

Regime forfetario: il caso più comune di esonero IVA 2026

Il caso più frequente di esonero IVA 2026 riguarda i contribuenti in regime forfetario. Chi aderisce a questo regime agevolato non applica l’IVA sulle fatture emesse e, di conseguenza, non detrae l’IVA sugli acquisti. La soglia di accesso al regime forfetario rimane fissata a 85.000 euro di ricavi annui: superata questa cifra, si esce automaticamente dal regime dall’anno successivo, diventando soggetti IVA ordinari.

I forfetari beneficiano di una serie di semplificazioni che vanno ben oltre la sola dichiarazione annuale. Sono esonerati dalla registrazione delle fatture emesse e di acquisto, dalla liquidazione e dal versamento periodico dell’IVA, nonché dalla comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA. L’esonero dalla dichiarazione è però valido solo se il regime forfetario è stato applicato per l’intero periodo d’imposta 2025: chi è transitato dal forfetario al regime ordinario (o viceversa) nel corso dell’anno è comunque obbligato a presentare il modello.

Operazioni esenti e altri regimi agevolati

Un altro gruppo di contribuenti che beneficia dell’esonero IVA 2026 è costituito da coloro che hanno registrato esclusivamente operazioni esenti ai sensi dell’art. 10 del DPR n. 633/1972, come ad esempio i professionisti sanitari o le compagnie assicurative. L’esonero si applica anche a chi ha optato per la dispensa dagli obblighi di fatturazione e registrazione (art. 36-bis del DPR n. 633/1972), purché abbia effettuato solo operazioni esenti.

Attenzione, però: questo esonero non opera se il contribuente ha effettuato anche operazioni imponibili, ha registrato operazioni intracomunitarie, oppure ha dovuto eseguire rettifiche della detrazione per acquisti di beni ammortizzabili. In questi casi, anche chi svolge prevalentemente attività esente è obbligato alla presentazione del modello.​

Gli altri soggetti esonerati

L’elenco dei soggetti esclusi dall’obbligo dichiarativo è piuttosto articolato. Ecco le principali categorie:

  • Contribuenti in regime fiscale di vantaggio (cosiddetti “nuovi minimi”), previsto per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità (art. 27, commi 1 e 2, D.L. n. 98/2011)
  • Produttori agricoli esonerati dagli adempimenti IVA ai sensi dell’art. 34, comma 6, DPR n. 633/1972, con volume d’affari sotto soglia
  • Imprese individuali che hanno dato in affitto la propria unica azienda e non esercitano altre attività IVA-rilevanti
  • Enti e associazioni che applicano il regime agevolato della Legge n. 398/1991 (spettacolo e intrattenimento), limitatamente ai proventi delle attività commerciali connesse agli scopi istituzionali
  • Soggetti passivi residenti in altri Stati UE che hanno effettuato solo operazioni non imponibili, esenti o senza obbligo di pagamento dell’imposta
  • Soggetti extra-UE identificati ai fini IVA in Italia tramite l‘art. 74-quinquies del DPR n. 633/1972, per i servizi resi a committenti non soggetti passivi
  • Raccoglitori occasionali di prodotti selvatici non legnosi (ATECO 02.30) e di piante officinali spontanee con volume d’affari non superiore a 7.000 euro nell’anno precedente (art. 34-ter DPR n. 633/1972)
  • Organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale che hanno optato per il regime speciale forfetario (art. 1, commi da 54 a 63, Legge n. 190/2014)

 

Chi è invece obbligato a presentare la dichiarazione

Per completare il quadro sull’esonero IVA 2026, è utile ricordare chi non può sottrarsi all’adempimento. Sono obbligati alla presentazione del modello tutti i soggetti che svolgono attività d’impresa, arti o professioni in regime IVA ordinario. Rientrano nell’obbligo anche le società incorporanti in caso di fusione, le società beneficiarie in caso di scissione, i curatori fallimentari, gli eredi del contribuente e chi abbia optato in precedenza per l’applicazione ordinaria dell’IVA pur svolgendo attività normalmente esenti.​

Scadenze da tenere a mente

Anche per chi è esonerato dalla dichiarazione annuale, alcune scadenze IVA rimangono rilevanti. Il versamento dell’IVA a debito risultante dalla dichiarazione annuale andava effettuato entro il 16 marzo 2026 per i soggetti obbligati. La trasmissione del Modello IVA 2026 è invece possibile dal 2 febbraio e deve essere completata entro il 30 aprile 2026. Chi rientra in una delle categorie esonerati non deve fare nulla, ma è sempre consigliabile verificare la propria posizione con il proprio consulente fiscale per escludere situazioni particolari che potrebbero far scattare l’obbligo.

Modello 730 2026: tutte le novità fiscali

Il modello 730 2026 è stato ufficialmente approvato dall’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento n. 71552 del 27 febbraio 2026 e dovrà essere presentato entro il 30 settembre 2026 per i redditi prodotti nel 2025. Rispetto agli anni precedenti, questa nuova versione recepisce una serie di modifiche significative che riguardano gli scaglioni IRPEF, le detrazioni per familiari a carico, i bonus edilizi e nuove agevolazioni per i lavoratori dipendenti. Conoscere le novità in anticipo è fondamentale per compilare la dichiarazione in modo corretto e sfruttare al massimo le agevolazioni disponibili.

Modello 730 2026: la riforma IRPEF con tre scaglioni

Una delle novità strutturali più importanti del modello 730 2026 riguarda la conferma della riforma IRPEF con la riduzione da quattro a tre degli scaglioni di reddito. La nuova struttura, già avviata nel 2025, è la seguente: aliquota al 23% per i redditi fino a 28.000 euro, al 33% per i redditi tra 28.001 e 50.000 euro (in calo rispetto al precedente 35%) e al 43% per i redditi oltre i 50.000 euro. Questa rimodulazione rappresenta un alleggerimento concreto per la fascia media dei contribuenti, con un risparmio diretto sul carico fiscale complessivo.

Parallelamente, è confermato l’innalzamento da 1.880 euro a 1.955 euro della detrazione per redditi da lavoro dipendente, riservata ai contribuenti con reddito complessivo non superiore a 15.000 euro. Sono inoltre introdotte due nuove misure di sostegno per i lavoratori dipendenti: una somma esclusa dalla base imponibile fino a 960 euro per chi ha un reddito complessivo non superiore a 20.000 euro, e un’ulteriore detrazione dall’imposta lorda per chi ha un reddito compreso tra 20.000 e 40.000 euro.

Modello 730 2026: le novità sulle detrazioni per familiari

Sul fronte dei familiari a carico, il modello 730 2026 porta cambiamenti importanti che interessano molte famiglie italiane. Sono abolite le detrazioni IRPEF per i figli con più di 30 anni non disabili, mentre restano in vigore per i figli tra 21 e 30 anni e per quelli di qualsiasi età con disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992. Vengono inoltre eliminate le detrazioni per fratelli, sorelle, suoceri, nuore e generi, concentrando le agevolazioni sui soli ascendenti conviventi con il contribuente.

Un aspetto da non trascurare riguarda i contribuenti non cittadini italiani o di Paesi UE/SEE: per loro le detrazioni per familiari a carico non spettano se i familiari risiedono all’estero. Le detrazioni per figli tra 21 e 30 anni rimangono pari a 950 euro per ciascun figlio (1.220 euro per figli sotto i tre anni), calcolate in proporzione al reddito complessivo del contribuente.

Modello 730 2026: bonus edilizi e Superbonus

Il modello 730 2026 recepisce anche le modifiche ai bonus per gli interventi edilizi riferite alle spese sostenute nel 2025. La percentuale di detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio, riqualificazione energetica e antisismici scende a una misura fissa del 36%, elevata al 50% solo nel caso in cui gli interventi siano realizzati dai titolari di diritto di proprietà o di godimento sull’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. Per le spese rientranti nel Superbonus sostenute nel 2025, salvo eccezioni, si applica invece la percentuale del 65%.

Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro, è prevista una stretta sulle detrazioni al 19%: queste si riducono progressivamente fino ad annullarsi al raggiungimento dei 100.000 euro di reddito. Una misura che punta a contenere le agevolazioni fiscali per i redditi più elevati e che richiede attenzione nella pianificazione della dichiarazione.​

Modello 730 2026: le altre novità da conoscere

Tra le ulteriori novità che caratterizzano il modello 730 2026, meritano attenzione alcune misure specifiche. La detrazione forfetaria per i non vedenti per il mantenimento dei cani guida è innalzata a 1.100 euro, mentre il limite massimo detraibile per le spese di frequenza scolastica (scuole dell’infanzia, primo ciclo e secondaria di secondo grado) sale a 1.000 euro per alunno.​

Per i lavoratori del settore turistico-alberghiero, la tassazione sostitutiva sulle mance può essere applicata su un ammontare non superiore al 30% del reddito percepito per prestazioni lavorative nell’anno, con accesso riservato a chi ha avuto redditi da lavoro dipendente non superiori a 75.000 euro nell’anno precedente. I neoassunti a tempo indeterminato nel 2025 che si trovino in determinate condizioni possono invece beneficiare dell’esenzione fiscale sulle somme erogate dal datore di lavoro per canoni di locazione, fino a un massimo di 5.000 euro annui per i primi due anni dall’assunzione.​

Sul fronte delle cripto-attività, viene eliminata la soglia di esenzione di 2.000 euro per le plusvalenze e si introduce la possibilità di assumere il valore delle cripto-attività possedute al 1° gennaio 2025 come base di calcolo alternativa al costo di acquisto. Infine, la rivalutazione di terreni e partecipazioni è confermata a regime, con l’imposta sostitutiva aumentata al 18% a partire dal 2025.

Testo Unico IVA: le novità dal 1 gennaio 2027

Il 30 gennaio 2026 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale una delle riforme più significative degli ultimi decenni in materia di fiscalità: il Testo Unico IVA. Si tratta di un provvedimento fondamentale che rappresenta l’attuazione dell’articolo 21 della Legge delega di riforma fiscale n. 111/2023. Il Testo Unico IVA, articolato in 171 articoli suddivisi in XVIII Titoli, entrerà in vigore il 1° gennaio 2027, abrogando il D.P.R. n. 633/1972 e il D.L. n. 331/1993, testi che hanno governato per decenni la disciplina dell’imposta sul valore aggiunto nel nostro ordinamento.

Questa riforma non rappresenta una semplice compilazione formale di norme esistenti, bensì una vera e propria riorganizzazione sistematica della disciplina IVA nazionale, coerente con l’impostazione adottata dall’Unione Europea nella Direttiva 2006/112/CE. Questo testo  consolida in un unico corpo normativo organico tutte le disposizioni che regolano l’imposta sul valore aggiunto, eliminando la necessità di consultare decine di testi normativi sparsi e spesso incoerenti.

Struttura e principi del Testo Unico IVA

Il Testo Unico IVA segue un ordine logico e sequenziale, costruito in modo da guidare l’interprete attraverso la disciplina complessiva dell’imposta. Il provvedimento è organizzato secondo i seguenti Titoli principali: Titolo III dedicato ai soggetti passivi, Titolo IV al presupposto oggettivo dell’imposta, Titolo V al luogo delle operazioni, Titolo VI al fatto generatore e all’esigibilità, Titolo VII alla base imponibile e alle aliquote, Titolo IX alle esenzioni e alla non imponibilità, Titolo X alla rivalsa e alla detrazione, Titolo XI al volume d’affari, Titolo XII agli obblighi dei soggetti passivi, e Titolo XIII alla riscossione.​

L’articolo 1  assume particolare rilevanza poiché include espressamente le operazioni intraunionali nell’ambito oggettivo dell’imposta, replicando l’approccio già consolidato a livello europeo e segnando una discontinuità rispetto alla precedente sistematizzazione italiana, che vedeva le operazioni intra-UE disciplinate in un sotto-sistema separato. Il testo è corredato da quattro tabelle allegate, di cui la più rilevante è la Tabella A, strutturata in quattro parti: la Parte I elenca i prodotti agricoli e ittici, mentre le Parti II, III e IV riportano i beni e servizi soggetti ad aliquote IVA ridotte (4%, 5% e 10%).​

Le novità introdotte dal Testo Unico IVA

Dal punto di vista sostanziale, il Testo Unico IVA introduce numerose novità significative. Una delle più impattanti riguarda le esportazioni: la prova diventa esclusivamente digitale tramite il sistema doganale AES (Automated Export System), superando la precedente dipendenza da prove documentali e cartacee. L’articolo 19  introduce nuove regole di territorialità per gli eventi trasmessi in streaming, aspetto fondamentale nell’era della digitalizzazione dell’economia.​

Per il settore edile, il Testo Unico IVA aggiorna i riferimenti normativi delle aliquote IVA applicabili, allineandosi totalmente al Testo Unico Edilizia (D.P.R. 380/2001), superando i vecchi riferimenti anacronistici alla Legge 457/78. Un’ulteriore novità riguarda l’uscita dal regime dello split payment per le società quotate al FTSE MIB, efficace dal 1° luglio 2025 (articolo 65 del Testo Unico IVA), modifica che interesserà direttamente le principali società italiane quotate.​

Il testo rivede inoltre le sanzioni per l’importazione: la confisca obbligatoria dei beni non si applica se l’obbligato provvede al pagamento dell’imposta, interessi e sanzione, eliminando un regime sanzionatorio giudicato eccessivamente punitivo dalla Corte Costituzionale. Per il terzo settore, il decreto legislativo n. 186/2025 “Terzo settore e IVA” ha rivisto la materia dei servizi internazionali, della rettifica della detrazione e della detraibilità IVA per gli enti non commerciali, disposizioni tutte recepite nel Testo Unico IVA.

Implicazioni operative per professionisti e imprese

Per le imprese e i professionisti, il Testo Unico IVA non cambia le regole IVA applicabili alle operazioni, alle aliquote e agli adempimenti già vigenti. Tuttavia, richiede aggiustamenti operativi significativi. Dal 2027, tutti i richiami normativi in contratti, pareri, guide e documentazione fiscale dovranno essere aggiornati per fare riferimento ai nuovi articoli  anziché ai vecchi articoli del D.P.R. 633/1972. I manuali operativi e i gestionali IVA dovranno essere adeguati di conseguenza.​

Un aspetto formale ma fondamentale è rappresentato dall’articolo 169 del Testo Unico IVA, che raccoglie in un’unica sede tutte le norme di interpretazione autentica ancora vigenti, senza reinserirle nei singoli articoli. Questo rappresenta un notevole miglioramento nella chiarezza applicativa. Questo nuovo testo introduce anche nuove regole di franchigia transfrontaliera per i soggetti minori (articoli 158 e seguenti), semplificando le operazioni intracomunitarie per le piccole imprese.

IRES al 20% per le Imprese che Investono in Beni Tecnologici: Novità dalla Legge di Bilancio 2025

La Legge di Bilancio 2025, approvata definitivamente il 28 dicembre 2024 e in vigore dal 1° gennaio 2025, introduce misure significative per incentivare le imprese italiane a investire in beni strumentali tecnologicamente avanzati. Tra queste, spicca la riduzione dell’aliquota IRES (Imposta sul Reddito delle Società) al 20% per le aziende che soddisfano determinati requisiti. Questa iniziativa rappresenta un’opportunità strategica per le imprese che desiderano migliorare la loro competitività attraverso l’innovazione.

Condizioni per Beneficiare dell’Agevolazione IRES 

Per accedere all’aliquota IRES ridotta, le imprese devono rispettare specifiche condizioni:

  1. Accantonamento degli Utili: Le aziende devono accantonare almeno l’80% degli utili relativi all’esercizio 2024 in una riserva.
  2. Investimenti in Beni Strumentali: È necessario reinvestire almeno il 30% degli utili accantonati in beni strumentali nuovi, con un importo minimo di investimento pari a 20.000 euro. Questi beni devono essere tecnologicamente avanzati e destinati a strutture produttive situate in Italia.
  3. Incremento Occupazionale: Le imprese devono garantire un aumento della forza lavoro di almeno l’1% rispetto alla media del triennio precedente, attraverso assunzioni a tempo indeterminato.
  4. Stabilità Occupazionale: Non devono esserci riduzioni di personale, verificando le ULA (unità lavorative per anno) impiegate.
  5. Mantenimento dei Beni: I beni acquisiti devono essere mantenuti per almeno cinque anni, e gli utili accantonati non possono essere distribuiti fino al 31 dicembre 2026.

Limitazioni e Decadenza dall’Agevolazione

L’agevolazione ha carattere transitorio e si applica solo per il periodo d’imposta 2025. È previsto che, in caso di distribuzione degli utili accantonati o dismissione dei beni oggetto di investimento entro il quinto periodo d’imposta successivo, si perda il diritto all’agevolazione.

Inoltre, le società in liquidazione o assoggettate a procedure concorsuali non possono beneficiare della riduzione dell’IRES.

Impatto della Misura

Questa misura è stata concepita per stimolare la crescita economica attraverso l’innovazione tecnologica e l’aumento dell’occupazione. Secondo esperti del settore, la riduzione dell’IRES potrebbe incentivare gli investimenti in tecnologie avanzate, contribuendo al rafforzamento competitivo delle imprese italiane nel contesto globale.

Inoltre, è previsto un plafond massimo di spesa nazionale pari a 2,2 miliardi di euro, oltre il quale non si avrà diritto al credito d’imposta. Ciò significa che la disponibilità delle agevolazioni sarà limitata e soggetta a verifica da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Adempimenti Necessari per la riduzione IRES

Per attuare queste disposizioni, sarà necessario attendere un decreto ministeriale che definirà i dettagli operativi. Le imprese dovranno prestare attenzione alle scadenze e agli adempimenti richiesti per poter beneficiare della riduzione dell’IRES. È fondamentale presentare la documentazione necessaria nei tempi stabiliti per evitare problematiche legate alla fruizione delle agevolazioni.

Altre Misure Fiscali nella Legge di Bilancio 2025

Oltre alla riduzione dell’IRES, la Legge di Bilancio 2025 introduce altre misure significative per sostenere le imprese. Tra queste:

  • Credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno: È previsto un finanziamento di 1,6 miliardi di euro destinato a incentivare gli investimenti nelle regioni meridionali.
  • Nuova Sabatini: Incremento delle risorse destinate a questa misura che abbatte il costo dei finanziamenti per l’acquisto di macchinari.
  • Incentivi per la sostenibilità: Le aziende che investono in tecnologie verdi e sostenibili beneficeranno di ulteriori agevolazioni fiscali.
  • Semplificazioni burocratiche: La legge prevede anche misure per snellire le procedure burocratiche necessarie per accedere ai fondi e agli incentivi.

La Legge di Bilancio 2025 rappresenta un’importante opportunità per le imprese italiane che intendono investire in innovazione e crescita. La riduzione dell’aliquota IRES al 20% non solo facilita gli investimenti in beni strumentali avanzati ma incoraggia anche la creazione di posti di lavoro stabili. È essenziale che le aziende siano informate sui requisiti e sulle modalità operative per poter sfruttare appieno queste agevolazioni fiscali.

In un contesto economico in continua evoluzione, la capacità delle imprese italiane di adattarsi e investire in tecnologia sarà cruciale per garantire una crescita sostenibile e competitiva nel mercato globale. Con il supporto delle nuove misure fiscali e degli incentivi previsti dalla Legge di Bilancio, le aziende possono affrontare con maggiore fiducia le sfide future, contribuendo così al rafforzamento del tessuto imprenditoriale italiano.

NASpI e Malattia: Nuove Istruzioni dall’INPS

L’INPS ha recentemente pubblicato il messaggio n. 4468, fornendo chiarimenti importanti riguardo alla richiesta della NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) in caso di malattia al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Questo aggiornamento si basa sull’articolo 6 del Decreto Legislativo 22/2015, che regola le indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti.

Rinvio della Scadenza per la Richiesta di NASpI

L’INPS ha già stabilito, nella circolare n. 94/2015, che se un evento di malattia o infortunio coperto da INPS o INAIL si verifica entro 60 giorni dalla cessazione del contratto, il termine per presentare la domanda di NASpI viene sospeso per tutta la durata dell’evento. Questo significa che:

  • Il termine riprende a decorrere al termine dell’evento, consentendo ai lavoratori di presentare la domanda nei termini previsti dalla legge.
  • L’indennità avrà decorrenza:
    • dall’ottavo giorno successivo alla fine della malattia o infortunio, se la domanda viene presentata tempestivamente;
    • dal giorno successivo alla presentazione della domanda, nel caso venga presentata oltre l’ottavo giorno.

Novità per il 2025

Per il 2025, l’INPS prevede alcune novità significative e annuncia un documento successivo con istruzioni operative più dettagliate. Una delle modifiche principali riguarda l’introduzione, a partire dal 1° marzo 2025, della necessità di inviare specifici documenti medici per facilitare i tempi di liquidazione delle richieste.

Certificati Medici Necessari

A partire dalla data sopra indicata, i lavoratori dovranno fornire un certificato medico che attesti il recupero della capacità lavorativa. In caso di eventi tutelati dall’INAIL, sarà richiesto un certificato definitivo. Questi certificati, privi di diagnosi, possono essere presentati contestualmente alla domanda di NASpI o successivamente tramite il modello “NASpI-Com”, garantendo così una gestione più efficiente delle richieste.

NASpI e malattia: Implicazioni per i Lavoratori

Queste nuove disposizioni sono particolarmente rilevanti per i lavoratori che si trovano in situazioni di malattia al momento della cessazione del contratto. La possibilità di sospendere il termine per la richiesta della NASpI offre una maggiore protezione e flessibilità, consentendo ai lavoratori di non perdere il diritto all’indennità a causa di eventi imprevisti.

Inoltre, l’introduzione dei certificati medici come requisito per la liquidazione dell’indennità mira a semplificare e velocizzare il processo, riducendo i tempi burocratici e garantendo una risposta più rapida alle esigenze dei beneficiari.

Risorse Utili

Per supportare i lavoratori e i datori di lavoro nella gestione delle pratiche INPS, sono disponibili diverse risorse informative. L’INPS offre guide dettagliate e FAQ sul proprio sito ufficiale, fornendo chiarimenti su come procedere con l’autoliquidazione e altre pratiche correlate. Inoltre, si segnalano eBook informativi nella collana “Facile per tutti”, che trattano argomenti come la gestione delle ferie e le retribuzioni durante le festività

Le nuove istruzioni fornite dall’INPS rappresentano un passo importante verso una gestione più chiara ed efficiente delle domande di NASpI in caso di malattia. È fondamentale che i lavoratori siano informati su queste novità e preparino la documentazione necessaria per garantire una corretta liquidazione dell’indennità. La combinazione tra flessibilità nella richiesta e requisiti chiari contribuirà a migliorare l’esperienza complessiva dei beneficiari nel sistema previdenziale italiano.