Scadenze fiscali di agosto 2026: tutto quello che bisogna sapere

Le scadenze fiscali di agosto 2026 rappresentano un appuntamento importante per imprese, professionisti e sostituti d’imposta, anche se il mese porta con sé la consueta sospensione estiva prevista dalla normativa.

Grazie all’articolo 3-quater del DL 16/2012, tutti i versamenti F24 e gli adempimenti telematici ordinari in scadenza tra il 1° e il 20 agosto vengono automaticamente differiti, senza sanzioni né interessi.

Le scadenze fiscali di agosto 2026: la maxi-data del 20

La data cardine delle scadenze fiscali di agosto 2026 è il 20 agosto, giovedì, giorno in cui confluisce la maggior parte degli adempimenti del mese.

In questa data si concentrano diversi versamenti rilevanti per imprese e professionisti, tra cui la liquidazione e il versamento dell’IVA mensile di luglio, le ritenute IRPEF, i contributi INPS per dipendenti e Gestione Separata, la seconda rata della quota fissa INPS per artigiani e commercianti, il versamento Enasarco del secondo trimestre e la seconda rata INAIL per chi rateizza.

Chi ha rinviato il pagamento ordinario dal 20 luglio può versare entro il 20 agosto applicando una maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse corrispettivo.

In pratica, il 20 agosto diventa la giornata da segnare in rosso per controllare codici tributo, importi e modelli di pagamento, soprattutto quando gli adempimenti vengono gestiti tramite Modello F24.

Le scadenze fiscali di agosto 2026 per gli operatori intracomunitari

Non tutte le scadenze fiscali di agosto 2026 rientrano nella sospensione estiva.

Il 25 agosto, martedì, scade infatti il termine ordinario per la trasmissione degli elenchi INTRASTAT relativi alle operazioni intracomunitarie di luglio 2026.

Si tratta di un adempimento che non passa tramite Modello F24 e che, proprio per questo, non beneficia automaticamente del differimento previsto per i versamenti e gli adempimenti telematici ordinari in scadenza tra il 1° e il 20 agosto.

Per chi effettua operazioni con soggetti UE, questa data resta quindi da monitorare separatamente.

Le scadenze fiscali di agosto 2026 legate alla rottamazione

Tra le scadenze fiscali di agosto 2026 rientrano anche gli appuntamenti collegati alle definizioni agevolate.

Per la Rottamazione-quater e per la riammissione alla Rottamazione-quater, la rata in scadenza il 31 luglio 2026 può essere considerata tempestiva se pagata entro il 5 agosto 2026, grazie ai cinque giorni di tolleranza previsti dalla legge.

Discorso più delicato per la Rottamazione-quinquies: la scadenza della prima e/o unica rata è fissata al 31 luglio 2026. Prima di indicare eventuali margini di tolleranza, è opportuno verificare sempre il calendario aggiornato dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e la propria comunicazione delle somme dovute.

In caso di mancato pagamento, pagamento tardivo o pagamento parziale, il rischio è perdere i benefici della definizione agevolata.

Le scadenze fiscali di agosto 2026 al 31 del mese

Il 31 agosto chiude il calendario delle scadenze fiscali di agosto 2026 con alcuni adempimenti specifici.

Tra questi rientra il pagamento dell’imposta di registro per i contratti di locazione nuovi o rinnovati tacitamente con decorrenza 1° agosto 2026, oltre ad altri adempimenti settoriali come bollo auto, superbollo, IOSS e versamenti IVA relativi a particolari categorie di contribuenti.

Non si tratta quindi di una data “generale” per tutti, ma di una scadenza da verificare in base alla propria posizione fiscale e agli adempimenti effettivamente dovuti.

Sospensione anche per alcuni controlli fiscali

Oltre ai versamenti, agosto porta con sé anche una sospensione legata ad alcuni controlli fiscali.

Dal 1° agosto al 4 settembre sono sospesi i termini di 30 giorni per il pagamento delle somme dovute a seguito dei controlli automatizzati e formali delle dichiarazioni e della liquidazione delle imposte sui redditi soggetti a tassazione separata.

In altre parole, anche se il mese di agosto alleggerisce alcuni termini, non elimina gli obblighi fiscali.

Li concentra, li differisce o li sospende temporaneamente.

Per questo è importante controllare lo scadenzario con attenzione, soprattutto per imprese, professionisti e contribuenti con più adempimenti attivi.

Perché controllare le scadenze fiscali di agosto 2026

Le scadenze fiscali di agosto 2026 dimostrano bene quanto sia importante non affidarsi solo alla memoria o a un calendario generico.

Alcuni adempimenti slittano automaticamente, altri restano fermi, altri ancora dipendono dalla categoria del contribuente o dal tipo di pagamento.

Per evitare errori, ritardi e possibili sanzioni, conviene verificare per tempo:

  • quali versamenti confluiscono nel 20 agosto;
  • se ci sono adempimenti esclusi dalla sospensione estiva;
  • se occorre presentare elenchi INTRASTAT;
  • se sono previste rate di definizioni agevolate;
  • se ci sono imposte di registro, bollo o versamenti settoriali;
  • se un eventuale ritardo può essere gestito tramite ravvedimento operoso.

Agosto è spesso percepito come un mese fiscalmente “fermo”, ma per imprese e professionisti non è davvero così.

La sospensione estiva semplifica alcune scadenze, ma rende ancora più importante sapere cosa slitta, cosa resta invariato e cosa va pagato entro fine mese.

Ai Act: cosa cambia dal 2 agosto

AI Act: dal 2 agosto inizia la deadline più rilevante del calendario attuativo europeo sull’intelligenza artificiale. Diventano pienamente applicabili gli obblighi per i sistemi ad alto rischio.

Cosa prevede l’AI Act dal 2 agosto

Ill 2 agosto 2026 introduce l’applicazione della maggior parte delle norme del regolamento, comprese quelle relative ai sistemi di IA ad alto rischio elencati nell’Allegato III.

Da questa data ogni azienda italiana ed europea che utilizza sistemi di intelligenza artificiale nei propri processi sarà soggetta a obblighi di classificazione del rischio, trasparenza e documentazione tecnica.

Il tema riguarda da vicino anche le PMI, soprattutto quando usano strumenti di automazione, software gestionali, sistemi di analisi dati o soluzioni basate su modelli come gli LLM.

Le sanzioni previste dall’AI Act

Le conseguenze previste dall’AI Act dal 2 agosto sono particolarmente severe per le aziende inadempienti.

Le sanzioni possono arrivare fino al 7% del fatturato globale annuo, oppure fino a 35 milioni di euro, in base a quale importo risulti più elevato.

Per i settori più esposti, come le risorse umane e altri usi ad alto rischio, sono inoltre previste ispezioni mirate da parte delle autorità competenti.

Gli obblighi per le imprese con l’AI Act dal 2 agosto

Dalla fatidica data le imprese devono garantire diversi adempimenti concreti: l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi, la formazione dei dipendenti e l’adozione di misure di trasparenza verso gli utenti finali.

Il Regolamento UE 2024/1689, entrato in vigore il 1° agosto 2024, aveva già previsto un’applicazione differita per fasi, con i primi divieti e gli obblighi di alfabetizzazione digitale attivi dal 2 febbraio 2025.

In questo quadro diventano centrali anche temi già noti alle imprese, come GDPR, cybersecurity, gestione dei dati e controllo dei processi digitali.

Il calendario che porta all’AI Act

Non è una scadenza isolata, ma il punto centrale di un percorso attuativo più ampio.

Prima di questa data erano già diventate operative le norme sui modelli di intelligenza artificiale per finalità generali e sui relativi obblighi di governance.

L’ ultima tappa del calendario è fissata per il 2 agosto 2027, quando entreranno in vigore anche le regole per l’IA ad alto rischio integrata nei prodotti regolamentati.

Per molte imprese, questo percorso si intreccia con la digitalizzazione dei processi aziendali, l’automazione delle attività operative e l’uso di strumenti come ERP e RPA.

Perché l’AI Act dal 2 agosto è decisivo per le imprese

Gli esperti sottolineano che questo rappresenta il momento in cui il regolamento passa da principio normativo a obbligo operativo concreto per la maggior parte delle aziende europee.

Da questa data diventano attivi anche i nuovi obblighi di trasparenza destinati sia ai fornitori che ai deployer di sistemi di intelligenza artificiale.

Le imprese che non hanno ancora avviato un percorso di conformità dovrebbero considerare  il 2 agosto come termine ultimo per adeguare processi, documentazione e formazione interna.

Il punto non è solo usare l’intelligenza artificiale per lavorare più velocemente.

Il punto è usarla in modo controllato, documentato e coerente con le nuove regole europee, soprattutto quando l’IA incide su decisioni, dati, sicurezza e organizzazione aziendale.

In questo senso, l’AI Act si inserisce nello stesso percorso di compliance digitale che coinvolge anche NIS2, sicurezza informatica e gestione responsabile delle tecnologie.

Dichiarazione IVA OSS: un solo adempimento per le vendite europee

La dichiarazione IVA OSS è uno degli adempimenti più importanti per chi vende beni o servizi in altri Paesi dell’Unione Europea. Il sistema OSS, infatti, consente di gestire in modo centralizzato l’IVA sulle vendite transfrontaliere, evitando registrazioni multiple nei diversi Stati membri e semplificando la vita di imprese ed e-commerce.

Non è solo una questione di compilare un modello trimestrale: dietro la dichiarazione IVA OSS c’è un cambio di approccio fiscale, basato sulla destinazione del cliente e su un’unica interfaccia digitale per dichiarare e versare l’imposta.

Dichiarazione IVA OSS: chi la usa

Il regime OSS è pensato per chi effettua vendite transfrontaliere di beni e servizi verso consumatori finali nell’UE. Può essere utilizzato da imprese stabilite nell’Unione, da soggetti extra UE per specifici servizi e, nei casi previsti, anche dai marketplace che intervengono nelle operazioni.

La logica è semplice: se vendi in più Paesi UE, puoi registrarti una sola volta nello Stato membro scelto come Paese di identificazione, presentare una sola dichiarazione IVA e fare un solo versamento. L’IVA viene applicata all’aliquota IVA del Paese del cliente, quindi la gestione richiede attenzione sia alla natura dell’operazione sia alla corretta classificazione del destinatario.

Dichiarazione IVA OSS: quando si presenta

La dichiarazione IVA OSS va trasmessa con cadenza trimestrale per il regime UE e non UE, mentre il regime IOSS segue una periodicità mensile. L’Agenzia delle Entrate ricorda inoltre che la dichiarazione va presentata anche in assenza di operazioni nel trimestre di riferimento.

Il termine è fissato al mese successivo alla fine del trimestre: in pratica, le operazioni del trimestre vanno riepilogate entro il mese seguente, attraverso il portale OSS dell’amministrazione fiscale competente. Per questo è fondamentale non aspettare l’ultimo giorno: i dati vanno controllati con cura prima dell’invio.

Dichiarazione IVA OSS e vendite e-commerce

Per chi opera con l’e-commerce, la dichiarazione IVA OSS è particolarmente utile perché consente di gestire vendite in più Paesi senza aprire posizioni IVA separate ovunque. Questo vale soprattutto quando si vende a privati consumatori nell’UE e si applica l’IVA del Paese di destinazione.

La piattaforma OSS aiuta a mantenere ordinati i flussi fiscali, ma il controllo dei dati resta essenziale: imponibile, aliquota, Paese del cliente e tipo di operazione devono essere coerenti tra loro. Una buona gestione interna riduce il rischio di errori nella dichiarazione e nei versamenti successivi.

Per chi gestisce molte vendite online, anche la fatturazione e-commerce deve essere impostata correttamente: gli ordini, i documenti fiscali, le aliquote e i dati del cliente devono dialogare tra loro senza dover essere ricostruiti a mano ogni trimestre.

Dichiarazione IVA OSS: cosa ricordare

La dichiarazione IVA OSS non sostituisce la corretta gestione contabile delle operazioni, ma la semplifica. Rimangono necessari registri aggiornati, conservazione dei dati per i tempi richiesti e verifica della corretta applicazione dell’aliquota del Paese del cliente.

In sintesi, il regime OSS è uno strumento pensato per semplificare la fiscalità dell’e-commerce europeo: una sola registrazione, una sola dichiarazione e un solo versamento per più mercati. Per chi vende oltreconfine, è una leva pratica per ridurre burocrazia e tenere sotto controllo l’IVA transfrontaliera.

IOSS

ViDA

Contributi volontari INPS: guida alla prosecuzione volontaria 2026

I contributi volontari INPS sono uno strumento previdenziale che consente a chi ha interrotto o ridotto la propria attività lavorativa di continuare a versare contributi, tutelandosi ai fini della pensione. Con la Circolare INPS n. 27 dell’11 marzo 2026, l’Istituto ha aggiornato tutti i valori di riferimento per l’anno in corso, applicando la rivalutazione ISTAT del +1,4% registrata nel 2025. Importi minimi, massimali e aliquote cambiano per lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti e iscritti alla Gestione Separata: conoscerli è il primo passo per pianificare correttamente la propria posizione previdenziale.

Chi può versare contributi volontari INPS e come ottenere l’autorizzazione

Non tutti possono accedere liberamente ai contributi volontari INPS: è necessario richiedere preventivamente l’autorizzazione all’Istituto, che viene concessa al verificarsi di specifici requisiti. In particolare, occorre:

  • Aver maturato almeno 5 anni di contribuzione (260 settimane o 60 mesi complessivi), oppure
  • Aver versato almeno 3 anni di contributi negli ultimi 5 anni antecedenti la domanda

La domanda si presenta esclusivamente online, tramite il sito istituzionale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS alla sezione dedicata ai servizi previdenziali. Una volta ottenuta l’autorizzazione, i versamenti avvengono con cadenza trimestrale tramite i bollettini inviati dall’INPS.

Contributi volontari INPS 2026: gli importi per i lavoratori dipendenti

Per i lavoratori dipendenti non agricoli, il calcolo dei contributi volontari INPS si basa sulla retribuzione minima settimanale, aggiornata per il 2026 a 244,74 euro. Le aliquote applicabili variano in base alla data di autorizzazione:

  • 27,87% per i soggetti autorizzati entro il 31 dicembre 1995
  • 33% per le autorizzazioni successive a quella data

Il contributo minimo settimanale non può quindi essere inferiore a 68,21 euro (per chi applica il 27,87%) oppure a 80,76 euro (per chi applica il 33%). Su base annua, per coprire un intero anno ai fini pensionistici, la spesa minima si attesta intorno ai 4.200 euro.

È prevista inoltre un’aliquota aggiuntiva dell’1% sulla quota di retribuzione annua eccedente i 56.224 euro — la prima fascia di retribuzione pensionabile prevista per il 2026.

Contributi volontari INPS per artigiani e commercianti

Per artigiani e commercianti, i contributi volontari INPS seguono una logica diversa: il calcolo si basa sui redditi dichiarati negli ultimi 36 mesi, con aliquote differenziate per le due categorie:

  • 24% per gli artigiani
  • 24,48% per i commercianti

Su base mensile, la contribuzione oscilla tra un minimo di circa 376 euro e un massimo di circa 1.147 euro, a seconda della classe di reddito di riferimento. Anche per queste categorie si applicano i valori minimi e massimali aggiornati alla rivalutazione ISTAT del 2026.

Contributi volontari INPS per la Gestione Separata

Gli iscritti alla Gestione Separata — lavoratori autonomi, collaboratori, professionisti senza cassa — rappresentano una categoria con regole specifiche. Il minimale per l’accredito contributivo nel 2026 è fissato a 18.808 euro di reddito annuo.

Di conseguenza, gli importi minimi dovuti per i contributi volontari INPS nella Gestione Separata sono:

  • 4.702,08 euro annui (pari a 391,84 euro mensili) per i professionisti titolari di partita IVA, con aliquota del 25%
  • 6.206,64 euro annui (pari a 517,22 euro mensili) per collaboratori e figure assimilate, con aliquota del 33%

Il massimale retributivo applicabile nel 2026 — ovvero il tetto oltre il quale non si matura ulteriore copertura contributiva — è fissato a 122.295 euro, in applicazione dell’art. 2, comma 18 della Legge n. 335/1995.

Quando conviene versare contributi volontari INPS

La convenienza dei contributi volontari INPS dipende dalla situazione personale di ciascun lavoratore. In linea generale, questa forma di contribuzione è particolarmente utile in tre scenari:

  • Carriere discontinue: chi alterna periodi di lavoro dipendente a periodi di inattività o lavoro autonomo rischia di accumulare “buchi” contributivi che abbassano l’importo della futura pensione
  • Avvicinamento alla soglia pensionistica: chi è a pochi anni dalla maturazione del diritto alla pensione può usare i contributi volontari per raggiungere il requisito minimo senza prolungare forzatamente l’attività lavorativa
  • Incremento dell’assegno pensionistico: anche chi ha già maturato il diritto alla pensione può valutare ulteriori versamenti per aumentare l’importo finale dell’assegno, soprattutto nel sistema contributivo puro dove esiste un legame diretto tra quanto versato e quanto si percepirà

Prima di procedere, è sempre consigliabile verificare la propria posizione assicurativa tramite il Fascicolo Previdenziale del Cittadino disponibile sul portale INPS, per avere un quadro preciso dei contributi già accreditati e stimare l’impatto di eventuali versamenti aggiuntivi.

DAC7

Decreto lavoro 2026: tutte le novità per imprese e lavoratori

Il decreto lavoro 2026, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 aprile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile — in vigore dal simbolico 1° maggio — è un intervento organico sul mercato occupazionale italiano. Con una dotazione di circa 934 milioni di euro, il provvedimento introduce misure strutturali su salari, incentivi all’occupazione, tutele per le nuove forme di lavoro digitale e contrasto al caporalato. Un pacchetto che interessa sia i lavoratori dipendenti sia le imprese, soprattutto quelle che intendono assumere in modo stabile nel 2026.

Decreto lavoro 2026 e salario giusto: addio al salario minimo legale

La misura più discussa del decreto lavoro 2026 è l’introduzione del concetto di “salario giusto”, che prende il posto del dibattuto salario minimo legale. La logica è diversa: invece di fissare per legge un importo minimo uniforme, il decreto vincola l’accesso agli sgravi contributivi per le imprese all’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative.

In sostanza, le aziende che applicano i contratti “leader” di categoria — quelli firmati dalle sigle con maggiore rappresentatività — potranno accedere ai benefici fiscali e contributivi previsti dal decreto. Chi invece applica contratti “pirata” o minimali, ne resterà escluso. Il messaggio del legislatore è netto: lo Stato riduce il costo del lavoro, ma chiede in cambio stabilità, incremento occupazionale reale e rispetto dei minimi contrattuali.

Per i CCNL scaduti da oltre un anno è previsto inoltre un meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni all’inflazione, a tutela del potere d’acquisto dei lavoratori in attesa del rinnovo contrattuale.

Decreto lavoro 2026: incentivi per assumere giovani, donne e lavoratori nel Mezzogiorno

Sul fronte degli incentivi alle assunzioni, il decreto lavoro 2026 consolida e rende strutturali misure già sperimentate negli anni precedenti. I principali benefici riguardano:

  • Bonus giovani under 35: sgravio contributivo per le imprese che assumono a tempo indeterminato lavoratori under 35 che non abbiano mai avuto un contratto a tempo indeterminato
  • Incentivi per donne in condizione di svantaggio: agevolazioni per l’assunzione di donne disoccupate, in particolare se residenti nelle regioni del Mezzogiorno o in settori con forte squilibrio di genere
  • ZES unica Mezzogiorno: potenziamento degli sgravi per le assunzioni effettuate nelle Zone Economiche Speciali del Sud Italia, con l’obiettivo di stimolare la crescita occupazionale nelle aree più fragili

Lo sgravio contributivo può arrivare fino a 800 euro al mese per lavoratore, ma è condizionato al mantenimento del posto di lavoro per un periodo minimo stabilito dal decreto.

Decreto lavoro 2026 e rider: arriva la presunzione di subordinazione

Un capitolo importante del decreto lavoro 2026 riguarda i lavoratori delle piattaforme digitali — i cosiddetti rider — con il recepimento della Direttiva UE 2024/2831. La novità più rilevante è l’introduzione di una presunzione di rapporto di lavoro subordinato tra la piattaforma e il lavoratore, in presenza di elementi come il controllo diretto della prestazione, la fissazione delle tariffe e la gestione degli orari.

Sarà la piattaforma a dover dimostrare che il rapporto non è di subordinazione, ribaltando l’onere della prova rispetto alla situazione attuale. Vengono inoltre introdotti obblighi di trasparenza algoritmica: le piattaforme dovranno rendere comprensibili ai lavoratori i criteri con cui gli algoritmi assegnano le consegne, con obbligo di supervisione umana sui sistemi automatizzati.

Sul fronte del contrasto al caporalato digitale, il decreto impone l’uso dell’identità digitale per i rider e vieta la cessione degli account professionali tra lavoratori — pratica usata per mascherare rapporti di sfruttamento.

Welfare aziendale e conciliazione famiglia-lavoro

Il decreto lavoro 2026 introduce anche uno sgravio contributivo per le imprese che ottengono la nuova certificazione UNI/PdR 192:2026, dedicata alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. La certificazione definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni che investono strutturalmente su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità oraria e continuità di carriera.

Si tratta di un’agevolazione pensata per incentivare le aziende — soprattutto le PMI — ad adottare politiche di welfare concrete, non solo formali. Un segnale normativo importante in un contesto in cui la conciliazione tra lavoro e famiglia resta uno dei principali ostacoli all’occupazione femminile.

Sicurezza sul lavoro e isopensione

Completano il quadro del decreto lavoro 2026 due ulteriori misure:

  • Sicurezza sul lavoro: rafforzamento delle tutele per i familiari dei lavoratori infortunati e misure più incisive di contrasto al caporalato nei settori agricolo e logistico, storicamente esposti al fenomeno dello sfruttamento lavorativo
  • Isopensione prorogata: viene estesa la possibilità per i lavoratori di uscire anticipatamente dal mercato del lavoro tramite lo strumento dell’isopensione, con accordo tra azienda e sindacati, in attesa di maturare i requisiti pensionistici ordinari

Esonero IVA 2026: forfetari e non solo

L’esonero IVA 2026 riguarda una platea ampia di contribuenti che, per legge, non sono tenuti a presentare il Modello IVA relativo all’anno d’imposta 2025. Conoscere le proprie esenzioni permette di evitare adempimenti inutili e gestire al meglio la propria posizione fiscale.

Chi può beneficiare dell’esonero IVA 2026

La dichiarazione IVA 2026, trasmissibile dal 2 febbraio fino al 30 aprile 2026, non è un obbligo universale. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il Modello IVA 2026 con le relative istruzioni, chiarendo in modo dettagliato quali soggetti sono sollevati dall’adempimento. In linea generale, l’esonero si applica a chi, nel corso dell’anno d’imposta 2025, non ha generato operazioni IVA rilevanti oppure opera in regimi fiscali agevolati che prevedono già una franchigia dall’imposta.

Regime forfetario: il caso più comune di esonero IVA 2026

Il caso più frequente di esonero IVA 2026 riguarda i contribuenti in regime forfetario. Chi aderisce a questo regime agevolato non applica l’IVA sulle fatture emesse e, di conseguenza, non detrae l’IVA sugli acquisti. La soglia di accesso al regime forfetario rimane fissata a 85.000 euro di ricavi annui: superata questa cifra, si esce automaticamente dal regime dall’anno successivo, diventando soggetti IVA ordinari.

I forfetari beneficiano di una serie di semplificazioni che vanno ben oltre la sola dichiarazione annuale. Sono esonerati dalla registrazione delle fatture emesse e di acquisto, dalla liquidazione e dal versamento periodico dell’IVA, nonché dalla comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA. L’esonero dalla dichiarazione è però valido solo se il regime forfetario è stato applicato per l’intero periodo d’imposta 2025: chi è transitato dal forfetario al regime ordinario (o viceversa) nel corso dell’anno è comunque obbligato a presentare il modello.

Operazioni esenti e altri regimi agevolati

Un altro gruppo di contribuenti che beneficia dell’esonero IVA 2026 è costituito da coloro che hanno registrato esclusivamente operazioni esenti ai sensi dell’art. 10 del DPR n. 633/1972, come ad esempio i professionisti sanitari o le compagnie assicurative. L’esonero si applica anche a chi ha optato per la dispensa dagli obblighi di fatturazione e registrazione (art. 36-bis del DPR n. 633/1972), purché abbia effettuato solo operazioni esenti.

Attenzione, però: questo esonero non opera se il contribuente ha effettuato anche operazioni imponibili, ha registrato operazioni intracomunitarie, oppure ha dovuto eseguire rettifiche della detrazione per acquisti di beni ammortizzabili. In questi casi, anche chi svolge prevalentemente attività esente è obbligato alla presentazione del modello.​

Gli altri soggetti esonerati

L’elenco dei soggetti esclusi dall’obbligo dichiarativo è piuttosto articolato. Ecco le principali categorie:

  • Contribuenti in regime fiscale di vantaggio (cosiddetti “nuovi minimi”), previsto per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità (art. 27, commi 1 e 2, D.L. n. 98/2011)
  • Produttori agricoli esonerati dagli adempimenti IVA ai sensi dell’art. 34, comma 6, DPR n. 633/1972, con volume d’affari sotto soglia
  • Imprese individuali che hanno dato in affitto la propria unica azienda e non esercitano altre attività IVA-rilevanti
  • Enti e associazioni che applicano il regime agevolato della Legge n. 398/1991 (spettacolo e intrattenimento), limitatamente ai proventi delle attività commerciali connesse agli scopi istituzionali
  • Soggetti passivi residenti in altri Stati UE che hanno effettuato solo operazioni non imponibili, esenti o senza obbligo di pagamento dell’imposta
  • Soggetti extra-UE identificati ai fini IVA in Italia tramite l‘art. 74-quinquies del DPR n. 633/1972, per i servizi resi a committenti non soggetti passivi
  • Raccoglitori occasionali di prodotti selvatici non legnosi (ATECO 02.30) e di piante officinali spontanee con volume d’affari non superiore a 7.000 euro nell’anno precedente (art. 34-ter DPR n. 633/1972)
  • Organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale che hanno optato per il regime speciale forfetario (art. 1, commi da 54 a 63, Legge n. 190/2014)

 

Chi è invece obbligato a presentare la dichiarazione

Per completare il quadro sull’esonero IVA 2026, è utile ricordare chi non può sottrarsi all’adempimento. Sono obbligati alla presentazione del modello tutti i soggetti che svolgono attività d’impresa, arti o professioni in regime IVA ordinario. Rientrano nell’obbligo anche le società incorporanti in caso di fusione, le società beneficiarie in caso di scissione, i curatori fallimentari, gli eredi del contribuente e chi abbia optato in precedenza per l’applicazione ordinaria dell’IVA pur svolgendo attività normalmente esenti.​

Scadenze da tenere a mente

Anche per chi è esonerato dalla dichiarazione annuale, alcune scadenze IVA rimangono rilevanti. Il versamento dell’IVA a debito risultante dalla dichiarazione annuale andava effettuato entro il 16 marzo 2026 per i soggetti obbligati. La trasmissione del Modello IVA 2026 è invece possibile dal 2 febbraio e deve essere completata entro il 30 aprile 2026. Chi rientra in una delle categorie esonerati non deve fare nulla, ma è sempre consigliabile verificare la propria posizione con il proprio consulente fiscale per escludere situazioni particolari che potrebbero far scattare l’obbligo.

Modello 730 2026: tutte le novità fiscali

Il modello 730 2026 è stato ufficialmente approvato dall’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento n. 71552 del 27 febbraio 2026 e dovrà essere presentato entro il 30 settembre 2026 per i redditi prodotti nel 2025. Rispetto agli anni precedenti, questa nuova versione recepisce una serie di modifiche significative che riguardano gli scaglioni IRPEF, le detrazioni per familiari a carico, i bonus edilizi e nuove agevolazioni per i lavoratori dipendenti. Conoscere le novità in anticipo è fondamentale per compilare la dichiarazione in modo corretto e sfruttare al massimo le agevolazioni disponibili.

Modello 730 2026: la riforma IRPEF con tre scaglioni

Una delle novità strutturali più importanti del modello 730 2026 riguarda la conferma della riforma IRPEF con la riduzione da quattro a tre degli scaglioni di reddito. La nuova struttura, già avviata nel 2025, è la seguente: aliquota al 23% per i redditi fino a 28.000 euro, al 33% per i redditi tra 28.001 e 50.000 euro (in calo rispetto al precedente 35%) e al 43% per i redditi oltre i 50.000 euro. Questa rimodulazione rappresenta un alleggerimento concreto per la fascia media dei contribuenti, con un risparmio diretto sul carico fiscale complessivo.

Parallelamente, è confermato l’innalzamento da 1.880 euro a 1.955 euro della detrazione per redditi da lavoro dipendente, riservata ai contribuenti con reddito complessivo non superiore a 15.000 euro. Sono inoltre introdotte due nuove misure di sostegno per i lavoratori dipendenti: una somma esclusa dalla base imponibile fino a 960 euro per chi ha un reddito complessivo non superiore a 20.000 euro, e un’ulteriore detrazione dall’imposta lorda per chi ha un reddito compreso tra 20.000 e 40.000 euro.

Modello 730 2026: le novità sulle detrazioni per familiari

Sul fronte dei familiari a carico, il modello 730 2026 porta cambiamenti importanti che interessano molte famiglie italiane. Sono abolite le detrazioni IRPEF per i figli con più di 30 anni non disabili, mentre restano in vigore per i figli tra 21 e 30 anni e per quelli di qualsiasi età con disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992. Vengono inoltre eliminate le detrazioni per fratelli, sorelle, suoceri, nuore e generi, concentrando le agevolazioni sui soli ascendenti conviventi con il contribuente.

Un aspetto da non trascurare riguarda i contribuenti non cittadini italiani o di Paesi UE/SEE: per loro le detrazioni per familiari a carico non spettano se i familiari risiedono all’estero. Le detrazioni per figli tra 21 e 30 anni rimangono pari a 950 euro per ciascun figlio (1.220 euro per figli sotto i tre anni), calcolate in proporzione al reddito complessivo del contribuente.

Modello 730 2026: bonus edilizi e Superbonus

Il modello 730 2026 recepisce anche le modifiche ai bonus per gli interventi edilizi riferite alle spese sostenute nel 2025. La percentuale di detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio, riqualificazione energetica e antisismici scende a una misura fissa del 36%, elevata al 50% solo nel caso in cui gli interventi siano realizzati dai titolari di diritto di proprietà o di godimento sull’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. Per le spese rientranti nel Superbonus sostenute nel 2025, salvo eccezioni, si applica invece la percentuale del 65%.

Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro, è prevista una stretta sulle detrazioni al 19%: queste si riducono progressivamente fino ad annullarsi al raggiungimento dei 100.000 euro di reddito. Una misura che punta a contenere le agevolazioni fiscali per i redditi più elevati e che richiede attenzione nella pianificazione della dichiarazione.​

Modello 730 2026: le altre novità da conoscere

Tra le ulteriori novità che caratterizzano il modello 730 2026, meritano attenzione alcune misure specifiche. La detrazione forfetaria per i non vedenti per il mantenimento dei cani guida è innalzata a 1.100 euro, mentre il limite massimo detraibile per le spese di frequenza scolastica (scuole dell’infanzia, primo ciclo e secondaria di secondo grado) sale a 1.000 euro per alunno.​

Per i lavoratori del settore turistico-alberghiero, la tassazione sostitutiva sulle mance può essere applicata su un ammontare non superiore al 30% del reddito percepito per prestazioni lavorative nell’anno, con accesso riservato a chi ha avuto redditi da lavoro dipendente non superiori a 75.000 euro nell’anno precedente. I neoassunti a tempo indeterminato nel 2025 che si trovino in determinate condizioni possono invece beneficiare dell’esenzione fiscale sulle somme erogate dal datore di lavoro per canoni di locazione, fino a un massimo di 5.000 euro annui per i primi due anni dall’assunzione.​

Sul fronte delle cripto-attività, viene eliminata la soglia di esenzione di 2.000 euro per le plusvalenze e si introduce la possibilità di assumere il valore delle cripto-attività possedute al 1° gennaio 2025 come base di calcolo alternativa al costo di acquisto. Infine, la rivalutazione di terreni e partecipazioni è confermata a regime, con l’imposta sostitutiva aumentata al 18% a partire dal 2025.