Machine Learning Specialist: qual è il suo ruolo e quali competenze sono richieste

Negli ultimi anni anche nelle aziende italiane sta emergendo sempre più la figura del Machine Learning Specialist, vista la necessità di affrontare le sfide poste dalla trasformazione digitale in atto. Il ML Specialist, grazie alle sue competenze tecniche e di data analysis, può supportare concretamente i processi aziendali attraverso lo sviluppo di modelli predittivi ad hoc.

Ad esempio, nell’ambito della fatturazione elettronica, il machine learning risulta utile per automatizzare alcune delicate operazioni quali il riconoscimento ottico dei documenti in entrata, la classificazione automatica delle voci e il ricondizionamento alla contabilità aziendale.

Ciò permette di ottimizzare sensibilmente tempi e costi legati a queste attività, liberando risorse interne da dedicare ad attività a maggior valore aggiunto. Non sorprende quindi che, grazie anche agli incentivi fiscali introdotti, sempre più imprese stiano investendo nella figura chiave del ML Specialist per cogliere le opportunità connesse alla digitalizzazione di processi amministrativi come la fatturazione elettronica.

Il Machine Learning Specialist supporta le aziende anche nell’ambito del customer care, sviluppando assistenti virtuali addestrati tramite chatbot in grado di rispondere autonomamente alle richieste dei clienti, riducendo i tempi di attesa. La sua competenza risulta rilevante pure per analizzare big data al fine di incrementare le vendite tramite attività di marketing e comunicazione mirate, in linea con i reali bisogni e comportamenti dei consumatori.

Che cos’è il machine learning e cosa fa il Machine Learning Specialist

Il Machine Learning Specialist ricopre un ruolo chiave per sfruttare appieno le potenzialità dell’intelligenza artificiale e guidare i processi di innovazione legati ai lavori del futuro. Si occupa della progettazione e implementazione di modelli di machine learning idonei a risolvere specifiche esigenze di business, scegliendo di volta in volta l’algoritmo più adatto in base al dominio e agli obiettivi da raggiungere. Realizza quindi prototipi da integrare progressivamente nelle soluzioni aziendali.

Monitora costantemente le performance dei modelli implementati, apportando opportuni aggiustamenti al fine di guidarne l’ottimizzazione nel tempo. Ciò consente di massimizzare l’accuratezza dei risultati generati nell’esecuzione dei lavori del futuro.

Supporta inoltre le figure IT e i team di sviluppo fornendo consulenza tecnica e guidandoli nell’integrazione delle logiche di ML in maniera funzionale agli scenari operativi. La sua competenza risulta quindi sempre più strategica per trasformare le enormi potenzialità dell’intelligenza artificiale in reali vantaggi competitivi, abilitando nuove opportunità occupazionali legate alle professioni emergenti.

Il Machine Learning Specialist cura anche la formazione specifica di altre figure aziendali nella comprensione e interpretazione critica dei sistemi predittivi sviluppati, in modo da assicurare una corretta applicazione nelle attività lavorative.

Svolge un’importante funzione di storytelling dei dati, sviluppando reportistica avanzata per spiegare in modo semplice ed efficace agli stakeholder i risultati ottenuti dai modelli e stimolare una maggiore diffusione della cultura dell’AI all’interno dell’organizzazione.

Machine Learning Specialist

Machine Learning Specialist: competenze tecniche e soft skills

Le competenze tecniche e soft skills sono fondamentali per il Machine Learning Specialist a supporto dei processi decisionali sul fronte degli investimenti aziendali. A livello tecnico, è richiesta una solida formazione in programmazione utilizzando linguaggi quali Python e R, nonché familiarità con piattaforme di machine learning avanzato come TensorFlow e Keras. Requisiti indispensabili includono inoltre statistica, calcolo numerico e capacità di gestire database.

Dal punto di vista delle soft skills, risulta essenziale la capacità di teamworking data dalla natura multidisciplinare dei progetti AI. Occorre eccellere nella comunicazione efficace di concetti complessi ad attori con differenti background. Altrettanto importante è la predisposizione alla leadership nella pianificazione e supervisione di progetti data-driven volti a massimizzare il ROI degli investimenti aziendali nelle innovative soluzioni di machine learning.

Tramite il costante aggiornamento e l’applicazione sinergica di tali competenze, il Machine Learning Specialist fornisce un contributo decisivo per orientare strategicamente le scelte in ottica di crescita e competitività.

Salesforce Consultant: Principali ambiti di intervento e le attività svolte

Negli ultimi anni il ruolo del Salesforce Consultant sta assumendo una rilevanza crescente all’interno delle aziende moderne. La capacità di progettare e implementare soluzioni su misura sulla piattaforma CRM Salesforce, ottimizzandone costantemente le performance, ricopre un valore strategico nel percorso di trasformazione digitale intrapreso dalle imprese.

Grazie alle competenze tecniche e di business del Salesforce Consultant è possibile migliorare concretamente processi e flussi di lavoro, rendendoli più snelli ed efficienti. Ciò si traduce in un impatto positivo sulla produttività generale e sulla capacità di soddisfare in modo flessibile le richieste del mercato.

Non stupisce quindi che la domanda di figure professionali con questo profilo da parte del tessuto imprenditoriale sia in costante aumento. Le opportunità lavorative si moltiplicano man mano che cresce la consapevolezza, da parte delle aziende, dei vantaggi legati all’utilizzo delle moderne piattaforme digitali nelle attività d’impresa.

Integrando le potenzialità della tecnologia con una profonda conoscenza dei processi aziendali, il Salesforce Consultant si conferma una risorsa preziosa per massimizzare efficienza e flessibilità operativa, elementi sempre più cruciali per rimanere competitivi sul mercato. Non solo, la professionalità del Salesforce Consultant risulta fondamentale anche per guidare processi di cambiamento e innovazione continua, supportando le imprese ad adattare tempestivamente le proprie strategie alle evoluzioni del contesto competitivo. Grazie al contributo di queste figure dotate di solide competenze trasversali, tecnologiche e di business, le aziende possono rimanere al passo con i trend di mercato sfruttando al meglio gli strumenti digitali.

Salesforce Consultant: consulenza implementativa

La consulenza implementativa rappresenta uno dei principali ambiti di intervento del Salesforce Consultant a supporto delle attività di fare impresa.

Attraverso un’analisi accurata dei processi aziendali e delle esigenze di business, il consulente procede alla progettazione di soluzioni personalizzate all’interno della piattaforma CRM. Ciò avviene mediante l’integrazione e configurazione di applicazioni specifiche che consentono di digitalizzare e ottimizzare i flussi operativi in ottica di efficienza e competitività.

Particolare attenzione viene dedicata alla fase di requisiti, durante la quale il consulente raccoglie input dai diversi reparti al fine di mappare nel dettaglio tutti i task gestionali. Ciò permette di tradurre adeguatamente le logiche interne in termini funzionali all’interno del sistema.

Una volta completata con successo l’implementazione, il consulente provvede a fornire sessioni di training personalizzate volte a trasferire le competenze necessarie a utilizzare consapevolmente le potenzialità della piattaforma nelle attività quotidiane di fare impresa. Tale attività è mirata a generare benefici concreti per l’organizzazione attraverso un uso efficace delle moderne soluzioni digitali nella gestione dei processi decisionali.

Salesforce Consultant

Consulente salesforce: ottimizzazione ed evoluzione delle soluzioni

L’ottimizzazione ed evoluzione delle soluzioni rappresenta un’importante attività svolta dal consulente Salesforce a supporto delle esigenze delle aziende che desiderano aprire una partita IVA. Grazie a periodici interventi di monitoraggio e manutenzione applicativa, il consulente è in grado di individuare eventuali criticità prestazionali della piattaforma CRM e proporre opportuni miglioramenti. Ciò permette di sfruttare pienamente le potenzialità del sistema nel cambio di scenario.

Particolare attenzione viene inoltre dedicata all’allineamento della soluzione agli obiettivi strategici in divenire dell’azienda, suggerendo l’introduzione di funzionalità avanzate disponibili nella roadmap di prodotto.

Operazioni di upgrade dell’infrastruttura tecnologica risultano essenziali per beneficiare di tutte le innovazioni disponibili e mantenere un livello di servizio eccellente anche in ottica di crescita dimensionale e apertura a nuovi mercati, come nel caso di un’espansione dell’attività dopo aver aperto una partita IVA. Tali interventi evolutivi contribuiscono a massimizzare il valore della piattaforma CRM nel lungo periodo, adattandone costantemente le performance alle mutate esigenze gestionali.

Il consulente Salesforce supporta anche nell’addestrare il personale amministrativo sull’utilizzo delle nuove funzionalità rilasciate, al fine di sfruttarne appieno le potenzialità all’interno dei processi tipici legati alla gestione di un’attività in partita IVA, come la fatturazione elettronica. Presta inoltre consulenza per verificare l’adeguatezza periodica della piattaforma CRM rispetto a cambiamenti normativi che impattano sulle procedure amministrative, come ad esempio le novità fiscali introdotte annualmente – garantendo così la costante compliance dell’infrastruttura digitale utilizzata nell’attività in partita IVA.

Come guadagnare da casa

Oggi, grazie alla tecnologia e alla diffusione di Internet, fare impresa e guadagnare da casa è diventato sempre più accessibile. Esistono molti modi per imparare come guadagnare da casa, sia come freelance che come proprietari di un’attività online, senza dover necessariamente aprire una partita IVA. L’importante è avere a disposizione gli strumenti giusti, come ad esempio la conoscenza delle piattaforme online adatte al proprio business e la possibilità di emettere fatture elettroniche per tenere una corretta contabilità. Con l’aiuto della fatturazione elettronica, è possibile semplificare il processo di fatturazione e gestione dei pagamenti, eliminando la necessità di inviare fatture cartacee e offrendo una maggiore sicurezza.

Come guadagnare da casa

Guadagnare da casa è diventata una delle principali alternative al lavoro tradizionale negli ultimi anni. Grazie alla tecnologia e alla diffusione di Internet, è possibile lavorare da casa come freelance o avviare una propria attività online. Alcune delle opzioni più popolari per guadagnare da casa includono il freelance writing, la consulenza, il tutoring online, la gestione di un blog o di un canale YouTube, la creazione e la vendita di prodotti digitali, il trading online e molto altro.

Guadagnare da casa offre numerosi vantaggi, come la flessibilità e la libertà di lavorare quando e dove si desidera. Un sistema che permette di conciliare il lavoro con la propria vita privata e godere di maggiori opportunità di sviluppo professionale e personale. L’indipendenza consente di ridurre notevolmente i costi di gestione e di spostamento, dando così la possibilità di risparmiare tempo e denaro. Tuttavia, è importante ricordare che guadagnare da casa richiede impegno e disciplina, e che i risultati dipendono dalla propria dedizione e determinazione. Con la giusta mentalità e le giuste competenze, imparare come guadagnare da casa può diventare una scelta di successo per molte persone.

Come guadagnare da casa

Inoltre, con l’introduzione della fatturazione elettronica, è diventato ancora più facile per le persone guadagnare da casa in modo legale e sicuro. La fatturazione elettronica consente di inviare e ricevere fatture in modo rapido e conveniente, eliminando la necessità di inviare fatture cartacee. Si tratta di un sistema che offre una maggiore sicurezza in quanto consente di evitare frodi e falsificazioni di fatture. La fatturazione elettronica è diventata obbligatoria per molte attività e può essere utilizzata anche da chi guadagna da casa come freelance o come proprietario di un’attività online.

Come guadagnare online da casa

Guadagnare online da casa è un’opzione sempre più popolare tra coloro che cercano di guadagnare denaro extra o di trasformare la propria passione in un’attività a tempo pieno. Ci sono molte opportunità di guadagno online, tra cui la creazione di contenuti per i social media, il blogging, la vendita di prodotti digitali, l’affiliate marketing e la consulenza online. In particolare sempre più utenti si stanno concentrando su come guadagnare con Instagram o come guadagnare con Tik Tok, sfruttando piattaforme social popolari che permettono di ricavare introiti in modo semplice, ma ben strutturato.

Oltre a queste opzioni, ci sono anche molti siti web che offrono lavoro come i sondaggi online o la scrittura di recensioni. Tuttavia, è importante scegliere le opportunità di guadagno online con attenzione e fare attenzione alle truffe e alle opportunità che sembrano troppo belle per essere vere.

Come per qualsiasi lavoro, anche i lavori online presentano alcuni rischi. Uno dei principali rischi è quello di cadere in truffe o frodi online, dove si può essere vittime di phishing, malware o truffe online di vario tipo. Lavorare online può essere solitario e isolante, con il rischio di sentirsi disconnessi dal mondo reale. In alcuni casi, potrebbe anche esserci la mancanza di sicurezza sul posto di lavoro, ad esempio in relazione alla protezione dei dati personali e delle informazioni sensibili. Si tratta di rischi che possono essere mitigati adottando precauzioni adeguate e lavorando con le giuste conoscenze e competenze.

Sviluppatore app: partita IVA, regime fiscale e fatture elettroniche

Esperto di programmazione e informatica, lo sviluppatore app è simile al programmatore informatico, ma con qualche differenza. Per svolgere questo lavoro è necessario aprire una partita IVA, adempiere a precisi obblighi fiscali e scegliere un determinato regime fiscale in base alla natura dell’attività svolta.

Sviluppatore app: chi è e cosa fa

Esperto d’informatica, lo sviluppatore app, progetta e realizza applicazioni destinate a vari utilizzi. Dalla stampa di fotografie, a quelle utili a parcheggiare o a fare la spesa, le applicazioni oggi sono sempre più diffuse e utilizzate e si possono trovare in molti store online, gratis o a pagamento. Lo sviluppatore app può svolgere le proprie mansioni come dipendente, oppure come libero professionista.

La categoria di sviluppatori informatici non hanno una precisa disciplina fiscale. Se ne distinguono però due differenti casistiche:

  1. Sviluppatori che realizzano app per uno o più committenti – svolge attività professionale. Se continuativa deve aprire partita IVA compilando il modulo AA 9/12 e consegnarlo ad Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio della propria attività.
  2. Sviluppatori informatici che creano app per rivenderle direttamente negli store di app.

Ci sono poi sviluppatori che fanno entrambe le cose. Chi non pratica questa attività in modo continuativo, può avvalersi della prestazione occasionale. Gli sviluppatori autonomi, quando aprono partita iva devono anche scegliere il relativo e corretto codice ATECO. Per farlo possono rivolgersi direttamente ad AdE (Agenzia delle Entrate), oppure attraverso un intermediario.

Sviluppatori app e codici ATECO

Il codice ATECO cambia a seconda della professione svolta. Gli sviluppatori di app possono scegliere tra:

  • 01.00 – produzione di software non connesso all’edizione;
  • 02.00 – consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica;

La scelta deve ricadere sul codice maggiormente inerente alla propria attività. Nel dubbio è possibile chiedere consiglio ad AdE, oppure a un dottore commercialista. I soggetti che decidono di creare app e venderle direttamente negli store online, devono scegliere il codice 49.91.10, relativo al commercio elettronico diretto.

Sviluppatore app

Sviluppatori di app e regimi fiscali

Il regime fiscale determina il modo con il quale lo sviluppatore app deve pagare le tasse allo Stato. Le imposte sono applicate in base alla diversa tipologia di ricavi prodotti. In questo caso, gli sviluppatori di applicazioni sono artefici di una vera e propria attività commerciale. Quindi, lo sviluppatore che crea app  e lavoro autonomamente deve:

  • aprire partita IVA
  • scegliere il regime fiscale migliore (ad esempio quello forfettario)
  • iscriversi all’INPS.

Invece, lo sviluppatore di app che crea e rivende applicazioni deve:

Gli sviluppatori di applicazioni possono aderire sia al regime ordinario che a quello forfettario. Per quanto riguarda il secondo, presenta dei notevoli vantaggi, ma tutto dipende dal fatturato annuo che non può superare i 65.000€ annui. Inoltre, non è possibile aderire a questo regime nemmeno quando il soggetto interessato partecipa ad associazioni o imprese familiari, oppure a società di persone o Srl.

I vantaggi del regime forfettario permettono allo sviluppatore app di non applicare l’IVA sulle fatture elettroniche e l’IRPEF. Inoltre, l’imposta sostitutiva è al 15% e si abbassa al 5% per i primi 5 anni. Le tasse sono applicate sulla base del coefficiente di redditività, che per lo sviluppatore di app è del 67%.

Programmatore app e previdenza sociale

Aperta la partita IVA è necessario comunica all’INPS l’inizio dell’attività. La comunicazione è necessaria per iniziare a versare i contributi che permettono di accedere alla pensione. In regime fiscale ordinario e forfettario è possibile l’iscrizione alla Gestione Separata INPS rivolta a tutti i professionisti.

I contributi da versare per questa categoria, ammontano a 25,98% del reddito imponibile sulla base del fatturato annuo. Se il fatturato annuo è inferiore o pari a 15.953€ esiste una quota minima di contributi da versare all’INPS pari a 3.850€.

Marca da bollo virtuale: costo, validità e funzione

La marca da bollo virtuale è un modo semplice e veloce per assolvere l’imposta senza dover esser costretti a andare fisicamente in tabaccheria ad acquistare la marca cartacea. Il 14 aprile 2017 è stata introdotta, per la prima volta in Italia, la marca da bollo virtuale. Nell’ottica della digitalizzazione delle procedure, per renderle più snelle e fluide, il sistema di pagamento virtuale si è rivelato efficace e apprezzato dagli utenti. Un sistema che vuole sostituire completamente l’utilizzo del contrassegno cartaceo.

Marca da bollo virtuale: cos’è e cosa serve

La marca da bollo è un contrassegno (adesivo fino a qualche anno fa) da applicare su documenti, atti, fatture (sulle fatture elettroniche si indica solo che è soggetta) e ricevute fiscali. La versione cartacea si acquista presso qualunque tabaccaio e ricevitoria autorizzata. Nell’aspetto è simile a un francobollo e possiede valore nominale pari a 2 euro, oppure a 16 euro.

Serve a convalidare atti ufficiali o adempiere all’onere tributario in sostituzione dell’IVA qualora non esigibile. Quindi consente di versare l’imposta di bollo. La marca da bollo virtuale, al pari di quella cartacea, sostituisce l’imposta dell’IVA quando non è applicabile. Essendo virtuale è utilizzabile esclusivamente per via telematica ed è acquistabile online e non in tabaccheria.

Acquisto marche da bollo virtuali

Le marche da bollo virtuali non sono propriamente acquistate, nel senso stretto del termine. Corrispondono, piuttosto, al versamento di un determinato importo. L’importo dovuto può essere versato utilizzando un modello F24 a seguito della richiesta e dell’ottenimento dell’autorizzazione ad Agenzia delle Entrate. Il tempo massimo per assolvere a quanto dovuto è pari a 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio. La marca da bollo virtuale non ha scadenza.

Anche per quanto riguarda le fatture elettroniche, la marca da bollo virtuale può essere pagata versando l’imposta tramite il modello F24 e può essere apposta sulla e-fattura seguendo la medesima procedura.

Marca da bollo assolta in modo virtuale: le tipologie

Esistono diversi importi di marche da bollo virtuale. Le più comuni sono quelle da 2 e 16 euro stabilite dal governo Letta tramite decreto legge 43/2013. Fino ad allora le marche da bollo avevano importi inferiori, ovvero 1,81 euro e 14,62 euro.

Marca da bollo virtuale

Assolvimento marca da bollo in modo virtuale: quando è applicata

La marca da bollo virtuale è obbligatoria per tutte le fatture elettroniche e cartacee o ricevute fiscali d’importo superiore ai 77,47 euro, in quanto non soggette al versamento dell’IVA. Il DPR 642/72 impone l’obbligo del pagamento della marca da bollo per le seguenti fatture:

  1. esenti IVA
  2. emesse da soggetti che rientrano nel regime dei minimi o nel regime forfettario
  3. fuori campo IVA, ovvero in cui viene a mancare il requisito oggettivo o soggettivo
  4. fuori campo IVA per assenza del requisito territoriale
  5. non imponibili – come ad esempio la vendita di auto, navi, aerei e di ogni altro componente e/o prestazione di servizio destinati ai suddetti
  6. fatture non imponibili riguardanti servizi internazionali o relativi a scambi internazionali.

Sulle fatture relative a servizi internazionali relativi all’esportazione di merci, la marca da bollo non deve essere applicata e pagata.

Marca da bollo virtuale fattura elettronica: quando non è prevista

La legge vuole che la marca da bollo virtuale pari a 2 euro non debba essere corrisposta nei seguenti casi:

  • nelle fatture dove l’IVA risulta esposta, tuttavia la quota in esenzione non deve superare i 77,47 euro
  • fatture per esportazione di merce
  • documenti fiscali relativi a operazioni intracomunitarie
  • fatture in cui l’IVA risulta assolta in origine
  • operazioni di reverse charge

Mentre per le fatture cartacee la marca deve essere fisicamente apposta sul documento, per le fatture elettroniche basta indicare l’obbligo di versamento dell’imposta sul documento stesso inserendo il relativo valore nel campo previsto dal formato.

Infine, non è obbligatorio apporre la marca da bollo virtuale per i seguenti soggetti.

  • ONLUS con iscrizione presso l’Anagrafe dell’Agenzia delle Entrate
  • associazioni di volontariato con iscrizione presso il Registro regionale del Volontariato
  • ogni federazione sportiva ed Ente di promozione sportiva riconosciuta dal CONI

Il bollo in regime forfettario

Nel caso dei forfettari, la fattura elettronica (a meno che questa non superi l’importo di € 77,47) è sempre soggetta all’imposta di bollo di € 2,00 in quanto contiene importi esenti IVA regime forfettario (codice esenzione N2.2), di conseguenza deve sempre riportare l’indicazione.

Nel caso dei forfettari il bollo deve essere solo indicato e non addebitato, questo perché le somme che danno origine al bollo non sono anticipazioni (spese sostenute per conto del cliente art.15) ma i compensi del forfettario, come confermato dalla risposta n.248/2022 del 12 agosto dell’Ageniza delle Entrate.

Per effetto del fatto che si tratta di compensi e non di spese anticipate per conto del cliente, il bollo nella fattura elettronica di un forfettario non deve essere addebitato al cliente, qualora il bollo venisse inserito in fattura per avvalersi (senza alcun titolo) della rivalsa nei confronti del cliente, l’importo di 2 euro deve essere inserito in fattura con esenzione N2.2 (quella del regime forfettario) e sarà soggetto a tassazione (importi che concorrono all’utile), diversamente da come avviene per le anticipazioni, che non costituiscono utile d’impresa.

Le Sanzioni

I soggetti che non dovessero rispettare l’obbligo di pagamento della marca da bollo sono soggetti a sanzioni pecuniarie come stabilito dall’articolo l’articolo 23 del DPR 633/1972. Le sanzioni previste sono pari ad ammende che vanno da un 1 a 5 volte l’imposta evasa per ogni documento irregolare.

Firma elettronica qualificata: tutti i dispositivi revocati da inizio 2022

La firma elettronica qualificata è uno strumento che permette di scambiare documenti online con piena validità legale. La procedura che garantisce l’autenticità, l’integrità e la sicurezza dell’accettazione dei documenti informatici, è chiamata validazione. Tutte le persone fisiche hanno facoltà di dotarsi di FEQ (Firma elettronica qualificata). I prestatori di servizi fiduciari qualificati autorizzati da AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) possono garantire l’identità dei soggetti che utilizzano la FEQ. Da quando esiste questo strumento, esiste anche un elenco per la certificazione dei dispositivi  per la firma elettronica qualificata. Quest’anno è uscita una nuova comunicazione che revoca l’utilizzo di due secure electronic signature creation devices (SSCD) e qualified electronic signature creation devices (QSCD) dall’elenco notificato alla Commissione europea.

Firma elettronica qualificata e ANSSI

L’ANSSI, acronimo di Agenzia nazionale per la sicurezza dei sistemi informativi, è un ente francese creato allo scopo di assistere il Primo ministro nell’esercizio delle sue responsabilità in materia di difesa e sicurezza nazionale. In altre parole deve assicurare, a livello internazionale, la sicurezza dei sistemi informativi. Svolge il compito di proporre ai vari Stati dell’UE, le regole da seguire e applicare per la tutela dei sistemi dello stato e di verificarne l’applicazione. Inoltre fornisce anche un servizio di monitoraggio, rilevamento, allerta e risposta ad attacchi informatici, in particolare sulle reti statali.

Scopi e poteri conferiti grazie al Regolamento eIDAS che ha disposto, in base all’articolo 30, c1, la certificazione dei dispositivi per la firma elettronica qualificata.

Firma elettronica qualificata: dispositivi revocati

L’ANSSI ha comunicato all’AgiD che a partire dal 2023 due dispositivi utilizzati per la certificazione dei dispositivi per la firma elettronica qualificata, non saranno più validi. Si tratta di:

  • smart card di tipo Applet ID One Classic v1.01.1 en configuration CNS, Classic ou CIE chargée sur Cosmo v7.0-n Large, Standard et Basic (modes dual ou contact) sur composants NXP T;
  • smart card TS-CNS con chip NXP ASEPCOS-CNS v1.84 in SSCD configuration with patch PL07 on NXP P60D080PVG dual interface microcontroller T.

La scelta della revoca di validità è dettata dalla longevità dei due dispositivi, che ormai risultavano essere datati. In Italia il 25% dei certificati qualificati di firma digitale attivi, sono archiviati su smart card o token appartenenti alle due tipologie revocate. La revoca comporta la non validità delle firme digitali opposte con tali dispositivi a partire dal 31 dicembre 2022. La revoca comporta infatti il venir meno  della catena trust eIDAS.

Firma elettronica qualificata

Firma digitale elettronica qualificata e AgID

A seguito della comunicazione dell’ANSSI, AgID ha inoltrato la direttiva di dismissione ai prestatori di servizi fiduciari qualificati. In questo modo le Amministrazioni, le aziende e i professionisti clienti che utilizzano i dispositivi revocati, possono provvedere alla loro sostituzione in tempi brevi. Gli strumenti da sostituire devono essere rimpiazzati con dispositivi alternativi certificati e con tecnologie più innovative e recenti.

L’alternativa è rappresentata dalla firma digitale da remoto e dall’identificazione e autenticazione elettroniche che rispettino le disposizioni vigenti in materia d’identificazione elettronica e servizi fiduciari qualificati in ambito eIDAS. Per firma digitale da remoto si intende quella ottenuta usando proprio specifici strumenti di autenticazione, solitamente rappresentati dalla formula: user id+ password +OTP o telefono cellulare. Si tratta di elementi che sono in grado di generare la firma del firmatario su un dispositivo HSM. Dispositivo custodito dal certificatore (in terminologia europea, prestatore del servizio fiduciario qualificato).

ITPA: cos’è la IT Process Automation

ITPA è acronimo di IT Process Automation, vale a dire automazione dei processi. In altre parole consiste nel “meccanizzare” servizi, supporto e amministrazione IT. Un processo reso possibile grazie a diversi flussi di lavoro e che consente di ridurre i costi di gestione manuale e le tempistiche di attesa.

Servizi IT: cosa sono e come funzionano

It significa Information Technology e volendo semplificare al massimo la spiegazione, i servizi IT rappresentano soluzioni tecnologiche per problemi aziendali e organizzativi. In pratica un addetto al reparto IT si occupa di risolvere varie problematiche legate al mondo dell’informatica.

L’intero settore IT si basa su alcuni imprescindibili pilastri:

  • Governance IT – in base alle specifiche esigenze aziendali, la Governance IT è costituita da politiche delineate e processi esatti per la gestione di molti servizi interni.
  • Operazioni IT – categoria generica per il lavoro quotidiano svolto da un determinato reparto IT (ad esempio: supporto tecnico, manutenzione della rete, test di sicurezza e compiti di gestione dei vari dispositivi).
  • Hardware e infrastrutture – in questa sezione rientrano tutti i componenti fisici di un’installazione IT. È proprio in questa categoria che rientrano, ad esempio: configurazione e manutenzione di apparecchiature specifiche come router, server, apparecchiature telefoniche e dispositivi come laptop, smartphone e pad aziendali.

I servizi It abbracciano, quindi innumerevoli settori e si occupano di una moltitudine di situazioni interne a un’azienda:

  1. rispondere a richieste di assistenza
  2. gestire e monitorare i componenti hardware e software
  3. implementare nuove tecnologie
  4. eliminare i bug
  5. monitorare i livelli di conformità e sicurezza
  6. eseguire interventi di manutenzione
  7. creare processi automatici per la diagnosi e la riparazione dei problemi

Si tratta di un ambiente piuttosto complicato, ma per fortuna si avvale dell’automazione dei flussi di lavoro. L’automazione consente di risparmiare risorse, tempo e investimenti. In questo modo il personale è libero di occuparsi di altre problematiche e di seguire la gestione di altre operatività.

ITPA

ITPA: software di automazione dei processi IT

L’ITPA è possibile grazie all’utilizzo di un software in grado di connettere più sistemi, applicazioni e piattaforme. Tutta l’infrastruttura è connessa e unificata e tutti gli ostacoli comunicativi sono rimossi e bypassati.

Prima di tutto è necessario individuare un’attività da automatizzare. Una volta stabilita l’attività è possibile creare vari flussi di lavoro che includono determinate procedure pianificate in anticipo che si attivano autonomamente e automaticamente al verificarsi di specifiche condizioni (trigger). Diversi i parametri da impostare, alcuni dei quali consentono, tra le altre funzioni, d’inviare notifiche e avvisi ai livelli superiori per intervenire prontamente quando e dove necessario.

Per capire meglio di cosa si tratta, basta pensare all’automazione di un sistema per la generazione di ticket. Di fronte a una domanda frequente e costante, impostando determinati criteri, è possibile identificare ed eliminare le richieste duplicate. Le restanti domande possono poi essere smistare all’operatore di competenza in grado di risolvere il problema in questione.

ITPA: quanti e quali processi possono essere automatizzati

Le attività che possono essere automatizzate attraverso software di automazione sono molteplici:

  • verifica delle procedure di sicurezza
  • controllo della conformità alle norme sulla sicurezza sul luogo di lavoro
  • controllo della sicurezza digitale
  • monitoraggio del personale
  • monitoraggio delle prestazioni del personale
  • inventari
  • tracciamento asset
  • ecc…

L’automazione vanta numerosi benefici quali, ad esempio, processi più rapidi ed efficienti, riduzione degli errori umani, diminuzione dei costi, incremento della produttività e un’individuazione migliore e più rapida di eventuali bug dei sistemi. Inoltre, maggiore è il numero dei componenti automatizzati e maggiore è il numero delle attività che è possibile automatizzare.

BPA

Si tratta di una forma diversa di automazione. BPA è l’acronimo di Business Process Automation che comprende un insieme molto simile alla ITPA di processi e flussi di lavoro. In pratica nella BPA sono impiegati dei software che permettono di automatizzare varie transazioni e attività aziendali che richiedono molti differenti passaggi e sistemi. Il programma è solitamente collegato ad API, oppure integrato nel sistema di gestione dati dell’azienda.

RPA

RPA, ovvero automazione robotica dei processi, prevede la meccanizzazione automatica di quelle attività ripetitive che un tempo venivano svolte dagli operatori. Per fare un esempio, il semplice copia e incolla di dati da un campo all’altro, può essere automatizzato grazie all’RPA. Con il tempo le RPA si sono omologate e molti software “preconfezionati” trovano oggi impiego nelle aziende che presentano comunque infrastrutture già esistenti.

La blockchain e la conservazione digitale: integrazione e punti in comune

L’integrazione tra la blockchain e la conservazione digitale ha fatto nascere un problema normativo, piuttosto che tecnico. Si tratta di due sistemi in qualche modo compatibili, visto che la blockchain può, oggi, essere utilizzata per la conservazione digitale. Quello che manca è una normativa che ne regolarizzi l’utilizzo.

Conservazione digitale: cos’è e a cosa serve

La conservazione digitale, o preservazione digitale, è regolata dall’articolo 44 del CAD, acronimo di Codice dell’Amministrazione digitale e da altri diversi decreti successivi. Il CAD la definisce come:

L’insieme delle attività e dei processi che, tramite l’adozione di regole, procedure e tecnologie, garantiscono l’accessibilità, l’utilizzabilità (leggibilità e intelligibilità), l’autenticità (identificabilità univoca e integrità) e la reperibilità dei documenti e dei fascicoli informatici con i metadati a essi associati nel medio e nel lungo periodo, in un ambiente tecnologico presumibilmente diverso da quello originario.”

In altre parole si tratta di un insieme di attività svolte per garantire la conservazione delle informazioni in formato digitale nel tempo. Informazioni, la cui accessibilità, deve sempre essere garantita nel tempo e la cui preservazione deve essere sicura e stabile. Si tratta, quindi, di un sistema molto complesso e importante che non deve garantire solo ordine e reperibilità. La conservazione digitale deve essere anche in grado di assicurare l’integrità di ogni singolo documento archiviato. Le informazioni non devono poter essere modificate nel tempo e, all’occorrenza, devono essere facilmente recuperabili e identiche al momento in cui sono state archiviate.

La blockchain: cos’è e a cosa serve

La blockchain è un sistema ordinato di blocchi, gerarchicamente precisi, tra i quali possono avvenire scambi di natura diversa (informazioni, denaro, documenti, ecc…). Si tratta di un concetto e una spiegazione generica che vuole riassumere e semplificare un complesso meccanismo di funzionamento digitale. L’uso della blockchain è oggi molto comune e diffuso e ha riscosso un notevole successo per diversi motivi:

  • Sicurezza – all’interno della blockchain i dati non possono essere toccati e modificati senza le dovute autorizzazione da parte di tutti i blocchi che le gestiscono. Si tratta, quindi di un sistema altamente sicuro per la conservazione digitale.
  • Decentralizzazione – trattandosi di un insieme di blocchi, la blockchain non possiede un vero e proprio centro e le informazioni sono, di conseguenza, distribuite lungo tutta la sua catena, in modo ordinato e gerarchico.
  • Trasparenza – ciascuna attività svolta all’interno della blockchain è controllata e monitorata costantemente.

La blockchain

La blockchain: perché conviene

Le impressionanti caratteristiche della blockchain ne fanno uno strumento potente e versatile, impiegato in molteplici ambiti. La gestione dei documenti è sicuramente uno di questi. La gestione documentale che passa attraverso una blockchain conta diversi vantaggi:

  • Condivisione e prevenzione – i documenti presenti su una blockchain si trovano contemporaneamente su più dispositivi. Un sistema che assicura non solo una facile fruibilità del materiale, ma anche una sicurezza in più per quanto riguarda i rischi da malfunzionamenti delle macchine.
  • Gerarchia e condivisione – tutti i documenti nelle blockchain sono classificati in modo gerarchico. Un sistema che consente di capire subito quali informazioni devono essere condivise e con quali utenti. Solo utenti autorizzati potranno così trattare e lavorare le informazioni contenute nei blocchi.
  • Tracciamento – le modifiche perpetrate diventano effettive solo al coinvolgimento dei blocchi successivi. Le operazioni, pertanto, subiscono un tracciamento completo e costante.

La blockchain e la conservazione digitale: l’integrazione

La blockchain è in grado di aiutare la conservazione digitale per varie motivazioni:

  • Sicurezza e protezione dei dati – le transazioni e le varie operazioni che intercorrono fra i blocchi compositivi una blockchain, sono “marcati” in maniera univoca da un “hash”. La comunicazione è possibile solo ed esclusivamente per mezzo di una chiave private e una chiave pubblica. Il livello di sicurezza, pertanto, è molto alto.
  • Crittografia asimmetrica – assicura l’inviolabilità delle informazioni contenute nei vari blocchi. Al pari della firma digitale, la Crittografia asimmetrica garantisce che i documenti non possano assolutamente essere modificati e compromessi rispetto agli originali archiviati.
  • Validazione temporale – visto che tutte le operazioni, comprese quelle di archiviazione e modifica, sono letteralmente registrate, la blockchain assicura che ogni attività possa essere sempre controllata temporalmente. La validazione temporale è, a tutti gli effetti, una delle prime e principali caratteristiche della conservazione digitale.

Cyber crime: come possono difendersi le aziende

Il mondo della tecnologia è in continua evoluzione. Il rapporto che le persone hanno con internet è cambiato nel corso del tempo. Prima l’unica cosa di cui si dovevano preoccupare le persone erano le e-mail. Poi sono arrivate le piattaforme di social media, internet banking, smartphone, ecc… Oggi, anche il ciclo della fatturazione elettronica, che coinvolge moltissime aziende e privati, si svolge interamente online. Un’enorme quantità di dispositivi e sistemi che scambiano di continuo dati e informazioni. Informazioni che ogni giorno sono sottoposte al cyber crime che ha rafforzato la presenza online in maniera consistente negli ultimi anni. La sicurezza informatica aziendale è quindi diventata una priorità per tutti.

Cyber crime: cosa rientra in questa denominazione

Il cyber crime è inteso come reato informatico, vale a dire un’attività criminosa correlata a un sistema informatico. In questa categoria rientrano moltissimi reati, molto comuni, commessi semplicemente con l’ausilio di un computer: diffamazione, le molestie online, istigazione a delinquere, istigazione all’odio razziale, alla pedopornografia, furto di dati privati e personali, danneggiamento dati, frodi, accesso abusivo ai sistemi informativi, diffusione di codici d’accesso, falsificazione di documenti informatici, interferenza in comunicazioni telematiche, ecc… La lista è molto lunga e conta diverse attività criminali legate ai sistemi informatici. E così, mentre il commercio elettronico, diretto o indiretto continua la sua espansione e il piano di digitalizzazione aziendale nazionale sta andando avanti, aumentano anche i reati informatici e il cyber crime cresce esponenzialmente.

Crimine informatico e danni alle aziende

Il cyber crime può causare molteplici danni alle aziende. La criminalità informatica ha purtroppo il potere di rallentare o bloccare il lavoro che si traduce in perdite economiche piuttosto ingenti per molte società. Senza contare che attacchi informatici fanno perdere tempo e risorse, oltre che denaro e investimenti. Un’azienda deve infatti considerare anche il tempo impiegato dai propri dipendenti, o da specifici specialisti, per rimediare e sistemare ai danni informatici subito a seguito, ad esempio, di attacchi hacker. A causa di questo dilagante fenomeno le aziende rischiano di compromettere il proprio sviluppo, perdendo anche di credibilità, affidabilità e immagine.

Cyber crime

Cyber crime: le diverse tipologie

Esistono diversi sistemi attraverso i quali è possibile subire un cyber crime. Per citarne alcuni:

  1. Attacchi di phishing – si tratta di mail ricevute da mittenti presumibilmente affidabili, ma che in realtà sono inviate con l’unico scopo di far “abboccare pesci all’amo del pescatore”. Meglio detto, attraverso un’innocua email, o altra comunicazione fraudolente, la vittima è persuasa a fornire informazioni riservate (come, ad esempio, login e password per l’home banking, i propri dati bancari, oppure i dati della carta di credito). In alcuni casi, inoltre, il malcapitato scarica addirittura un malware che infetta il computer.
  2. Infezioni da malware – il malware è un virus che può infettare un pc o altri device. Attacca alcuni specifici file e li danneggia in modo permanente e irreparabile.
  3. Attacchi Ransomware – i virus ransomware sono, a tutti gli effetti, dei malware che operano in modo tale da poter richiedere un “riscatto”. In pratica questo virus blocca il device su cui è riuscito ad approdare in modo che l’utente non lo possa più utilizzare. Il virus manda poi un messaggio con una richiesta di riscatto che, se pagato, permette di sbloccare il device. Virus di questa natura, possono essere presi semplicemente navigando online, oppure attraverso allegati a email sospette.
  4. Scraping – di per sé lo scraping non rappresenta una vera e propria azione criminale. Il web scraping infatti consiste nel raschiare dati che sono già pubblici sul web, aggregandoli poi in database. Quello che conta però è l’utilizzo dei dati acquisiti. Possono infatti essere sfruttati per perpetrare delle truffe realizzate su misura a svariati malcapitati, oppure per creare campagne di spam e phishing, o per bypassare sistemi di sicurezza.

Cyber crime: come possono difendersi le aziende

Il cyber crime è una versa e propria piaga che minaccia la stabilità e la libertà di aziende e persone. Per contrastarlo è necessario rivolgersi a esperti del settore, utilizzare software di protezione e sicurezza specifici e soprattutto usare tanto buon senso. Essere e rimane informati costantemente sulle nuove tecniche che si sviluppano nel mondo della criminalità informatica, aiuta a prevenire moltissimi reati informatici.  È consigliato quindi fare affidamento su una realtà IT specializzata che possa garantire sistemi di sicurezza personalizzati e di alto livello, che possa garantire anche una costante gestione e un monitoraggio di qualità.

Aumentare le vendite massimizzando l’efficacia dei social media

Il mondo degli affari è in continua evoluzione. Aziende e marchi continuano ad adottare sempre nuovi metodi per soddisfare le richieste del proprio pubblico. Le esigenze dei clienti non sono mai costanti e variano di anno in anno e da persona a persona. Ogni brand deve garantire al consumatore un certo grado di soddisfazione, apportando valore aggiunto al proprio nome. Per stare dietro a tutte le novità del mercato e alla domanda crescente dei clienti, aumentare le vendite richiede però l’utilizzo d’intelligenze artificiali che supportano e massimizzano l’efficacia di una comunicazione diretta, semplice, chiara e convincente.

Aumentare le vendite: conoscere il mercato

Per aumentare le vendite, un’azienda deve conoscere molto bene le attuali richieste di mercato. In particolare, deve conoscere il proprio target di riferimento e le loro esigenze da soddisfare. Un’esigenza è sinonimo di “mancanza”, vale a dire un’assenza che può essere colmata attraverso un prodotto/servizio preciso.

Oggi, grazie alla globalizzazione, tutto (o quasi) avviene su internet. Dalle compravendite alla fatturazione elettronica, ogni passaggio dell’iter commerciale passa per un cavo di rete. I clienti sono diventati quindi il fulcro di ogni marco e di ciascuna azienda. L’adozione dell’intelligenza artificiale semplifica la comprensione dei comportamenti dei clienti, delle loro preferenze e della probabilità che acquistino un prodotto.

L’AI aiuta a far capire alle aziende, attraverso l’elaborazione di molti dati, come soddisfare le svariate esigenze dei clienti. Estratte le informazioni necessarie, un’attività può pianificare nel dettaglio la produzione e la vendita dei propri prodotti, anche attraverso un piano aziendale attento e puntuale.

IA: i vantaggi per le aziende

Le vendite sono il pilastro che sorregge qualunque azienda. Aumentare le vendite diventa quindi di fondamentale importanza per la sopravvivenza di qualsiasi attività. L’intelligenza artificiale è indispensabile a raggiungere questo scopo perché permette alle attività di entrare a conoscenza d’informazioni e particolari che altrimenti non avrebbe potuto conoscere, o per la cui raccolta avrebbe impiegato mesi, se non addirittura anni.

Inoltre, nonostante i continui cambiamenti nei comportamenti dei clienti, IA consente alle aziende di rimanere sempre aggiornate e di continuare a raccogliere dati in maniera costante.

Aumentare le vendite

Aumentare le vendite massimizzando l’efficacia dei social media

Le aziende hanno a disposizione diversi sistemi per aumentare le vendite massimizzando l’IA:

  1. Piattaforme social media – i social media hanno il potere di far conoscere a tutti un prodotto/servizio. Trasformano il mercato in una piazza globale nella quale ogni società ha il potere di raggiungere il proprio pubblico di destinazione. Potenti strumenti di marketing che suggeriscono alle aziende interessi e preferenze di migliaia di potenziali nuovi clienti. Con Facebook, ad esempio, prodotti e servizi possono essere commercializzati organicamente al proprio target perché il contenuto entra nei feed di amici, famiglie e altre persone collegate a loro nella loro rete. Il segreto, per far funzionare il passaparola digitale, è riuscire ad “umanizzare” il marchio e a renderlo facilmente accessibile a chiunque.
  2. Annunci sponsorizzati e campagne marketing – Le campagne di marketing sulle piattaforme di social media hanno fatto un ulteriore passo avanti. Gli annunci sponsorizzati su Google e su altre piattaforme come LinkedIn, YouTube, Twitter, Instagram, Facebook e altro ancora, stanno cambiando le regole del gioco. Infatti, oggi le campagne possono essere indirizzate a un pubblico specifico, colpendo proprio la fascia di target nicchia interessata. Il targeting si basa su fattori quali età, dati demografici, sesso, ecc… L’IA supervisiona gli annunci e li porta all’attenzione del pubblico giusto.

E ancora…

  1. Chatbot – progettati per comunicare con utenti umani su internet, i chatbot hanno assunto, nel corso del tempo, un ruolo sempre più importante nel commercio online. Possono svolgere funzioni specifiche e ricoprire ruoli precisi come, ad esempio, assistenti online, lead generator, bot di vendita e altro ancora. Inoltre, elevano l’esperienza del cliente a un altro livello rispondendo in base alla cronologia degli acquisti precedenti.
  2. Analisi dei dati – l’analisi può guidare saggiamente le vendite del proprio marchio. I dati delle piattaforme dei social media possono essere analizzati per vedere come si sono comportate le varie campagne. Dati che possono essere facilmente raccolti, elaborati e analizzati in pochi minuti, proprio grazie alla tecnologia IA. Dopo l’analisi, le informazioni sono utilizzate per migliorare le campagne di marketing e aumentare la disponibilità dei prodotti all’interno dei settori dei dati demografici dove c’è stata una maggiore conversione. Un “trucco” che porta, in definitiva, ad aumentare le vendite.