Decreto lavoro 2026: tutte le novità per imprese e lavoratori

Il decreto lavoro 2026, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 aprile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile — in vigore dal simbolico 1° maggio — è un intervento organico sul mercato occupazionale italiano. Con una dotazione di circa 934 milioni di euro, il provvedimento introduce misure strutturali su salari, incentivi all’occupazione, tutele per le nuove forme di lavoro digitale e contrasto al caporalato. Un pacchetto che interessa sia i lavoratori dipendenti sia le imprese, soprattutto quelle che intendono assumere in modo stabile nel 2026.

Decreto lavoro 2026 e salario giusto: addio al salario minimo legale

La misura più discussa del decreto lavoro 2026 è l’introduzione del concetto di “salario giusto”, che prende il posto del dibattuto salario minimo legale. La logica è diversa: invece di fissare per legge un importo minimo uniforme, il decreto vincola l’accesso agli sgravi contributivi per le imprese all’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative.

In sostanza, le aziende che applicano i contratti “leader” di categoria — quelli firmati dalle sigle con maggiore rappresentatività — potranno accedere ai benefici fiscali e contributivi previsti dal decreto. Chi invece applica contratti “pirata” o minimali, ne resterà escluso. Il messaggio del legislatore è netto: lo Stato riduce il costo del lavoro, ma chiede in cambio stabilità, incremento occupazionale reale e rispetto dei minimi contrattuali.

Per i CCNL scaduti da oltre un anno è previsto inoltre un meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni all’inflazione, a tutela del potere d’acquisto dei lavoratori in attesa del rinnovo contrattuale.

Decreto lavoro 2026: incentivi per assumere giovani, donne e lavoratori nel Mezzogiorno

Sul fronte degli incentivi alle assunzioni, il decreto lavoro 2026 consolida e rende strutturali misure già sperimentate negli anni precedenti. I principali benefici riguardano:

  • Bonus giovani under 35: sgravio contributivo per le imprese che assumono a tempo indeterminato lavoratori under 35 che non abbiano mai avuto un contratto a tempo indeterminato
  • Incentivi per donne in condizione di svantaggio: agevolazioni per l’assunzione di donne disoccupate, in particolare se residenti nelle regioni del Mezzogiorno o in settori con forte squilibrio di genere
  • ZES unica Mezzogiorno: potenziamento degli sgravi per le assunzioni effettuate nelle Zone Economiche Speciali del Sud Italia, con l’obiettivo di stimolare la crescita occupazionale nelle aree più fragili

Lo sgravio contributivo può arrivare fino a 800 euro al mese per lavoratore, ma è condizionato al mantenimento del posto di lavoro per un periodo minimo stabilito dal decreto.

Decreto lavoro 2026 e rider: arriva la presunzione di subordinazione

Un capitolo importante del decreto lavoro 2026 riguarda i lavoratori delle piattaforme digitali — i cosiddetti rider — con il recepimento della Direttiva UE 2024/2831. La novità più rilevante è l’introduzione di una presunzione di rapporto di lavoro subordinato tra la piattaforma e il lavoratore, in presenza di elementi come il controllo diretto della prestazione, la fissazione delle tariffe e la gestione degli orari.

Sarà la piattaforma a dover dimostrare che il rapporto non è di subordinazione, ribaltando l’onere della prova rispetto alla situazione attuale. Vengono inoltre introdotti obblighi di trasparenza algoritmica: le piattaforme dovranno rendere comprensibili ai lavoratori i criteri con cui gli algoritmi assegnano le consegne, con obbligo di supervisione umana sui sistemi automatizzati.

Sul fronte del contrasto al caporalato digitale, il decreto impone l’uso dell’identità digitale per i rider e vieta la cessione degli account professionali tra lavoratori — pratica usata per mascherare rapporti di sfruttamento.

Welfare aziendale e conciliazione famiglia-lavoro

Il decreto lavoro 2026 introduce anche uno sgravio contributivo per le imprese che ottengono la nuova certificazione UNI/PdR 192:2026, dedicata alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. La certificazione definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni che investono strutturalmente su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità oraria e continuità di carriera.

Si tratta di un’agevolazione pensata per incentivare le aziende — soprattutto le PMI — ad adottare politiche di welfare concrete, non solo formali. Un segnale normativo importante in un contesto in cui la conciliazione tra lavoro e famiglia resta uno dei principali ostacoli all’occupazione femminile.

Sicurezza sul lavoro e isopensione

Completano il quadro del decreto lavoro 2026 due ulteriori misure:

  • Sicurezza sul lavoro: rafforzamento delle tutele per i familiari dei lavoratori infortunati e misure più incisive di contrasto al caporalato nei settori agricolo e logistico, storicamente esposti al fenomeno dello sfruttamento lavorativo
  • Isopensione prorogata: viene estesa la possibilità per i lavoratori di uscire anticipatamente dal mercato del lavoro tramite lo strumento dell’isopensione, con accordo tra azienda e sindacati, in attesa di maturare i requisiti pensionistici ordinari