• Collegamento a Facebook
  • Collegamento a X
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
Informazioni e Assistenza: 02 3206 22233
FatturaPRO.click
  • La Piattaforma
    • Specifiche
    • Perché noi
    • La nostra storia
    • Cosa ci rende diversi
    • Funzionalità uniche
    • Domande frequenti
    • Prova gratuita
    • Assistenza e Contatti
  • Pensata Per
    • Arti e Professioni
      • Pensata per te, artigiano, artista, libero professionista o freelance
      • Avvocati e Studi Legali
      • Agenti di Commercio
      • Professionisti e Freelance
      • Commercialisti
      • semplice e concreta
    • Micro Imprese e PMI
      • Pensata per te, commerciante o titolare d'Impresa
      • Produttori agricoli e B&B
      • Installatori e Manutentori
      • Commercianti al dettaglio
      • Proprietari di E-commerce
      • intelligente e connessa
  • Funzionalità
    • Fatturazione Elettronica
    • Corrispettivi Telematici
    • Conservazione a Norma
  • Prezzi
  • Da Sapere
    • Novità e Guide
      • Blog
      • Guida Regime Forfettario 2024
      • Guida E-commerce 2024
    • Risorse e Storie
      • Approfondimenti
      • Dizionario
      • Storie di ordinaria contabilità
  • Prova Gratis
  • Accedi
  • Menu Menu

Archivio per categoria: Conservazione

Sei in: Home1 / Conservazione

ROA

2 Febbraio 2026/in Conservazione
Continua a leggere
https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png 0 0 Angelo Aiello https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png Angelo Aiello2026-02-02 15:31:482026-02-02 15:31:48ROA

ROE

27 Gennaio 2026/in Conservazione
Continua a leggere
https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png 0 0 Angelo Aiello https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png Angelo Aiello2026-01-27 09:30:062026-01-27 09:30:43ROE

DSCR

20 Gennaio 2026/in Conservazione
Continua a leggere
https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png 0 0 Angelo Aiello https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png Angelo Aiello2026-01-20 09:11:012026-01-20 09:11:01DSCR

Arriva il nuovo Cash flow di FatturaPRO.click!

13 Gennaio 2026/in Conservazione

La vita dell’imprenditore di oggi è molto intensa, scandita da clienti da soddisfare, fornitori da gestire e scadenze sempre dietro l’angolo. In mezzo a questo caos produttivo, arriva il momento della verità: i conti.  Posso pagare i miei fornitori? Ho abbastanza liquidità per affrontare una spesa che ho preventivato? Ci sono dei clienti di lunga data fedeli ma discontinui nei pagamenti? Non è certamente possibile avere un quadro preciso di tutto questo senza un degno alleato: il cash flow. 

Cos’è il cash flow? 

 

Se cercassimo di dare una definizione accademica diremmo che il cash flow rappresenta il flusso effettivo di denaro che entra e esce dall’azienda in un determinato periodo, distinguendosi dall’utile contabile perché considera solo la liquidità reale disponibile. Entrate da clienti, incassi e finanziamenti si confrontano con uscite per fornitori, personale, tasse e investimenti, offrendo una fotografia immediata della salute finanziaria operativa.

Parlando del cash flow in termini più realistici, invece, possiamo dire che rappresenta uno strumento fondamentale per l’imprenditore, non un’ astrusa voce contabile, ma il vero battito cardiaco dell’azienda, quel flusso di denaro reale che entra dalle vendite e esce per stipendi, bollette, mutui.

Per l’imprenditore, capirlo non è un esercizio teorico, ma una questione di sopravvivenza, sapere esattamente quando la cassa si riempie o si svuota per prendere decisioni immediate, senza sorprese.

Monitorarlo diventa allora un’abitudine salvavita: un semplice prospetto settimanale ti può dire se dovresti accelerare gli incassi, rinegoziare termini con i fornitori o mettere in pausa spese non essenziali. È il timone che trasforma l’incertezza della vita imprenditoriale in controllo concreto, tra un caffè e la prossima riunione.

Arriva il nuovo cash flow di FatturaPRO.click!

 

Noi di FatturaPRO.click sappiamo quanto sia importante una corretta gestione dei dati e quanto sia importante che venga fatta in modo semplice e chiaro, evitando di perdere tempo prezioso ma, soprattutto, arrivando ad avere un dato chiaro e comprensibile. 

Proprio per questo motivo il team di sviluppo, a seguito delle esigenze che avete riportato, ha riscritto completamente il vecchio cash flow e oggi ne propone uno totalmente diverso da prima.

Quello che bisognerà fare per accedervi è andare nella sezione gestione impresa del menù di sinistra e cliccare sulla voce cash flow.                                                            

Una volta entrati si ha subito a disposizione un overview intuitiva su quello che è l’incassato attuale, ciò che c’è  da incassare e la previsione a 30/60/90 giorni. 

I grafici sottostanti mostrano l’andamento della liquidità reale e prevista oltre che le entrate e uscite previste. Il tutto è anche filtrabile tramite i menù a tendina di categoria, stato e conto. 

Uno strumento flessibile e alla portata di tutti, esportabile in csv per permetterti di lavorare i tuoi dati come meglio preferisci. 

Il continuo confronto con tutti voi guida continuamente il nostro lavoro, perché un software non vale nulla se non risolve i problemi reali di chi apre l’azienda ogni mattina. Provate la nuova sezione cash flow: è pensata per voi, da chi capisce esattamente cosa significa essere un  imprenditore.

Per qualsiasi dubbio o chiarimento il team di supporto è sempre a disposizione per aiutarvi ad utilizzare al meglio questa nuova funzionalità. 

https://fatturapro.click/wp-content/uploads/2026/01/cash-flow-blog.png 1260 2240 Angelo Aiello https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png Angelo Aiello2026-01-13 12:11:512026-01-13 12:11:51Arriva il nuovo Cash flow di FatturaPRO.click!

Utile netto

13 Gennaio 2026/in Conservazione
Continua a leggere
https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png 0 0 Angelo Aiello https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png Angelo Aiello2026-01-13 11:45:372026-01-13 21:30:55Utile netto

Compensi Professionisti dalla PA: cosa bisogna sapere?

12 Gennaio 2026/in Conservazione

I compensi professionisti dalla PA rappresentano uno dei principali flussi di reddito per liberi professionisti, consulenti, ingegneri, architetti e altre categorie che prestano servizi alle amministrazioni pubbliche. A partire dal 15 giugno 2026, l’ambito normativo relativo ai compensi professionisti dalla PA avrà significativi cambiamenti introdotti dalla riforma della trasparenza amministrativa e dalla revisione dei criteri di determinazione degli importi. Queste novità rispecchiano l’obiettivo di garantire equità retributiva, tracciabilità dei flussi di denaro pubblico e conformità ai principi europei di libera concorrenza e trasparenza. Per professionisti e studi professionali che operano in rapporto con il settore pubblico, comprendere dettagliatamente le nuove normative relative ai compensi professionisti dalla PA, le modalità di fatturazione, i vincoli di importo e le implicazioni fiscali è essenziale per conformarsi agli obblighi normativi e pianificare correttamente i ricavi. 

Compensi professionisti dalla PA: il quadro normativo di riferimento

La disciplina dei compensi professionisti dalla PA è stata storicamente caratterizzata da una certa discrezionalità amministrativa, causando disparità significative tra enti pubblici e rischi di corruzione. Il nuovo quadro normativo, pur mantenendo la base giuridica nella legge 190/2012 (Legge Anticorruzione) e successive integrazioni, ha introdotto standard più rigidi e trasparenti. Una delle principali innovazioni è l’obbligo, a partire dal 15 giugno 2026, per le amministrazioni pubbliche di pubblicare su piattaforme dedicate (quali il Portale Trasparenza ANAC – Autorità Nazionale Anticorruzione) i dati relativi ai compensi professionisti dalla PA, compresi i nominativi dei professionisti incaricati, i compensi lordi e netti, la natura della prestazione, e la durata dell’incarico.

Questa trasparenza radicale comporta molteplici effetti: garantisce cittadini e stakeholder della corretta allocazione delle risorse pubbliche, espone amministrazioni a scrutinio sui criteri di selezione e compensazione (riducendo favoritismi), e crea un database pubblico consultabile che favorisce la determinazione di prezzi di mercato per le diverse prestazioni professionali. Per i professionisti, questa visibilità implica comparabilità dei compensi: se un professionista ha ricevuto un compenso significativamente inferiore a colleghi per medesime prestazioni, ciò diventa evidente e contestabile.

Criteri di determinazione e limiti massimi

I compensi professionisti dalla PA non sono più determinabili con assoluta libertà dalle amministrazioni, ma devono attenersi a parametri specifici. Per incarichi di consulenza legale, contabile, fiscale, ingegneristica e altre specialità, le amministrazioni devono riferirsi a tabelle di riferimento elaborate da ANAC oppure da organismi professionali riconosciuti (albi, ordini professionali). Queste tabelle forniscono intervalli di compenso minimo e massimo per diverse tipologie di prestazione, calcolati sulla base di criteri quali la complessità della materia, l’urgenza dell’incarico, il livello di specializzazione richiesto e la durata prevista.

Ad esempio, per un incarico di consulenza legale su questioni di diritto amministrativo, la tabella ANAC potrebbe indicare un range di 100-200 euro all’ora, o un importo fisso di 5.000-10.000 euro per il progetto, a seconda della strutturazione. I compensi professionisti dalla PA nel nuovo regime non possono scendere significativamente al di sotto del minimo tabulare, pena l’esposizione dell’amministrazione a reclami e rischi legali di ricorso da parte di professionisti esclusi o sottopagati. Allo stesso tempo, un compenso superiore al massimo tabulare è eccezionale e richiede motivazione specifica nel provvedimento di incarico, riducendo così l’arbitrio amministrativo e i favoritismi.

Obblighi di tracciabilità e fatturazione elettronica 

Una conseguenza diretta della normativa sui compensi professionisti dalla PA è l’obbligo stringente di tracciabilità dei pagamenti. Tutte le amministrazioni pubbliche devono operare esclusivamente tramite bonifico bancario tracciato, senza possibilità di contanti o assegni. Inoltre, la fatturazione verso la PA deve avvenire rigorosamente in forma elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SdI) secondo le specifiche tecniche della Fattura Elettronica, includendo codice fiscale della PA destinataria, CIG (Codice Identificativo Gara) ove applicabile, e ogni altro dato richiesto. La mancata conformità a questi requisiti comporta rigetto della fattura, blocc del pagamento e necessità di correzioni, causando ritardi e aggravi amministrativi.

Il professionista che emette fattura verso la PA deve inoltre assicurarsi che l’importo sia coerente con quanto indicato nel contratto o nell’incarico sottoscritto con la PA, evitando fatturazioni “creative” o aumentate rispetto all’accordo, che comporterebbero contestazioni e rifiuti di pagamento. I compensi professionisti dalla PA sono soggetti a ritenute d’acconto (solitamente 20% per redditi professionali, con possibili varianti per enti specifici), per cui il professionista deve indicare chiaramente in fattura l’importo lordo, l’importo della ritenuta, e l’importo netto che sarà effettivamente versato.

Compensi professionisti dalla PA: implicazioni fiscali e contabili

Dal punto di vista fiscale, i compensi professionisti dalla PA sono assoggettati alle medesime logiche tributarie dei compensi da clientela privata. Per professionisti in regime ordinario, i compensi concorrono alla formazione del reddito professionale dichiarato nella Sezione I (redditi da lavoro autonomo) del Modello Redditi. Per professionisti in regime forfettario (flat tax), i compensi PA rientrano nel calcolo del limite dei 65.000 (oppure 100.000 euro per specifiche categorie) euro di ricavi lordi oltre il quale si è obbligati all’uscita dal regime.

I compensi professionisti dalla PA, anche se tracciati e sottoposti a ritenuta direttamente in busta, generano obblighi di documentazione: copia della fattura emessa, copia della quietanza di pagamento, e della comunicazione relativa alla ritenuta d’acconto (modello 770). Per professionisti che operano tramite studio associato o forma societaria, i compensi professionisti dalla PA concorrono al reddito della società e sono soggetti a IRES. Infine, ai fini IVA, i compensi per prestazioni di servizi verso la PA sono generalmente soggetti a IVA al 22% (o aliquota specifica per la natura della prestazione), salvo eccezioni e regime di reverse charge in specifici casi.

Piattaforme di trasparenza e monitoraggio

Le amministrazioni pubbliche devono pubblicare i dati sui compensi professionisti dalla PA su piattaforme dedicate, in primo luogo il Portale Trasparenza ANAC (portaletraspparenza.anticorruzione.it). Questi dati sono accessibili pubblicamente, consentendo a chiunque (cittadini, associazioni professionali, altri professionisti) di consultare gli importi pagati per specifiche prestazioni presso determinati enti. Questa trasparenza ha generato un significativo miglioramento della comprensione del mercato dei servizi professionali verso la PA: diventano evidenti i costi standard per un progetto di ingegneria, una consulenza legale, un audit, facilitando benchmark e accountability.

Per il professionista, questa visibilità pubblica rappresenta al contempo un vantaggio e una pressione: da un lato, può utilizzare i dati accessibili per negoziare compensi equi (“l’amministrazione X ha pagato 15.000 euro per una prestazione simile”); dall’altro, compensi eccessivamente bassi diventano pubblici e possono esporre il professionista a critiche di mercato o sospetti di dumping competitivo. Le piattaforme ANAC e gli open data sulla trasparenza sono diventati strumenti di intelligence competitiva importanti per studi professionali che operano sistematicamente verso il settore pubblico.

Tempi di pagamento e normativa SEPA

Un aspetto critico dei compensi professionisti dalla PA riguarda i tempi di pagamento. La normativa europea e italiana (Direttiva 2011/7/UE, Decreto Legislativo 231/2002) fissa termini massimi di pagamento dalle amministrazioni pubbliche: ordinariamente 30 giorni dalla ricezione della fattura, estendibili a 60 giorni in casi eccezionali debitamente motivati. Tuttavia, in pratica molte amministrazioni eccedono questi termini, causando tensioni di liquidità significative per studi professionali.

I compensi professionisti dalla PA, una volta fatturati, comportano il costo del finanziamento del credito verso l’ente pubblico per i giorni di ritardo. Alcuni professionisti ricorrono a cessione del credito o factoring per ottenere liquidità immediata, accettando una commissione del 2-5% sull’importo. La normativa prevede il diritto a interessi di mora (attualmente circa 8% annuo) in caso di ritardo oltre i termini legali, ma il ricorso a questi è complicato e raramente praticato. Per il professionista, la gestione della tesoreria diviene cruciale quando si opera con la PA, richiedendo un fondo di liquidità robusto e pianificazione accurata del ciclo di cassa.

Compensi professionisti dalla PA: strategie di ottimizzazione e prospettive future

Per massimizzare l’opportunità dei compensi professionisti dalla PA mantenendo compliance normativa, gli studi professionali dovrebbero adottare strategie consapevoli. Primo, specializzazione su ambiti dove la PA ha bisogni ricorrenti e significativi (diritto amministrativo, progettazione ingegneristica, audit contabile), dove i compensi tendono a essere più elevati e la domanda stabile. Secondo, costruzione di reti relazionali con amministrazioni pubbliche chiave, sviluppando reputazione di affidabilità e qualità che consenta negoziazioni di compensi superiori ai minimi tabulari.

Terzo, uso strategico dei dati di trasparenza ANAC per identificare amministrazioni con maggiore capacità di spesa e per comparare i propri compensi con la media di mercato, facilitando aggiustamenti al rialzo ove necessario. Quarto, automazione amministrativa e standardizzazione di processi (fatturazione, tracciamento, reporting fiscale) per ridurre costi interni e aumentare marginalità. Prospetticamente, la trasparenza dei compensi professionisti dalla PA continuerà a crescere, con possibili ulteriori piattaforme digitali dedicate e integrazione con sistema di ranking di qualità, spingendo verso una competizione sempre più basata su merito e servizio anziché su relazioni informali.

https://fatturapro.click/wp-content/uploads/2026/01/blog-pa-.png 1260 2240 Angelo Aiello https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png Angelo Aiello2026-01-12 19:44:572026-01-13 14:59:47Compensi Professionisti dalla PA: cosa bisogna sapere?

Novità IRPEF 2026: Scaglioni e Detrazioni

6 Gennaio 2026/in Conservazione

L’IRPEF 2026 rappresenta una delle riforme fiscali più significative degli ultimi anni, consolidando e ampliando gli interventi sulla tassazione personale introdotti a partire dal 2025. Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, approvata dal Consiglio dei Ministri il 17 ottobre 2025, il sistema IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) subisce una trasformazione strutturale orientata a semplificare la progressività tributaria, ridurre il carico fiscale sui redditi medi e introdurre meccanismi di maggiore equità per i contribuenti ad alto reddito. L’IRPEF 2026 elimina la complessità della precedente struttura a quattro aliquote, sostituendola con un sistema triplo che mira a migliorare trasparenza e prevedibilità del carico tributario. Contemporaneamente, la riforma introduce limitazioni alle detrazioni per redditi superiori a 200.000 euro, perseguendo un obiettivo di progressività tributaria e redistribuzione. Comprendere nei dettagli come l’IRPEF 2026 modifica il calcolo delle imposte, chi beneficia maggiormente della riforma e come pianificare correttamente la dichiarazione dei redditi è essenziale per lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati e imprese individuali.

IRPEF 2026: La Nuova Struttura a Tre Scaglioni e l’Aliquota Ridotta

La principale novità dell’IRPEF 2026 è la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione, dal 35% al 33%, mantenendo inalterati il primo scaglione (23% fino a 28.000 euro) e il terzo scaglione (43% oltre 50.000 euro). Questa riforma, disciplinata dall’articolo 11 comma 1 lettera b del DPR 917/1986 (TUIR), consolida l’eliminazione del quarto scaglione e crea una struttura tributaria più snella. La scelta della riduzione dal 35% al 33% risponde a un doppio obiettivo: alleggerire il carico fiscale per la fascia media della popolazione, dove si concentrano la maggior parte dei lavoratori dipendenti e autonomi italiani, e mantenere una progressività tributaria che non penalizzi eccessivamente i redditi superiori.

Per illustrare l’impatto pratico dell’IRPEF 2026, si consideri un contribuente single con reddito complessivo di 40.000 euro lordi. Nel sistema precedente, l’aliquota marginale del 35% sul reddito tra 28.000 e 40.000 euro (pari a 12.000 euro) comporterebbe un’imposta aggiuntiva di 4.200 euro. Con l’IRPEF 2026, la medesima porzione di reddito è tassata al 33%, determinando un’imposta di 3.960 euro, con un risparmio netto di 240 euro. Per redditi nella fascia 40.000-50.000 euro, il beneficio si amplia ulteriormente. Questa riduzione, seppur modesta sul singolo periodo d’imposta, genera significativi effetti cumulativi pluriennali e rappresenta un riconoscimento della pressione economica affrontata dalle classi medie italiane a fronte di inflazione, aumento costi energetici e spese sanitarie.

Il Sistema Progressivo a Tre Scaglioni

La struttura completa dell’IRPEF 2026 è organizzata su tre scaglioni di reddito con aliquote marginali crescenti:

Primo scaglione: redditi fino a 28.000 euro, tassati al 23%. Questa è l’aliquota minima applicata a tutti i redditi IRPEF, rappresentando il nucleo fiscale per la generalità dei contribuenti.

Secondo scaglione: redditi da 28.001 a 50.000 euro, tassati al 33% (ridotto dal precedente 35%). Questo scaglione interessava il numero maggiore di contribuenti italiani, rappresentando approssimativamente il ceto medio impiegatizio, artigianale e commerciale.

Terzo scaglione: redditi oltre 50.000 euro, tassati al 43%. Questa aliquota massima rimane invariata, mantenendo la progressività tributaria su redditi più elevati.

L’IRPEF 2026 applica il calcolo progressivo per cui ogni porzione di reddito è tassata secondo la relativa aliquota marginale. Ad esempio, un contribuente con 55.000 euro di reddito imponibile sottopone i primi 28.000 euro al 23%, i successivi 22.000 euro al 33%, e i rimanenti 5.000 euro al 43%, per un’imposta totale calcolata progressivamente. Questo meccanismo, noto come “sistema progressivo per scaglioni”, assicura che l’aliquota media di tassazione rimane inferiore all’aliquota marginale, preservando equità e incentivi al lavoro.

IRPEF 2026: Limitazioni alle Detrazioni per Redditi Elevati

Una misura complementare e meno nota dell’IRPEF 2026 riguarda la restrizione delle detrazioni fiscali per contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro. Specificamente, la riforma introduce il comma 5-bis all’articolo 16-ter del TUIR, che riduce di 440 euro le detrazioni al 19% per oneri rientranti nel campo di applicazione dell’articolo 15 del medesimo codice, con alcune esclusioni fondamentali.

Le detrazioni interessate dal taglio sono quelle relative a oneri detraibili al 19% come:

  • Interessi passivi sui mutui (escluse le spese sanitarie)
  • Canoni di locazione
  • Premi di polizze assicurative (eccetto calamità)
  • Contributi previdenziali volontari
  • Spese per servizi scolastici
  • Erogazioni liberali a partiti politici e fondazioni (ai sensi dell’articolo 11 DL 149/2013)
  • Premi di assicurazione per rischi di calamità naturali (articolo 119 DL 34/2020)

Rimangono escluse dal taglio le spese sanitarie (articolo 15 comma 1 lettera c), considerato il principio fondamentale di tutela della salute, nonché alcuni oneri di importanza strategica. Il meccanismo opera come segue: un contribuente con reddito di 220.000 euro che sostiene 10.000 euro di oneri detraibili al 19% avrebbe normalmente una detrazione di 1.900 euro. Con l’IRPEF 2026, la detrazione viene ridotta di 440 euro, portandosi a 1.460 euro, aumentando l’imposta complessiva di 440 euro.

Impatto Sulla Pianificazione Fiscale e Dichiarazione dei Redditi

Per i contribuenti, l’IRPEF 2026 comporta significative implicazioni sulla pianificazione fiscale e sulla dichiarazione dei redditi. I lavoratori dipendenti beneficiano della riduzione dell’aliquota del 23% sul secondo scaglione, con un effetto positivo particolarmente rilevante per chi percepisce stipendi nella fascia 30.000-45.000 euro lordi. Tuttavia, il beneficio è parzialmente compensato da possibili riduzioni delle detrazioni per lavoro dipendente qualora il datore di lavoro non aggiorni prontamente i conguagli fiscali nelle buste paga.

I pensionati beneficiano della medesima riduzione aliquotale, con un impatto positivo che può raggiungere 400-600 euro annui per redditi pensionistici compresi nella fascia del secondo scaglione. L’IRPEF 2026 mantiene e rivaluta annualmente la detrazione specifica per pensionati, assicurando una progressiva protezione di questa categoria.

Gli autonomi e professionisti non soggetti a regime forfettario subiscono direttamente gli effetti dell’IRPEF 2026 sul reddito netto dichiarato. Una riduzione dell’aliquota marginale dal 35% al 33% su redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro rappresenta uno stimolo di circa 600-1.500 euro annui a seconda del livello reddituale. Per autonomi con redditi superiori a 50.000 euro, l’effetto benefico è eliminato, ma rimangono interessati dal taglio delle detrazioni se in fascia di reddito >200.000 euro.

Per i contribuenti ad alto reddito (oltre 200.000 euro), l’IRPEF 2026 introduce una contromisura con il taglio di 440 euro alle detrazioni al 19%, effetto che si somma all’aliquota marginale del 43% già vigente. Questo meccanismo persegue un obiettivo di progressività: il beneficio netto della riduzione al 33% è concentrato nei redditi medi, mentre per i redditi alti il vantaggio è parzialmente eroso dal taglio detrazioni.

IRPEF 2026: Detrazioni per Lavoro Dipendente e Pensioni

L’IRPEF 2026 mantiene e rivaluta annualmente le detrazioni per lavoro dipendente e pensioni secondo criteri di rivalutazione inflazionistica. La detrazione base per lavoro dipendente rimane articolata in funzione del reddito e del tipo di lavoro, assicurando protezione ai redditi più bassi. Specificamente, la normativa conferma le fasce di detrazione progressive: importi maggiori per redditi fino a 8.000 euro, fascia media per redditi 8.000-35.000 euro, fascia ridotta per redditi oltre 35.000 euro.

L’IRPEF 2026 introduce un elemento innovativo con il “bonus dipendenti” (credito d’imposta transitorio) destinato a lavoratori dipendenti e pensionati con redditi compresi tra 13.000 e 20.000 euro, inteso come misura di ulteriore supporto ai ceti medio-bassi. Questo credito aggiuntivo si somma alle detrazioni ordinarie, generando un beneficio ulteriore di circa 100-200 euro annui per la categoria target.

<b>Adempimenti e Tempistiche

L’IRPEF 2026 entra in vigore il 1° gennaio 2026 e si applica a tutti i redditi percepiti a partire da tale data. I datori di lavoro e i sostituti d’imposta devono adeguare immediatamente i sistemi di calcolo delle ritenute, applicando le nuove aliquote e le nuove detrazioni dal primo stipendio o pensione di gennaio. Per i lavoratori autonomi e professionisti, l’applicazione dell’IRPEF 2026 avviene in sede di dichiarazione dei redditi annuale (<a>f=”https://fatturapro.click/dizionario/dichiarazione-iva/”>dichiarazione IVA, modello Redditi, o equivalente), con obbligo di adeguamento delle previsioni di acconti fiscali per il 2026.

I contribuenti dovrebbero verificare prontamente il calcolo delle ritenute in busta paga a gennaio 2026, notificando anomalie a datori di lavoro e sostituti. Studi di commercialisti e professionisti di settore rimangono disponibili per effettuare simulazioni personalizzate sull’impatto della IRPEF 2026 su situazioni reddituali specifiche. Infine, l’IRPEF 2026 mantiene e rafforza l’interazione con altri benefici fiscali (detrazioni familiari, detrazioni spese sanitarie, crediti per figli), richiedendo una visione olistica della dichiarazione dei redditi per massimizzare la riduzione complessiva del carico tributario.

https://fatturapro.click/wp-content/uploads/2026/01/irpef-2026-blog.png 1260 2240 Angelo Aiello https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png Angelo Aiello2026-01-06 10:42:362026-01-05 17:43:17Novità IRPEF 2026: Scaglioni e Detrazioni

SROI

5 Gennaio 2026/in Conservazione
Continua a leggere
https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png 0 0 Angelo Aiello https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png Angelo Aiello2026-01-05 17:21:122026-01-05 17:21:12SROI

Finanziamento Startup impatto sociale: fonti e opportunità

29 Dicembre 2025/in Conservazione

Il finanziamento startup impatto sociale rappresenta un’opportunità strategica in crescente espansione nel panorama economico italiano ed europeo, alimentato da una convergenza tra politiche pubbliche orientate alla sostenibilità e investimenti privati guidati da criteri ESG (Environmental, Social, Governance). Le startup a impatto sociale – spesso costituite da giovani imprenditori o spin-off del Terzo Settore – affrontano sfide complesse: rispondere a bisogni collettivi concreti (inclusione, salute, sostenibilità, cultura, coesione territoriale) mantenendo al contempo un modello di business economicamente sostenibile e innovativo. In Italia, secondo il Social Innovation Monitor, si contano oltre 600 startup innovative a significativo impatto sociale, pari a circa il 6% del totale, percentuale raddoppiata dal 2020. Comprendere le dinamiche del finanziamento startup impatto sociale, le fonti disponibili, i requisiti di bancabilità e le buone pratiche rappresenta la chiave di volta per trasformare visioni imprenditoriali sociali in progetti finanziabili e scalabili.

Finanziamento Startup impatto sociale: le fonti pubbliche disponibili

Il panorama delle fonti pubbliche per il finanziamento startup impatto sociale è oggi particolarmente ricco e articolato. Innanzitutto, i Fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), in particolare le Missioni 4 e 5, dedicano risorse significative a progetti di rigenerazione urbana, inclusione sociale, occupazione giovanile e femminile, digitalizzazione delle competenze e potenziamento dei servizi socio-educativi. Molti avvisi PNRR prevedono il coinvolgimento diretto di imprese sociali, cooperative e startup innovative, con percentuali di cofinanziamento pubblico talvolta fino al 90% degli investimenti ammissibili. Questa disponibilità di risorse rappresenta un’occasione senza precedenti, poiché il PNRR rimane operativo fino al 2026, con scadenze sfalsate per diverse linee di finanziamento.

Il Fondo Impresa Donna e ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero (gestiti da Invitalia) offrono finanziamenti dedicati alle startup innovative femminili e giovanili, compresi progetti a forma societaria sociale, con un mix di finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto. Questi strumenti, attivi su tutto il territorio nazionale, possono coprire fino al 90% degli investimenti ammissibili per progetti fino a 3 milioni di euro con rimborsi decennali a tasso zero. Infine, Social Impact Italia, programma di investimento congiunto di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) con il Fondo Europeo per gli Investimenti e la Banca Europea degli Investimenti, dispone di 100 milioni di euro per lo sviluppo della finanza inclusiva, sostenendo intermediari specializzati (microcredito, venture social) e fondi orientati all’imprenditoria sociale.

Gli investitori privati e i fondi ESG

Parallelamente alle fonti pubbliche, il finanziamento startup impatto sociale beneficia di una crescente attenzione di investitori privati orientati a criteri ESG e impact investing. Fondi di venture capital “impact”, fondazioni, family office e piattaforme di venture philanthropy forniscono capitali “pazienti” (con orizzonti di investimento medio-lunghi) e consulenza strategica, operando con modelli ibridi tra finanza tradizionale e filantropia. In Italia si segnalano numerosi fondi di impact investing specializzati, spesso collegati a fondazioni bancarie, che si concentrano su imprese sociali ad alto potenziale di crescita.

L’appetibilità del finanziamento startup impatto sociale presso investitori privati è legata principalmente a due fattori: la misurabilità dell’impatto (tramite KPI chiari e metodologie consolidate come SROI – Social Return on Investment) e la credibilità del modello economico. Investitori ESG considerano le startup sociali come opportunità di investimento competitiva a livello di rendimenti finanziari, proprio perché la mission sociale spesso corrisponde a riduzione di rischi reputazionali, accesso a mercati in crescita e maggiore resilienza nei cicli economici. Per le startup, ciò significa che un buon progetto di finanziamento startup impatto sociale non è semplicemente un’elemosina, bensì un’investimento calcolato in cui il rendimento sociale e quello economico procedono di pari passo.

Finanziamento Startup impatto sociale: la bancabilità e i requisiti fondamentali

Costruire un progetto realmente finanziabile nel finanziamento startup impatto sociale richiede il soddisfacimento di requisiti fondamentali di “bancabilità”. Primo, la definizione di una Theory of Change esplicita, che articoli chiaramente i bisogni da affrontare, gli interventi previsti e gli impatti attesi a breve e lungo termine. Secondo, lo sviluppo di indicatori chiave di performance (KPI) che misurino concretamente gli output e outcome sociali/ambientali, evitando affermazioni generiche. Terzo, la redazione di un business plan sostenibile credibile dal punto di vista economico anche in assenza di profitto immediato, con proiezioni pluriennali dettagliate.

Quarto, la progettazione di un modello di ricavi diversificato, eventualmente ibrido, che combini fee per servizi, donazioni, partnership pubblico-private e altre fonti. Quinto, la trasparenza nella governance con meccanismi di accountability verso stakeholder (soci, finanziatori, comunità beneficiarie). Gli istituti di credito e gli investitori istituzionali esaminano il finanziamento startup impatto sociale su basi sia quantitative (solidità del piano economico-finanziario, analisi di mercato, indicatori come ROI o DSCR) che qualitativetrà (impatto misurabile e duraturo, qualità del team, solidità della struttura societaria). Un buon progetto di finanziamento startup impatto sociale dimostra insieme sostenibilità finanziaria e valore sociale concreto.

Il Business Plan integrato

Il business plan di una startup sociale deve integrare elementi tradizionali ed elementi specifici dell’impatto. Deve includere un’analisi articolata dei beneficiari target e delle esigenze/vulnerabilità sociali cui il progetto intende rispondere; i risultati attesi (outcome) e gli indicatori di impatto con cui saranno misurati gli effetti; una pianificazione della sostenibilità post-progetto tramite continuazione dei servizi oltre la fase finanziata, replicabilità territoriale del modello, o cofinanziamenti ulteriori; le alleanze strategiche attivate (reti di economia sociale, partnership con enti pubblici locali, università, fondazioni) che rafforzano l’ecosistema del progetto.

Nel finanziamento startup impatto sociale su bandi PNRR, ad esempio, vengono premiati progetti in grado di attivare empowerment locale, rigenerare spazi pubblici in disuso, offrire formazione per l’inclusione lavorativa e migliorare la sostenibilità energetica. Presentare un concept progettuale corredato da un chiaro diagramma di Theory of Change e da un sistema di metriche ben strutturato spesso impressiona positivamente enti pubblici e fondazioni, dimostrando che il team comprende chiaramente come il progetto produrrà gli effetti desiderati. Il business plan a impatto diventa quindi non solo uno strumento di pianificazione interna, ma un biglietto da visita efficace verso investitori e commissioni di valutazione.

Finanziamento Startup impatto sociale: settori prioritari e opportunità

Nel panorama del finanziamento startup impatto sociale, alcuni ambiti risultano particolarmente strategici e attraenti sia per la finanza pubblica che per gli investitori ESG. Tra questi: innovazione sociale e culturale (soluzioni creative a problemi sociali, servizi culturali inclusivi); economia circolare e rigenerazione urbana (recupero di spazi e materiali, sviluppo sostenibile); salute mentale e comunità inclusive (strumenti per il benessere psicologico, servizi per categorie fragili); servizi digitali per l’inclusione (piattaforme che riducono il divario digitale); agricoltura sociale e food sustainability (iniziative agroalimentari che uniscono inserimento lavorativo, educazione ambientale, filiere sostenibili).

Numerose call europee – da Horizon Europe al programma EaSI, fino a Interreg – finanziano progetti pilota in questi settori, privilegiando partenariati transnazionali e modelli replicabili su larga scala. Per una startup italiana, il finanziamento startup impatto sociale tramite consorzi europei offre non solo risorse aggiuntive, ma anche accrescimento di competenze e network internazionale. È fondamentale inoltre considerare le certificazioni: l’iscrizione come Startup Innovativa a Vocazione Sociale (SIAVS) o l’adozione della forma di Società Benefit forniscono vantaggi competitivi e spesso agevolazioni fiscali per chi investe nel capitale della startup.

Buone pratiche e strategie di successo

Per massimizzare le probabilità di successo nel finanziamento startup impatto sociale, le imprese dovrebbero adottare metodologie consolidate quali il Social Business Model Canvas o il framework SROI, che consentono di stimare il ritorno sociale del progetto mostrando i benefici generati per ogni euro investito. Cruciale è coinvolgere attori pubblici e comunitari sin dalla progettazione: co-progettare con enti locali, ASL, scuole, associazioni di quartiere aumenta la pertinenza e facilita l’accesso a sponsorizzazioni. Un ampio partenariato dimostra radicamento territoriale e consenso attorno all’idea.

La comunicazione dell’impatto rappresenta una leva spesso trascurata: produrre report periodici, infografiche sui risultati, storytelling delle storie di beneficiari e adottare standard di rendicontazione sociale (GRI Standards, linee guida Società Benefit, bilancio sociale) aumenta trasparenza e fiducia presso finanziatori. Infine, valutare strumenti di finanza partecipativa: piattaforme di equity crowdfunding specializzate nell’impact investing permettono di coinvolgere la comunità come investitori nel capitale della startup, generando nel contempo attenzione mediatica e validazione pubblica dell’idea. Il finanziamento startup impatto sociale di successo unisce visione imprenditoriale, missione sociale chiara, modello economico solido e capacità di comunicazione effettiva dell’impatto generato.

https://fatturapro.click/wp-content/uploads/2025/12/Immagini-per-blog-1-1.png 1260 2240 Angelo Aiello https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png Angelo Aiello2025-12-29 11:23:222025-12-29 11:23:22Finanziamento Startup impatto sociale: fonti e opportunità

Intelligenza Artificiale nel Lavoro: L’Osservatorio del Ministero

22 Dicembre 2025/in Conservazione

L’intelligenza artificiale nel lavoro rappresenta una delle principali frontiere di trasformazione economica e organizzativa del nostro tempo, con implicazioni profonde su occupazione, competenze e diritti dei lavoratori. Per affrontare questa transizione in maniera consapevole e sostenibile, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha istituito ufficialmente, con firma del decreto ministeriale il 15 dicembre 2025, l’Osservatorio sull’adozione dei sistemi di IA nel lavoro, un organismo strutturato di coordinamento e analisi destinato a monitorare costantemente l’impatto delle tecnologie IA su occupazione, competenze professionali, diritti e condizioni di lavoro. L’IA  non è più una prospettiva futura, ma una realtà presente che richiede presidio istituzionale, trasparenza normativa e strategie coordinate. Questo articolo approfondisce la genesi, la struttura, i compiti e l’importanza strategica dell’Osservatorio, nonché il contesto normativo che lo circonda, dalla Legge 132/2025 all’AI Act europeo, fino alle implicazioni pratiche per imprese e lavoratori.

Intelligenza Artificiale nel Lavoro: Il Quadro Normativo Europeo e Nazionale

L’istituzione dell’Osservatorio si colloca entro un perimetro normativo complesso e multilivello che integra fonti europee e nazionali. A livello europeo, il AI Act – Regolamento (UE) 2024/1689 rappresenta il quadro fondamentale, imponendo requisiti rigorosi per i sistemi di intelligenza artificiale nel lavoro, specie quelli ad alto rischio come algoritmi di selezione dei candidati, sistemi di controllo dei dipendenti o valutazione automatizzata delle performance. L’AI Act introduce principi cardine: trasparenza, responsabilità umana, verificabilità delle decisioni automatizzate e protezione dei diritti fondamentali.

A livello nazionale, la Legge 132/2025 recepisce e integra il quadro europeo, creando una struttura normativa nazionale coerente e adatta al contesto lavoristico italiano. L’IA nel lavoro è inoltre soggetta al GDPR (Regolamento (UE) 2016/679), garantendo protezione dei dati personali e diritti degli interessati. Il contesto si completa con la Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026, che posiziona l’IA come leva per competitività, innovazione e crescita, sottolineando la necessità di governo consapevole della transizione tecnologica nel mercato del lavoro. Il Ministero ha inoltre curato una consultazione pubblica tramite il portale ParteciPA per raccogliere contributi su Linee Guida specifiche per l’implementazione dell’intelligenza artificiale nel lavoro, ancora in fase di completamento e destinata a evolvere nel corso del 2026.

Struttura e Compiti dell’Osservatorio

L’Osservatorio, con avvio operativo previsto per l’inizio del 2026, è strutturato per operare su molteplici fronti. Prima di tutto, il monitoraggio costante: analisi periodiche dell’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel lavoro nei vari settori economici, identificazione delle aree e professioni maggiormente esposte alla trasformazione tecnologica, studi su impatto occupazionale, fenomeni di displacing (sostituzione) e upskilling (riqualificazione) necessari. L’Osservatorio deve fornire una mappatura costantemente aggiornata di come l’intelligenza artificiale nel lavoro si diffonde, quali processi impatta prioritariamente (selezione, training, valutazione, pianificazione delle risorse) e quali competenze diventano critiche.

Secondo, l’Osservatorio serve come strumento di analisi qualitativa: identifica settori e professioni vulnerabili, valuta rischi etici e organizzativi, e propone soluzioni concrete. Terzo, supporto alle decisioni pubbliche: fornisce evidenze empiriche e raccomandazioni strategiche ai formulatori di politiche pubbliche, facilitando decisioni informate su formazione professionale, ammortizzatori sociali e strategie di transizione giusta. Quarto, collaborazione operativa con l’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) per sviluppare una strategia integrata sull’utilizzo dell’IA nel lavoro nel mercato del lavoro italiano, assicurando ancoraggio scientifico all’iniziativa.

Intelligenza Artificiale nel Lavoro: La Commissione Etica

Un elemento distintivo dell’Osservatorio è la Commissione Etica, guidata dal professor Paolo Benanti, docente presso l’Università LUISS Guido Carli e già Presidente della Commissione per l’Intelligenza Artificiale per l’informazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Commissione Etica ha il mandato di fornire un orientamento etico generale all’azione dell’Osservatorio, garantendo che l’adozione dell’IA nel lavoro rimanga coerente con principi fondamentali quali centralità della persona umana, trasparenza dei processi decisionali, responsabilità delle organizzazioni e verificabilità delle decisioni automatizzate.

L’approccio etico non è accessorio ma centrale: l’intelligenza artificiale nel lavoro comporta rischi concreti di discriminazione (algoritmi biased), perdita di autonomia decisionale dei lavoratori, impoverimento relazionale nei processi di selezione e valutazione, e concentrazione di potere nelle mani di coloro che controllano i sistemi. La Commissione Etica garantisce che l’innovazione tecnologica sia guidata da principi che mantengono il lavoro umano al centro, come strumento di supporto e potenziamento piuttosto che come sua sostituzione incondizionata. Questo presidio etico rappresenta un differenziale qualitativo dell’approccio italiano rispetto ad altri contesti internazionali, dove spesso prevale una visione puramente tecno-centrica.

Formazione e Competenze

Un asse trasversale dell’Osservatorio riguarda il tema della formazione e dell’aggiornamento professionale. L’intelligenza artificiale nel lavoro richiede che lavoratori e imprese sviluppino nuove competenze: non solo competenze digitali tecniche (uso dei sistemi IA, interpretazione degli output), ma anche competenze trasversali critiche (pensiero critico, etica della decisione, adattabilità, creatività, intelligenza emotiva). L’Osservatorio intende contribuire attivamente a orientare e supportare percorsi formativi che aiutino entrambi gli stakeholder a governare consapevolmente i cambiamenti.

In questa ottica, il riferimento al Decreto Nuove Competenze non è casuale: rappresenta il riconoscimento ministeriale che la transizione tecnologica dell’IA nel lavoro non può avvenire senza investimenti significativi in capitale umano. L’Osservatorio agisce quindi come catalizzatore di una strategia educativa multisettoriale, facilitando il dialogo tra scuola, università, enti di formazione, imprese e sindacati, per costruire percorsi che preparino le generazioni presenti e future a lavorare efficacemente con sistemi di IA, non in subordine passiva ma consapevolmente.

Intelligenza Artificiale nel Lavoro: Implicazioni per Imprese e Lavoratori

Per le imprese, l’intelligenza artificiale nel lavoro rappresenta sia opportunità che responsabilità. L’opportunità è evidente: automazione di processi ripetitivi, analisi predittiva avanzata, ottimizzazione della pianificazione, miglioramento della qualità decisionale. Tuttavia, l’adozione consapevole implica obblighi di trasparenza (comunicare ai lavoratori quali sistemi IA sono impiegati), controllo umano (mantenere supervisione sui processi critici), protezione dei dati, e valutazione dei rischi etici e occupazionali. L’Osservatorio fornisce alle imprese strumenti, linee guida e best practice per un’implementazione responsabile dell’IA nel lavoro.

Per i lavoratori, l’intelligenza artificiale nel lavoro comporta rischi concreti di obsolescenza professionale, intensificazione del lavoro, perdita di autonomia, e potenziali discriminazioni. Tuttavia, se gestita consapevolmente, l’IA può liberare tempo da compiti routine, permettendo enfasi su attività a maggior valore umano (relazioni, creatività, strategia). L’Osservatorio rappresenta un presidio collettivo dei diritti e dei bisogni dei lavoratori, assicurando che la transizione sia “giusta”, supportata da formazione, protezioni normative, e dialogo sociale strutturato. Le Linee Guida che l’Osservatorio svilupperà progressivamente nel 2026 e oltre saranno strumento fondamentale per orientare pratiche corrette in questo delicato equilibrio.

Prospettive e Evoluzione

L’Osservatorio è presentato ufficialmente come progetto “in evoluzione”: non una struttura statica, ma un dispositivo destinato a arricchirsi progressivamente sulla base di evidenze empiriche, consultazioni pubbliche, e interazione con stakeholder (imprese, sindacati, società civile, università). L’avvio operativo all’inizio del 2026 segnerà la fase concreta, con nomina di tutti i componenti, pubblicazione di primi documenti strategici e analisi, e avvio della collaborazione con INAPP.

Prospetticamente, l’IA nel lavoro continuerà a evolversi rapidamente: nuove applicazioni emergeranno, nuovi rischi verranno identificati, e l’innovazione tecnologica stessa comporterà aggiustamenti normativi e strategici. L’Osservatorio, dotato di struttura partecipativa e presidio etico, è stato concepito per mantenersi agile e responsivo, offrendo continuità analitica e supporto alle decisioni pubbliche e private in una transizione destinata a durare decenni. La sfida centrale rimane quella di governare l’intelligenza artificiale nel lavoro in modo tale che essa diventi strumento di uguaglianza, competitività e realizzazione umana, piuttosto che di concentrazione di potere, disuguaglianza e riduzione della dignità del lavoro.

https://fatturapro.click/wp-content/uploads/2025/12/intelligenza-artificiale-lavoro-blog-.png 1260 2240 Angelo Aiello https://fatturapro.click/logo_fatturapro.png Angelo Aiello2025-12-22 14:48:242025-12-22 14:48:24Intelligenza Artificiale nel Lavoro: L’Osservatorio del Ministero
Pagina 5 di 16«‹34567›»

Categorie

  • Automazione
  • Conservazione
  • FatturaPRO
  • Fatturazione Elettronica
  • Fisco e normative
  • Guide
  • Metodi di pagamento
  • Normative estere
  • Organi dello Stato
  • Professionisti e PMI
  • Pubblica Amministrazione
  • Scadenze
  • substack
  • Tipi di documento

Tag

Adempimenti fiscali Agenzia delle Entrate Agevolazioni Attualità Italia Autofattura Azienda B2B B2C Banca Banche Commercialista Conservazione digitale Contributi corrispettivi telematici Digitalizzazione dei processi E-commerce Esportazione Fare impresa Fattura elettronica FatturaPRO Fatturazione Fatturazione elettronica Fatture elettroniche Fatture estere Finanziamenti Finanziamento Fisco Impresa INPS IVA lavoro dipendente Legge di bilancio Libero professionista Multe e sanzioni pagamenti Partita IVA Pec Pubblica Amministrazione Regime dei minimi Regime forfettario Scontrino elettronico Sistema di interscambio Società Tasse XML

Cerca

Search Search
  • Pagamenti Stripe in app: incassa direttamente da FatturaPRO Smart24 Settembre 2026 - 10:20
  • Fiscalità d’impresa: la strategia UE22 Settembre 2026 - 9:58
  • Conti sospesi in app: gestire più vendite contemporaneamente17 Settembre 2026 - 10:05
  • Gestione dei listini in app: prezzi personalizzati sempre disponibili17 Settembre 2026 - 10:04
  • E-commerce doganale: IOSS e Special Arrangement15 Settembre 2026 - 16:37

Perché comprare un Registratore di Cassa quando puoi fare Senza?

Corrispettivi Telematici senza Registratore di Cassa

Links

Questi link ti potrebbero interessare.

  • Accedi
  • Contattaci
  • Privacy

Su Twitter ti avvisiamo quando succede qualcosa, mentre il nostro feed ti tiene informato.

X Logo X Logo Seguiresu X RSS Feed Logo RSS Feed Logo Abbonarsial canale RSS

Gestisco Italia

Piazza Emilia, 5
20129 Milano (MI)
Italia

Tel: (+39) 02 3206 222 33

Orari d’Ufficio

Il nostro supporto tecnico risponde allo: (02) 3206 22233

  • Lunedì-Venerdì: 10:00 – 18:00
  • Sabato: Chiuso
  • Domenica: Chiuso

Ultime News

  • Pagamenti Stripe in app: incassa direttamente da FatturaPRO Smart24 Settembre 2026 - 10:20
  • Fiscalità d’impresa: la strategia UE22 Settembre 2026 - 9:58
  • Conti sospesi in app: gestire più vendite contemporaneamente17 Settembre 2026 - 10:05
Copyright © 2014-2025 Gestisco Italia - P.IVA 05396940966
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a X
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}