Tax free shopping: validazione unica dal 1° luglio 2026

Dal 1° luglio 2026 il tax free shopping in Italia cambia con una semplificazione concreta per i viaggiatori extra-UE e per gli esercenti: entra in vigore la validazione unica delle fatture elettroniche, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) e disciplinata operativamente dalla Determinazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) n. 248879 del 29 aprile 2026. Una novità che semplifica la procedura di rimborso IVA, riduce le code agli sportelli doganali e rende il processo più rapido sia per chi acquista sia per chi vende.

Tax free shopping: cos’è e come funziona il rimborso IVA

Il tax free shopping è il regime che consente ai soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione Europea di acquistare beni in Italia senza pagare l’IVA, oppure ottenendone il rimborso all’uscita dal territorio doganale.

La base normativa è l’art. 38-quater del D.P.R. n. 633/1972, che disciplina le cessioni a soggetti extra-UE di beni destinati all’uso personale o familiare, trasportati nei bagagli personali. La soglia minima per accedere all’agevolazione è fissata a 70 euro comprensivi di IVA — un valore già ridotto rispetto ai precedenti 154,94 euro in vigore fino al 31 dicembre 2024. I dati di Global Blue confermano che questa riduzione ha già prodotto un effetto concreto: gli acquisti tax free sono aumentati sensibilmente a quasi due anni dalla modifica.

Per usufruire del regime, il negoziante deve emettere una fattura elettronica e il viaggiatore deve trasportare i beni fuori dal territorio UE entro il terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

La novità del 2026: cos’è la validazione unica nel tax free shopping

Fino ad oggi, il viaggiatore extra-UE che aveva effettuato acquisti in più negozi diversi doveva gestire separatamente la validazione di ciascuna fattura all’uscita dal territorio doganale — una procedura macchinosa, spesso fonte di attese e complicazioni agli sportelli aeroportuali.

Con la nuova procedura, il viaggiatore può presentare tutte le fatture intestate al suo nome in una sola operazione, ottenendo la validazione contestualmente all’uscita dal territorio doganale. Questo vale sia agli sportelli doganali tradizionali sia — novità importante — presso gli intermediari specializzati nel tax refund (le cosiddette società di refund). In pratica, basterà recarsi una sola volta allo sportello, mostrare il passaporto e far validare in blocco tutti i documenti accumulati durante il soggiorno.

Il sistema si integra con OTELLO 2.0, la piattaforma digitale dell’Agenzia delle Dogane che gestisce già da anni il flusso delle fatture elettroniche tax free in Italia. Il passaporto del viaggiatore funge da collegamento tra tutti i voucher emessi nei vari negozi: scansionandolo una sola volta, il sistema recupera automaticamente tutte le fatture associate.

Tax free shopping e intermediari: come cambia la procedura operativa

La Determinazione ADM del 29 aprile 2026 chiarisce nel dettaglio come gli intermediari del tax refund — come Global Blue, Planet o altri operatori abilitati — devono gestire la nuova procedura. In sostanza, dal 1° luglio 2026:

  • Il viaggiatore si presenta una sola volta allo sportello dell’intermediario con tutte le fatture tax free
  • L’intermediario effettua la validazione unica trasmettendo i dati al sistema OTELLO 2.0
  • Il rimborso viene elaborato in un’unica sessione, indipendentemente da quanti negozi abbiano emesso le fatture
  • Lo sportello dell’intermediario può gestire anche fatture emesse da cedenti diversi, purché intestate allo stesso cessionario

Restano invece escluse dalla procedura di validazione unica le fatture emesse da cedenti di altri Stati membri UE: queste continuano a seguire la procedura ordinaria prevista dal rispettivo Paese di emissione.

Tax free shopping 2026: l’estensione dei termini per la prova di esportazione

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto anche un’altra semplificazione rilevante per il tax free shopping: l’estensione del termine entro cui il negoziante deve ricevere la prova dell’avvenuta uscita dei beni dal territorio UE.

Il termine per la restituzione delle fatture validate dalla dogana da parte del viaggiatore all’operatore tax free passa da quattro a sei mesi. Un cambiamento significativo per i commercianti, che avranno più tempo per regolarizzare la propria posizione IVA senza il rischio di dover versare l’imposta per mancata ricezione della documentazione nei vecchi termini più stringenti.

Cosa devono fare gli esercenti

Per gli esercenti italiani che praticano il tax free shopping, le novità operative si riflettono principalmente sul lato della fatturazione elettronica: è fondamentale che le fatture siano emesse correttamente con i dati del cessionario (nome, documento di identità, Paese di residenza) per consentire al sistema OTELLO 2.0 di riconoscere e aggregare tutti i documenti in fase di validazione.

Non sono richiesti adeguamenti tecnici specifici per chi è già integrato con i sistemi di fatturazione elettronica: la semplificazione riguarda il lato del processo doganale, non quello dell’emissione. È comunque consigliabile aggiornarsi con il proprio intermediario di riferimento per verificare che i sistemi siano allineati alla nuova procedura operativa prima del 1° luglio 2026.

Statistiche prodotti: nuovi filtri su FatturaPRO.click

Tenere sotto controllo l’andamento della propria attività non significa soltanto emettere documenti corretti, ma anche saper leggere i dati nel modo giusto. Per un imprenditore, capire quali prodotti stanno vendendo di più, quali categorie generano più movimento e come cambiano i risultati nel tempo è fondamentale per prendere decisioni più consapevoli.

Proprio per questo FatturaPRO.click ha aggiornato la sezione Statistiche, rendendola più completa e più utile nella lettura dei dati aziendali. L’obiettivo è offrire agli utenti una visione più chiara dell’andamento di prodotti, clienti, categorie, vendite, acquisti e resi, così da avere sempre una panoramica ordinata delle informazioni più importanti.

Statistiche prodotti: nuovi filtri per analisi più precise

Con le nuove statistiche prodotti, è possibile filtrare la ricerca in base a diversi criteri, scegliendo l’area da analizzare tra prodotti, clienti, categorie, vendite, acquisti e resi.

Se si decide di procedere con l’analisi dei prodotti, la piattaforma permette di filtrare i dati per anno, mese, codice prodotto o categoria prodotto. In questo modo diventa più semplice individuare l’andamento di uno specifico articolo o di un’intera categoria, senza dover ricostruire manualmente i dati partendo dai singoli documenti.

Uno degli aspetti più utili è la possibilità di visualizzare l’andamento del prodotto fino a tre anni prima. Questo consente di confrontare i risultati nel tempo e capire se un prodotto sta crescendo, rallentando o mantenendo un andamento stabile.

Statistiche prodotti e confronto con il periodo precedente

La nuova visualizzazione non si limita a mostrare un dato isolato. Sopra il dettaglio della ricerca sono presenti degli specchietti riepilogativi che aiutano a leggere subito le informazioni principali.

L’utente può vedere il totale del periodo selezionato e confrontarlo con lo stesso periodo precedente. Può inoltre consultare la variazione rispetto all’anno precedente e analizzare quantità e media mensile, sempre in relazione al periodo selezionato.

Questo rende le statistiche prodotti molto più utili nella gestione quotidiana, perché non mostrano solo “quanto” è stato venduto o movimentato, ma aiutano a capire come quel dato si sta comportando nel tempo.

Una visione più completa dell’attività

Avere statistiche più dettagliate significa poter prendere decisioni migliori. Se un prodotto vende meno rispetto all’anno precedente, l’imprenditore può accorgersene prima. Se una categoria cresce, può decidere di investirci di più. Se i resi aumentano, può approfondire le cause e intervenire.

La nuova sezione Statistiche nasce proprio per questo: offrire una lettura più immediata e organizzata dei dati, senza costringere l’utente a esportare informazioni o fare confronti manuali.

In un’unica area è possibile analizzare prodotti, clienti, categorie, vendite, acquisti e resi, con una struttura pensata per rendere più semplice il controllo dell’attività.

Statistiche prodotti: una funzione in evoluzione

Sappiamo che le esigenze dei nostri utenti variano a seconda dell’attività e da quello che si aspettano di trovare in piattaforma. Per questo il team di sviluppo sta già lavorando per rendere la sezione Statistiche ancora più funzionale e adatta alle diverse esigenze operative.

L’obiettivo è continuare a migliorare gli strumenti di analisi disponibili in piattaforma, così da offrire una visione sempre più precisa e utile dell’andamento aziendale.

Bonus ZES 2026: come funziona l’esonero contributivo INPS

Il bonus ZES è uno degli incentivi più rilevanti per le piccole imprese del Sud Italia che intendono rafforzare il proprio organico con assunzioni stabili. Con la Circolare INPS n. 56 del 14 maggio 2026, l’Istituto ha fornito le istruzioni operative aggiornate per il Bonus ZES 2026 — il successore del precedente esonero contributivo previsto dal Decreto Coesione — chiarendo requisiti, modalità di accesso e procedure di domanda per i datori di lavoro che operano nelle regioni della ZES Unica per il Mezzogiorno.

Bonus ZES 2026: chi può accedervi

Il bonus ZES è riservato ai datori di lavoro privati — anche non imprenditori — che nel mese dell’assunzione occupino fino a 10 dipendenti e abbiano sede o unità produttiva ubicata nelle regioni della ZES Unica. Le regioni ammesse sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, Marche e Umbria (queste ultime due incluse dal 20 novembre 2025).

Sono esclusi i datori di lavoro del settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura, nonché quelli che operano in settori considerati sensibili dalla normativa europea sugli aiuti di Stato.

Sul fronte dei lavoratori, il bonus ZES riguarda esclusivamente assunzioni di personale non dirigenziale che, alla data dell’assunzione, abbia:

  • Compiuto almeno 35 anni di età
  • Uno stato di disoccupazione da almeno 24 mesi, documentato da una Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID) valida

Lo stato di disoccupazione è riconosciuto anche in presenza di attività lavorativa con redditi inferiori alle soglie di 8.500 euro per lavoro dipendente e 5.500 euro per lavoro autonomo. Il DID deve essere mantenuto per almeno 24 mesi consecutivi.

Bonus ZES: misura e durata dell’esonero contributivo

Il bonus ZES consiste in un esonero totale del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, ad esclusione dei premi e contributi INAIL. L’agevolazione è soggetta a un limite massimo di 650 euro mensili per ciascun lavoratore assunto, da riproporzionare in caso di contratto part-time.

La durata massima dell’incentivo è di 24 mesi dall’assunzione. Qualora il lavoratore venga riassunto dallo stesso o da un diverso datore di lavoro entro il periodo agevolabile, è possibile fruire del beneficio residuo nei limiti dell’importo già autorizzato.

Il contratto di lavoro deve essere a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione e sia con orario pieno che part-time. Sono invece esclusi i contratti a tempo determinato, di apprendistato e di lavoro domestico.

Bonus ZES e condizioni obbligatorie per le imprese

L’accesso al bonus ZES non è privo di vincoli per l’impresa. Il datore di lavoro deve rispettare alcune condizioni essenziali, pena la revoca del beneficio:

  • Nessun licenziamento per giustificato motivo oggettivo o collettivo nei sei mesi precedenti all’assunzione agevolata, nella stessa unità produttiva e per la medesima qualifica
  • Divieto di licenziamento del lavoratore assunto con il bonus nei sei mesi successivi all’assunzione — in caso di violazione, scatta la revoca del beneficio e la restituzione degli importi fruiti
  • Incremento occupazionale netto rispetto alla media dei 12 mesi precedenti: l’assunzione deve essere aggiuntiva e non sostitutiva
  • Rispetto della clausola Deggendorf, ovvero il lavoratore non deve essere destinatario di aiuti di Stato non compatibili con la normativa europea

L’incremento occupazionale deve essere reale e consolidato nei 12 mesi successivi all’assunzione, e viene verificato dall’INPS in fase di controllo.

Come fare domanda per il bonus ZES

Per accedere al bonus ZES, il datore di lavoro deve presentare domanda telematica tramite il Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo) dell’INPS, selezionando la voce “Incentivi Decreto Coesione – Articolo 24”. La domanda deve essere presentata prima dell’inizio del rapporto di lavoro agevolato.

Una volta ottenuta l’autorizzazione, il datore di lavoro espone il beneficio nel flusso UniEmens, nella sezione dedicata ai conguagli contributivi mensili. L’INPS ha precisato che i conguagli relativi ai periodi pregressi (febbraio-aprile 2026) possono essere recuperati nelle denunce contributive successive all’autorizzazione, senza necessità di trasmissioni tardive.

Il bonus ZES nel contesto del Decreto Lavoro 2026

Con il Decreto Lavoro 2026 (DL n. 62 del 30 aprile 2026), il quadro degli incentivi alle assunzioni è stato ulteriormente ridisegnato. Il bonus ZES viene confermato e rafforzato come misura strutturale per ridurre il divario occupazionale tra Nord e Sud, affiancandosi al Bonus Giovani under 35 e al Bonus Donne.

In parallelo, il decreto introduce un nuovo incentivo alla stabilizzazione dei contratti a termine per lavoratori under 35 mai assunti a tempo indeterminato — con esonero biennale fino a 500 euro mensili — seppur subordinato all’autorizzazione della Commissione Europea. Chi gestisce un’impresa nel Mezzogiorno ha quindi oggi a disposizione un ventaglio di strumenti agevolativi concreti, a patto di rispettare i requisiti e le procedure stabilite dall’INPS.

Reso con documento commerciale online? Ci pensa FatturaPRO.click

Per un commerciante, la vendita è raramente l’ultimo atto. Cambi, restituzioni, correzioni post-emissione: gestire un reso con un documento commerciale online è un’operazione quotidiana che, fino ad oggi, richiedeva spesso di uscire dalla piattaforma e appoggiarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate, con tutto il tempo e la complessità che questo comporta.

Con la nuova funzionalità disponibile su FatturaPRO.click, questo passaggio esterno non è più necessario. Il reso si gestisce direttamente in piattaforma, in pochi click, con un’interfaccia molto più immediata rispetto a quella dell’AdE. Niente accessi su portali esterni, niente procedure macchinose: tutto avviene nello stesso ambiente in cui il documento originario è stato emesso, in modo rapido e coerente.

Reso documento commerciale online: dove si trova la nuova funzione

 

La nuova funzione è disponibile nella sezione Corrispettivi. In corrispondenza di ogni documento commerciale online emesso, sulla destra, è presente il nuovo tasto “reso parziale”.

Cliccando su questo pulsante si apre un popup che mostra le righe dello scontrino, con i prodotti presenti nel documento e le relative quantità. L’utente può così visualizzare immediatamente il dettaglio del documento originario e decidere con precisione quali articoli rendere.

Come funziona il reso documento commerciale online

 

All’interno del popup è presente una colonna editabile chiamata “da rendere”, in cui indicare quanti pezzi inserire nel documento di reso per ciascuna riga.

Questo consente di gestire sia resi parziali che totali. Se il cliente restituisce solo alcuni articoli, sarà sufficiente indicare le quantità nelle righe interessate. Se invece il reso riguarda l’intero documento, si inseriscono tutte le quantità presenti nello scontrino originario.

Una volta completata la selezione, cliccando su “emetti reso” viene generato un nuovo documento commerciale online con tipologia di operazione RESO. Il documento riporterà come origine il progressivo dello scontrino da cui è stato generato, mantenendo il collegamento tra documento originario e relativo reso in modo automatico e tracciabile.

Reso documento commerciale online e magazzino

 

La funzione diventa ancora più potente per chi utilizza un pacchetto FatturaPRO.click con sincronizzazione del magazzino. Quando il documento di reso contiene prodotti che movimentano le giacenze, le quantità rese vengono automaticamente reintegrate nella disponibilità del prodotto interessato.

Nessun intervento manuale: non appena il reso viene emesso, il magazzino si aggiorna in modo coerente con l’operazione effettuata. Un dettaglio importante per chi lavora con prodotti fisici e ha bisogno di mantenere sempre allineati vendite, resi e giacenze in tempo reale.

Perché questa funzione semplifica il lavoro

 

Gestire un reso documento commerciale online direttamente da FatturaPRO.click significa eliminare uno dei passaggi più scomodi della gestione quotidiana. Non bisogna più aprire un secondo browser, accedere al portale AdE, orientarsi in un’interfaccia pensata per i tecnici e poi tornare sulla piattaforma per allineare i dati.

Tutto avviene in un unico ambiente, con un’interfaccia progettata per essere veloce e intuitiva. Il risultato è meno tempo speso su ogni operazione, meno margine di errore e una tracciabilità completa tra documento originario, reso e movimentazione di magazzino. Per chi gestisce vendite al dettaglio, cambi frequenti o restituzioni di merce, è un miglioramento concreto che si sente già dal primo utilizzo.

Contributi volontari INPS: guida alla prosecuzione volontaria 2026

I contributi volontari INPS sono uno strumento previdenziale che consente a chi ha interrotto o ridotto la propria attività lavorativa di continuare a versare contributi, tutelandosi ai fini della pensione. Con la Circolare INPS n. 27 dell’11 marzo 2026, l’Istituto ha aggiornato tutti i valori di riferimento per l’anno in corso, applicando la rivalutazione ISTAT del +1,4% registrata nel 2025. Importi minimi, massimali e aliquote cambiano per lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti e iscritti alla Gestione Separata: conoscerli è il primo passo per pianificare correttamente la propria posizione previdenziale.

Chi può versare contributi volontari INPS e come ottenere l’autorizzazione

Non tutti possono accedere liberamente ai contributi volontari INPS: è necessario richiedere preventivamente l’autorizzazione all’Istituto, che viene concessa al verificarsi di specifici requisiti. In particolare, occorre:

  • Aver maturato almeno 5 anni di contribuzione (260 settimane o 60 mesi complessivi), oppure
  • Aver versato almeno 3 anni di contributi negli ultimi 5 anni antecedenti la domanda

La domanda si presenta esclusivamente online, tramite il sito istituzionale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS alla sezione dedicata ai servizi previdenziali. Una volta ottenuta l’autorizzazione, i versamenti avvengono con cadenza trimestrale tramite i bollettini inviati dall’INPS.

Contributi volontari INPS 2026: gli importi per i lavoratori dipendenti

Per i lavoratori dipendenti non agricoli, il calcolo dei contributi volontari INPS si basa sulla retribuzione minima settimanale, aggiornata per il 2026 a 244,74 euro. Le aliquote applicabili variano in base alla data di autorizzazione:

  • 27,87% per i soggetti autorizzati entro il 31 dicembre 1995
  • 33% per le autorizzazioni successive a quella data

Il contributo minimo settimanale non può quindi essere inferiore a 68,21 euro (per chi applica il 27,87%) oppure a 80,76 euro (per chi applica il 33%). Su base annua, per coprire un intero anno ai fini pensionistici, la spesa minima si attesta intorno ai 4.200 euro.

È prevista inoltre un’aliquota aggiuntiva dell’1% sulla quota di retribuzione annua eccedente i 56.224 euro — la prima fascia di retribuzione pensionabile prevista per il 2026.

Contributi volontari INPS per artigiani e commercianti

Per artigiani e commercianti, i contributi volontari INPS seguono una logica diversa: il calcolo si basa sui redditi dichiarati negli ultimi 36 mesi, con aliquote differenziate per le due categorie:

  • 24% per gli artigiani
  • 24,48% per i commercianti

Su base mensile, la contribuzione oscilla tra un minimo di circa 376 euro e un massimo di circa 1.147 euro, a seconda della classe di reddito di riferimento. Anche per queste categorie si applicano i valori minimi e massimali aggiornati alla rivalutazione ISTAT del 2026.

Contributi volontari INPS per la Gestione Separata

Gli iscritti alla Gestione Separata — lavoratori autonomi, collaboratori, professionisti senza cassa — rappresentano una categoria con regole specifiche. Il minimale per l’accredito contributivo nel 2026 è fissato a 18.808 euro di reddito annuo.

Di conseguenza, gli importi minimi dovuti per i contributi volontari INPS nella Gestione Separata sono:

  • 4.702,08 euro annui (pari a 391,84 euro mensili) per i professionisti titolari di partita IVA, con aliquota del 25%
  • 6.206,64 euro annui (pari a 517,22 euro mensili) per collaboratori e figure assimilate, con aliquota del 33%

Il massimale retributivo applicabile nel 2026 — ovvero il tetto oltre il quale non si matura ulteriore copertura contributiva — è fissato a 122.295 euro, in applicazione dell’art. 2, comma 18 della Legge n. 335/1995.

Quando conviene versare contributi volontari INPS

La convenienza dei contributi volontari INPS dipende dalla situazione personale di ciascun lavoratore. In linea generale, questa forma di contribuzione è particolarmente utile in tre scenari:

  • Carriere discontinue: chi alterna periodi di lavoro dipendente a periodi di inattività o lavoro autonomo rischia di accumulare “buchi” contributivi che abbassano l’importo della futura pensione
  • Avvicinamento alla soglia pensionistica: chi è a pochi anni dalla maturazione del diritto alla pensione può usare i contributi volontari per raggiungere il requisito minimo senza prolungare forzatamente l’attività lavorativa
  • Incremento dell’assegno pensionistico: anche chi ha già maturato il diritto alla pensione può valutare ulteriori versamenti per aumentare l’importo finale dell’assegno, soprattutto nel sistema contributivo puro dove esiste un legame diretto tra quanto versato e quanto si percepirà

Prima di procedere, è sempre consigliabile verificare la propria posizione assicurativa tramite il Fascicolo Previdenziale del Cittadino disponibile sul portale INPS, per avere un quadro preciso dei contributi già accreditati e stimare l’impatto di eventuali versamenti aggiuntivi.

Creare un ordine da Shopify: il cerchio si chiude!

Ricevere un ordine da Shopify è solo una parte del lavoro. Subito dopo entrano in gioco tutte le attività operative: preparare la merce, organizzare la spedizione e gestire correttamente i documenti fiscali. Per chi vende beni, questo passaggio è tutt’altro che banale, non si tratta solo di emettere una fattura, ma spesso di gestire anche il DDT, soprattutto quando la merce deve essere spedita o consegnata fisicamente.

L’app in Shopify di FatturaPRO.click nasce come un semplificatore per la vita dell’imprenditore che ha a che fare con il mondo dell’e-commerce. Già da anni il lavoro fatto con il team tecnico di Shopify ci ha permesso, a partire da un ordine pagato, l’emissione di un documento fiscale a seconda delle informazioni inserite in fase di checkout dal cliente finale. 

Col passare del tempo le imprese crescono e questo comporta nuove esigenze. Quello che ci caratterizza e che ci rende orgogliosi, è il legame che nel corso del tempo abbiamo instaurato con tutti voi che utilizzate il nostro servizio per la gestione delle vendite online e questo ci porta a crescere insieme, cercando sempre nuove soluzioni anche per i processi meno lineari che richiedono qualche passaggio in più. 

È da una di queste nuove esigenze concrete che nasce una nuova funzionalità: la possibilità di creare un ordine da Shopify direttamente su FatturaPRO.click. 

Ordine da Shopify: una nuova logica

Con questa funzionalità, il flusso cambia in modo significativo. All’interno delle impostazioni dell’app FatturaPRO.click su Shopify viene introdotta un’opzione che permette di scegliere cosa fare quando un ordine viene pagato: si può scegliere di emettere subito un documento fiscale oppure creare un ordine su FatturaPRO.click.

Nel secondo caso, quando l’ordine viene completato su Shopify, verrà automaticamente generato un ordine all’interno della piattaforma, nella sezione:

Ordini ricevuti → Ordinari

Da qui in poi, il flusso è completamente gestibile all’interno di FatturaPRO.click, senza dover tornare su Shopify per recuperare i dati per la creazione di un DDT.

Dall’ordine al DDT e alla fattura

Una volta creato l’ordine, l’utente può decidere come proseguire in base alle proprie esigenze operative. È possibile generare direttamente una fattura oppure passare prima dal DDT e poi alla fattura, un flusso più vicino alla realtà di chi vende prodotti fisici e deve gestire la consegna della merce.

Il vantaggio principale è immediato: non è più necessario riportare manualmente i dati dell’ordine. Tutte le informazioni vengono riportate automaticamente all’interno dell’ordine creato in piattaforma, garantendo coerenza tra ogni documento prodotto.

Perché creare un ordine da Shopify

Questa funzionalità nasce da un’esigenza segnalata da molti utenti, in particolare da chi lavora con vendite di beni. Senza questo passaggio, il flusso risultava spezzato: l’ordine veniva gestito su Shopify e, sebbene il documento fiscale veniva emesso direttamente, il DDT  doveva essere creato a mano, ripartendo ogni volta da zero.

Con la creazione dell’ordine da Shopify, il percorso diventa lineare:

ordine → DDT → fattura

Trovate l’articolo dedicato a questo flusso qui.

Meno lavoro manuale, meno margine di errore, più controllo su ogni fase del processo.

La creazione dell’ordine da Shopify è particolarmente utile per chi gestisce prodotti fisici e deve organizzare spedizioni e consegne. In questi contesti il DDT è spesso indispensabile per accompagnare la merce, e disporre di un flusso strutturato che parte dall’ordine permette di lavorare con maggiore precisione e velocità.

La funzione si adatta soprattutto a contesti B2B, dove il ciclo ordine-consegna-fattura è la norma.

Ordine da Shopify: le tue vendite non sono mai state così facili. 

La possibilità di creare un ordine da Shopify su FatturaPRO.click non introduce semplicemente una nuova funzione: cambia il modo di gestire l’intero ciclo di vendita online. Dalla ricezione dell’ordine alla consegna, fino alla fatturazione, ogni passaggio è collegato e coerente.

Per chi oggi gestisce manualmente il passaggio tra ordine, DDT e fattura, questa novità rappresenta un miglioramento concreto: meno tempo sprecato, meno errori, più controllo.

Decreto lavoro 2026: tutte le novità per imprese e lavoratori

Il decreto lavoro 2026, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 aprile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile — in vigore dal simbolico 1° maggio — è un intervento organico sul mercato occupazionale italiano. Con una dotazione di circa 934 milioni di euro, il provvedimento introduce misure strutturali su salari, incentivi all’occupazione, tutele per le nuove forme di lavoro digitale e contrasto al caporalato. Un pacchetto che interessa sia i lavoratori dipendenti sia le imprese, soprattutto quelle che intendono assumere in modo stabile nel 2026.

Decreto lavoro 2026 e salario giusto: addio al salario minimo legale

La misura più discussa del decreto lavoro 2026 è l’introduzione del concetto di “salario giusto”, che prende il posto del dibattuto salario minimo legale. La logica è diversa: invece di fissare per legge un importo minimo uniforme, il decreto vincola l’accesso agli sgravi contributivi per le imprese all’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative.

In sostanza, le aziende che applicano i contratti “leader” di categoria — quelli firmati dalle sigle con maggiore rappresentatività — potranno accedere ai benefici fiscali e contributivi previsti dal decreto. Chi invece applica contratti “pirata” o minimali, ne resterà escluso. Il messaggio del legislatore è netto: lo Stato riduce il costo del lavoro, ma chiede in cambio stabilità, incremento occupazionale reale e rispetto dei minimi contrattuali.

Per i CCNL scaduti da oltre un anno è previsto inoltre un meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni all’inflazione, a tutela del potere d’acquisto dei lavoratori in attesa del rinnovo contrattuale.

Decreto lavoro 2026: incentivi per assumere giovani, donne e lavoratori nel Mezzogiorno

Sul fronte degli incentivi alle assunzioni, il decreto lavoro 2026 consolida e rende strutturali misure già sperimentate negli anni precedenti. I principali benefici riguardano:

  • Bonus giovani under 35: sgravio contributivo per le imprese che assumono a tempo indeterminato lavoratori under 35 che non abbiano mai avuto un contratto a tempo indeterminato
  • Incentivi per donne in condizione di svantaggio: agevolazioni per l’assunzione di donne disoccupate, in particolare se residenti nelle regioni del Mezzogiorno o in settori con forte squilibrio di genere
  • ZES unica Mezzogiorno: potenziamento degli sgravi per le assunzioni effettuate nelle Zone Economiche Speciali del Sud Italia, con l’obiettivo di stimolare la crescita occupazionale nelle aree più fragili

Lo sgravio contributivo può arrivare fino a 800 euro al mese per lavoratore, ma è condizionato al mantenimento del posto di lavoro per un periodo minimo stabilito dal decreto.

Decreto lavoro 2026 e rider: arriva la presunzione di subordinazione

Un capitolo importante del decreto lavoro 2026 riguarda i lavoratori delle piattaforme digitali — i cosiddetti rider — con il recepimento della Direttiva UE 2024/2831. La novità più rilevante è l’introduzione di una presunzione di rapporto di lavoro subordinato tra la piattaforma e il lavoratore, in presenza di elementi come il controllo diretto della prestazione, la fissazione delle tariffe e la gestione degli orari.

Sarà la piattaforma a dover dimostrare che il rapporto non è di subordinazione, ribaltando l’onere della prova rispetto alla situazione attuale. Vengono inoltre introdotti obblighi di trasparenza algoritmica: le piattaforme dovranno rendere comprensibili ai lavoratori i criteri con cui gli algoritmi assegnano le consegne, con obbligo di supervisione umana sui sistemi automatizzati.

Sul fronte del contrasto al caporalato digitale, il decreto impone l’uso dell’identità digitale per i rider e vieta la cessione degli account professionali tra lavoratori — pratica usata per mascherare rapporti di sfruttamento.

Welfare aziendale e conciliazione famiglia-lavoro

Il decreto lavoro 2026 introduce anche uno sgravio contributivo per le imprese che ottengono la nuova certificazione UNI/PdR 192:2026, dedicata alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. La certificazione definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni che investono strutturalmente su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità oraria e continuità di carriera.

Si tratta di un’agevolazione pensata per incentivare le aziende — soprattutto le PMI — ad adottare politiche di welfare concrete, non solo formali. Un segnale normativo importante in un contesto in cui la conciliazione tra lavoro e famiglia resta uno dei principali ostacoli all’occupazione femminile.

Sicurezza sul lavoro e isopensione

Completano il quadro del decreto lavoro 2026 due ulteriori misure:

  • Sicurezza sul lavoro: rafforzamento delle tutele per i familiari dei lavoratori infortunati e misure più incisive di contrasto al caporalato nei settori agricolo e logistico, storicamente esposti al fenomeno dello sfruttamento lavorativo
  • Isopensione prorogata: viene estesa la possibilità per i lavoratori di uscire anticipatamente dal mercato del lavoro tramite lo strumento dell’isopensione, con accordo tra azienda e sindacati, in attesa di maturare i requisiti pensionistici ordinari

Ordine da preventivo: da oggi ti basta qualche click!

Per molte aziende, il preventivo rappresenta solo il primo passo di un processo più articolato. Una volta accettato dal cliente, entra in gioco tutta la parte operativa: gestione dell’ordine, consegna della merce e fatturazione. È proprio in questa fase che si avverte la necessità di creare un ordine da preventivo: uno strumento che evita di dover ricostruire ogni documento da zero, mantenendo le informazioni coerenti lungo tutto il ciclo.

Nella pratica quotidiana, molti imprenditori gestiscono questo flusso in modo frammentato. Il preventivo viene accettato, ma poi bisogna riprendere tutte le informazioni e riportarle manualmente in nuovi documenti. Un processo che richiede tempo, attenzione e che — soprattutto quando gli ordini aumentano — diventa una fonte ricorrente di errori.

Ordine da preventivo: perché serve davvero

Chi lavora con la vendita di beni lo sa bene: tra il momento in cui un preventivo viene accettato e quello in cui si emette la fattura, c’è spesso di mezzo la consegna della merce. Senza un passaggio intermedio strutturato, il rischio è di dover riprendere ogni volta il preventivo da capo, verificare le quantità, ricreare i documenti e poi gestire tutto a mano.

Questo rallenta il flusso e riduce il controllo, soprattutto quando le consegne sono parziali o non avvengono tutte nello stesso momento. La possibilità di creare un ordine da preventivo consente invece di organizzare il lavoro in modo naturale, tenendo tutti i documenti collegati tra loro e sempre allineati.

Dall’ordine al DDT: un flusso continuo

Grazie alla funzione Emetti ordine, è possibile trasformare direttamente un preventivo accettato in un ordine, che viene poi gestito nella sezione Ordini ricevuti-ordinari

Da qui il percorso diventa lineare: dal preventivo si passa all’ordine, dall’ordine si genera il DDT e infine si arriva alla fattura.

Tutti i dati restano coerenti e non è più necessario reinserirli manualmente a ogni passaggio. Questo è particolarmente utile quando si lavora con consegne di merce, perché permette di gestire in modo ordinato anche le spedizioni parziali e di tenere sotto controllo la disponibilità di magazzino.

Ordine da preventivo e gestione operativa

La vera utilità di questo approccio emerge nel lavoro di tutti i giorni. Quando un cliente accetta un preventivo, non si riparte da zero: si crea un ordine da preventivo che eredita tutte le informazioni già inserite, eliminando duplicazioni e riducendo il rischio di incoerenze tra documenti.

Una volta creato l’ordine, la gestione dell’evasione e della consegna diventa più strutturata, sfruttando le funzionalità già presenti in piattaforma. Il passaggio da ordine a DDT è immediato, così come quello da DDT a fattura: ogni fase fluisce naturalmente nella successiva, senza interruzioni nel processo.

Ordine da preventivo: meno errori, più velocità

Copiare dati manualmente da un documento all’altro è una delle cause più comuni di imprecisioni nella gestione degli ordini. Un flusso collegato, invece, garantisce coerenza tra tutte le fasi: le informazioni inserite nel preventivo rimangono le stesse fino alla fattura finale, senza rischio di discrepanze.

Il vantaggio non è solo in termini di precisione, ma anche di tempo. Ogni operazione richiede meno passaggi, ogni documento evolve dal precedente senza dover essere ricreato. Per chi gestisce volumi significativi di ordini e consegne, questo si traduce in un risparmio concreto e misurabile nella routine quotidiana.

Gestire in modo collegato preventivo, ordine, DDT e fattura non è una questione di comodità: è una scelta che incide direttamente sulla qualità del lavoro. Meno dati da reinserire, meno errori, più controllo su ogni fase del processo.

Per chi vende beni e si occupa di consegne, l’ordine da preventivo non è solo una funzione in più , è il modo più efficiente di far avanzare ogni trattativa fino alla sua conclusione naturale.

Microimprese: le semplificazioni su privacy e formazione nel Decreto PNRR 2026

Il Decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19 — il cosiddetto Decreto PNRR 2026, convertito in legge con la n. 50/2026 — ha introdotto oltre 400 semplificazioni amministrative per cittadini e imprese. Tra le misure più significative per le microimprese spiccano due novità concrete: una procedura semplificata per la notifica dei data breach al Garante della Privacy e la digitalizzazione del sistema di formazione per gli installatori di impianti a fonti di energia rinnovabile (FER). Due interventi che rispondono all’esigenza di alleggerire il carico burocratico sulle realtà più piccole, spesso prive di strutture amministrative dedicate.

Microimprese e data breach: arriva la notifica semplificata

Il GDPR (Regolamento UE n. 679/2016) impone a ogni titolare del trattamento dei dati personali di notificare all’Autorità Garante eventuali violazioni di dati — i cosiddetti data breach — entro 72 ore dalla loro scoperta, ai sensi dell’art. 33. Per le microimprese, questo adempimento rappresentava spesso un ostacolo significativo: la procedura standard richiede competenze tecniche e giuridiche che strutture minime non sempre possiedono.

Il Decreto PNRR 2026 interviene introducendo nel Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003) un nuovo articolo, il 2-quaterdecies.1, dedicato espressamente alla “Procedura di notifica delle violazioni di dati personali da parte di microimprese”. La norma consente alle imprese con meno di cinque dipendenti di avvalersi di una procedura agevolata, basata su strumenti di autovalutazione guidata. In pratica, invece di dover compilare moduli complessi o affidarsi obbligatoriamente a un consulente privacy, la microimpresa potrà seguire un percorso passo-passo predisposto dal Garante stesso.

I dettagli tecnici della procedura saranno definiti con un provvedimento specifico del Garante Privacy, che stabilirà le modalità operative e gli strumenti digitali da utilizzare. Fino all’emanazione di tale provvedimento, le microimprese restano soggette agli obblighi ordinari.

Microimprese FER: meno burocrazia per la formazione degli installatori

La seconda semplificazione riguarda le microimprese che operano nel settore delle fonti di energia rinnovabile (FER) — installatori e manutentori di impianti fotovoltaici, termici e similari. Fino ad oggi, la gestione delle qualifiche professionali era frammentata a livello regionale: ogni Camera di Commercio seguiva procedure proprie, con attestati trasmessi in formati diversi, tempi non uniformi e frequenti disallineamenti tra enti di formazione e registro camerale.

Il Decreto PNRR 2026 modifica l’art. 15 del D.Lgs. n. 28/2011 e introduce tre misure concrete:

  • Modulistica standard nazionale: tutti gli enti di formazione devono utilizzare un modello unico per attestare i corsi completati
  • Trasmissione telematica entro 10 giorni: gli attestati di formazione devono essere inviati alle Camere di Commercio entro dieci giorni dalla conclusione del corso
  • Modulo unico digitale interoperabile: un sistema informatico unificato consente l’aggiornamento automatico delle qualifiche professionali nel registro camerale, senza passaggi manuali

Viene inoltre fissata una durata minima di 24 ore per i corsi di aggiornamento degli installatori FER. L’obiettivo è garantire standard formativi uniformi su tutto il territorio nazionale, rendendo più semplice per le microimprese del settore tenere in regola le qualifiche dei propri tecnici senza doversi destreggiare tra sistemi regionali disomogenei.

Il contesto: il Decreto PNRR e le 400 semplificazioni

Le due misure si inseriscono in un provvedimento di più ampio respiro. Il DL 19/2026 — entrato in vigore il 20 febbraio 2026 — è l’ultimo di una serie di decreti attuativi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, pensato per accelerare gli investimenti e ridurre la burocrazia che rallenta cittadini e imprese.

Tra le altre semplificazioni rilevanti per le imprese figura anche l’introduzione del principio “once only”: le pubbliche amministrazioni non potranno più richiedere a imprese e cittadini informazioni di cui siano già in possesso, attraverso il potenziamento dell’interoperabilità delle banche dati pubbliche. Un cambiamento strutturale che, se attuato pienamente, promette di alleggerire significativamente il peso amministrativo sulle realtà più piccole.

Cosa devono fare oggi le microimprese

In attesa dei provvedimenti attuativi del Garante Privacy sulla nuova procedura semplificata di notifica data breach, le microimprese devono continuare a rispettare gli obblighi GDPR ordinari. È utile, in particolare:

  • Verificare di avere un registro dei trattamenti aggiornato (obbligatorio anche per le imprese più piccole se trattano categorie particolari di dati)
  • Assicurarsi che il personale riceva una formazione adeguata sulla gestione dei dati, come previsto implicitamente dall’art. 29 del GDPR
  • Monitorare le comunicazioni del Garante Privacy, che nel primo semestre 2026 ha programmato almeno 40 accertamenti ispettivi con focus specifico sui data breach

Per le imprese del settore FER, invece, la novità sugli attestati di formazione è già operativa: conviene verificare che i propri enti formativi di riferimento abbiano adottato la nuova modulistica standard.

DDT da ordine e consegne (anche) parziali: la nuova funzione Evadi ordine di FatturaPRO.click

Per molte aziende che vendono beni, la gestione degli ordini non si esaurisce con la fattura. Tra ordine e fatturazione entra spesso in gioco il documento di trasporto (DDT), fondamentale per accompagnare la merce e organizzare correttamente le consegne.

Nella pratica, capita spesso di dover seguire flussi separati: da un lato la gestione degli ordini, dall’altro la creazione dei DDT e, solo successivamente, la fatturazione. Questo può diventare ancora più articolato quando la merce non è tutta disponibile subito o quando le consegne vengono effettuate in momenti diversi.

In questi casi, poter gestire un DDT da ordine in modo diretto rappresenta un grande vantaggio: significa collegare automaticamente ordine, consegna e fattura, evitando passaggi manuali.

Proprio per rispondere a questa esigenza nasce la nuova funzione “Evadi ordine”, che permette di creare un DDT da ordine in modo semplice e strutturato.

DDT da ordine: la nuova funzione per gestire i DDT direttamente dagli ordini

All’interno della sezione “ordini ricevuti” – ordinari sarà possibile aggiungere un ordine. Una volta completato l’ordine, oltre alla possibilità già presente di emettere una fattura, è ora disponibile il nuovo tasto “Evadi ordine”.

Entrando in questa sezione, viene mostrato il dettaglio completo dell’ordine, con tutte le righe degli articoli e tre informazioni fondamentali per ogni voce:

  • In ordine: la quantità richiesta dal cliente
  • Evasa: la quantità già gestita tramite DDT
  • Residua: la quantità ancora da evadere

Questa struttura permette di avere sempre sotto controllo lo stato reale dell’ordine e quindi una gestione precisa del DDT da ordine, soprattutto nei casi in cui la consegna non avviene in un’unica soluzione.

DDT da ordine completo o parziale: come funziona

La vera forza della funzione è la flessibilità. Da qui, infatti, puoi scegliere due modalità operative.

Se hai tutta la merce disponibile, puoi semplicemente cliccare su “Genera DDT” ed evadere l’intero ordine in un’unica operazione. In questo caso, il sistema crea un DDT da ordine con tutte le quantità richieste.

Se invece la disponibilità è parziale — ad esempio perché alcuni prodotti non sono ancora a magazzino o il cliente richiede consegne frazionate — puoi intervenire direttamente sulle singole righe.

Per ogni articolo è presente la colonna “Da evadere”, in cui puoi indicare quanti pezzi vuoi includere nel DDT. In questo modo puoi creare un DDT da ordine anche solo per una parte dell’ordine, lasciando il resto in sospeso.

Inoltre, se hai attivato la gestione del magazzino in FatturaPRO.click e lo mantieni aggiornato, non sei tu a dover ricordare manualmente le disponibilità. Sarà la piattaforma stessa a segnalarti eventuali quantità non disponibili: ad esempio, se su una riga sono richiesti 10 articoli ma in magazzino ne sono presenti solo 7, il sistema ti permetterà di evadere solo quelli effettivamente disponibili.

Questo rende il processo molto più sicuro e riduce il rischio di errori nelle consegne.

Se utilizzi anche la gestione dei lotti FIFO o LIFO, questa viene automaticamente considerata durante l’evasione. I prodotti inseriti nel DDT verranno quindi selezionati in base al criterio scelto, garantendo coerenza con la logica di magazzino adottata.

Una volta generato il DDT, la colonna “Evasa” si aggiorna automaticamente, mentre la quantità residua resta disponibile per le successive lavorazioni.

DDT da ordine e gestione progressiva delle consegne

Questo sistema permette di gestire in modo naturale tutte le situazioni reali di magazzino. Quando arriva nuova merce o sei pronto per una nuova spedizione, puoi rientrare nell’ordine e completare la creazione di un nuovo DDT da ordine, totale o parziale.

Ogni volta viene generato un nuovo documento coerente con le quantità selezionate, mantenendo sempre traccia di ciò che è già stato consegnato e di ciò che resta da evadere.

Il risultato è un flusso molto più ordinato e controllato, soprattutto per chi lavora con consegne scaglionate.

DDT da ordine: dal documento di trasporto alla fattura

Una volta creati i DDT da ordine, il processo si completa in modo naturale con la fatturazione.

Puoi scegliere se emettere una fattura singola partendo da uno specifico DDT oppure utilizzare la funzione già presente in piattaforma di fatturazione da DDT, per accorpare più documenti in un’unica fattura, ad esempio a fine mese.

Questo ti permette di mantenere una gestione coerente tra ordine, consegna e fatturazione, senza dover duplicare il lavoro.

La possibilità di creare un DDT da ordine introduce un miglioramento concreto nella gestione operativa, collegando direttamente ordine, consegna e fattura.

La gestione anche parziale delle quantità, unita al controllo automatico del magazzino e alla gestione dei lotti, permette di lavorare in modo più preciso, evitando errori e semplificando le attività quotidiane.

Ma non è tutto… siamo già al lavoro per aggiungere un ulteriore passaggio che permetterà la creazione di un ordine in piattaforma direttamente da quelli creati nel tuo e-commerce stay tuned!