Il sistema di interscambio e la vera automazione fiscale dei documenti

Il sistema di interscambio ti rifiuta? Forse non stai lavorando con lo strumento giusto.

Nel 2023 il sistema di interscambio ha gestito circa 2,4 miliardi di fatture per 5,6 milioni di partite IVA. Sono numeri che il 1° gennaio 2019, giorno dell’introduzione del sistema di Fatturazione Elettronica, sembravano lontanissimi.

Oggi nessuno si sognerebbe di farne a meno, anche perché non si può.

Ma quando qualcosa si incastra nel processo, in assenza di un sistema preposto per l’Automazione Fiscale, entri in un girone dantesco che può lasciarti a fare i conti con frustrazioni e tempo perso per 5 giorni.

Peccato che fare da balia al sistema di interscambio non sia il tuo lavoro.

In mezzo c’è una quotidianità fatta da ordini, incassi, clienti.

Ed è qui che diventa fondamentale avere il supporto della tecnologia per azzerare la burocrazia fiscale.

Fattura scartata dal Sistema di Interscambio? Panico!

Aprire il gestionale e trovare una notifica di scarto per un CAP mancante, o un codice fiscale digitato male, ti fa sentire un po’ come quando arrivi in aeroporto, in netto anticipo, per poi trovare sul tabellone dei voli la scritta delay accanto al tuo.

Può anche essere il 6 di dicembre, con -2 gradi fuori e 15 gradi in ufficio. Ma senti lo stesso quel rivolino di sudore freddo scenderti lungo i fianchi.

“ E adesso? Quando ne uscirò”?

Provi a sistemare, rientri, invii, ma scopri che il cliente non riceve perché la PEC è piena.

Ti scrivi un post it, telefoni, segnali la questione all’amministrativa del cliente.

Nel frattempo l’ordine esce, ma l’incasso resta appeso a una ricevuta di consegna …che non c’è.

Chi si limita a definire tutto questo “un po’ di burocrazia”, non sa quanto ti costi indirettamente tutto ci. Tempo sottratto a nuovi delivery e a nuovi ordini.

Insomma, incassi che volano dalla finestra.

Le piccole trappole sono sempre le stesse.

Numero di fattura già usato, perché nel frattempo le serie si sono accavallate tra punto vendita e shop, e non hai fatto in tempo a intervenire manualmente sul numero univoco.

Oppure, una svista nello scegliere l’aliquota, e  totali che non tornano al centesimo.

Download e upload in giro per le caselle e-mail, gli account di webmail della PEC sparsi in diversi portali.

E questa scena può ripresentarsi un mese dopo, o forse tre, o forse anche dopo tre giorni.

Ma a tutto ciò puoi porre un freno, se vuoi

Senza cambiare gestionale, e senza stravolgere il pacchetto di strumenti che utilizzi.

Come?  Semplicemente intervenendo sul “raccordo” che unisce il tuo gestionale al sistema di interscambio.

Ed è proprio dentro quel raccordo che prende forma la magia dell’Automazione Fiscale.

Il recapito ha sempre un piano B (e un C). Se qualcosa non va, lo sai subito e solo quando c’è da intervenire.

Il processo diventa più scorrevole, gli interventi da fare manualmente sempre più limitati, mentre tu ti occupi di ordini, margini, cassa.

È una salita corta, ma la diminuzione di pressione sulle tue spalle si sente con la stessa velocità con cui fa effetto un Oki quando hai quell’emicrania che ti spacca la testa.

Non staremo parlando di cose che salvano il mondo, tuttavia è zucchero per il tuo sistema nervoso, no?

Invece, finita la lettura di questo articolo, torni alla scrivania e la realtà presenta il conto dell’amara realtà.

Un cliente non vede la fattura perché il canale non risponde; una NS per un’anagrafica incompleta; un numero duplicato, nato da una serie impostata mesi fa.

Ed ecco che tornano i pensieri oscuri e le frustrazioni di tutti i giorni:

“senza questa zavorra andrei il doppio, e avrei il doppio del tempo libero”.

L’evoluzione della tecnologia fiscale che sblocca il flusso verso lo Sdi

Il digitale ormai è lo standard.

Dopo qualche illusione delle prime settimane, ti è stato subito chiaro che la Farttura Elettronica fosse arrivata per restare, non per apparire e andare via come una moda, o un capriccio del momento.

Il passo che puoi fare è renderla non presidiata.  Fare in modo che, grazie agli algoritmi, e a una tecnologia affidabile, l’Automazione Fiscale possa “pilotarsi da sola”, togliendoti dai piedi un sacco di scocciature, frustrazioni e mal di pancia.

Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, non servono  “più mani in amministrazione”; servono automatismi affidabili che evitino di perdere tempo in attività correttive di basso valore.

Con FatturaPRO.click fai esattamente questo.

Affidi la gestione dei processi fiscali a un sistema automatico che gestisce tutto per te.

Prima dell’invio, seguire attentamente le istruzioni


Un po’ come quando apri la scatola di un medicinale e leggi il bugiardino, FatturaPRO.click è una piattaforma a cui devi semplicemente serrare i bulloni quando la fai partire all’interno della tua attività.

Con FatturaPRO.click gli scarti da SdI si riducono a 0!

 

La compilazione della fattura con FatturaPRO.click è completamente guidata con campi obbligatori tra cui p.iva e codice fiscale.

In fase di invio la piattaforma ti notifica qualsiasi problema della fattura che potrebbe comportare un rifiuto da parte dello sdi.

Tutto quello che non abbiamo previsto, che comporterebbe comunque un rifiuto da parte dello sdi, viene revisionato da un sistema di verifica dei dati.

Il team tecnico viene notificato dalla piattaforma con l’errore da correggere, la fattura viene corretta e viene inviata allo SdI.

 

Invia le tue fatture senza pensieri, lasciando il rifiuto dello SdI nel cassetto dei brutti ricordi!

 

N8N

Collegamento POS-RT: Sciogliamo insieme i dubbi!

Nelle ultime settimane la Legge di Bilancio 2025 ha fatto molto parlare di sé, suscitando perplessità e non pochi allarmismi, soprattutto in riferimento all’art. I, comma 75 che tratta un argomento spinoso per tutti gli esercenti italiani: il collegamento POS-RT.

In fondo all’articolo trovate i nuovi aggiornamenti al 15/01/2026.

Cos’è la legge di bilancio e di cosa parla l’art. I, comma 75? 

La legge di bilancio è la norma con cui ogni anno lo Stato stabilisce come spendere e da dove prendere le risorse pubbliche. Serve a programmare entrate e uscite, ma anche a introdurre nuove regole fiscali e misure economiche che incidono sulla vita quotidiana di cittadini e imprese.

La legge di bilancio 2025, l’articolo 1, comma 75, introduce un nuovo obbligo (l’ennesimo) per commercianti e professionisti: dal 1° gennaio 2026 i POS dovranno essere collegati ai registratori telematici, cioè ai dispositivi che inviano i dati dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate. In pratica, ogni pagamento elettronico dovrebbe essere registrato automaticamente anche dal registratore di cassa, così da rendere più trasparenti e tracciabili gli incassi.

Lo scopo è quello di ridurre l’evasione fiscale e di semplificare i controlli, ma per gli esercenti questo significherà adeguare la propria attrezzatura e rispettare un obbligo che, se disatteso, comporterà sanzioni.

Cosa comporta l’entrata in vigore dell’art. I, comma 75?

Ogni grande cambiamento, si sa, porta con sé molte preoccupazioni, soprattutto se il mancato adeguamento può portare a sanzioni che possono aggirarsi sulle migliaia di euro. 

Molti dei nostri utenti si sono allarmati, chiedendosi come fosse possibile collegare i loro dispositivi al proprio pos, in modo da avere un corrispettivo che rispettasse le nuove regole che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2026. 

Bisogna fare prima una grande precisazione: l’art. I, comma 75 si riferisce, al momento, solo ai registratori di cassa (RT) e non al documento commerciale online. Quest’ultimo, infatti, sul sito dell’Agenzia delle Entrate non presenta nessun campo in cui sia richiesto l’inserimento di una transazione fatta da POS. Per di più, nell’area dedicata al documento commerciale online non si trova nessun avviso riguardante il nuovo articolo I della legge di bilancio 2025. 

 

Ma se l’obbligo passasse anche al documento commerciale online? 

 

Una domanda indubbiamente lecita è “ma se l’obbligo passa anche al documento commerciale online? Sarà possibile adeguarsi per tempo?. La risposta è ovviamente SI. L’amministrazione e il team di sviluppo sono sempre informati sui nuovi aggiornamenti che coinvolgono i nostri prodotti e la sicurezza dei nostri clienti è un elemento indispensabile di tutto il nostro lavoro. 

Art. I, comma 75: arrivano delle novità

 

Proprio come detto prima, il nostro team è sempre aggiornato su tutte le novità fiscali rilevanti per l’esercizio in sicurezza e conformità alle norme vigenti.

L’Agenzia delle Entrate, a seguito di un confronto con AssoSoftware (a cui Gestisco Italia è associata) e altri soggetti coinvolti nell’applicazione della nuova normativa (cioè poter collegare fisicamente i POS agli RT) è arrivata ad una conclusione: il collegamento tra POS e RT non sarà fisico ma logico

Ogni POS, quindi, dovrà provvedere direttamente all’invio delle transazioni all’AdE, in una modalità simile a quella oggi adottata dagli RT. In questo modo l’RT continuerà a trasmettere i dati degli scontrini, mentre il POS invierà quelli relativi alle transazioni. Sarà l’AdE ad occuparsi di effettuare il collegamento logico tra lo scontrino e la transazione.

Questo cosa comporta? 

 

Il nuovo obbligo per gli esercenti sarà quello di censire anche i POS allo stesso modo degli RT e questa procedura dovrà essere eseguita dagli installatori.

L’obbligo coinvolge tutti gli esercenti, inclusi coloro che hanno optato per il Documento Commerciale Online tramite FatturaPRO.click. Tutto quello che bisognerà fare sarà collegare il proprio POS al cassetto fiscale, la modalità di emissione del documento commerciale online resta invariata! L’Agenzia delle Entrate è già al lavoro per apportare le dovute modifiche a livello legislativo. 

Speriamo di esservi stati utili  e aver dissipato tutti i vostri dubbi. Restiamo sempre a disposizione per maggiori chiarimenti.

Il team di supporto 

Aggiornamento del 17 Novembre 2025 a seguito del nuovo comunicato dell’Agenzia delle Entrate

 

Come funziona il collegamento tra Pos e registratore

Il procedimento è stato pensato per essere il più semplice possibile. L’esercente, eventualmente assistito da un intermediario (come il commercialista), dovrà accedere alla propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate e collegare il registratore telematico ai propri strumenti di pagamento elettronico. In pratica, si tratta di creare un “ponte” digitale tra questi due sistemi affinché comunichino tra loro e trasmettano i dati correttamente.

Per effettuare il collegamento, serve associare il numero di matricola del registratore telematico (cioè l’identificativo univoco del tuo registratore di cassa, già registrato nell’Anagrafe Tributaria, il registro dove l’Agenzia custodisce i dati fiscali della tua attività) ai dati identificativi dei tuoi strumenti di pagamento elettronico. Il sistema online dell’Agenzia mostrerà automaticamente l’elenco completo dei Pos e dei metodi di pagamento di cui risulti titolare: gli operatori finanziari avranno già comunicato questi dati in anticipo, quindi non dovrai cercali manualmente.

Quando saranno disponibili le nuove funzionalità

Le funzionalità per il collegamento saranno rese disponibili a partire dai primi giorni di marzo 2026. La data precisa verrà comunicata attraverso un avviso pubblicato sul sito ufficiale dell’Agenzia, permettendo così agli esercenti di organizzarsi adeguatamente. Non si tratta dunque di una scadenza imminente, ma è importante iniziare da ora a familiarizzare con la normativa per evitare sorprese all’ultimo momento.

I termini graduali per la registrazione

Il legislatore ha previsto un sistema di registrazione graduale, proprio per non creare difficoltà agli esercenti. Per i Pos che già utilizzerai al 1° gennaio 2026, oppure che inizierai a usare tra il 1° e il 31 gennaio 2026, avrai a disposizione 45 giorni dalla messa a disposizione del servizio online per completare il collegamento. Questo significa che anche se non farai tutto subito a marzo, avrai ancora un mese e mezzo di tempo per regolarizzare la situazione senza rischiare sanzioni.

Una volta che il sistema sarà completamente a regime, i tempi cambieranno. Per qualsiasi nuovo Pos che aggiungerai successivamente, oppure se dovrai modificare i collegamenti già fatti, dovrai registrare il collegamento entro precisi limiti temporali: a partire dal sesto giorno del secondo mese successivo alla data in cui il Pos diventa effettivamente disponibile per il tuo esercizio, e comunque entro l’ultimo giorno lavorativo di quel medesimo mese. Se per esempio attivi un nuovo terminale a settembre, il tuo termine massimo sarà l’ultimo giorno lavorativo di novembre (solitamente il 28 o il 29).

Collegamento Pos-RT : aggiornamenti del 15 gennaio 2026

 

A seguito di una nuova riunione tra gli associati AssoSoftware e l’Agenzia delle Entrate, quest’ultima ha dato nuovi aggiornamenti sulla tanto attesa e temuta integrazione tra Pos e RT. 

Ebbene si abbiamo una data ufficiale : il 5 marzo 2026. 

Cosa succede il 5 marzo 2026?

 

A partire da questa data l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione degli utenti una nuova procedura nel portale “Fatture e Corrispettivi”, dedicata proprio alla connessione dei dispositivi POS con i Registratori di Cassa RT dell’ esercente. 

L’esercente troverà l’elenco dei suoi dispositivi e visualizzerà l’identificativo univoco del terminale (terminal ID) e il codice fiscale del Provider. 

L’obbligo di associazione riguarda tutti gli esercenti che accettano pagamenti con uno o più terminali POS fisici.

Sarà possibile associare più dispositivi POS ad un Registratore di Cassa RT e più RT ad un unico POS. Sarà inoltre possibile associare i propri POS anche al Documento Commerciale Online con una procedura separata.

Chi possiede un terminale POS fisico avrà 45 giorni di tempo per effettuare questa associazione nel cassetto fiscale. Chi non si adeguerà potrà incorrere in sanzioni che possono arrivare fino a 4000€. 

Collegamento Pos-RT: chi è escluso dall’adeguamento? 

 

Sono esclusi dall’adeguamento solo i commercianti che non detengono un terminale POS fisico per accettare pagamenti. E’ di conseguenza escluso chi vende esclusivamente tramite e-commerce e utilizza metodi di pagamento digitali come ad esempio PayPal, Stripe o simili. 

 

 

Finanziamenti Turismo Italia: 10 Miliardi per la Crescita del Settore

Il settore turistico italiano riceve un impulso storico con l’accordo strategico tra Intesa Sanpaolo e le associazioni di categoria del turismo. Dieci miliardi di euro sono ora disponibili per i finanziamenti turismo delle imprese associate a Confindustria. I fondi sono parte di un programma nazionale da 200 miliardi destinato alla trasformazione digitale ed energetica del sistema produttivo italiano.

Accordo strategico per i finanziamenti turismo delle imprese italiane

L’accordo sottoscritto il 14 gennaio 2025 tra Confindustria e Intesa Sanpaolo stabilisce un quadro di collaborazione quadriennale per il periodo 2025-2028. Confindustria Alberghi, Federterme e Federturismo Confindustria hanno firmato questa intesa per fornire un pacchetto di risorse finanziarie dedicato agli investimenti . Questi fondi mirano a migliorare la qualità ricettiva e rafforzano la competitività del settore.

Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato che “la collaborazione tra Intesa Sanpaolo e il sistema associativo del settore sarà decisiva per la sostenibilità futura del turismo in Italia”. Dal 2020 al giugno 2025, la banca ha già erogato oltre 12 miliardi di euro per sostenere le aziende del settore turistico, prevalentemente PMI.

Investimenti per la trasformazione digitale ed energetica

I finanziamenti turismo si concentrano su sei aree strategiche di intervento che rispondono alle sfide contemporanee del settore:

  1. Riqualificazione delle strutture ricettive: miglioramento degli standard qualitativi per posizionare l’Italia come destinazione di qualità nel mercato internazionale.
  2. Transizione sostenibile: investimenti in prodotti, servizi, tecnologie e infrastrutture che accelerano i processi di transizione sostenibile, con particolare attenzione all’economia circolare e al bilanciamento energetico tra fonti rinnovabili.
  3. Digitalizzazione e formazione: supporto alla digitalizzazione delle imprese e alla formazione del personale come elemento qualificante per la crescita competitiva.
  4. Aggregazioni e crescita dimensionale: iniziative a sostegno delle aggregazioni nel settore turistico-ricettivo attraverso la finanza straordinaria.
  5. Staff housing: sviluppo di nuove soluzioni per facilitare la mobilità e l’attrazione dei lavoratori, affrontando la carenza di personale qualificato.
  6. Noleggio beni strumentali: servizi di noleggio per ottimizzare l’efficienza energetica e il ciclo di vita delle attrezzature.

Supporto alla ZES Unica Mezzogiorno

L’accordo dedica particolare attenzione al rilancio delle imprese del Sud Italia attraverso il supporto alla ZES Unica Mezzogiorno. Questa zona economica speciale, istituita con decreto-legge n. 124/2023, comprende i territori di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Le imprese operanti nella ZES Unica possono beneficiare di crediti d’imposta che variano dal 15% al 50% delle spese ammissibili, con percentuali specifiche per regione: 40% per Calabria, Campania, Puglia e Sicilia; 30% per Basilicata, Molise e Sardegna. L’investimento minimo richiesto è di 200.000 euro, con un massimo di 100 milioni per singolo progetto.

Integrazione con il PNRR e Transizione 5.0

I finanziamenti turismo si integrano perfettamente con le risorse già stanziate per la realizzazione degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il PNRR destina 2,4 miliardi di euro al settore turistico, con l’obiettivo di innalzare la capacità competitiva delle imprese e promuovere un’offerta turistica basata su sostenibilità ambientale, innovazione e digitalizzazione.

Il Piano Transizione 5.0 rappresenta un’evoluzione rispetto al precedente 4.0, ampliando l’orizzonte per includere anche la transizione energetica con forte enfasi sulla sostenibilità ambientale. Le imprese che riescono a ridurre il consumo energetico di almeno il 3% per la struttura produttiva o il 5% per i processi interessati possono beneficiare di un credito d’imposta che varia dal 5% al 45% del costo dell’investimento.

Finanziamenti turismo e prospettive di crescita del settore

Secondo il terzo Rapporto “Turismo & Territorio” presentato durante il convegno, le previsioni per il 2025 stimano circa 477 milioni di presenze turistiche e un valore aggiunto della filiera superiore a 106 miliardi di euro. Il turismo rappresenta circa il 10% del PIL nazionale con oltre 1,3 milioni di persone occupate.

Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi, ha sottolineato che “l’innovazione, la sostenibilità e la formazione del capitale umano sono leve imprescindibili per rafforzare la competitività delle nostre strutture e valorizzare il patrimonio territoriale”

L’accordo sui finanziamenti turismo rappresenta quindi un’opportunità strategica per il settore, offrendo strumenti concreti per affrontare le sfide della digitalizzazione, della sostenibilità e della competitività internazionale, confermando l’impegno del sistema bancario e industriale italiano nel sostegno a un comparto vitale per l’economia nazionale.

Automazione Fiscale: ecommerce integrati al fisco? Parliamone qui

Automazione Fiscale: nasce uno spazio per chi vuole un e-commerce integrato col fisco

Un recente sondaggio ha rivelato che quasi l’80% dei gestori di e-commerce danno priorità assoluta al checkout, ovvero la chiusura del processo di acquisto.

Il campione ha dichiarato che circa il 12% del fatturato proviene dalla capacità del sistema di accompagnare il cliente verso l’acquisto di un prodotto venduto in upselling e crosselling, proprio durante la fase conclusiva della sessione utente.

Hai fatto 30…fai 31!

Questo “modo di dire” rappresenta al meglio la situazione: un cliente è entrato nel negozio online, ha scelto un prodotto e ha “rotto gli indugi”: è la fase in cui tutte le difese e le contromisure dell’utente si sono abbassate, e quello è il momento in cui stimolarlo ad acquistare ancora di più.

Solitamente le proposte di upselling e crosselling da checkout vanno a segno quando il sistema è “capace” di proporre all’acquirente l’item giusto. Può essere un elemento che fa da corredo, e completa l’acquisto del prodotto principale che ha attratto il cliente.

Oppure può essere una vendita legata allo stesso prodotto. Il sistema propone all’utente di acquistarne una quantità maggiore a un prezzo più vantaggioso, o di aderire a un pacchetto di servizi più completo di quello scelto inizialmente, a patto di farlo subito.

Quando lo scenario è dinamico, serve una tecnologia intelligente: ecco perché l’Automazione Fiscale diventa indispensabile per questi scenari della Customer Journey

 

Mettere a punto questi processi sembra banale, ma non lo è affatto.

E i dati dimostrano che è proprio dietro a questi meccanismi, a queste strategie di dettaglio, che si nascondono le marginalità di un settore che vive di una competizione sempre più globale, nella quale è difficile emergere senza le infinite risorse di Amazon e dei grandi negozi online.

Ed è qui che entra in gioco l’importanza dell’Automazione Fiscale: un sistema così dinamico non può appoggiarsi su processi rigidi e predeterminati.

Oltre un certo limite, il gestore dell’e-commerce non può preconfigurare “a monte” bundle e lotti da proporre durante la fase di checkout.

Ecco perché gli imprenditori digitali investono sempre di più su tecnologie di checkout intelligenti.

Capaci di calcolare le variabili di acquisto, di comprendere il profilo dell’acquirente anche al primo acquisto, e di analizzarne il comportamento nel tempo secondo le discipline del behavioural marketing.

Cioè quel comparto del marketing strategico che adatta la strategia da usare con un cliente sulla base dei suoi comportamenti all’interno di un negozio online (behaviour).

Dietro a tutto questo sforzo fatto di scelte tecnologiche, visione, e strategie sia digitali che imprenditoriali, deve esserci poi un sistema capace di gestire corrispettivi e fatture in modo altrettanto intelligente, flessibile e tecnologico.

Ecco perché Automazione Fiscale è un termine che sta assumendo un ruolo sempre più prioritario nell’ambito dei negozi digitali.

Un universo in espansione, al punto tale che era necessario trovargli una casa: questa è Automazione Fiscale, lo spazio che abbiamo creato su Substack per parlare di connessioni e automazioni col fisco

Sono convinto valesse la pena di “violare le regole” della rubrica dedicata ai trend per presentarti questo progetto.

Del resto, se leggi questa Newsletter da un po’, avrai capito che mi piace variare e provare a sorprendere.

A volte le routine sono utili, ma possono essere anche noiose e divulgare questa notizia non solo aiuta a spezzare la monotonia, ma lo fa per una “buona causa”, se così posso dire.

Il canale Substack di FatturaPro non è un progetto di monetizzazione.

L’accesso ai contenuti è gratuito, non servono né soldi né iscrizioni forzate per accedervi, proprio perché ho deciso di crearlo anzitutto per spirito di servizio.

Credo profondamente in un’Italia a trazione digitale, dove i negozi online stanno già giocando un ruolo essenziale per generare Prodotto Interno Lordo e posti di lavoro.

Ne abbiamo enormemente bisogno dal momento che la nostra amata nazione ha perso il suo posto nell’élite mondiale dell’industria, e le pubbliche amministrazioni soffrono di una cronica carenza economica, con effetti drammatici sulle assunzioni.

Perché vale la pena iscriversi al nostro Substack dedicato al tema dell’Automazione Fiscale

Veniamo alle cose pratiche.

Il nostro Substack nasce, anzitutto, perché il mercato chiedeva a gran voce uno spazio dedicato al tema dell’Automazione Fiscale, anche se in pochi hanno saputo percepire questa spinta per tempo.

Quindi, da una parte il settore sta manifestando un interesse crescente verso l’esperienza del Checkout, come testimoniato anche dagli sforzi concreti prodotti dagli sviluppatori dei principali sistemi e-commerce del mondo (Shopify, Woocommerce, Prestashop).

Dall’altro lato, lo stesso settore sta volgendo il suo sguardo verso il tema della semplificazione dei pagamenti elettronici e delle connessioni con i flussi dati del Fisco.

Un interesse che sfocia anche nella crescita esponenziale che sta registrando il settore dei POS, la cui evoluzione è degna di nota: da strumenti percepiti come “male necessario”, a bocchettone che può connettere un’attività fisica con il mondo digitale.

Uno dei tanti fronti di evoluzione che ti invito ad osservare, grazie al quale negozio fisico e negozio online hanno confini sempre più sfumati e porte di comunicazione sempre più aperte, con l’abbattimento di tante soglie tecniche e tecnologiche, la cui rimozione comportava, una volta, investimenti copiosi.

Fino ad oggi.

Cosa ci sarà di diverso tra lo spazio su Substack e i canali di FatturaPro dedicati all’Automazione Fiscale, come il blog e questa newsletter?

Il progetto dello spazio Substack ha un taglio molto diverso. Ovviamente, sui canali di FatturaPro ti parlo delle novità che riguardano la piattaforma, le sue innovazioni, e tutto ciò che riguarda la capacità delle nostre tecnologie di rispondere a bisogni conclamati o del tutto nuovi.

Su Substack, invece, voglio sbizzarrirmi nel parlare dell’evoluzione del mondo E-Commerce.

Ovviamente il tema dell’Automazione Fiscale farà da cornice al tutto, ma il mio obiettivo è rivolgermi anche agli imprenditori di PMI che un E-Commerce ancora non ce l’hanno, che stanno pianificando di crearlo e non vogliono commettere errori, impostando strategie sbagliate.

Quindi, rispetto ai canali tradizionali di FatturaPro, che ovviamente rimarranno in piedi e del tutto autonomi, su Substack troverai una pluralità di contenuti.

Non solo dal punto di vista degli argomenti, ma anche sul piano della multimedialità: presto troverai anche video, interviste, podcast.

Coinvolgeremo anche persone esterne alla nostra azienda: imprenditori, esponenti del comparto tecnologico, fino ad arrivare a personalità istituzionali.

Se hai anche solo un minimo interesse in questo settore e su questi temi, non puoi davvero non iscriverti. Non troverai niente di equiparabile, ed era il momento che qualcuno lo facesse.

Iscriviti gratuitamente su:

https://fatturapro.substack.com

​​FatturaPRO.click diventa asset per il controllo di gestione nelle PMI

Il controllo di gestione è una “dottrina” del management aziendale, salita alla ribalta con l’inasprimento delle normative sul rischio d’impresa, e le possibili ripercussioni penali a carico di Amministratori di aziende e non solo.

FatturaPro, partito come sistema “semplice” di Fatturazione Elettronica, oggi racchiude al suo interno anche numerosi strumenti essenziali sul controllo di gestione.

Delle vere e proprie chicche, capaci di aiutare l’imprenditore a rimanere al largo di bassi fondali che possono risultare fatali.

Ma è davvero un argomento che ti riguarda così da vicino? E perché? Vediamo insieme alcuni dati:

  • Il 58% delle PMI italiane usa software di controllo di gestione (≈ +3 p.p. vs 2021). Fonte: Osservatori Digital Innovation – Politecnico di Milano, 2022
  • Il 93% adotta almeno un gestionale, ma solo 29% ha integrazioni tra applicazioni; 27% lavora ancora a silos. Fonte: Osservatori/AssoSoftware, 2022
  • oltre 1 PMI su 2 segnala margini in crescita dopo l’adozione di gestionali/BI. Fonti varie su campioni PMI 2022–2024
  • Ecosistema dati: mercato Big Data & Analytics in Italia ≈ €3,42 mld (2024), +20% YoY; BI nelle grandi imprese: 93%. Fonti: Osservatori BDA, 2024
  • PMI & digitale: 54% investe con decisione, ma solo 19% usa tecnologie avanzate in modo strutturato; barriere: skill gap 59%, connettività 47%. Fonti: report PMI Italia 2023–2024

Controllo di gestione: da semplici dati su un grafico a sistema per prendere decisioni

Se gestisci una PMI, oggi non ti mancano di certo i dati.

Quello che ti manca, è il modo di trasformarli in decisioni. Senza un controllo di gestione, resti in una dimensione onirica fatta di sensazioni:

“dunque, il fatturato è ok, i costi – sì – sono quelli che avevo pensato a inizio anno, in cassa c’è qualche soldino, quindi tutto a posto”.

Poi il mese dopo scopri che il margine è evaporato, perché nel giro di poco hai versato l’IVA, hai saldato una fattura di cui ti eri quasi dimenticato, in più hai pagato qualche tassa che sembrava insignificante.

Con un impianto essenziale — budget, forecast, scostamenti — metti sul tavolo una serie di dati che puoi vedere “con gli occhi”, e non con le sensazioni.

 E smetti di navigare a vista. In poche settimane passi da report sparsi a una pagina con i numeri che contano. Perché il Controllo di Gestione è questo, saper aggregare bene i numeri, sfruttando correttamente i gestionali, in modo da sapere mese su mese, anno su anno, quale sarà la situazione del tuo conto corrente.

E la parte veramente “succosa” è questa: non devi rifare tutto il tuo sistema informativo.

Ti basta integrare ciò che hai e decidere come organizzare l’inserimento dei dati in modo ergonomico, affinché tutti aggiornino la situazione. Qui sotto trovi benefici, prove, e una procedura pratica in 5 mosse. Alla fine ti propongo un assessment gratuito per costruire il tuo cruscotto KPI in tempi brevi.

I Benefici concreti per una Piccola-Media Impresa

  • Decisioni per l’appunto più rapide. Fissando i KPI vitali ( come ad esempio ricavi per linea, margine lordo, MOL/EBITDA, cassa, DSO/DPO, rotazione magazzino) hai la possibilità di monitorarli, e di farlo praticamente in tempo reale, ovunque tu sia. Così puoi prendere decisioni concrete sulla base di fatti rappresentati da numeri, e non da sensazioni e opinioni.
  • Più margine senza “tagliare a caso”. Le analisi di scostamento (price/volume/mix/costi) mostrano dove stai raggiungendo, superando o mancando i tuoi obiettivi economici, finanziari e di performance. E puoi correggere listini, potenziare canali, o strutturare l’azienda, sulla base di ciò che sta accadendo realmente.
  • Cassa prevedibile. Con un forecast rolling 90/180 giorni, riesci a prevenire gli stress di tesoreria, hai sicuramente più credibilità agli occhi agli occhi della banca e ti rapporti efficacemente con i fornitori, evitando di ritrovarti a “spegnere incendi”.
  • Tutti allineati. Un cruscotto condiviso evita il ping-pong sui file: ogni centro di costo ha i propri target e il proprio perimetro di responsabilità, e per ogni dato esiste un grafico, o un cruscotto numerico, che ti parla in modo “sincero” di come stanno andando le cose.

Questi benefici non arrivano dai prodotti gestionali, in realtà. E questo ti potrà sembrare strano: arrivano dal processo. E il processo parte dai dati in apertura: adozione in crescita, ma integrazioni basse. Tradotto: se sistemi il flusso dati, giochi con un vantaggio competitivo immediato. Vediamo perché.

La disciplina “paga”

Il 29% di integrazione fra applicazioni significa che in molte PMI il dato “viaggia” a mano: esportazioni, copia/incolla, riconciliazioni infinite. L’effetto è un quadro di dati impreciso, tempi lunghi e report in cui nessuno crede davvero. Il primo effetto del controllo di gestione è pulire il dato alla fonte e ridurre i passaggi manuali, con ricadute positive sulla reportistica che diventa un asset realmente utile e efficace.

Quando oltre una PMI su due dichiara margini in crescita dopo l’adozione di gestionali di Business Intelligence, il messaggio che esprime questo dato è che la disciplina paga. Non è (solo) tecnologia, quindi, ma un’agenda fatta di confronti continui tra obiettivi e risultati che si incontrano, per aiutarti a maturare decisioni. Una volta al mese, tutte le settimane, ogni giorno. Questo poi lo decidi tu.

Il mercato Big Data & Analytics cresce a doppia cifra e la Business Intelligence è quasi ovunque, quando un’impresa struttura i propri processi affinché siano sempre misurabili.

Possono sembrare concetti solo da grande azienda, ma non è così.

Questo ti interessa per due motivi: 1) strumenti e competenze scendono di prezzo; 2) puoi copiare processi maturi e portarli “leggeri” nella tua azienda. Non ti serve un data lake per iniziare: ti serve una pagina con KPI coerenti.

Se fin qui ti ritrovi, è il momento di “giocare” un po’ con le cose pratiche:

Come si inizia a implementare un controllo di gestione? 5 possibili mosse essenziali

 

 

1) Scegli i KPI vitali (massimo 8, non uno di più).
Parti da ciò che muove davvero l’utile: ricavi per linea/prodotto, margine lordo (€/%), MOL/EBITDA, break-even (volumi/prezzi), rotazione magazzino, DSO/DPO, cassa netta. Ogni KPI deve avere una definizione univoca e un responsabile. Nessuna guerra tra file Excel e tools “scollegati”.

2) Disegna il modello dati.
Mappa le fonti: ERP/gestionale, CRM, e-commerce, fogli di calcolo, contabilità industriale. Stabilisci le chiavi di raccordo (prodotto, cliente, canale, centro di costo) e la frequenza di aggiornamento (giornaliera/settimanale/mensile). Se oggi il 62% aggiorna “a pezzi”, tu punta a un flusso completo e ricorrente: meglio pochi dati coerenti che mille tabelle incoerenti. E ricordati: per gli utenti, l’immissione dei dati deve avvenire in modo ergonomico, come portare un orologio. Questa è la tattica vincente per non perdere il controllo di tutto, solo perché nessuno ha tempo o voglia di aggionare i dati.

3) Budget & Forecast (driver-based).
Costruisci un budget annuale e un forecast rolling mensile. Usa driver chiari (volumi × prezzo × mix) e assegna obiettivi per centro di costo. Il senso non è “indovinare il futuro”: è confrontare mese su mese l’atteso con il reale e capire subito dove intervenire.

4) Analisi scostamenti (mensile, calendario fisso).
Ogni mese al massimo, verifica lo scostamento tra ogni singolo KPI che prevedevi di raggiungere, confrontandolo con il dato presente. Chiudi poi l’analisi con 3–5 azioni al massimo: un’azienda che migliora 3 KPI in un mese, un quadrimestre, o anche in un anno, semplicemente non è più la stessa azienda di prima. Non farti prendere dalla fobia del 100% di KPI superati.

5) Cruscotto BI (3 viste).

  • C-level: una pagina dedicata ai KPI di redditività e cassa.
  • Finance: analisi per centro di costo e leve margine.
  • Operation: magazzino, tempi, scarti, livelli di servizio.
    Automatizza refresh e distribuzione (report programmati). Evita di “abbellire”: conta la leggibilità. Un numero giusto in meno è meglio di dieci numeri vaghi.

In questa fase capirai se ti serve un connettore (Zapier/n8n), un layer di trasformazione leggero o già uno schema stella in BI. L’importante è non fermarti al “progetto”: metti in produzione la prima pagina e migliora dal giorno dopo.

Strumenti: come seguire un processo di messa a punto

  • Prima pensa ai dati (qui addirittura un foglio di carta ti può aiutare). Se non partiamo dai dati, e dalle priorità, l’entusiasmo ti passerà presto, e l’avventura finirà prima di iniziare. Parti da definizioni e flussi.
  • Integra i dati senza duplicarli. Evita nuovi silos: ERP/gestionale + BI + connettori; i fogli restano utili, ma diventano output, non sorgenti parallele.
  • Aggiorna con disciplina, ma trova anche il modo di farla facile. Passare da aggiornamenti “a pezzi” a un refresh completo è già un vantaggio competitivo: i competitor decidono su dati vecchi, tu probabilmente ancora non puoi. Mettere la testa su questo aspetto ti aiuterà.
  • Misura il costo della non-decisione. Un mese senza scostamenti costa più di qualsiasi licenza.

La verità è semplice: lo stack “perfetto” non esiste. Esiste uno stack sufficiente, integrato e sotto controllo. Se vuoi, nell’assessment vediamo cosa tenere, cosa collegare e cosa eliminare.

I principali dubbi di un imprenditore che affronta questo tema

Cos’è il controllo di gestione in una frase?
È il sistema che mette in fila obiettivi (budget/forecast) e risultati, misura gli scostamenti e ti obbliga a decidere.

Quali KPI non possono mancare?


Margine lordo, MOL/EBITDA, break-even, cassa (DSO/DPO), rotazione magazzino, ricavi per linea/prodotto e volendo molto di più (ma tu parti da poche cose)

Il resto è “un di più”, diciamo..

Quanto ci metto a partire?

Una settimana per un MVP: KPI definiti, calendario scostamenti, primo foglio di budget. 30–60 giorni per un cruscotto di Business Intelligence stabile che si aggiorna in tempo reale.

Se hai letto fin qui, l’ultimo miglio è logico: trasformare l’intenzione in operatività.

Vuoi un primo cruscotto KPI in 30 giorni per migliorare il livello di controllo dell’azienda, ed essere subito “a posto” con le aspre leggi sulla crisi di impresa?

Prenota un assessment gratuito. In 60 mettiamo le basi per mappare dati, KPI e flussi interessanti per la tua situazione specifica.

 

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Digitalizzazione PMI: al via il fondo UE da 10 miliardi

La digitalizzazione delle PMI europee ha raggiunto un punto di svolta storico. Un nuovo fondo da 10 miliardi di euro della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), sviluppato in collaborazione con fondi sovrani e investitori privati, rappresenta la più ambiziosa iniziativa mai lanciata per accelerare la trasformazione digitale del tessuto produttivo continentale.

Un investimento strategico senza precedenti

L’iniziativa si inserisce nel piano operativo BEI 2025-2027, che prevede investimenti annuali di oltre 95 miliardi di euro, di cui una quota significativa destinata specificamente alla digitalizzazione delle PMI e alle tecnologie innovative. Il programma TechEU, con un volume di finanziamento di almeno 20 miliardi di euro nel 2025, rappresenta il cuore pulsante di questa strategia.

La portata dell’investimento diventa ancora più evidente considerando che nel 2024 il Gruppo BEI ha già sostenuto oltre 431.000 piccole e medie imprese, mantenendo un volume di finanziamento di 45 miliardi di euro destinati alle PMI. Questo rappresenta il 47% del volume totale delle firme della BEI.

Digitalizzazione PMI: le tre direttrici tecnologiche del cambiamento

Automazione dei Processi Robotici (RPA)

L’RPA rappresenta una delle tecnologie più mature e immediatamente applicabili per la digitalizzazione delle PMI europee. Come dimostrato dal caso di Automation Hero, azienda finanziata dalla BEI, l’Intelligent Process Automation permette alle organizzazioni di ridurre gli errori umani e riassegnare i dipendenti a compiti più soddisfacenti. La soluzione sviluppata dall’azienda utilizza intelligenza artificiale proprietaria per automatizzare i processi aziendali, principalmente nel settore dei servizi finanziari.

I benefici dell’RPA si concretizzano in investimenti a basso costo con risultati rapidi, eliminando il peso delle tecnologie legacy e dei processi manuali ripetitivi. Le PMI possono ora accedere a soluzioni di automazione precedentemente riservate alle grandi corporazioni, ottenendo un processo decisionale più veloce e informato.

Intelligenza Artificiale Generativa

Il settore dell’IA rappresenta circa l’80% del gap di investimento tecnologico europeo, stimato tra 5-10 miliardi di euro annui. La Commissione Europea ha già stanziato 1,3 miliardi di euro per tecnologie strategiche critiche, inclusa l’intelligenza artificiale, mentre il programma AI Factories ha un budget di 10 miliardi di euro dal 2021 al 2027.

Il progetto europeo AI MATTERS, con un finanziamento di 60 milioni di euro, offre alle PMI coperture fino al 100% dei costi per micro e piccole imprese, 90% per le medie imprese. Questo programma si concentra specificamente su applicazioni AI per l’ottimizzazione della produzione, manutenzione predittiva e collaborazione uomo-robot.

Cybersecurity per l’Automazione

La sicurezza informatica rappresenta una priorità assoluta nell’era dell’automazione digitale. L’Unione Europea ha messo a disposizione 145,5 milioni di euro attraverso due programmi chiave: il Digital Europe Programme e Horizon Europe. Il primo round da 55 milioni di euro si concentra specificamente su soluzioni di cybersecurity per il settore sanitario, mentre il secondo round da 90,5 milioni di euro supporta PMI di vari settori, con particolare focus sull’integrazione dell’AI generativa per migliorare le operazioni di cybersecurity.

Il programma CYSSME (Cybersecurity for SMEs), finanziato dall’UE con 101 milioni di euro, offre supporto specifico per micro, piccole e medie imprese. L’iniziativa considera che le sfide di cybersecurity per le aziende europee possano essere risolte con prodotti e soluzioni di origine europea.

Meccanismi di finanziamento innovativi per la digitalizzazione delle PMI

La BEI ha sviluppato strumenti finanziari sofisticati per supportare la digitalizzazione delle PMI. Il co-investimento AI Facility da 150 milioni di euro, lanciato nel 2020, ha già dimostrato la capacità di investire insieme ai gestori di fondi supportati dal Fondo Europeo per gli Investimenti. Questa struttura permette di supportare circa 20-30 piccole e medie imprese nel settore dell’intelligenza artificiale.

Gli accordi recenti dimostrano l’efficacia di questo approccio: la partnership con Santander ha sbloccato 370 milioni di euro per sostenere piccole imprese nella transizione verde, mentre l’accordo con Mediobanca ha reso disponibili 200 milioni di euro per microimprese e aziende guidate da donne.

L’ecosistema di supporto alla digitalizzazione delle PMI

I Digital Innovation Hub rappresentano coordinatori regionali cruciali nell’ecosistema di innovazione e digitalizzazione. Questi hub servono come ponte tra domanda e offerta di soluzioni digitali, fornendo consulenza tecnica e finanziaria alle PMI. La loro importanza è cresciuta esponenzialmente durante la pandemia COVID-19, quando hanno preso azioni rapide per supportare le PMI nelle circostanze difficili.

La propensione alla digitalizzazione delle PMI non è influenzata solo da fattori finanziari, ma anche da elementi non finanziari come conoscenza e ambizione. Gli hub di innovazione digitale giocano un ruolo cruciale nel supportare questo processo di trasformazione.

Risultati misurabili e impact economico

Le ricerche dimostrano che le PMI beneficiarie del finanziamento del Gruppo BEI crescono significativamente di più in termini di asset e numero di dipendenti rispetto alle aziende comparabili che non ricevono supporto BEI. Per ogni 1% di aumento del capitale di rischio fornito dal FEI in una regione, si registra storicamente un aumento dell’1,4% nell’attività di altri investitori nella stessa regione.

Nel 2020, delle 52 unicorn europee high-tech supportate da venture capital, 28 erano state sostenute dal FEI nelle fasi iniziali del loro sviluppo. Le startup in cui il FEI ha investito capitale di rischio hanno mostrato una probabilità tre volte maggiore di partecipare a operazioni di fusione e acquisizione o di sperimentare un’offerta pubblica iniziale.

Digitalizzazione PMI: sfide e opportunità future

Meno del 20% delle PMI europee risulta altamente digitalizzato, rispetto al quasi 50% delle grandi corporazioni. I livelli di digitalizzazione sono particolarmente bassi nelle aziende dell’Europa orientale e meridionale e nei settori tradizionali. Questo gap rappresenta un’enorme opportunità di crescita che il nuovo fondo da 10 miliardi di euro mira a colmare.

La digitalizzazione non riguarda solo l’acquisizione di sistemi IT, ma coinvolge cambiamenti fondamentali nelle dimensioni aziendali: processi, prodotti e modelli di business. L’automazione crescente nella produzione, l’integrazione di simulazione e analisi dati nei processi e nelle catene di approvvigionamento possono realizzare guadagni sostanziali e continui in produttività ed efficienza delle risorse.

Il nuovo fondo europeo da 10 miliardi di euro rappresenta quindi non solo un’iniezione di capitale, ma una strategia complessiva per posizionare l’Europa come leader globale nella digitalizzazione delle PMI, combinando finanziamenti, supporto tecnologico e competenze specialistiche in un ecosistema integrato che promette di trasformare radicalmente il panorama imprenditoriale continentale.

Gestione delle scadenze: ecco come fare in pochi semplici passaggi.

Chi di noi non si è mai trovato alle prese con una RiBa a 30, 60 o 90 giorni? La gestione dei pagamenti dilazionati rappresenta una delle sfide più comuni nella vita imprenditoriale italiana. Che sia per tradizione consolidata nel nostro tessuto commerciale, per le difficoltà economiche che attraversano il mercato europeo, o per il desiderio di mantenere rapporti collaborativi con i clienti rimanendo competitivi, spesso ci ritroviamo a dover gestire scadenze multiple e complesse. Ma come orientarsi efficacemente in questo scenario, soprattutto nell’era della fatturazione elettronica?

Gestione delle scadenze e FatturaPRO.click

 

Le vie percorribili per la gestione delle scadenze in piattaforma sono due: creare delle scadenze ad hoc, che verranno inserite nei metodi di pagamento della fattura (con i pacchetti PLUS) o la gestione manuale delle scadenze. 

Sebbene la prima sia indubbiamente più allettante, la gestione manuale delle scadenze è consigliata per chi deve effettuare solo qualche fattura di tanto in tanto con questa modalità o non necessita di tutti gli automatismi e tool aggiuntivi di un pacchetto PLUS. 

Gestione delle scadenze manuali: i passaggi da seguire 

 

La prima cosa da fare per poter inserire più scadenze nella stessa fattura è andare nelle impostazioni del proprio profilo e nella sezione avanzate andare alla voce gestione scadenze scegliendo l’opzione manuale dal menù a tendina.

Una volta fatto questo passaggio bisognerà salvare le modifiche e andare a creare la fattura. 

Quando sarete in modifica della fattura, noterete una nuova sezione: scadenze

Cliccandoci sopra si aprirà la sezione dedicata della fattura in cui troverete il tasto verde aggiungi. 

 

A questo punto bisognerà inserire:

 

  • Il metodo di pagamento
  • L’iban, qualora si scelga bonifico come metodo di pagamento
  • La data di scadenza della rata 
  • L’importo della rata 

 

Cliccando su Salva e Nuovo sarà possibile inserire subito una nuova scadenza. Una volta terminato il processo, all’ultima scadenza inserita, bisognerà cliccare su Salva e Ritorna.

NB: è importante che la somma delle rate sia precisamente il totale della fattura in quanto la piattaforma non effettua aggiustamenti automatici sui dati immessi. In caso di incongruenza verrà segnalato l’errore in fase di salvataggio della fattura. 

Una volta che avrai creato la fattura che presenta più scadenze, dovrai fare il processo inverso nelle impostazioni riportando la scadenza in automatico. 

 

Sebbene la gestione avanzata delle scadenze dei pacchetti PLUS sia più comoda e permetta il salvataggio di determinate modalità di pagamento, la possibilità di gestire le scadenze in modo manuale è un grande aiuto per chi ha bisogno, in alcune circostanze, di mettere a disposizione un dilazionamento del pagamento. 

Per ogni ulteriore dubbio restiamo sempre a disposizione. 

 

Il team di supporto

 

Regala un registratore fiscale senza cassa alla tua attività

Tra poco più di due mesi, partono i mercatini natalizi che trasformeranno l’Italia in un immenso E-commerce di 6.000 metri quadrati, dove il registratore fiscale senza cassa svolgerà un ruolo di vitale importanza.

Con la fine della pandemia, i numeri di questa “nicchia” dei mercatini ha cominciato a macinare numeri interessanti, che possono essere estremamente rilevanti per te, e per la tua attività.

Ti spiego perché, e il motivo che mi induce a definire i mercatini un “immenso e-commerce”.

Nell’epoca del turismo “mordi e fuggi” i mercatini di Natale rappresentano un’attrazione per i viaggiatori in cerca di foto curiose da scattare e piccoli acquisti per regali originali e ricordi

Molti esercenti, che gestiscono un negozio “fisico” tutto l’anno, intuiscono l’importanza di creare presidi di vendita che permettano di portare la loro attività ovunque ci siano dei clienti da servire.

Siamo cresciuti in una società che ci ha abituati a inquadrare il negoziante in un certo modo, l’ambulante in un altro.

Questo perché, fino a non molto tempo fa, impostare e avviare un esercizio commerciale in un “negozio fisico”, piuttosto che ambulante, comportava una serie di differenze troppo marcate.

Le infrastrutture necessarie e gli strumenti erano troppo diversi tra loro.

Riuscire a portare un negozio fisico in piazza era davvero complicato, e di fatto significava aprire due esercizi commerciali completamente diversi e ridondanti.

Avere le risorse economiche e mentali per fare entrambe le cose, non era effettivamente una cosa per tutti.

Oggi la storia è completamente diversa. E che tu abbia un negozio fisico, un e-commerce, o un’attività ambulante, l’onda di questo cambiamento ti riguarda comunque da vicino, affinché diventi possibile – per te – cavalcarla, invece di restarne travolti.

Le nuove norme sulla digitalizzazione fiscale rendono possibile inquadrare un negozio, un e-commerce e una “bancarella” nello stesso ecosistema, senza più sdoppiamenti, ridondanze e costi duplicati. Il registratore fiscale senza cassa è il comune denominatore

Di solito, le novità normative e di legge portano complicazioni e costi.  Non è il caso delle nuove norme che hanno sdoganato il registratore fiscale senza cassa, che ha reso la gestione fiscale dei documenti molto più semplice.

Ma non è solo un fatto di procedure che si vanno a semplificare.

Il registratore senza cassa, permette di fare cose che in passato non erano possibili, come – banalmente – il fatto di poter spostare il punto cassa da un negozio a una bancarella senza particolari implicazioni.

Lo stesso “bocchettone fiscale”, e lo stesso ecosistema, possono essere quindi usati – in modo centralizzato – in tutte e tre le dimensioni commerciali dentro cui può fare operazioni commerciali un’attività oggi:

  • Negozio fisico
  • Negozio itinerante o pop up
  • E-Commerce

Certo, per poter operare in tutte e tre le dimensioni, servono ovviamente le abilitazioni del caso connesse alla propria ragione sociale in camera di commercio, ma niente non è certamente un ostacolo, specie di fronte allo spettro di opportunità a cui un esercente si apre cogliendo tutte queste occasioni.

Tanti imprenditori si stanno accorgendo dell’opportunità dietro alla digitalizzazione totale del fisco, e si muovono in modo controintuitivo (e questo è un piccolo cambiamento epocale che devi considerare)

Per decenni le tematiche fiscali hanno inciso in modo diretto sulle scelte imprenditoriali degli esercenti italiani.

Il fattore tasse ha influenzato scelte strategiche in modo profondo.
Ma davanti all’evidenza dei numeri stanno cambiando tante cose, nel modo di ragionare di chi gestisce un esercizio fisico.

Bancarelle e mercatini, ancora oggi, sono terreno ideale di hobbisti e esercenti occasionali, che muovendo pochi pezzi e pochi volumi di vendita, attrezzano i propri banconi itineranti senza una vera e oculata gestione fiscale.

Non c’è da biasimare questa scelta, e non mi riferisco solo al fattore fiscale. Battere gli scontrini su una bancarella, non era mica una cosa semplice fino a poco tempo fa.

Dovevi acquistare un registratore di cassa apposito, farlo autorizzare, collegarlo. E poi dovevi tenere conto del meteo, della pioggia, della neve, dell’umidità.

Per non parlare del rischio di furti.

Il vecchio registratore di cassa è pensato per una gestione del contante che può fare gola a qualche malfattore, pronto ad approfittare del viavai di gente per portare a segno qualche piccolo colpo.

Con il registratore fiscale senza cassa cambia tutto.

Sparisce il contante, niente più necessità di tenere dispositivi collegati alla corrente o a sistemi “via filo”.

Oggi, con un minimo di organizzazione, che ha le stesse implicazioni e difficoltà intrinseche all’uso di un tablet per guardare film durante un viaggio.

Montare, quindi, un POS a batteria collegato a una piccola stampantina bluetooth, collegando il tutto a internet tramite un semplice hotspot, ti permette di portare il tuo sistema fiscale anche su una bancarella.

Ma i vantaggi non si limitano a questo.

E qui sta il succo del discorso: una gestione fiscale digitale, diventa anche il “pretesto” per acquisire dati di contatto “non sensibilI” del cliente, che possono diventare uno strumento per mantenere un contatto col consumatore.

Un turista che è in cerca di piccoli regali e di prodotti che non troverebbe mai più altrove, tantomeno in un paese lontano, può essere solo contento di acquistare tramite POS.

Allo stesso modo, un esercente può sfruttare l’occasione per acquisire la sua e-mail e i suoi dati di contatto con consenso, per creare un rapporto con l’acquirente da prolungare attraverso le altre due dimensioni di vendita in cui un esercizio può lavorare: negozio fisico ed e-commerce.

L’azzeramento dei limiti fisici di un esercizio commerciale tradizionale che va oltre il fattore fiscale

Nel 2023 e nel 2024 il numero di esercenti che hanno scelto di aprire la propria attività anche alla vendita su strada, e presso “negozi pop up”- che sarebbero i punti vendita “volanti” solitamente presenti nei corridoi dei centri commerciali – ha registrato un aumento del 4 e dell’8%.

Sono ancora numeri abbastanza piccoli, ma rappresentano pur sempre un trend di crescita del 100%.

Un tempo, l’esercente medio avrebbe pensato solo ai costi, tenendosi alla larga da queste opportunità:

  • Eccessive implicazioni dovute all’incremento dei codici ATECO e delle SCIA che servono per portare l’esercizio commerciale nei mercatini
  • Costi di commissione dovuti all’uso del POS associato alla vendita di piccoli prodotti a basso costo
  • Tante difficoltà tecniche.

Oggi le difficoltà tecniche sono un ricordo, e quanto alle altre implicazioni, la scelta diventa quella di superarle attraverso la possibilità di acquisire una fascia di clientela che, fuori dai mercatini e dalle opportunità create dai periodi di festività, non raggiungeresti mai.

Come un imprenditore che si rispetti, la scelta è sobbarcarsi qualche difficoltà e qualche costo in più, in funzione di maggiori possibilità di guadagno che ripagano gli investimenti creando nuovo profitto!

Ecco perché ti dicevo che il registratore fiscale diventa lo strumento per trasformare i mercatini in un immenso e-commerce

Acquisire i dati di contatto del cliente, durante l’emissione di uno scontrino virtuale da fargli pervenire via e-mail, è l’occasione ghiotta che un numero crescente di imprenditori non si sta lasciando sfuggire per mantenere un rapporto con l’acquirente a distanza e tutto l’anno.

Dalla bancarella all’e-commerce, se il cliente abita lontano.

Dal mercatino al negozio fisico, e poi all’e-commerce, se il cliente vive vicino.

Gli esercenti che operano in questa modalità, e che hanno aperto anche un piccolo e-commerce per permettere ai propri clienti di diventare clientela affezionata, e di acquistare prodotti artigianali introvabili tutto l’anno, sono aumentati del 16% nel 2024.

Anche grazie alla facilità con cui, oggi, è possibile aprire un e-commerce senza investimenti di impatto, e senza tempi di attesa troppo lunghi.

Perché tutto ciò è importante per te?

Ho voluto scrivere questo pezzo non solo per darti degli spunti, basati sull’analisi di alcuni trend in crescita.

Ma, più che altro, per recapitarti un messaggio: il tessuto imprenditoriale italiano sta cambiando a una velocità impressionante.

Forse non tanto quanto dovrebbe, visto e considerato che il mondo attorno a noi sta cambiando a una velocità centro, forse mille volte superiore.

Tuttavia, sei cosciente di quanto l’italiano sia tipicamente restio ad affrontare cambiamenti epocali, rispetto agli insegnamenti ricevuti dai propri mentori del passato, siano essi parenti o persone con cui sono cresciuti lavorativamente.

Se un numero sempre maggiore di italiani stanno optando per cambiare il proprio modo di guardare agli affari, anche a costo di superare determinati pregiudizi su fisco e commissioni bancarie, allora vuol dire che è davvero in atto una rivoluzione.

E quando una grande rivoluzione ha inizio, sono dell’idea che sia sempre meglio esserne coscienti e prenderne parte, piuttosto che combatterla.

Non credi?

Entra in contatto subito con il nostro Support Team per un approfondimento gratuito sul registratore fiscale senza cassa, sui nuovi POS e sulla possibilità di creare un’attività 100% multicanale

Il team di FatturaPro è a tua disposizione sempre e gratuitamente per darti le giuste direttive, affinché tu possa abbracciare tutti i vantaggi della digitalizzazione e automazione fiscale.

Considera, però, che siamo a settembre. Tempo di rientri, tempo di cominciare a pensare alle strategie di fine anno. Abbiamo le linee molto calde, ma tu contattaci e ti risponderemo non appena arriverà il tuo turno nella coda.

Per questo motivo, ti suggerirei sinceramente di mandarci una tua richiesta di contatto senza impegno, prima ancora di chiudere questo articolo, per poi attendere in relax la nostra risposta che arriverà nel minor tempo possibile.

Ecco il link

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Dazi USA: l’evoluzione delle spedizioni internazionali dal 29 agosto

Dal 29 agosto 2025 la parola “dazi USA” assume oggi un significato completamente nuovo nel panorama del commercio internazionale. L’eliminazione del regime de minimis significa che tutti gli invii verso gli USA, indipendentemente dal valore e dal paese di origine, sono ora soggetti a tariffe doganali. Questa misura estende a livello globale quanto già applicato a Cina e Hong Kong dal 2 maggio 2025 tramite l’Executive Order 14256.

La rivoluzione dei dazi USA: addio alla soglia minima

 

Il provvedimento si inserisce in una strategia più ampia dell’amministrazione Trump volta a contrastare la crescita esponenziale delle spedizioni esenti da dazi, passate da 134 milioni nel 2015 a oltre 1,3 miliardi nel 2024, per un valore di 64,6 miliardi di dollari. La Casa Bianca giustifica l’adozione del provvedimento come misura di contrasto agli abusi sistematici del sistema de minimis, incluso l’ingresso di merci contraffatte e sostanze illecite.

Impatto operativo sui dazi USA: due regimi differenziati

La nuova normativa sui dazi USA prevede modalità operative differenziate in base al canale di spedizione utilizzato. Per i pacchi inviati tramite il circuito postale internazionale, è previsto un regime transitorio di sei mesi con due possibili modalità di applicazione dei dazi:

  • Dazio ad valorem: calcolato in base alle aliquote IEEPA applicabili al paese di origine
  • Dazio specifico forfettario: compreso tra 80 e 200 dollari per collo, a seconda dell’aliquota del paese di provenienza

Per le spedizioni via corrieri espressi (FedEx, DHL, UPS), la sospensione dell’esenzione è immediata e totale, richiedendo una dichiarazione doganale completa (ACE) con codice HS e paese di origine. Questo comporta l’applicazione integrale dei dazi USA ordinari senza possibilità di esenzioni.

Conseguenze immediate: la sospensione di Poste Italiane

L’impatto dei nuovi dazi USA si è manifestato immediatamente con la decisione di Poste Italiane di sospendere dal 23 agosto l’accettazione di spedizioni contenenti merci destinate agli Stati Uniti. La sospensione, che interessa sia privati che aziende, è stata motivata dai tempi ristretti concessi per l’adeguamento: le modalità operative sono state pubblicate dalla dogana americana solo il 15 agosto, lasciando appena due settimane per implementare le nuove procedure.

Questa “azione inevitabile e necessaria” accomuna tutti gli operatori postali europei, con poste tedesche, ceche, francesi e spagnole che hanno annunciato misure simili. Rimangono attivi solo i servizi di corrispondenza senza merci e il servizio “Poste Delivery International Express”, che segue un processo logistico differente con assistenza doganale inclusa.

Impatti per le PMI italiane

Per le PMI italiane, i nuovi dazi USA rappresentano una sfida complessa che varia significativamente in base alla tipologia di prodotto e al modello di business. Con l’introduzione di un dazio del 15% sui beni importati dall’Unione Europea, le aziende italiane si trovano di fronte a scenari diversificati:

I prodotti di nicchia e alta qualità possono difendere i margini puntando sulla ricerca della qualità e sul riconoscimento di un premium price, mentre i beni di largo consumo subiscono una pressione competitiva maggiore che rende difficile trasferire l’onere al consumatore finale.

Secondo le stime di Confindustria, le imprese italiane rischiano una perdita complessiva fino a 23 miliardi di euro in esportazioni, con oltre 34.000 aziende che esportano negli USA potenzialmente coinvolte. L’effetto combinato tra dazi USA e svalutazione del dollaro (13% dal 2024) potrebbe portare l’aliquota effettiva percepita dalle imprese italiane al 21%.

Strategie di adattamento al nuovo panorama internazionale

Le aziende che operano nell‘e-commerce devono rivedere completamente le proprie strategie logistiche e commerciali per affrontare i nuovi dazi USA. Alessandro Colnago di ExportUSA sottolinea come “per la prima volta, le imprese hanno un quadro certo e stabile su cui pianificare”, evidenziando l’importanza di adattarsi rapidamente alle nuove normative.

Le strategie più efficaci includono il consolidamento degli ordini per ridurre i costi per unità, l’utilizzo di fornitori di servizi logistici terzi (3PL) negli Stati Uniti, e la scelta di Incoterms DDP (Delivered Duty Paid) per evitare rifiuti da parte dei clienti. Per le PMI più strutturate, l’apertura di filiali americane e l’utilizzo di strategie come la “prima vendita” o il “costo industriale” possono permettere di calcolare i dazi USA su valori più bassi rispetto al prezzo di vendita finale.

La fine dell’era del de minimis segna un punto di svolta nelle relazioni commerciali transatlantiche, richiedendo alle aziende italiane una rapida capacità di adattamento per mantenere la competitività nel strategico mercato americano.