Lotti FIFO LIFO: come gestirli in modo smart con FatturaPRO.click

I lotti FIFO LIFO sono al centro di molte decisioni operative e contabili per chi vende prodotti fisici: dalla rotazione delle scorte alla valorizzazione del magazzino, fino alla tracciabilità verso i clienti e il fisco. In pratica, ogni lotto associa un gruppo di pezzi a una “storia”: data di ingresso, costo, magari data di scadenza o altre caratteristiche. Se questa storia viene gestita bene, l’imprenditore ha sempre sotto controllo cosa sta vendendo, a che condizioni e con quale impatto sui margini.

Lotti FIFO e LIFO: cosa sono ?

Quando parliamo di lotti FIFO e LIFO, ci riferiamo a due logiche diverse di movimentazione e valorizzazione delle scorte. FIFO (First In, First Out) significa che il primo lotto che entra è il primo a uscire: è la logica più naturale per prodotti deperibili o con scadenza (alimentari, cosmetici, farmaceutici), perché assicura che la merce più vecchia venga venduta per prima, riducendo sprechi e obsolescenza. LIFO (Last In, First Out) prevede invece che l’ultimo lotto che entra sia il primo a uscire: è usato soprattutto per beni non deperibili, quando è più efficiente prelevare fisicamente la merce più recente (ad esempio perché è davanti o in alto sugli scaffali) e può avere anche effetti sulla valorizzazione contabile e fiscale del magazzino.

Dal punto di vista dell’imprenditore, i lotti FIFO e LIFO non sono solo tecnica di magazzino: influenzano il costo del venduto e quindi il margine di ogni vendita, riducono il rischio di vendere prodotti scaduti o vecchi (con reclami e resi), e rendono più semplice rispondere a controlli, richieste di tracciabilità o necessità di richiamare un lotto specifico. Tutto questo, però, funziona solo se i lotti sono gestiti in modo strutturato e integrato con il sistema di fatturazione.

Lotti FIFO e LIFO: la nuova automazione in FatturaPRO.click

In FatturaPRO.click la gestione dei lotti è da tempo parte del flusso standard. Una volta che l’imprenditore ha creato le matricole di lotto e caricato in piattaforma le relative giacenze, ogni vendita effettuata tramite Punto Cassa POS può essere collegata al lotto corretto. Quando si registra una vendita il prodotto venduto viene scaricato dal magazzino dal lotto selezionato e se dal POS si procede all’emissione di una fattura, nel documento vengono riportate automaticamente tutte le informazioni di lotto necessarie (es. codice lotto, eventuale data di produzione/scadenza, ecc.), così da avere fatture già pronte anche in caso di controlli o richieste del cliente.

Questo approccio permette di avere stock sempre allineato tra magazzino e vendite, tracciabilità dei lotti fino al singolo documento fiscale e minor rischio di errori manuali nella scelta del lotto o nella compilazione della fattura. Fino a oggi la scelta del lotto avveniva in modo puntuale durante ogni operazione; ora, con l’introduzione della logica lotti FIFO LIFO, il sistema diventa ancora più intelligente e automatizzato.

La novità è che FatturaPRO.click permette ora di applicare automaticamente logiche lotti FIFO LIFO alle vendite, a partire dai lotti caricati in magazzino. In pratica, una volta che l’imprenditore ha definito le matricole di lotto per i propri prodotti e registrato correttamente carichi e giacenze in piattaforma, può abilitare l’automatismo FIFO o LIFO, lasciando che sia il sistema a decidere quale lotto utilizzare per ogni vendita.

Lotti FIFO e LIFO in FatturaPRO.click: vantaggi concreti per l’imprenditore

L’introduzione dei lotti FIFO e LIFO automatizzati offre diversi benefici pratici. Come avviene già da tempo la gestione dei lotti tramite FatturaPRO.click garantisce coerenza tra magazzino e documenti fiscali: ogni vendita è legata al lotto effettivamente scaricato, e le informazioni di lotto finiscono in fattura senza passaggi manuali. La nuova integrazione riduce drasticamente i tempi di gestione delle vendite legate ai lotti, evitando di dover indicare manualmente il lotto in fase di movimentazione di magazzino; l’unica cosa che rimane in capo all’operatore è la rettifica in caso di errori o mancanze. Questo tipo di gestione ottimizza, inoltre,  il controllo dei costi e dei margini: la scelta tra FIFO e LIFO influenza il costo del venduto e la valorizzazione delle rimanenze, e avere questa logica gestita dal sistema aiuta ad avere dati più coerenti e affidabili. 

Il tutto fa parte, come sempre, della filosofia FatturaPRO.click: prendere processi complessi e renderli semplici, integrando magazzino, vendite e fatturazione in un unico flusso digitale.

Come attivare la gestione dei lotti FIFO e LIFO in piattaforma

L’attivazione della gestione automatica dei lotti FIFO LIFO su FatturaPRO.click richiede pochi passaggi, a partire da una corretta impostazione dei lotti a magazzino. Dopo aver creato le matricole e caricato i lotti per ciascun prodotto, sarà sufficiente andare nelle impostazioni del proprio profilo e nella sezione Automazione alla voce  lotti  scegliere di attivare lo scarico automatico FIFO oppure quello  LIFO. 

In caso di dubbi, il team di supporto è sempre disponibile per aiutarvi con la configurazione iniziale e a fare le prime verifiche, così da essere certi che la logica lotti FIFO LIFO scelta sia applicata correttamente su tutti i flussi di vendita.

Rendicontazione ESG: nuove soglie e scadenze al 2036

La rendicontazione ESG attraversa una svolta storica in Europa. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 26 febbraio 2026, la Direttiva (UE) 2026/470 — nota come Direttiva OMNIBUS I — ridisegna in profondità il quadro degli obblighi di sostenibilità per le imprese europee, con effetti a partire dal 18 marzo 2026. L’obiettivo dichiarato è semplificare, ridurre i costi amministrativi e concentrare gli obblighi sulle imprese di maggiori dimensioni, alleggerendo il peso normativo su PMI e aziende di medie dimensioni.

Rendicontazione ESG: le nuove soglie dimensionali

La modifica più immediata e rilevante riguarda il perimetro di applicazione dell’obbligo di rendicontazione ESG. Nella versione originale della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), l’obbligo scattava per tutte le grandi imprese che soddisfacessero almeno due dei tre criteri previsti: totale attivo, ricavi netti e numero di dipendenti. Con la Direttiva OMNIBUS I, le soglie vengono drasticamente innalzate: l’obbligo si applica ora solo alle imprese con ricavi netti superiori a 450 milioni di euro e un numero medio di dipendenti superiore a 1.000, entrambi i criteri da rispettare contemporaneamente.

Questa modifica esclude circa il 90% delle imprese inizialmente coinvolte dalla CSRD originale, riducendo in modo radicale il perimetro applicativo. Anche per le imprese con sede in paesi extra-UE che operano nel mercato unico europeo, l’obbligo di rendicontazione scatta solo al superamento della soglia dei 450 milioni di ricavi netti generati nell’Unione, garantendo parità di trattamento con gli operatori europei.

Rendicontazione ESG: la CSDDD ridisegnata

Parallelamente alla CSRD, la Direttiva OMNIBUS I interviene in modo ancora più incisivo sulla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), ridisegnando l’intera platea delle imprese soggette agli obblighi di due diligence sulla catena del valore. Le soglie vengono portate a 5.000 dipendenti (prima erano 1.000) e a 1,5 miliardi di euro di ricavi netti mondiali (prima 450 milioni), con applicazione unificata per tutte le imprese soggette a partire dal 26 luglio 2029.

Di particolare impatto è la soppressione dell’obbligo di adottare un piano di transizione per la mitigazione dei cambiamenti climatici, che nella CSRD aveva un forte valore prospettico e strategico. Questa eliminazione riduce l’intensità degli obblighi di pianificazione verde per le imprese soggette, con implicazioni significative per la credibilità degli impegni climatici dichiarati nel contesto della finanza sostenibile.

Rendicontazione ESG: tutele per le PMI nella catena del valore

Una delle novità più rilevanti per il tessuto produttivo italiano riguarda la protezione delle PMI coinvolte nelle filiere delle grandi imprese. La Direttiva introduce il concetto di “impresa protetta”: ogni impresa con meno di 1.000 dipendenti che si trovi nella catena del valore di un’impresa soggetta agli obblighi di rendicontazione acquisisce il diritto legale di rifiutare qualsiasi richiesta di dati ESG che ecceda i principi volontari (VSME) adottati dalla Commissione europea. Le imprese capofila sono obbligate a informare esplicitamente i propri fornitori protetti di questo diritto.

Gli standard VSME per le PMI dovranno essere pubblicati entro il 19 luglio 2026, ma fino a quella data persiste un vuoto normativo rischioso: i responsabili acquisti delle grandi imprese tendono ad anticipare i propri questionari ESG proprio nei mesi in cui la tutela non è ancora operativa, accelerando la pressione sui fornitori. Per le PMI italiane è quindi consigliabile prepararsi fin d’ora alla raccolta strutturata dei dati di sostenibilità.

Il calendario ESG 2026-2036 per le imprese italiane

Sul fronte italiano, il recepimento delle nuove scadenze prevede un rinvio di due anni per le grandi imprese non ancora soggette alla dichiarazione non finanziaria: l’obbligo di rendicontazione ESG parte dall’esercizio 2027 con prima pubblicazione nel 2028. Per le PMI quotate (escluse le micro-imprese), l’obbligo scatta dal 2028 con prima pubblicazione nel 2029.

Guardando al medio termine, tra il 2028 e il 2031 il quadro normativo si consolida: le sanzioni CSDDD diventano pienamente operative (fino al 3% del fatturato), i dati ESG diventano pubblici e comparabili tramite l’ESAP (European Single Access Point) e le istituzioni europee tracciano il primo bilancio della semplificazione. Dal 2032-2033, anche le PMI di settori ad alto rischio come tessile e alimentare potrebbero essere soggette a obblighi di due diligence, rendendo strategico un adeguamento preventivo.

Lotti

Ricavo

PNRR 2026: meno burocrazia, più servizi digitali

Il PNRR 2026 entra nella fase decisiva con il decreto-legge 19/2026, che non introduce nuove risorse ma cambia il modo in cui cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione interagiscono. Il testo punta su tre assi: governance più stringente, semplificazioni procedurali e forte spinta alla digitalizzazione, facendo dei dati e delle piattaforme informatiche il fulcro dell’azione amministrativa.

PNRR 2026: governance e responsabilità

Il decreto PNRR 2026 rafforza il ruolo della piattaforma ReGiS, che diventa il “cruscotto” unico di monitoraggio per avanzamento fisico, procedurale e finanziario dei progetti. L’aggiornamento tempestivo dei dati non è più visto come un adempimento formale: il mancato caricamento, o lo scostamento non motivato dai cronoprogrammi, può incidere direttamente sulla responsabilità dirigenziale. In questo modo il dato digitale diventa elemento sostanziale dell’adempimento amministrativo.

Semplificazioni per cittadini e imprese

Sul fronte dei rapporti con la PA, il PNRR 2026 rafforza il principio “once only”: cittadini e imprese non devono più fornire alle amministrazioni informazioni già presenti in banche dati pubbliche. Lo scambio di dati tra enti deve avvenire via piattaforme interoperabili, riducendo duplicazioni di documenti e autocertificazioni. Per microimprese e artigiani, vengono semplificati gli obblighi di trasparenza sugli aiuti di Stato quando le informazioni sono già registrate nel Registro nazionale aiuti (RNA), riducendo gli oneri burocratici ricorrenti.

Il PNRR 2026 interviene anche sui tempi dei procedimenti, consolidando conferenze di servizi telematiche, termini più brevi per i pareri e strumenti di silenzio-assenso in ambiti strategici, in particolare per progetti finanziati dal Piano e per il settore delle costruzioni e delle infrastrutture.

PNRR 2026 e PA digitale: piattaforme e interoperabilità

La dimensione digitale del PNRR 2026 si integra con la strategia “PA digitale 2026”, che finanzia cloud, interoperabilità e servizi online unificati. La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) consente alle amministrazioni di scambiarsi in modo standardizzato i dati necessari a erogare i servizi, dando attuazione concreta al principio “once only” insieme all’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR).

Il portale PA digitale 2026 resta il punto di accesso unico per gli enti che partecipano ai bandi PNRR sulla transizione digitale: qui si presentano le domande, si ottengono i fondi e si rendiconta l’avanzamento. Conoscere queste piattaforme è cruciale per professionisti e imprese che supportano la PA nei progetti di trasformazione digitale.

Digitalizzazione degli sportelli SUAP/SUE

Un capitolo centrale del PNRR 2026 riguarda la digitalizzazione degli Sportelli Unici per le Attività Produttive (SUAP) e per l’Edilizia (SUE). Tutti i comuni e gli enti coinvolti devono adeguare le proprie piattaforme alle specifiche tecniche di interoperabilità entro il 26 febbraio 2026, garantendo una gestione completamente online delle pratiche per attività produttive ed edilizie. Questo significa procedimenti standardizzati, modulistica uniforme, tracciabilità completa dell’iter e riduzione delle differenze territoriali ancora oggi molto marcate.

PNRR 2026: nuove opportunità per professionisti e imprese

Per professionisti (commercialisti, consulenti del lavoro, tecnici, avvocati) e imprese, il PNRR 2026 apre spazi importanti: da un lato è necessario conoscere le nuove semplificazioni e procedure digitali (SUAP/SUE online, interoperabilità dati, utilizzo di PDND e ANPR), dall’altro si rafforza il ruolo consulenziale di chi aiuta clienti pubblici e privati ad adeguarsi a piattaforme, standard tecnici e regole di rendicontazione PNRR.

In sintesi, il PNRR 2026 sposta il focus dalla “ricerca di bandi” alla capacità di gestire processi digitali e dati in modo strutturato. Chi saprà integrarlo nei propri processi potrà trasformare la fase finale del Piano in un fattore di vantaggio competitivo; chi resterà ancorato a prassi analogiche rischia di restare ai margini del nuovo ecosistema amministrativo e produttivo

Margine operativo

Elementor e FatturaPRO.click: l’integrazione che stavi aspettando!

Nel mondo dell’e-commerce WordPress, WooCommerce rappresenta la soluzione più diffusa per la gestione di negozi online, con oltre il 28% della quota di mercato globale. Tuttavia, molti imprenditori e sviluppatori non si accontentano delle funzionalità standard: cercano personalizzazione grafica, flessibilità nel design e controllo totale sull’esperienza utente. È qui che entra in gioco Elementor, il page builder più popolare per WordPress, utilizzato da oltre 12 milioni di siti web in tutto il mondo.

Cosa ha di diverso Elementor dagli altri? 

Elementor permette di creare pagine personalizzate attraverso un’interfaccia drag-and-drop intuitiva, senza necessità di scrivere codice. Negli ultimi anni, con l’introduzione di Elementor Pro e dei widget dedicati a WooCommerce, è diventato possibile progettare non solo le pagine statiche del sito, ma anche elementi dinamici fondamentali per il processo d’acquisto: pagine prodotto, carrelli, checkout e persino le pagine account cliente. Questa flessibilità ha reso Elementor uno strumento indispensabile per chi vuole distinguersi dalla concorrenza con un design unico e un’esperienza d’acquisto personalizzata.

Tuttavia, questa libertà creativa ha portato con sé una sfida tecnica: i temi e i template che utilizzano Elementor per gestire carrelli e checkout di WooCommerce spesso utilizzano degli elementi fuori standard e per questo non compatibili con plugin di terze parti, specialmente  quelli che devono effettuare controlli e acquisire dati aggiuntivi  durante il processo d’acquisto, come quello di  FatturaPRO.click.

FatturaPRO.click e WooCommerce: l’integrazione che semplifica la fatturazione

Da tempo FatturaPRO.click ha sviluppato un plugin dedicato a WooCommerce, pensato per automatizzare completamente l’emissione di fatture elettroniche e corrispettivi a partire dagli ordini effettuati nel negozio online. Il plugin consente di acquisire i dati fiscali del cliente durante il checkout e di generare automaticamente il documento corretto in base alle informazioni fornite: una fattura se il cliente compila i campi aziendali o inserisce un codice fiscale o, in caso contrario, un corrispettivo. 

Questa automazione elimina la necessità di gestire manualmente centinaia o migliaia di documenti fiscali, riducendo drasticamente il rischio di errori e il tempo impiegato nella contabilità. Inoltre, il plugin FatturaPRO.click si integra perfettamente con i flussi di lavoro esistenti, inviando i documenti allo SDI e conservandoli digitalmente a norma di legge.

Fino a poco tempo fa, i nostri clienti utilizzavano prevalentemente checkout standard di WooCommerce o temi tradizionali, e non ci eravamo mai confrontati con la necessità di supportare builder grafici avanzati. 

Quando, però, il primo cliente ci ha segnalato l’esigenza di integrare FatturaPRO.click con un checkout personalizzato tramite Elementor, il nostro team di sviluppo si è immediatamente attivato per risolvere la sfida tecnica e garantire la piena compatibilità.

Compatibilità Elementor: la nuova evoluzione del plugin

Il team di sviluppo FatturaPRO.click ha lavorato intensamente per consentire anche la compatibilità con temi che utilizzano Elementor per la creazione di checkout più sofisticati di quello nativo. Oggi siamo orgogliosi di annunciare che il nostro plugin per WooCommerce è compatibile con Elementor e di conseguenza con i temi che utilizzano questo page builder per gestire carrelli e checkout personalizzati.

Ciò significa che ora potete sfruttare tutta la potenza creativa di Elementor per progettare un’esperienza d’acquisto unica, senza rinunciare all’automazione fiscale garantita da FatturaPRO.click. I dati inseriti dai clienti nei carrelli creati con Elementor vengono correttamente acquisiti dal nostro sistema, che genera automaticamente fatture e corrispettivi conformi alla normativa italiana.

NB: Continuiamo a non poter garantire la piena compatibilità con qualsiasi tema poiché il bello del mondo di WordPress e Woocommerce è la quantità sconsiderata di temi e soluzioni che questa combinazione offre. Quello che però possiamo garantire è quell’ascolto, supporto ed impegno ad abilitare l’automazione fiscale a chiunque ne abbia bisogno.

Elementor e FatturaPRO.click : l’integrazione che fa la differenza

L’integrazione tra Elementor e FatturaPRO.click rappresenta un vantaggio competitivo significativo per chi gestisce un e-commerce in Italia. Da un lato, potete continuare a investire nella personalizzazione del vostro sito, migliorando il tasso di conversione attraverso un design accattivante e funzionale. Dall’altro, automatizzate completamente la parte fiscale, garantendo compliance normativa senza sforzo manuale.

Questa compatibilità con Elementor è particolarmente preziosa per agenzie web, sviluppatori e imprenditori che vogliono offrire ai propri clienti (o al proprio business) una soluzione completa: un sito esteticamente perfetto e un backend amministrativo efficiente. Non dovrete più scegliere tra design e funzionalità fiscale: ora potete avere entrambi.

Come sempre il nostro team di supporto è a vostra disposizione per organizzare una call dimostrativa in cui potrete esporre tutte le necessità legate alla gestione del vostro e-commerce.

Dazio sui pacchi: la nuova tassa UE da luglio 2026

L’Unione Europea ha approvato in via definitiva, l’11 febbraio 2026, una riforma che cambierà radicalmente il regime doganale applicabile ai piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE. Dal 1° luglio 2026 entrerà in vigore un dazio sui pacchi di valore inferiore a 150 euro pari a 3 euro, segnando la fine della franchigia doganale che ha caratterizzato per anni il commercio elettronico internazionale. Questa misura transitoria, valida fino al 1° luglio 2028 (con possibilità di proroga), anticipa l’abolizione definitiva di tutte le franchigie dai dazi per beni di modico valore.

Il nuovo dazio sui pacchi rappresenta una svolta significativa per consumatori, marketplace e operatori logistici, modificando profondamente le dinamiche competitive tra venditori europei e piattaforme extra-UE come Shein, Temu e AliExpress.

Come funziona il dazio sui pacchi dal 2026

Il dazio sui pacchi si applica a ciascuna categoria merceologica presente nel pacco, identificata in base alle rispettive sottovoci tariffarie. Questo significa che se un pacco contiene tre articoli appartenenti a tre categorie diverse (ad esempio, un capo d’abbigliamento, un accessorio elettronico e un cosmetico), il dazio sarà di 9 euro (3 euro × 3 categorie). Il prelievo sostituisce la precedente esenzione e si applica alle spedizioni business-to-consumer (B2C) provenienti da Paesi terzi.

La misura riguarda principalmente le transazioni gestite tramite il sistema Import One-Stop Shop (IOSS), che copre circa il 93% dei flussi di commercio elettronico verso l’Unione Europea. Il dazio sui pacchi sarà riscosso dagli importatori, che nel caso dell’e-commerce sono tipicamente i corrieri o le piattaforme logistiche, i quali poi trasferiscono l’onere al consumatore finale.

Perché l’UE introduce il dazio sui pacchi

La motivazione principale dietro il dazio sui pacchi è il riequilibrio delle condizioni competitive tra operatori europei ed extra-UE. Nel 2024 sono stati importati nell’Unione Europea oltre 4,6 miliardi di pacchi di valore inferiore a 150 euro, e più del 90% di questi proveniva dalla Cina. La franchigia doganale ha creato uno squilibrio competitivo significativo: un’azienda europea che vende un prodotto deve sostenere costi di produzione, tasse e dazi locali, mentre un venditore cinese poteva inviare lo stesso prodotto direttamente al consumatore europeo senza alcun dazio.

Inoltre, la franchigia ha facilitato pratiche di sottovalutazione doganale, con venditori che dichiaravano valori inferiori a quelli reali per mantenere le spedizioni sotto la soglia di esenzione, danneggiando ulteriormente le entrate fiscali degli Stati membri.​

Dazio sui pacchi: cosa cambia dal 2028

Il dazio sui pacchi da 3 euro è una misura transitoria. Dal 2028, quando l’EU Customs Data Hub sarà operativo, ogni articolo importato sarà soggetto alle tariffe doganali normali, calcolate in base alla categoria merceologica specifica, senza più alcuna franchigia. Il Data Hub permetterà una gestione centralizzata e digitalizzata dei dati doganali, consentendo controlli ex ante sulle spedizioni e una determinazione puntuale del debito doganale su base articolo.

Questo significa che dal 2028 un capo d’abbigliamento con dazio standard del 12% sarà tassato esattamente a quella aliquota, indipendentemente dal valore dichiarato, eliminando definitivamente il vantaggio competitivo delle micro-spedizioni.​

Implicazioni per consumatori e imprese

Per i consumatori europei, il dazio sui pacchi si tradurrà in un aumento del costo finale degli acquisti online da Paesi terzi. Un prodotto da 20 euro acquistato su una piattaforma cinese costerà almeno 23 euro (più eventuali costi di gestione doganale del corriere), riducendo il vantaggio di prezzo rispetto ai venditori europei.​

Per le imprese europee, la misura rappresenta un passo verso condizioni di parità, eliminando parte dello svantaggio competitivo accumulato negli anni. Le piattaforme extra-UE, invece, dovranno rivedere strategie di prezzo, modelli distributivi e processi di compliance.

AES

Fiscalità agevolata 2026: le nuove opportunità per le imprese

La fiscalità agevolata 2026 è uno degli assi portanti della recente Legge di Bilancio e del nuovo Codice degli incentivi, pensati per rendere più semplice e mirato il sistema di sostegni a imprese e professionisti. L’obiettivo è superare il “labirinto” di bonus stratificati negli anni, concentrando le risorse su poche misure strutturali, legate a innovazione, digitalizzazione ed efficienza energetica, in coerenza con la riforma fiscale attuata sulla base della legge delega 111/2023.

Fiscalità agevolata 2026: super‑deduzioni per gli investimenti

Il fulcro della fiscalità agevolata 2026 per le imprese è la nuova super‑deduzione per gli investimenti in beni strumentali 4.0 e green. Il meccanismo non è più quello del credito d’imposta, ma di una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile, che può arrivare, per gli investimenti minori, fino a una deduzione pari a 2,8 volte il costo sostenuto, con percentuali decrescenti al crescere dell’investimento e un tetto complessivo di spesa agevolabile. Il vantaggio è interamente “a sconto di imposta” sul reddito e non è cumulabile, per i medesimi beni, con i precedenti crediti d’imposta 4.0.

Crediti d’imposta e Codice degli incentivi

La fiscalità agevolata 2026 interviene anche sui crediti d’imposta per ricerca, sviluppo, innovazione e design, armonizzando le aliquote e riducendo le distorsioni tra diverse tipologie di spesa innovativa. Il nuovo Codice degli incentivi (D.Lgs. 184/2025) introduce criteri omogenei, sportelli e procedure standardizzate, con una forte selezione dei progetti in base all’impatto su transizione digitale e ambientale, occupazione qualificata e competitività del sistema produttivo.

Fiscalità agevolata 2026: perché serve pianificazione

In questo contesto di fiscalità agevolata 2026, diventa decisiva la pianificazione fiscale e finanziaria: imprese e consulenti devono mappare gli investimenti del triennio, verificare requisiti tecnici (ad esempio per l’interconnessione 4.0), valutare tempi di effettuazione e interazione con altri regimi agevolati, come quelli per il Mezzogiorno o per il risparmio energetico degli immobili produttivi. Chi arriva preparato potrà trasformare il nuovo impianto di incentivi in un reale vantaggio competitivo; chi si limiterà a un uso “a spot” delle misure rischia invece di non coglierne appieno il potenziale.​