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Come trovare codice Ateco da partita iva

Il codice ATECO è un identificativo numerico assegnato a ogni attività economica presente in Italia dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). Questo codice, composto da 7 cifre, permette di classificare le attività economiche in base alla loro natura e al loro scopo. Il codice ATECO è un elemento fondamentale per molte procedure fiscali e burocratiche, come la registrazione della Partita IVA, la dichiarazione dei redditi e la presentazione del modello Unico. La conoscenza precisa del codice ATECO della propria attività economica è quindi importante per assicurarsi di adempiere correttamente a tutti gli obblighi fiscali. Fortunatamente, esistono diversi modi per trovare il codice ATECO, sia utilizzando metodi tradizionali che strumenti online.

Codice Ateco: un breve ripasso

Il codice Ateco è uno strumento molto importante per la categorizzazione delle attività economiche in Italia e per il loro riconoscimento a livello statistico e fiscale. Questo codice consente d’identificare in modo univoco l’attività economica, permettendo allo Stato di tenere traccia delle attività presenti sul territorio e di calcolare la loro incidenza sull’economia del paese.

La classificazione delle attività economiche tramite il codice Ateco è effettuata sulla base di una serie di criteri. Questi tengono conto di diversi fattori:

  1. natura e caratteristiche dell’attività stessa
  2. prodotto o servizio offerto
  3. mercato di riferimento
  4. altri fattori che possono influire sulla definizione dell’attività

Il codice è molto utile per le aziende, in quanto consente loro di comprendere meglio la loro posizione sul mercato e di adattarsi alle esigenze del mercato stesso. È uno strumento fondamentale per le istituzioni pubbliche, che possono utilizzarlo per effettuare analisi statistiche e valutare l’impatto delle politiche economiche sulla vita delle imprese.

Come trovare codice Ateco da partita iva

Come trovare codice Ateco da partita IVA: metodi tradizionali.

Il codice Ateco è un elemento importante per le attività economiche, poiché è utilizzato per classificare e identificare le attività stesse. La sua importanza deriva dal fatto che è necessario per molte pratiche burocratiche e fiscali, come la registrazione della Partita IVA, la dichiarazione dei redditi e la presentazione del modello Unico.

Il primo metodo per riuscire a trovarlo è quello di consultare il sito web dell’Agenzia delle Entrate o di altri enti pubblici competenti. Questi siti solitamente hanno una sezione dedicata alla ricerca del codice Ateco, dove basta inserire la Partita IVA per ottenere il codice corrispondente. Lo stesso meccanismo funziona anche per trovare la partita IVA con il nome dell’azienda, sempre in modo gratuito.

In alternativa, ci si può rivolgere a un commercialista o a un consulente fiscale. Questi professionisti possono aiutare a trovare il codice Ateco e fornire assistenza nella compilazione dei modelli fiscali, offrendo anche un supporto prezioso per la gestione delle pratiche burocratiche.

In ogni caso, è importante tenere presente che il codice Ateco è un elemento fondamentale per le attività economiche e che la sua corretta identificazione. È fondamentale per garantire la regolarità fiscale e per evitare sanzioni e problemi burocratici.

Trovare codice ATECO tramite partita IVA: strumenti online per la ricerca rapida

Oltre ai metodi tradizionali, esistono anche strumenti online che permettono di trovare il codice Ateco in modo rapido e semplice. Ad esempio, è possibile utilizzare il sito web di una società d’informazioni commerciali, che offre un servizio di ricerca avanzato basato sulla Partita IVA. Questi strumenti online forniscono informazioni dettagliate sull’attività economica, incluso il codice Ateco, la descrizione dell’attività, i dati fiscali e altre informazioni rilevanti.

 

Questi strumenti possono essere utilizzati in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo con una connessione internet, il che li rende molto convenienti per chi è alla ricerca del codice. La ricerca avanzata basata sulla Partita IVA offre risultati precisi e affidabili, che possono essere utilizzati per la compilazione dei modelli fiscali, la registrazione della Partita IVA e per altre procedure fiscali e burocratiche. Gli strumenti online sono spesso molto più efficienti rispetto ai metodi tradizionali e possono aiutare a risparmiare tempo e denaro. Tuttavia, è importante utilizzare solo fonti affidabili e verificate per evitare errori o informazioni obsolete.

Fatture Google Ads: attività e metodo di fatturazione

Le fatture Google Ads sono un elemento fondamentale per la gestione delle campagne pubblicitarie sulla piattaforma di Google. In questo articolo, vedremo in dettaglio cos’è una fattura Google Ads, come funziona il sistema di fatturazione e come utilizzarlo al meglio per ottimizzare le nostre campagne pubblicitarie.

Come funziona Google ads

Google Ads è una piattaforma pubblicitaria online gestita da Google che permette alle aziende di pubblicare annunci sulla rete di ricerca Google e sui siti della Rete Display di Google. Gli annunci di Google Ads appaiono in cima e a lato dei risultati di ricerca di Google e possono essere targettizzati in base a parole chiave, luogo geografico, lingua e altri fattori. Le aziende pagano solo quando gli utenti fanno clic sugli annunci, il che significa che possono raggiungere un pubblico specifico senza dover pagare per visualizzazioni o impressioni non rilevanti. Google Ads offre anche strumenti di ottimizzazione e analisi per aiutare le aziende a monitorare e migliorare le prestazioni dei loro annunci.

Fatture Google Ads: cosa sono, a cosa servono e come sono utilizzate

Le fatture Google Ads sono documenti che riepilogano il costo delle campagne pubblicitarie condotte tramite la piattaforma Google Ads. Le fatture Google Ads sono generate ogni mese e contengono informazioni dettagliate sui costi delle campagne, come il costo per clic (CPC), il costo per impressione (CPM) e il tasso di conversione. Possono anche includere informazioni sulla data di inizio e fine della campagna, il numero di clic e impressioni ottenuti, il tasso di clic e altri dati.

Fatture Google Ads

Le fatture Google Ads possono essere utilizzate dalle aziende per monitorare le prestazioni delle loro campagne pubblicitarie e ottimizzare le loro strategie in base ai risultati ottenuti. Ad esempio, le aziende possono utilizzare le fatture elettroniche per identificare le parole chiave che hanno generato il maggior numero di clic e quindi aumentare il budget per quelle key per ottenere più traffico qualificato. Inoltre,  possono anche utilizzare le fatture per vedere quali annunci hanno avuto il tasso di conversione più alto e quindi concentrarsi sulla creazione di annunci simili per ottenere risultati migliori.

Le fatture Google Ads possono anche essere utilizzate per gestire il budget delle campagne pubblicitarie. Ad esempio, le aziende possono impostare un budget mensile per le loro campagne e utilizzare le fatture per monitorare quanto stanno spendendo e per fare modifiche al budget in base ai risultati ottenuti. In questo modo, possono assicurarsi di ottenere il massimo valore per il loro budget pubblicitario.

Google Ads fatture e struttura

Come abbiamo visto, una fattura di Google Ads è quindi un documento che riepiloga il costo delle campagne pubblicitarie condotte tramite la piattaforma Google Ads. Solitamente, una fattura di Google Ads è strutturata in modo da includere le seguenti voci:

  1. Dati di fatturazione: questa sezione include informazioni sulla data di emissione della fattura, il periodo di fatturazione, il numero della fattura e altri dettagli importanti.
  2. Campagne pubblicitarie: questa sezione include informazioni dettagliate su ogni campagna pubblicitaria condotta durante il periodo di fatturazione, come il nome della campagna, il budget, il numero di clic e impressioni ottenuti e il costo per clic (CPC) e il costo per impressione (CPM).
  3. Resoconto di spesa: qui troviamo il riepilogo del totale delle spese per ogni campagna pubblicitaria e per l’intero periodo di fatturazione.
  4. Metodi di pagamento: questa parte comprende informazioni sui metodi di pagamento accettati dalla piattaforma Google Ads, come ad esempio carta di credito, addebito diretto o bonifico bancario.
  5. Termini e condizioni: questa sezione include i termini e le condizioni di utilizzo della piattaforma Google Ads, come ad esempio le politiche sulla cancellazione o sulla sospensione delle campagne pubblicitarie.

Le fatture di Google Ads possono variare leggermente a seconda del paese in cui sono emesse, ma in generale seguono questa struttura di base. È importante leggere attentamente la fattura per comprendere appieno i costi delle campagne pubblicitarie e per assicurarsi di avere una chiara comprensione delle condizioni di utilizzo della piattaforma Google Ads.

Pagare le tasse è obbligatorio se non si fattura?

Oggi cerchiamo una risposta alla seguente domanda: Pagare le tasse è obbligatorio se non si fattura? Il pagamento delle tasse è un aspetto fondamentale della vita di un imprenditore e può causare molta confusione, soprattutto quando si tratta di capire se è obbligatorio pagare le tasse anche se non si emettono fatture. In questo articolo, esamineremo questo argomento e forniremo informazioni dettagliate su cosa succede quando si apre una partita IVA senza emettere fatture, qual è il regime fiscale migliore da scegliere in questo caso e quali sono le agevolazioni contributive disponibili.

Pagamento tasse e apertura Partita IVA

Aprire una partita IVA non implica automaticamente l’obbligo di emettere fatture. Tuttavia, a seconda del regime fiscale scelto, potrebbe essere necessario emettere fatture elettroniche per tutte le prestazioni di servizi o vendite di beni effettuate. Ad esempio, nel regime ordinario di tassazione è obbligatorio emettere fatture per tutte le prestazioni di servizi o vendite di beni effettuate a clienti che non sono soggetti IVA o che appartengono a un altro Stato membro dell’UE. Inoltre, anche nel caso in cui non sia obbligatorio emettere fatture, è consigliabile farlo comunque per avere una maggiore trasparenza nei confronti dei clienti e per avere una documentazione comprovante delle prestazioni di servizi o vendite di beni effettuate.

Chi deve fare la dichiarazione dei redditi

Indipendentemente dal fatto che si emettano o meno fatture, è obbligatorio dichiarare i ricavi percepiti nel modello Unico o nel modello Redditi. In questo modo, il Fisco può verificare che le tasse siano pagate in modo corretto e che non vi siano evasioni fiscali. Pertanto, è importante tenere una buona organizzazione contabile e tenere traccia dei ricavi percepiti, anche se non si emettono fatture.

Pagare le tasse

Pagare le tasse quando si emettono poche fatture: la scelta del regime fiscale migliore

Il regime fiscale migliore da scegliere dipende dalle specifiche esigenze della propria attività e dal volume delle fatture emesse. In generale, per chi emette poche fatture, il regime fiscale più adatto potrebbe essere il regime forfettario. Questo regime prevede un’aliquota fissa del 15% sui ricavi, indipendentemente dall’effettivo reddito conseguito, e non prevede l’obbligo di tenere una contabilità ordinaria. Tuttavia, per poter accedere al regime forfettario è necessario soddisfare determinati requisiti, come ad esempio avere ricavi o compensi non superiori a 65.000 euro l’anno. Chi invece non rientra nei requisiti necessari per il regime forfettario, può valutare l’opzione del regime dei minimi.

Anche in questo caso, si tratta di un regime a tassazione forfettaria, con aliquote variabili a seconda della tipologia di attività svolta e dei ricavi conseguiti. Entrambi i regimi prevedono alcune limitazioni, ad esempio in termini di possibilità di dedurre le spese sostenute e di utilizzare il metodo di determinazione del reddito diverso da quello forfettario. Prima di scegliere il regime fiscale più adatto alla propria attività, il consiglio è quello di valutare attentamente le proprie esigenze e di fare riferimento alle disposizioni fiscali in vigore, eventualmente chiedendo consiglio a un professionista esperto in materia.

Quando si pagano le tasse

In conclusione, è importante comprendere che il pagamento delle tasse è obbligatorio indipendentemente dal fatto che si emettano o meno fatture elettroniche. Aprire una partita IVA non implica automaticamente l’obbligo di emettere fatture, ma comporta comunque l’obbligo di pagare le tasse sui ricavi percepiti, anche se non si è emessa alcuna fattura. Pertanto, è consigliabile valutare attentamente il regime fiscale più adatto alle proprie esigenze e verificare quali agevolazioni contributive possono essere fruite. Inoltre, è importante tenere sempre una buona organizzazione contabile e tenere traccia dei ricavi percepiti, anche se non si emettono fatture, per evitare eventuali problemi fiscali in futuro.

Come guadagnare con TikTok

Ci sono molte persone che ancora non sanno come guadagnare con TikTok. Con questa famosa app è possibile iniziare a fare soldi e fatturare velocemente. TikTok può essere utilizzata per creare e condividere brevi video con i propri amici ed è possibile arrivare a guadagnare in base al numero di visualizzazioni e di like ottenuti. Con milioni di nuovi utenti che si iscrivono ogni giorno, l’app rappresenta un nuovo e remunerativo modo di fatturare. L’importante è scegliere il regime fiscale giusto, emettere sempre fattura elettronica e adempiere a tutti gli obblighi fiscali previsti.

Come guadagnare con TikTok

TikTok, l’app con oltre 500 milioni di utenti attivi, può essere utilizzata per fare soldi. Gli utenti possono creare e condividere brevi video con gli amici, guadagnando in base al numero di visualizzazioni e di like ottenuti. Per iniziare a capire come guadagnare con TikTok, è necessario innanzitutto creare un account. Una volta creato l’account, possono essere caricati i propri video e iniziare a monetizzare vendendo annunci o ricevendo donazioni.

Per ottenere il massimo dai video risulta fondamentale la scelta di un titolo accattivante e la presenza di personaggi interessanti e divertenti. Altrettanto importante è assicurarsi che la qualità del video, che deve essere sempre ben girato e montato professionalmente. Risulta fruttuoso sperimentare angolazioni di ripresa nuove ed effetti di luce creativi.

Per realizzare video davvero redditizi, è possibile prendere in considerazione la possibilità di collaborare con marchi famosi, o di avviare un’attività in proprio. In entrambi i casi, è importante rispettare tutte le leggi fiscali pertinenti e adempiere a tutti gli obblighi fiscali previsti. Con un po’ d’impegno, è possibile imparare velocemente come guadagnare con TikTok e iniziare a fatturare seriamente.

Guadagnare con TikTok: serve la partita IVA?

TikTok è un’applicazione molto popolare che vanta milioni di nuovi utenti iscritti ogni giorno. È quindi facile capire come guadagnare con TikTok sia diventata una possibilità facile, aperta a tutti.

Come abbiamo detto per guadagnare con TikTok, la prima cosa da fare è iscriversi e aprire un nuovo account. È possibile farlo scaricando l’app dall’App Store o dal Google Play Store. Una volta creato un account, è necessario impostare il proprio profilo. A tal fine è necessario inserire:

  1. nome
  2. età
  3. località.
Come guadagnare con TikTok

Come guadagnare con TikTok

Successivamente è reso possibile aggiungere i video al proprio account. I video possono essere su qualunque argomento: da clip divertenti a filmati completi. I filmati aggiunti possono essere condivisi con i propri amici e resi visibili a chiunque.

I video devono essere ottimizzati. L’ottimizzazione consiste in riprese professionali che possano, grazie alla loro qualità, aggiudicarsi un gran numero di visualizzazioni e di like sufficientemente alti, in breve tempo. Più visualizzazioni e like hanno i vostri video, più soldi è possibile guadagnare. Il guadagno è ricavabile anche partecipando a brevi concorsi video, oppure vendendo spazi pubblicitari all’interno dei propri video.

Per approfittare della normativa fiscale italiana in materia di guadagni online, devono essere presentati annualmente, alle autorità fiscali, i resoconti dei guadagni. Non esiste però una normativa giuridica o fiscale specifica di riferimento. Questo significa che la dichiarazione dei guadagni online non è definita in modo chiaro e preciso. Al momento, la legge italiana, equipara la gestione di E-commerce, l’affiliazione commerciale o di vendita di post a pagamento su siti o social network, a una semplice attività economica abituale. Da questo è possibile dedurre che per guadagnare con TikTok è necessario aprire una partita IVA. In alternativa è possibile ovviare con una prestazione occasionale tranne che per i guadagni legati alle affiliazioni con i brand sponsorizzati.

Come sempre, per aprire partita IVA, occorre individuare prima di tutto, il corretto codice ATECO. Tra quelli presenti potrebbero risultare pertinenti i seguenti codici:

  • 11.01 – Ideazione di campagne pubblicitarie
  • 11.02 – Conduzione di campagne marketing e altri servizi pubblicitari
  • 90.99 – Altre attività professionali NCA

Infine va scelto il corretto regime fiscale.

Come si fa a guadagnare con TikTok: il regime fiscale giusto

Aprire partita IVA e iniziare a fatturare come influencer su TikTok richiede, infine, la scelta del regime fiscale. Sicuramente uno dei più vantaggiosi rimane sempre il regime forfettario. I soggetti che non guadagnano oltre i 65.000 € annui, possono scegliere questo regime agevolato. Quindi anche tutti gli influencer che non oltrepassano quella soglia, possono trarre vantaggio da questo regime.

L’agevolazione maggiore prevista dal forfettario è l’applicazione di un’unica imposta pari al 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP. Quindi, sapere come guadagnare con TikTok significa anche essere consapevoli dei propri obblighi fiscali.

Accompagnatore Turistico: requisiti, regole e regime

Un accompagnatore turistico non è esattamente una guida turistica. La sua attività consiste nell’accompagnare i turisti, singoli o in gruppo, nei vari viaggi svolti sul territorio italiano. Si occupa dell’organizzazione del viaggio (tappe, tour e spostamenti) e fornisce informazioni generiche sui luoghi visitati. Per svolgere questa attività in modo autonomo è necessario aprire partita IVA, scegliere il regime fiscale più consono e versare i contributi previdenziali che permettono di accedere alla pensione.

Accompagnatore Turistico: chi è e cosa fa

L’accompagnatore turistico guida gruppi di persone straniere in Italia, oppure italiani all’estero. Organizza il viaggio e segue persone e comitive per accertarsi che tutto vada per il meglio e che il programma stabilito si svolga regolarmente. Non illustra le bellezze locali descrivendone la storia e la produzione, a differenza della guida turistica.

Per svolgere questa attività sono necessarie conoscenze e requisiti specifici stabiliti dalla normativa regionale vigente. Per diventare accompagnatore turistico è necessario:

  • aver compiuto almeno 18 anni di età
  • aver conseguito il diploma di scuola media superiore
  • possedere una fedina penale pulita
  • conoscere l’inglese a livello avanzato (C1)

Ci sono poi dei requisiti ulteriori che differiscono da regione a regione. Per operare come accompagnatore, oltre al diploma di scuola superiore è necessario aver sostenuto e superato un esame specifico di abilitazione per il conseguimento del patentino.

L’accompagnatore turistico e la partita IVA

La professione è tutelata da un sindacato specifico e per svolgerla è necessaria l’iscrizione al relativo albo. Il lavoro può essere svolto sia come dipendente, che come libero professionista, aprendo partita IVA. I soggetti che invece svolgono l’attività in modo saltuario possono ricorrere alla prestazione occasionale.

Accompagnatore Turistico

Come per lo sviluppatore app, anche l’accompagnatore turistico deve aprire partita IVA compilando il modulo AA 9/11 e presentarlo ad Agenzia delle Entrate. Il codice ATECO per accompagnatori turistici è il 79.90.2. È possibile, inoltre, aderire sia al regime ordinario che a quello forfettario. Ogni volta che un accompagnatore presta un servizio, è tenuto per legge, a emettere fattura elettronica.

Come diventare accompagnatore turistico: la scelta del regime fiscale

L’accompagnatore può decidere se aderire al regime ordinario, piuttosto che a quello forfettario. Sicuramente il più vantaggioso è il secondo. Per aderirvi è necessario rispettare alcuni requisiti, come ad esempio quello che relativo al fatturato annuo che non deve essere superiore ai 65.000€.

Il forfettario prevede un’aliquota unica pari al 15% che si abbassa al 5% nei primi 5 anni di attività. Da luglio del 2022 è diventato obbligatorio anche per i forfettari emettere fatturazione elettronica.

Scelto il regime serve poi l’iscrizione alla Gestione separata INPS. La gestione separata non prevede il versamento di una quota fissa annuale, ma solamente di una percentuale pari al 25,98% dei redditi percepiti. Infine, il regime forfettario esonera dall’obbligo delle scritture contabili e non prevede l’applicazione d’IVA e ritenute d’acconto.

Abilitazione accompagnatore turistico

L’ultimo passo da compiere per iniziare questa attività, è quello di presentare al proprio Comune di residenza una SCIA (segnalazione certificata di inizio attività). Il documento è necessario per dimostrare al proprio comune di essere in possesso di tutti i requisiti richiesti per svolgere attività di accompagnatore turistico.

Il documento deve essere presentato almeno un giorno prima dell’inizio dell’attività e può essere inviato sia per PEC, oppure telematicamente online. Il modulo deve riportare anche la firma digitale del soggetto che inoltra certificazione. È possibile trovare ulteriori informazioni consultando un dottore commercialista, oppure rivolgendosi all’ufficio SUAP del Comune dove deve essere avviata l’attività.

Metodi di pagamento: quali e quanti ne esistono nel 2022

Al mondo esistono tantissimi metodi di pagamento. Nonostante questo, però, L’Italia è il “paese dei contanti”. Pagare con la moneta è, infatti, ancora il metodo più diffuso e preferito nella penisola. Per fortuna però non è l’unico. Dalle carte di credito agli assegni circolari, dalla cambiale agli F24, le possibilità sono molte.

Metodi di pagamento: contanti e pagamenti cash

Per combattere l’evasione fiscale i pagamenti in contanti sono sconsigliati, ma, nonostante tutto, sono ancora i preferiti dagli italiani. Il popolo del Bel Paese preferisce pagare cash. Il pagamento in contanti, per essere ritenuto valido, deve essere eseguito con moneta in corso di validità  secondo valore nominale. Si tratta del concetto secondo il quale il pagamento deve essere effettuato con la quantità di moneta prevista al momento in cui l’obbligazione è sorta. Non è sempre possibile pagare in contanti. Esiste una legge che pone un tetto massimo di 3000 € sulle transazioni.

Pagamento con carta di credito

Il pagamento con carta di credito è sicuramente uno dei più utilizzati. Le carte di credito sono rilasciate dagli Istituti Bancari e prevedono un massimale (somma massima) utilizzabile giornalmente e mensilmente. Le carte di credito si possono ottenere solo se già titolari di un conto corrente aziendale o privato. I massimali possono essere alzati su richiesta del cliente e previa autorizzazione bancaria. Le carte di credito sono usate sia  per acquisti fisici in negozio e che online.

Come funziona la carta di debito

Cugina della carta di credito, quella di debito è conosciuta come carta prepagata. Sulle carte di debito le somme di denaro sono versate anticipatamente dai titolari. Per averne una non è necessario avere un conto corrente. Gli esempi più comuni di carte di debito sono la PostePay e PayPal. Le carte possono essere ricaricate, secondo necessità e le somme utilizzate in un secondo momento. Gli importi ricaricabili variano da carta a carta.

Pagamento con bancomat

Il bancomat si ottiene solo se titolari di un conto corrente. Al momento del pagamento, la somma dovuta è immediatamente addebitata sul proprio conto (a differenza delle carte di credito). Anche il bancomat prevede un massimale giornaliero e mensile, modulabile secondo richiesta e accettazione. Oggi il bancomat è uno dei metodi di pagamento che ogni esercente dovrebbe accettare da quando è entrato in vigore l’obbligo POS per le transazioni commerciali.

Il bonifico bancario

Abbiamo già spiegato come fare un bonifico bancario quindi ci limitiamo a dire che, attraverso questa forma di pagamento, l’ordinante ordina alla propria banca il trasferimento di denaro sul conto corrente del beneficiario.

Compilare un assegno

Esistono tre diverse tipologie di assegni:

  1. circolare
  2. bancario
  3. postale

Assegno circolare

È emesso dalla banca che ne garantisce la copertura. È infatti emesso solo dopo ricezione e verifica della somma richiesta dall’ordinante. Per importi pari o superiori a 1000 € deve riportare la dicitura “non trasferibile”. Affinché sia ritenuto valido deve riportare i seguenti dati:

  • denominazione di assegno circolare
  • garanzia da parte dell’ente emittente del pagamento della somma dovuta
  • nome del beneficiario
  • data e luogo di emissione
  • firma dell’ente emittente

Metodi di pagamento

Assegno bancario

Con l’assegno bancario un soggetto (traente) ordina alla propria banca di pagare uno specifico beneficiario (prenditore). È pagabile a vista. Se inferiore a 1000 € può anche riportare la dicitura al portatore o trasferibile.

Assegno postale

Le Poste italiane sono intermediari finanziari al pari (o quasi) delle banche. Possono quindi rilasciare assegni aventi le stesse caratteristiche di quelli bancari.

Pagamento con cambiali

Si tratta di un metodo di pagamento forse un po’ obsoleto, ma ancora in corso di validità La cambiale altro non è che la promessa di pagamento in una certa data e in dato luogo. È una forma di pagamento differito con efficacia probatoria. In caso di mancato pagamento alla data stabilita, il creditore può agire in via esecutiva sul patrimonio del debitore.

Modello F24

Il modulo F24 è usato per il pagamento della maggior parte delle imposte, tasse e contributi. Ne esistono diverse tipologie: base, accise ed elide.

Ricevuta bancaria

È conosciuta come Ri.BA. e serve a conferire alla propria banca un mandato per l’incasso. È un comodo metodo di pagamento che consente al creditore d’incassare ingenti somme di denaro anche in modo ripetitivo.

Moneta elettronica: vantaggi per imprese, professionisti e cittadini

La moneta elettronica non corrisponde alle criptovalute. Si tratta infatti di una valuta che può essere archiviata elettronicamente su vari dispositivi, ma che, a differenza delle cripto, è supportata da una valuta Fiat. Inoltre è regolamentata dall’autorità centrale. Oggi, la moneta elettronica è una parte importante di ciascuna attività commerciale, che si tratti di un negozio fisico, piuttosto che di un e-commerce per la vendita di prodotti online.

Moneta elettronica: come funziona e cos’è

La moneta elettronica è una valuta archiviabile su:

  • smart card – carte di credito oppure carte di debito
  • sistemi informatici
  • smartphone

è una moneta largamente diffusa e utilizzata in tutto il mondo grazie agli accordi che banche, società finanziarie e processori di rete di monete elettroniche, hanno siglato nel corso del tempo. Oggi è praticamente quasi impossibile trovare un e-commerce che non accetti, come metodo di pagamento, la moneta elettronica per l’acquisto di beni e servizi.

La valuta ha un corso legale e il suo valore è stabilito dal governo che la emette ed è sempre supportata da una moneta fiat. Il denaro Fiat è una valuta a cui corrisponde un asset sottostante, come, ad esempio, l’oro, oppure l’argento. Vista l’ampia diffusione della moneta elettronica, piccole, medie e grandi imprese, la tengono seriamente in considerazione quando si tratta di scambi commerciali.

Tipi di moneta elettronica

Esistono due grandi categorie di monete elettroniche:

  1. Hard – è la valuta usata per transazioni irreversibili, cartolarizzate e di natura procedurale.
  2. Soft – è usata per transazioni reversibili e/o flessibili. Gli utenti possono gestire le proprie transazioni anche dopo aver effettuato il pagamento, richiedendone, ad esempio, l’annullamento o la modifica del prezzo pagato. Il periodo per effettuare eventuali modifiche è comunque limitato nel tempo. A questa categoria corrispondono le transazioni effettuate con i metodi più diffusi e conosciuti al mondo: PayPal, PayTM, Interac, carte di credito, ecc…

Moneta elettronica definizione e caratteristiche

Per essere definita tale, la moneta elettronica deve rispondere a determinate caratteristiche:

  • Riserva di valore – anche se elettronica è pur sempre una riserva di valore, archiviato elettronicamente fino al ritiro fisico vero e proprio.
  • Mezzo di scambio – serve per acquistare un bene o un servizio, vale a dire che è una forma di pagamento e quindi di scambio commerciale.
  • Misura il valore dei beni – come qualunque altra moneta anche quella elettronica serve a valutare il reale valore di un bene/servizio.
  • Pagamento differito – è usata per effettuare pagamenti differiti, cioè è usata come strumento di concessione di credito per rimborsare una fattura.

Moneta elettronica

La moneta elettronica e i suoi molteplici vantaggi

Da quando esiste, la moneta elettronica ha apportato una vasta gamma di benefici a livello globale. Che si tratti di aprire una nuova partita IVA e vendere prodotti online, piuttosto che fare impresa vecchio stile con un negozio fisico, il denaro elettronico ha regalato innumerevoli vantaggi a tutti:

  • Versatilità e praticità – è possibile effettuare pagamenti in qualunque parte del mondo e verso qualunque luogo nel mondo. Basta un click, è facile e veloce, un metodo pratico che non richiede alcuna abilità o conoscenza particolare per essere usato.
  • Tracciabilità e storicità – le transazioni effettuate con moneta elettronica lasciano il “segno”. Vale a dire che sono registrate digitalmente e possono essere seguite e ricontrollate anche a distanza di tempo.
  • Evita attività fraudolente – proprio grazie al fatto che risulta essere tracciabile e quindi per ogni operazione è possibile risalire a dati e informazioni relative, le transazioni sono più sicure e scongiurano i rischi di frodi e attività sospette.
  • Immediatezza – Le transazioni elettroniche sono rapide e immediate. Il denaro è trasferito istantaneamente da una parte all’altra, con una velocità mai sperimentata prima dall’economia globale.
  • Sicurezza – è un metodo di pagamento sicuro perché tracciabile e protetto da misure di sicurezza avanzate (autenticazione e tokenizzazione).

Istituto di moneta elettronico

Gli attori che prendono parte alla produzione e circolazione della moneta elettronica sono tre:

  1. istituzioni finanziarie (banche) – elaborano le transazioni
  2. società non bancarie – produttrici di software e hardware usati nelle e per le operazioni digitali
  3. portafogli digitali (wallet) – magazzini virtuali per la moneta che, attraverso la verifica delle credenziali dei vari utenti, permettono la gestione quotidiana del denaro elettronico.

Il denaro elettronico rappresenta quindi il futuro dei pagamenti e delle transazioni mondiali. I consumatori sono ormai abituati a usare i mezzi di pagamento elettronico e hanno accettato tranquillamente anche scontrini elettronici e fatture elettroniche. Il mondo cambia e punta alla digitalizzazione globale per semplificare e velocizzare al massimo il commercio mondiale.

Cosa vendere online per avere successo

Chi desidera aprire una partita iva e cimentarsi in un negozio online deve conoscere molto bene il mercato, domanda e offerta, attuale. Il settore online ha conosciuto, negli ultimi anni, un’impennata vertiginosa. Le previsioni sostengono che entro il 2040 ingloberà addirittura il 95% delle transazioni effettuate nel mondo. Oggi rappresenta circa il 14-18% delle vendite globali al dettaglio. Per avere successo è importante sapere cosa vendere online e puntare sui prodotti giusti, molto richiesti e poco costosi da acquistare, ma che abbiano un discreto margine di guadagno.

Cosa vendere online per guadagnare

Gli articoli vendibili online sono una moltitudine. La prima grande distinzione da fare è tra articoli fisici e quelli digitali. I primi hanno un valore percepito superiore rispetto ai secondi perché sono effettivamente prodotti fisicamente. Le materie prime, la produzione e la distribuzione hanno quindi un loro costo. Sono quindi una categoria che comporta un maggior costo perché richiedono anche un eventuale immagazzinamento e smercio.

I prodotti digitali invece richiedono meno risorse. L’articolo è prodotto solo una volta e rivenduto infinite volte. Per quanto sia più semplice vendere articoli digitali, perché la loro realizzazione non comporta alcuna catena di produzione e/o approvvigionamento, sono anche più facili e soggetti alla contraffazione.

Come vendere le cose online: domande e risposte

Per vendere online bisogna prima chiedersi per quale ragione gli utenti vorrebbero comprare un determinato prodotto. Ci sono diverse ragioni per le quali un utente dovrebbe decidere di acquistare un determinato prodotto su internet:

  • soddisfa un reale e quantificabile bisogno
  • soddisfa un’esigenza emotiva, non precisamente quantificabile
  • si tratta di un articolo che è “necessario avere” anche se non serve effettivamente a qualcosa

Alla fine, qualunque sia la motivazione che spinge un utente verso l’acquisto di un prodotto, l’importante è essere originali, offrire sempre prezzi giusti, vendere prodotti personalizzabili e riuscire a vendere oggetti collegabili tra loro.

Cosa vendere online per avere successo

Cosa fare per vendere online

Per fare impresa e vendere online la prima cosa da fare, oltre ad aprire una nuova partita IVA ad hoc, è quella di trovare una propria nicchia di riferimento. Individuare una nicchia significa localizzare una sorta di vuoto presente sul mercato, che è possibile quindi colmare vendendo i propri articoli. Per trovarla occorre eseguire un’accurata ricerca di mercato andando a individuare quello che piace e a chi piace. Aiuta molto spulciare le grandi piattaforme di vendita online, come Amazon, eBay o Reddit.

Individuata la nicchia si passa invece alla ricerca delle parole chiave che indicano precisamente e identificano il/i prodotto/i da vendere. È importante sapere come Google riesce a far trovare agli utenti quel determinato prodotto. In questo modo tutto il marketing, nonché la piattaforma di vendita vera e propria, saranno improntati a valorizzare i termini più comuni utilizzati dagli utenti quando effettuano le ricerche dei prodotti interessanti.

È inoltre molto importante conoscere le “criticità dei prodotti da vendere. Leggere commenti e opinioni che gli utenti lasciano su prodotti simili acquistati da competitor, aiuta a capire su quali fattori/elementi fare pressione, oppure evitare di spingere. Ad esempio, se la maggior parte degli acquirenti si lamenta che un tale prodotto risulta non impermeabile, nella descrizione della scheda dell’oggetto sul proprio portale, è furbo evidenziare quanto invece lo sia quello che si cerca di piazzare.

Cosa vendere online per avere successo

L’ultimo consiglio da seguire per trovare cosa vendere online e riuscire a guadagnare è quello di sfruttare le tendenze. Gli articoli di tendenza corrispondono agli ultimi usciti, quelli che attirano sempre una grandissima attenzione e che tutti cercano e vogliono. È fondamentale riuscire a individuare prima della concorrenza le ultime tendenze. Per farlo basta darsi un’occhiata in giro:

  • leggere e ascoltare i social media
  • utilizzare Google Trends
  • seguire Trend Hunter
  • usare Reddit come fonte d’informazioni
  • individuare gli articoli più venduti su grandi e famose piattaforme come Amazon oppure Etsy.

Importante non soffermarsi sulle tendenze lampo che nascono e muoiono nel giro di pochissimo tempo. Una tendenza vera è qualcosa che perdura nel tempo, o meglio, all’inizio esplode e con il tempo l’interesse scema ma non scompare del tutto, offrendo comunque buone opportunità di guadagno. Una tendenza soddisfa comunque delle esigenze e lo fa in modi diversi e sempre nuovi. In altre parole un articolo valido da vendere sul web per guadagnare è un prodotto che soddisfa un’esigenza dell’utente e che appaga le aspettative nel tempo presentandosi in modi sempre nuovi e diversi.

WhatsApp account Business: cos’è, come funziona e perché conviene averlo

WhatsApp account business è uno strumento, al apri di un conto corrente aziendale, che aiuta sempre a migliorare e a far crescere il proprio lavoro e giro d’affari. Una piattaforma che aiuta le aziende a migliorarsi e a rispondere alle esigenze dei propri clienti in tempi brevi, con rapidità ed efficienza. WhatsApp è un’app di messaggistica istantanea nata nel 2009. Una delle più diffuse e utilizzate al mondo presente in oltre 180 paesi e in 60 lingue diverse.

Sono oltre 2 miliardi gli utenti mensili che la utilizzano mensilmente. Un “pacchetto clienti” immenso per tutte quelle piccole-medie imprese e proprietari di e-commerce che vogliono allargare e migliorare il proprio business. Che si tratti di vendere prodotti, servizi, fare lead generation, costruire la propria brand awareness, oppure aumentare le vendite, WhatsApp può essere sfruttata per guadagnare.

WhatsApp account Business: nascita e sviluppo

La possibilità di creare degli account business su WhatsApp è nata nel 2018. Lanciata come variante alla versione standard, la business è una piattaforma pensata per tutti gli imprenditori. Un canale di comunicazione sicuro e collaudato che permette alle attività di crescere velocemente.

Lo strumento aziendale è pensato esclusivamente per le imprese che necessitano e desiderano interagire direttamente con i propri clienti (attuali e futuri). Uno strumento che serve a creare un ponte di contatto con i propri utenti ai quali è così garantita: assistenza, aggiornamenti costanti e immediati, supporto per ogni e in ogni occasione e la possibilità, non trascurabile, di gestione dell’impresa direttamente dal proprio smartphone.

Per creare e utilizzare WhatsApp account Business è necessario possedere uno smartphone Android oppure iOS e un numero di cellulare attivo. Moltissimi imprenditori utilizzano una SIM dedicata all’azienda esclusivamente per lavoro e tengono un altro numero per la vita privata. WhatsApp infatti, consente di collegare un unico numero di cellulare all’account business. Quindi se il numero attuale fosse già collegato a un account WhatsApp, per registrarsi e utilizzare la versione business, ne occorre uno nuovo.

WhatsApp account Business

WhatsApp Business: le caratteristiche

WhatsApp Business è gratis. L’installazione e l’utilizzo non richiede nessun pagamento, né per l’acquisto, né a canone mensile e/o annuale. A differenza del passato, quando i messaggi erano a pagamenti, WhatsApp rivoluziona il modo di comunicare con il resto del mondo e lo slega da vincoli economici.

Inoltre, si tratta di una piattaforma che, a differenza della versione standard, può essere d’aiuto ai propri clienti per reperire maggiori informazioni sull’attività svolta. Durante la creazione del profilo è infatti possibile indicare nella descrizione dello stato: indirizzo, recapiti alternativi, sito internet, e-mail, orari di apertura e chiusura uffici/negozi, ecc…

La piattaforma mette anche a disposizione delle opzioni esclusive che non sono invece presenti con la versione standard:

  1. Risposte rapide – per essere sempre presenti e rispondere prontamente a qualunque richiesta e necessità.
  2. Messaggi di assenza – utili per comunicare alla clientela la propria assenza durante le ore di chiusura di uffici e negozi.
  3. Messaggio di benvenuto – per introdurre informazioni basilari ai nuovi clienti

Infine, l’account business di WhatsApp offre anche un efficiente sistema di statistiche di messaggistica. Si tratta di una funzione che fornisce le metriche  sul numero dei messaggi inviati, consegnati e letti in modo tale da poter, ad esempio, sistemare/variare i contenuti delle risposte rapide, oppure della propria strategia di marketing adottata.

Account WhatsApp Business: tutti i vantaggi

Utilizzare un account business su WhatsApp conta, quindi, molteplici vantaggi:

  • Relazioni amichevoli – WhatsApp aiuta gli imprenditori a stabilire delle forti e durevoli connessioni amichevoli con i propri clienti. Avvicina e lega le persone creando una community di fedeli utenti che aumenta la percezione di affidabilità dell’azienda.
  • Servizio clienti – il canale di messaggistica istantanea può essere sfruttato anche per far conoscere ai clienti, quasi in tempo reale, lo stato di spedizione della merce acquistata, per ricevere richieste di rimborso, per verificare le disponibilità dei prodotti, per effettuare prenotazioni e chiedere informazioni sui vari punti vendita.
  • Aggiornamenti e notizie – WhatsApp account Business è il mezzo perfetto per mantenere i clienti aggiornati su tutte le novità aziendali. Comunicazione di natura promozionale possono essere veicolate alla clientela con facilità e immediatezza.
  • Promozione prodotti e iniziative aziendali – tramite WhatsApp è possibile promuovere il proprio catalogo prodotti e informare la clientela su eventuali nuovi servizi e beni.

In conclusione, Avere un account business su WhatsApp permette di raccogliere feedback dagli utenti, di seguire l’andamento degli affari in tempo reale e promuovere la propria attività, rispondendo, al tempo stesso, a richieste ed esigenze dei clienti.

Limite pagamento contanti 2022

Con il Decreto Milleproroghe il Governo voleva abbassare il limite pagamento contanti 2022. L’anno scorso la soglia entro la quale accettare pagamenti in contanti, era fissata a 2000 €. L’Esecutivo ha però cambiato idea e preferisce rimandare l’abbassamento della soglia a 1000€ direttamente al 2023. Un rinvio momentaneo che non blocca comunque la crescita all’uso dei pagamenti elettronici, nonostante i pagamenti in contanti siano ancora il metodo preferito da molti.

Limite pagamento contanti 2022

Quindi il limite della soglia in contanti fissato a 1000 € è posticipato a inizio anno prossimo. Per tutto il 2022 per i pagamenti superiori a 2000 € è necessario ricorrere a metodi di pagamento tracciabili. Di conseguenza tutte le trasmissioni devono essere eseguite via:

  1. carte di credito
  2. assegni circolari
  3. carte di debito
  4. carte prepagate
  5. bonifici bancari
  6. bonifici postali
  7. portafogli virtuali che possano garantire l’identificazione esatta del contribuente

Chi possiede un’attività e/o un’impresa può accettare solo ed esclusivamente questo genere di transazioni per rispettare il limite dei pagamenti in contanti previsto da legge.

Pagamento in contanti limite 2022 e obbligo POS

Il metodo di pagamento maggiormente utilizzato oggi è quello delle carte di credito o delle carte prepagate. I commercianti devono essere forniti di un dispositivo in grado di scansionare e leggere i chip delle carte di credito, debito e prepagate.

I pagamenti tramite POS sono ormai diventati comuni, perché facili, sicuri e velocissimi. Da oggi sono anche obbligatori. Nonostante l’obbligo, purtroppo, ancora molti esercenti non sono dotati dell’attrezzatura minima indispensabile ad accettare transazioni elettroniche. Dal 30 giugno 2022 è diventato ufficialmente obbligatorio accettare i pagamenti con il POS per qualunque transazioni, di qualsiasi importo.

Il Governo, infatti, ha finalmente stabilito l’entità delle sanzioni da applicare qualora un negoziante  e professionisti non vogliano accettare i pagamenti elettronici. La multa da pagare è pari a 30 € a cui si aggiunge il 4% del valore del pagamento non consentito. Quindi, al crescere dell’importo non accettato, sale anche il valore della multa da corrispondere.

Limite pagamento contanti: gli incentivi per gli esercenti

Il Governo, oltre a stabilire le sanzioni, ha però anche messo a disposizione diversi incentivi per tutti coloro che devono ancora munirsi di POS. Le principali misure predisposte dall’Esecutivo per aiutare i commercianti e i liberi professionisti a sostenere i costi di acquisto e gestione di un POS, sono:

Limite pagamento contanti 2022

1.   Cashback

Si tratta di un incentivo indiretto, che può essere sfruttato solo dai consumatori e non dagli esercenti. Il Cashback consiste nel rimborso del 10% su acquisti di beni e servizi, fatti utilizzando come metodo il pagamento elettronico. Alla fine si è rivelato essere un sistema che ha incentivato il commercio e ha aumentato le opportunità di guadagno, soprattutto delle piccole imprese e degli artigiani locali.

2.   Lotteria degli scontrini

Alla lotteria degli scontrini partecipano clienti ed esercenti. In seguito a un pagamento digitale è emesso uno scontrino valido come biglietto per partecipare alle varie estrazioni. Ogni euro speso genera un ticket valido. Sono previste estrazioni e vincite settimanali, mensili e annuali. I premi sono corrisposti in denaro e la soglia più alta prevede un premio pari a 1.000.000 € per l’esercente. Fortunato sorteggiato. Ogni commerciante e professionista, per potervi partecipare, deve quindi possedere un POS e consentire ai propri clienti di effettuare i pagamenti tramite metodo elettronico.

Pagamento contanti: limite e credito d’imposta

Costi di gestione e commissioni sulle trasmissioni POS sono i due ostacoli principali che frenano gli  esercenti a voler utilizzare i POS. Per ovviare a questi problemi, l’Esecutivo ha previsto, da luglio 2020, un credito d’imposta pari al 30% sulle spese sostenute dagli esercenti. Una disposizione valido solo per tutti coloro che fatturano meno di 400.000 € l’anno. Fino al 30 giugno 2022 il limite è stato spostato addirittura al 100% per tutti coloro che hanno adottato un POS.

Il credito d’imposta è applicato per:

  • ogni commissione pagata dal commerciante/professionista sulle transazioni
  • costi fissi di locazione e gestione del terminale POS
  • spese sostenute dagli esercenti per tutti i pagamenti elettronici fatti dai clienti (eseguiti sia con carte di credito, debito, prepagate che con metodi alternativi quali, ad esempio, app e e-wallet).
  • Oneri per acquisto o noleggio POS sostenute dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022 (valore massimo 160€)
  • Spese per acquisto o noleggio POS che consente anche la trasmissione telematica dei dati (valore massimo 320 €).

Il credito d’imposta è inserito nella dichiarazione dei redditi. È utilizzabile solo in compensazione alle tasse e imposte dovute. Vale solo dal mese successivo a quello della spesa sostenuta. La documentazione relativa deve essere conservata per i dieci anni successivi e deve rimanere a disposizione delle autorità in caso di richiesta di controlli fiscali.