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Come inserire rimborso spese in fattura elettronica: una guida semplice e completa

La fatturazione elettronica è ormai la norma nelle transazioni commerciali, sia tra aziende che tra professionisti e clienti. In questo contesto, è sempre più importante sapere come inserire rimborso spese in fattura elettronica, al fine di rispettare tutti gli obblighi di legge. Infatti, per le imprese è diventato essenziale emettere fatture chiare ed esaustive, che includano tutte le voci di spesa rilevanti ai fini fiscali. Inserire in modo errato un rimborso spese può comportare errori formali che possono essere sanzionati dall’Agenzia delle Entrate.

Da una parte, dunque, la fatturazione elettronica comporta la necessità di assolvere a tutti gli aspetti normativi connessi anche ai rimborsi spese. Dall’altra però, attraverso un software di fatturazione adeguato, come ad esempio FatturaPRO.click, inserire correttamente un rimborso spese è diventato più semplice.

Infatti oggi esistono strumenti che consentono di compilare automaticamente tutti i campi richiesti per un rimborso spese in fattura elettronica in modo corretto e completo. Gestire correttamente i rimborsi spese all’interno del sistema di fatturazione elettronico è ormai essenziale per aziende e professionisti, al fine di ottemperare a tutti gli obblighi fiscali ed evitare sanzioni. Gli strumenti digitali oggi consentono però di semplificare questo compito.

Rimborso spese in fattura: cosa sono

I rimborsi spese in fattura elettronica rappresentano un elemento importante nella gestione finanziaria di un’azienda. Essi consentono di documentare e rendicontare le spese sostenute per conto dei clienti o per l’esecuzione di determinate attività, garantendo la trasparenza e l’adempimento delle normative fiscali. Un rimborso spese si rende necessario quando un’azienda sostiene delle spese specifiche per conto dei suoi clienti. Queste spese possono includere, ad esempio, i costi di viaggio, le spese di alloggio, le spese di trasporto o altre spese accessorie necessarie per l’esecuzione di un servizio o la fornitura di un prodotto. Il rimborso spese consente all’azienda di ottenere il rimborso di tali spese attraverso l’inclusione di esse nella fattura emessa al cliente.

È importante distinguere tra spese documentate e spese forfettarie quando si parla di rimborsi spese. Le spese documentate sono quelle per le quali l’azienda può fornire documentazione dettagliata, come ricevute, fatture o altri documenti giustificativi. Queste spese documentate possono essere incluse nella fattura elettronica con i relativi importi e i dettagli delle transazioni. D’altra parte, le spese forfettarie sono spese standardizzate o previamente stabilite che non richiedono una documentazione dettagliata. Queste spese possono essere incluse nella fattura in base a un importo fisso o a una percentuale predefinita, senza la necessità di fornire una documentazione specifica per ciascuna spesa.

È importante notare che le spese ammissibili ai fini fiscali possono variare a seconda della legislazione fiscale del paese di riferimento. Tuttavia, in generale, le spese ammissibili includono quelle che sono direttamente correlate all’attività svolta dall’azienda e che sono documentate in modo adeguato. È consigliabile consultare un professionista fiscale o fare riferimento alle normative fiscali locali per determinare quali spese possono essere considerate ammissibili per il rimborso e l’inclusione nella fattura elettronica.

Come inserire rimborso spese in fattura elettronica

Per gestire in modo efficiente l’inserimento dei rimborsi spese in fattura elettronica, è possibile utilizzare software specifici che semplificano il processo. Questi software consentono di registrare le spese sostenute, di inserirle automaticamente nella fattura elettronica, di calcolarne gli importi e di generare report dettagliati. Inoltre, questi strumenti possono aiutare a garantire la conformità alle normative fiscali e ad automatizzare il processo di rendicontazione delle spese.

Come inserire rimborso spese in fattura elettronica

Per inserire correttamente i rimborsi spese nella fattura elettronica è necessario seguire alcuni passaggi fondamentali. In primo luogo, il cliente che richiede il rimborso spese deve fornire all’emittente della fattura tutta la documentazione giustificativa delle spese sostenute (ricevute fiscali, scontrini, fatture).

Il cliente deve inoltre compilare un’autodichiarazione che consente all’emittente della fattura di emettere il relativo rimborso spese. A questo punto, utilizzando un software di fatturazione elettronica in grado di generare fatture PA, l’emittente inserisce nella fattura tutti i dettagli del rimborso spese:

  • La tipologia di spesa (ad esempio trasporti, vitto, alloggio)
  • La descrizione della spesa
  • La data
  • L’importo IVA e l’imponibile
  • Il totale.

È inoltre necessario compilare correttamente il campo “Causale“, indicando se si tratta di spese rimborsate in forma forfettaria oppure in forma analitica, sulla base della documentazione fornita. Infine, prima dell’invio telematico, è importante verificare che tutti i dati relativi al rimborso spese inserito in fattura siano corretti, in particolare importi, aliquote IVA e causali. Attraverso pochi semplici step è possibile ottenere un corretto rimborso spese in fattura elettronica, nel rispetto di tutte le normative fiscali.

Come annullare uno scontrino elettronico già emesso

Lo scontrino elettronico è ormai uno strumento ampiamente utilizzato dagli esercenti commerciali. Negli ultimi anni la sua diffusione è notevolmente aumentata, grazie alla semplificazione delle procedure per l’emissione, la trasmissione dei corrispettivi  telematici giornalieri, consultazione online e la possibilità di imparare velocemente come annullare uno scontrino elettronico già emesso.

I vantaggi sono molteplici: dal minor errore umano nella compilazione alla possibilità di annullare uno scontrino già emesso, fino al minor rischio di evasione fiscale. Anche i clienti apprezzano questo strumento, che assicura maggiore trasparenza sulle operazioni commerciali effettuate. Ebbene, pur essendo un sistema maggiormente controllato, è possibile annullare uno scontrino elettronico già emesso, ma solo se sussistono determinati requisiti.

Come annullare uno scontrino elettronico già emesso

È possibile annullare uno scontrino elettronico già emesso solo se sussistono specifici motivi, indicati dall’Agenzia delle Entrate.

L’annullamento deve avvenire tempestivamente, entro 5 giorni lavorativi dall’emissione, e va comunicato nella prima liquidazione IVA periodica. I casi in cui è ammesso procedere all’annullamento sono i seguenti:

  1. Ammanchi di cassa: se il pagamento dello scontrino non è stato ricevuto a causa di un incasso sbagliato. In tal caso la merce va annullata dall’inventario.
  2. Errori nella digitazione: se lo scontrino riporta dati erronei come cifre, nomi, codici ecc… Che non corrispondono all’effettiva operazione svolta.
  3. Reso della merce: se la merce oggetto dello scontrino è restituita al venditore, che è tenuto ad annullare lo scontrino per evitare errori nel magazzino.

Per procedere all’annullamento, il regolamento prevede:

  1. La generazione di un nuovo documento di annullamento del precedente.
  2. La contabilizzazione dell’operazione nella prima liquidazione IVA utile come “operazione non imponibile”.

Come annullare uno scontrino elettronico già emesso

L’Agenzia delle Entrate non consente invece l’annullamento per mere scelte commerciali o fiscali, come variazioni di prezzo o esigenze di arrotondamento. Pertanto, in conclusione, l’annullamento di uno scontrino elettronico è ammesso solo in presenza di specifiche e circoscritte casistiche ben definite dall’Amministrazione Finanziaria.

Annullare scontrino elettronico

È possibile annullare uno scontrino elettronico già emesso seguendo delle semplici istruzioni, a seconda che il registratore di cassa sia telematico o si utilizzi l’apposita app dell’Agenzia delle Entrate.

Con un registratore di cassa telematico, bisogna:

  • Aprire la funzionalità “Annulla documento” e selezionare lo scontrino da annullare scansionando il relativo codice a barre.
  • Inserire il motivo dell’annullamento tra quelli validi previsti (errore, ammanco cassa, reso ecc…) confermare l’annullamento e stampare il nuovo documento fiscale di annullamento dello scontrino.

Utilizzando l’app dell’Agenzia delle Entrate al posto del registratore di cassa, le istruzioni sono simili:

  • Aprire la sezione “Registrazione corrispettivi” e selezionare l’opzione “Annulla documento”.
  • Inserire il numero dello scontrino da annullare e il motivo tra quelli validi.
  • Confermare e stampare il documento fiscale di annullamento.

Infine, esistono piattaforme come quella di FatturaPRO.click che consentono di annullare gli scontrini elettronici già emessi, nei casi specificati da AdE, con pochi semplici, intuitivi passaggi e senza aver bisogno di un registratore di cassa telematico. Sicuramente un sistema molto più valido ed efficace.

Indipendentemente dal metodo, è comunque importante ricordare di:

  1. Effettuare l’annullamento entro 5 giorni lavorativi dall’emissione.
  2. Comunicare l’operazione come “non imponibile” nella prima liquidazione IVA utile.

Seguendo queste semplici istruzioni è possibile annullare correttamente uno scontrino elettronico, purché ricorrano le circostanze ammesse dall’Agenzia delle Entrate.

Fattura di cortesia: cos’è, a cosa serve e quando è obbligatoria

Una fattura di cortesia è un documento che attesta l’avvenuta transazione commerciale tra fornitore e cliente. È emessa al momento della fornitura di beni o servizi ed è obbligatoria per tutti i fornitori che svolgono attività commerciali o professionali, che effettuano transazioni con clienti non esenti da IVA o che forniscono beni o servizi soggetti a IVA. La corretta emissione e la precisione delle informazioni presenti sulla fattura di cortesia sono d’importanza fondamentale per conferire validità giuridica alla transazione commerciale.

Fattura di cortesia: cos’è e come funziona

La fattura di cortesia è un documento fiscale emesso dal fornitore al cliente, che attesta il corretto adempimento dell’obbligo fiscale e delle disposizioni previste dalla legge. Il suo scopo principale è quello di confermare la transazione commerciale tra le parti, che può essere rilevante ai fini fiscali o per altri scopi.

La fattura di cortesia può essere sia cartacea oppure emessa come fattura elettronica. In ogni caso e deve contenere le informazioni obbligatorie previste dalla legge, come ad esempio:

  1. nome del fornitore
  2. codice fiscale del fornitore
  3. codice fiscale del cliente
  4. descrizione del prodotto o del servizio fornito
  5. prezzo
  6. data della transazione
  7. numero d’identificazione fiscale del fornitore
  8. numero d’identificazione fiscale del fornitore del cliente
  9. data di emissione della fattura
  10. aliquota IVA applicata
  11. importo totale della transazione, comprensivo dell’IVA.

Chiunque eserciti un’attività commerciale o professionale che preveda la fornitura di beni o servizi è obbligato a emettere la fattura di cortesia ai propri clienti. Esistono comunque delle eccezioni, ad esempio per i clienti esenti da IVA, non è necessario emetterla. La fattura di cortesia deve essere conservata dal fornitore per un periodo di tempo determinato dalla legge e può essere richiesta dall’Agenzia delle Entrate in qualsiasi momento.

La correttezza e la completezza della fattura sono elementi essenziali per la validità giuridica della transazione commerciale e per evitare sanzioni fiscali. È importante che la fattura di cortesia sia emessa tempestivamente e che rispetti tutte le norme previste dalla legge.

Fattura di cortesia

Fatture di cortesia: a cosa servono e quali sono i loro vantaggi

La fattura di cortesia è un documento importante anche per il fornitore. Questo infatti gli consente di dimostrare l’avvenuto pagamento da parte del cliente e di registrare l’operazione nel proprio conto corrente. Inoltre, la fattura aiuta il fornitore a tenere traccia delle vendite e delle transazioni commerciali, e a preparare la dichiarazione dei redditi.

Si tratta anche di un importante strumento per la prevenzione dell’evasione fiscale. Consente agli organi di controllo di verificare la corretta applicazione dell’IVA e di verificare che i fornitori siano in regola con i loro obblighi fiscali.

Fattura elettronica e fattura di cortesia: obblighi e disposizioni fiscali in merito

L’emissione di una fattura di cortesia è obbligatoria per tutti i fornitori che esercitano attività commerciali o professionali, e che effettuano transazioni con clienti che non siano soggetti esenti da IVA. È obbligatoria anche in caso di fornitura di beni o servizi che rientrano nella definizione di “operazioni imponibili”, ovvero quelle soggette a IVA.

Le disposizioni fiscali stabiliscono che la fattura di cortesia deve essere emessa entro il 15 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata la transazione. È inoltre stabilito che deve contenere tutte le informazioni necessarie per la regolare registrazione della transazione ai fini fiscali.

Inoltre, è importante tenere presente che questo tipo di fattura può essere emessa sia in formato cartaceo che elettronico. La dicitura “copia di cortesia” può essere inserita solo per indicare che si tratta di una copia destinata al cliente e non al fisco.

In ogni caso, è sempre consigliabile verificare le disposizioni fiscali vigenti e consultare un professionista del settore. Solo in questo modo è possibile avere la sicurezza di ricevere tutte le corrette informazioni sulla giusta emissione di una fattura di cortesia e sui suoi eventuali vantaggi fiscali.

Come fatturare senza partita iva

Vediamo nel dettaglio come fatturare senza avere una partita IVA. Prima di tutto è necessario precisare che è possibile vendere anche se non si ha una partita IVA nei casi e nei limiti in cui stiamo effettuando una prestazione occasionale. E’ importante, però, registrare correttamente le ricevute emesse e rispettare i limiti di guadagno stabiliti per evitare sanzioni fiscali.

Come fatturare senza partita IVA

E’ possibile, come precedentemente accennato, “vendere” anche senza aprire una partita IVA, o senza fare impresa. Il termine “fatturare” in questo caso è utilizzato impropriamente in quanto il documento che andremo a emettere non è una fattura ma una ricevuta. I casi in cui è possibile effettuare una vendita senza essere in possesso di una Partita IVA sono i seguenti:

  • Prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio: per chi svolge un’attività occasionale che non supera i 5.000 euro all’anno, non è necessario avere una partita IVA. In questo caso, è possibile emettere una ricevuta per prestazione occasionale indicando il proprio nome e cognome e la prestazione svolta.
  • Vendita una tantum:  per chi effettua la vendita di beni usati o piccole produzioni artigianali, dove non siamo tenuti a emettere alcun documento.
  • Associazioni senza partita IVA: alcune associazioni (per esempio le associazioni culturali con solo Codice Fiscale) sono a oggi ancora esentate dall’emissione delle fatture elettroniche e di conseguenza non hanno l’obbligo di dotarsi di una Partita IVA, in questi casi tali associazioni possono emettere delle ricevute per le quote associative.

Indipendentemente dalla propria condizione, è necessario registrare correttamente gli eventuali documenti emessi.

Fattura elettronica senza partita IVA: perché non si può fare in questi casi

La fatturazione senza partita IVA non è possibile in quanto per “fatturazione” si intende oggi l’emissione di una fattura elettronica che può essere effettuata solo da soggetti dotati di una Partita IVA. In questo caso, trovandoci in una delle condizioni sopra indicate, il documento che dobbiamo emettere può essere solo una ricevuta per prestazione occasionale i cui vantaggi e svantaggi sono elencati di seguito:

I vantaggi principali sono:

  1. Riduzione dei costi: non è necessario pagare le tasse annuali per la partita IVA e non ci sono costi per la sua gestione.
  2. Semplicità: è più semplice gestire l’ emissione di ricevute piuttosto che di fatture elettroniche, soprattutto per le piccole attività.

D’altra parte, ci sono alcuni svantaggi da considerare:

  1. Le prestazioni occasionali non possono superare i 5.000 euro all’anno e le associazioni senza partita IVA hanno limitazioni nell’emettere ricevute, il che è un grosso limite per alcune attività.
  2. Sanzioni fiscali: se non si registrano correttamente le ricevute emesse, si rischiano sanzioni fiscali.

In generale, quindi, la vendita senza partita IVA può essere un’opzione conveniente per alcune attività, ma richiede molta attenzione nel monitoraggio dei limiti, nella gestione delle ricevute e nella registrazione delle operazioni effettuate.

Come fatturare senza partita iva

Vendita senza partita IVA: come evitare sanzioni fiscali

Per evitare sanzioni fiscali in caso di vendita di oggetti o servizi senza partita IVA, è importante seguire alcune regole:

  1. Registrare correttamente le ricevute emesse: tutte le ricevute emesse devono essere registrate e conservate per almeno dieci anni.
  2. Conservare i documenti giustificativi: è importante conservare tutti i documenti giustificativi delle spese sostenute e delle entrate percepite.
  3. Rispettare i limiti di guadagno: è importante rispettare i limiti di guadagno stabiliti per le prestazioni occasionali e per le associazioni senza partita IVA, altrimenti si rischiano sanzioni fiscali.
  4. Comunicare al cliente che si sta emettendo una ricevuta senza partita IVA: è fondamentale informare il cliente che si sta emettendo documento diverso da fattura in quanto sprovvisti di partita IVA, in modo che sia a conoscenza della situazione e possa verificare se è in regola con le normative fiscali.
  5. Utilizzare un software di emissione delle ricevute come FatturaPRO.click: per evitare errori, monitorare i limiti , tenere traccia delle proprie ricevute e la ricezione delle fatture elettroniche.

In generale è importante tenere sempre traccia di tutte le operazioni effettuate, per evitare di incorrere in errori e sanzioni fiscali.

In conclusione, la fatturazione elettronica senza partita IVA non è possibile, mentre l’emissione delle ricevute consente dei vantaggi come la riduzione dei costi e la semplicità, ma presenta anche degli svantaggi come i limiti di guadagno e le sanzioni fiscali.

Come fatturare ad una onlus

In questo articolo spiegheremo in modo dettagliato come realizzare correttamente una fattura elettronica rivolta alle onlus e in generale alle organizzazioni no profit. Vedremo quindi come fatturare ad una onlus, come impostare una fattura per le associazioni, e vedremo in fatturazione elettronica come si registra una onlus.

Come Fatturare ad una Onlus

Le onlus sono organizzazioni no profit, sono enti che svolgono attività di interesse generale senza scopo di lucro. Nonostante ciò, le onlus possono emettere fatture per le prestazioni di servizi o la fornitura di beni che forniscono. In questo caso, le fatture devono essere emesse utilizzando lo stesso modello previsto per le imprese che operano a scopo di lucro.

Invece per emettere una fattura ad una onlus, è necessario seguire questi passaggi:

  • Verificare che l’onlus sia registrata nel Registro delle Onlus presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Solo le onlus iscritte a questo registro possono beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per le organizzazioni no profit.
  • Compilare il modello di fattura elettronica secondo le indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, è necessario inserire i seguenti dati:
  • Dati del venditore (nome, indirizzo, partita IVA)
  • Dati del compratore (nome, indirizzo, partita IVA)
  • Data di emissione
  • Numero di fattura
  • Descrizione della prestazione o del bene fornito
  • Prezzo
  • Aliquota IVA
  • Importo IVA
  • Totale fattura

Fattura onlus: attenzione alla Partita IVA

È importante verificare che l’onlus abbia una partita IVA valida e attiva, in quanto questo numero identificativo è obbligatorio per emettere una fattura. Se l’onlus non ha ancora ottenuto la partita IVA, è possibile richiederla presso l’Agenzia delle Entrate o presso il competente Ufficio delle Imposte del luogo in cui ha sede l’onlus.

Come fatturare ad una onlus

Come Impostare una Fattura per le Onlus

Una volta che si è verificata la presenza della partita IVA e si è compilata la fattura elettronica, è necessario inviarla all’onlus tramite il Sistema di Interscambio (SdI) delle fatture elettroniche.

Il Sistema di Interscambio (SDI) è una piattaforma online gestita dall’Agenzia delle Entrate che permette di trasmettere, ricevere e conservare le fatture elettroniche in modo sicuro e tempestivo. Per inviare la fattura elettronica all’onlus tramite il SdI, è sufficiente avere a disposizione una piattaforma completa come quella di FatturaPRO.click che permette di creare, registrare ed inviare le fatture elettroniche a imprese, liberi professionisti e onlus.

Come Si Registra una Onlus in Fatturazione Elettronica

Per poter ricevere le fatture elettroniche, le onlus devono registrarsi al sistema di interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate. La registrazione è gratuita e permette di ottenere un codice destinatario, ovvero il numero identificativo assegnato dal SDI all’ente.

Come Fare una Fattura ad una Onlus

Una volta ottenuto il codice destinatario, le onlus possono iniziare a ricevere le fatture elettroniche dai propri fornitori. Per verificare la ricezione delle fatture, è sufficiente accedere all’area riservata del servizio di Fatturazione Elettronica dell’Agenzia delle Entrate e selezionare la voce “Fatture Ricevute”.

Le onlus possono inoltre emettere fatture elettroniche ai propri clienti seguendo le stesse procedure previste per le imprese che operano a scopo di lucro. È sufficiente compilare il modello di fattura elettronica secondo le indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate e inviarla tramite il sistema di interscambio (SdI).

Cosa Fare in Caso di Errore nella Fattura

Nel caso in cui si riscontrino errori o inesattezze nella fattura emessa ad una onlus, è possibile procedere con la rettifica della fattura stessa. Per fare ciò, è necessario emettere una nuova fattura elettronica con gli stessi dati della fattura originaria, ma indicando la dicitura “Fattura rettificata” e specificando gli errori o le inesattezze corretti. La nuova fattura dovrà essere inviata all’onlus tramite il sistema di interscambio (SdI).

Come fare un preventivo perfetto

Un preventivo è un documento molto importante per qualunque professionista. È indispensabile a far conoscere ai propri clienti la stima dei costi per servizi e prodotti offerti. Per questo motivo è fondamentale sapere come fare un preventivo perfetto mostrando nel dettaglio tutte le attività svolte per definire il progetto, i termini e le condizioni dell’accordo.

Cosa sono i preventivi e a cosa servono

Un preventivo è un documento redatto da un professionista per far conoscere ai propri clienti tutti gli elementi che regolano un accordo. Nel preventivo sono infatti riassunte le seguenti voci:

  • metodi di pagamento
  • descrizione di tutte le attività svolte per offrire quel determinato prodotto/servizio
  • durata rapporto contrattuale
  • condizioni particolari come, ad esempio, la possibilità d’interrompere preventivamente il rapporto lavorativo
  • dati del professionista (eventuali iscrizioni all’albo, elenchi professionali, dati aziendali, ecc…)

è importante sapere come fare un preventivo perché, con l’accettazione di questo documento da parte del cliente, ha inizio la prestazione lavorativa concordata. È sempre consigliato redigerlo in forma scritta, per tutelare entrambe le parti.

Oggi esiste una disciplina scritta che prevede l’obbligo di preventivo scritto per i professionisti iscritti ad albi professionali. In altre parole, i lavoratori autonomi o qualunque altro soggetto che decide di diventare imprenditore ed è iscritto a un qualunque albo, deve per forza presentare ai propri clienti un preventivo scritto per l’accettazione delle prestazioni offerte. Non esiste però una specifica disciplina sanzionatoria. Attraverso il preventivo, il libero professionista, deve presentare il conferimento dell’incarico.

Come fare un preventivo

Come fare un preventivo perfetto

Un preventivo è formato da diverse parti:

  1. Intestazione – in questa parte il professionista deve riportare tutti i dati personali: partita IVA, iscrizione alla Camera di Commercio, PEC, ecc…
  2. Data – si tratta della data di presentazione della proposta d’accordo. Serve a far capire la celerità nella risposta al cliente. Di solito i preventivi hanno scadenza, una data sempre scelta da chi li emette. La scadenza è utile per mettere anche una sorta di “pressione” psicologica al cliente (prendere o lasciare)
  3. Durata – la durata indica la tempistica per l’esecuzione della prestazione venduta, quindi indica la quantità di tempo necessario a realizzare un dato progetto.
  4. Organizzazione dell’incarico – una parte essenziale utile a far comprendere al cliente qual è il risultato ottenibile attraverso i servizi offerti. È importante indicare tutte le attività da svolgere per compiere un progetto, ma anche tutte quelle estranee allo stesso. Vale a dire che non basta far sapere al cliente cosa è POSSIBILE FARE, è importante anche specificare COSA NON è COMPRESO NEL PROGETTO.
  5. Condizioni economiche – è qui che è presentato al cliente il preventivo lordo della prestazione offerta. Sono quindi da dettagliare tutti i costi vivi sostenuti per eseguire quanto promesso.
  6. Modalità di fatturazione – specificare le modalità di pagamento serve a evitare futuri problemi nella fatturazione. Devono quindi essere inseriti tutti i dati necessari per fatturare correttamente e per poter ricevere il pagamento stabilito.
  7. Eventuale recupero del credito – questa sezione serve a tutelare il professionista da un eventuale mancato pagamento e/o saldo da parte del committente. Utile in caso di avvio pratiche per il recupero del credito.
  8. Risoluzione anticipata dell’accordo – devono essere inoltre presenti le eventuali ipotesi di risoluzione anticipata dell’accordo.
  9. Firma – il preventivo deve sempre essere firmato da parte del cliente. Senza la firma il preventivo è considerato non accettato. Al cliente va lasciata una regolare copia del documento. Un preventivo non è un contratto ed è sempre modificabile fino a quando la controparte non lo accetta. Una volta formato è irrevocabile.

Come scrivere un preventivo

La forma conta tanto quanto il contenuto. Molti professionisti utilizzano una bozza di fattura come un preventivo. È un’abitudine che è meglio non avere, o perdere. Risulta molto più professionale e convincente redigere un preventivo scritto a se stante. Per avere successo e sapere come fare un preventivo perfetto basta ricordare di essere sempre tempestivi, precisi e dettagliati e scriverlo in maniera semplice e comprensibile a tutti.

Attività da aprire da casa: quali e come

La pandemia ha spalancato le porte a molteplici attività da aprire a casa per svolgere, finalmente, un lavoro redditizio e gratificante. Sempre più persone hanno, infatti, deciso, di fare soldi lavorando da casa o, addirittura, lasciare un lavoro da dipendente per diventare imprenditore e vivere il proprio business. Oggigiorno è possibile sviluppare e gestire un’impresa direttamente dal salotto di casa propria. Le idee da mettere in campo sono tantissime. Vediamo, quindi, di capire quali sono quelle più gettonate e remunerative.

Attività da aprire da casa: qualche idea

Esistono varie possibilità per chi decide di fare impresa con le attività da aprire a casa. Ad esempio è possibile dedicarsi alla produzione e al commercio di articoli fatti a mano. L’artigianato è, sicuramente, uno dei modi più creativi, ma anche impegnativi, per vendere online.

Chi, invece, non sa ancora cosa e come aprire un’attività da zero potrebbe optare per un più approcciabile dropshipping. Questa forma di commercio elettronico presenta bassi costi di avvio. Infatti, i venditori non devono fare magazzino e collaborano, invece, a stretto giro con i fornitori che si occupano dello stoccaggio merci e delle spedizioni.

Tra le attività da aprire per lavorare da casa troviamo anche quella che prevede l’acquisto di grandi quantitativi di merce all’ingrosso. L’acquisto avviene a prezzi più bassi perché le maggiori quantità bilanciano la spesa. La successiva vendita è quindi possibile a prezzi maggiorati. Online esistono numerose piattaforme che mettono in contatto fornitori a stock e imprenditori.

Infine segnaliamo anche la possibilità di rilevare un’attività già avviata. È possibile trovare varie attività da rilevare sul sito di Exchange Marketplace, ad esempio, per riprendere da dove qualche altro imprenditore ha lasciato. Continuare il business di qualcuno, certe volte, facilita le cose.

Attività da aprire

Attività da aprire con pochi soldi

Non sempre chi decide di vertere su attività da aprire a casa ha una cospicua disponibilità economica. Esistono però delle attività che è possibile avviare anche per chi dispone di poco denaro. Ne è un esempio perfetto la vendita di servizi online. Il trasferimento del proprio know-how in un determinato campo d’interesse, può essere sfruttato quale fonte di remunerazione. Oggi è facile imbattersi in siti che vendono corsi online, ebook e video tutorial. Insegnare agli altri quello che conosciamo è sicuramente un modo come un altro per fare business come lavoratori autonomi.

Non solo corsi. Su internet oggi è possibile vendere qualunque prodotto digitale:

  1. Fotografie
  2. Grafica
  3. Illustrazioni
  4. Animazioni
  5. Modelli grafici
  6. Software
  7. Audio (musica, campioni, podcast, ecc.)
  8. Ricerche (statistiche, rapporti, ecc.)
  9. Traduzioni
  10. Ecc…

Qualunque sia il servizio digitale vendibile online come nuova attività da aprire a casa, l’importante è ritagliarsi la propria fetta di mercato. Cercare e individuare una nicchia di pubblico di riferimento, aiuta a far crescere il proprio business senza disperdere risorse ed energie. I social network in questo possono aiutare veramente tanto. Instagram, YouTube, Twitch, TikTok, ecc… Sono palcoscenici perfetti per il proprio pubblico online e per la monetizzazione del proprio business.

Attività da aprire oggi: conclusioni

Oggi le attività da aprire per creare un proprio business da casa, sono davvero tantissime. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. È addirittura possibile vendere online senza partita IVA. Internet è una miniera d’oro d’informazioni da ricercare e seguire per trovare la strada giusta e avviare un’impresa remunerativa. Una condizione semplificata maggiormente anche dalla possibilità di utilizzare software e piattaforme online per la fatturazione elettronica. Proprio come FatturaPRO.click che ha reso possibile una gestione facile e veloce delle fatture, dall’emissione semplificata e illimitata di Fatture Elettroniche PA, B2B e B2C alla ricezione con caricamento e archiviazione automatici. Un modo semplice e automatizzato per portare avanti il proprio business nel migliore dei modi.

Software fattura elettronica: come scegliere il migliore

In commercio, oggi, esistono moltissimi software fattura elettronica per emettere, inviare e ricevere e-fatture e tenere sotto controllo il proprio business. Strumenti estremamente validi e necessari ad aziende e imprenditori. I software progettati a questo scopo si distinguono in base a funzionalità, abbonamenti, costi, implementazioni e compatibilità. Quando è necessario scegliere il migliore, è d’obbligo tenere in considerazione le proprie esigenze. Dai programmi gratuiti a quelli che aiutano a inviare la dichiarazione IVA, fino a quelli in grado di gestire i rapporti contabili. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Vediamo nel dettaglio cosa contraddistingue l’uno o l’altro sistema di fatturazione elettronica.

Software fattura elettronica: l’opzione gratuita

Tra i più richiesti e i più allettanti, sul web sono presenti una gran quantità di software per la fatturazione completamente gratuiti. Semplici e immediati, possono essere utilizzati da tutti, ma hanno dei limiti. Infatti, gratis è quasi sempre sinonimo di “limitato”. Molte delle funzioni più importanti potrebbero essere bloccate, o addirittura non presenti. Quindi, per commercianti o liberi professionisti, un programma di fatturazione gratuito potrebbe essere una soluzione auspicabile, ma quando è necessario qualcosa di maggiormente complesso, è meglio optare per altre scelte.

Programma di fatturazione elettronica: online o offline?

L’accessibilità online è, senza dubbio, un’altra caratteristica determinante nella scelta del miglior software di fatturazione. Alcune piattaforme, per poter essere utilizzate, richiedono l’installazione in locale (quindi sul proprio computer) di uno specifico programma. Altre, invece, permettono di essere eseguiti direttamente online con la possibilità di accedervi ovunque, da qualunque dispositivo e in qualsiasi istante. Altra caratteristica molto importante è l’accessibilità dei dati. I software online per la fatturazione elettronica, come FatturaPRO.click, consentono di salvare i propri dati sul cloud. Di conseguenza, è possibile recuperarli e accedervi sempre, anche durante i viaggi di lavoro.

I programmi offline, di contro, non salvano i dati sul cloud e quindi non ne permettono l’accesso da qualunque postazione. Fatture e documenti devono perciò essere salvati sempre sul proprio disco rigido. Anche se talvolta un programma offline può risultare comodo e semplice da usare, la praticità è solo apparente. Infatti, è sempre e comunque necessario scaricare la fattura per inviarla al destinatario.

Software fattura elettronica

I migliori programmi di fatturazione elettronica

Tra i migliori software di fatturazione elettronica troviamo quelli multi-dispositivo. Sono programmi che consentono di essere utilizzati con qualunque strumenti a disposizione: PC, Mac, iPad, Android oppure iPhone. L’importante è che sia sempre presente una connessione internet. La fatturazione multi-dispositivo permette di emettere fatture elettroniche da diversi dispositivi contemporaneamente. Accessi multipli, da differenti piattaforme e utenti diversi. Una caratteristica indispensabile a svolgere un lavoro versatile e flessibile, che aiuta il business a crescere sempre di più.

Come inviare le fatture elettroniche al commercialista

Per l’inserimento in contabilità, il proprio commercialista deve disporre dell’intera mole di fatture emesse e ricevute da una data attività. Un’operazione, all’apparenza banale, ma che potrebbe nascondere delle difficoltà quando non si sceglie il software fattura elettronica corretto. È facile dimenticare alcuni documenti necessari alla contabilità e ancora più semplice è incappare in errori di tipo umano o di distrazione che possono creare non pochi problemi.

Per questo è meglio cercare un software fattura elettronica che consenta di far accedere il proprio commercialista al programma stesso. Su alcune piattaforme il commercialista può creare il proprio utente e la propria password, in altri, invece, è possibile condividere il proprio account con il professionista e permettergli di fargli visualizzare esclusivamente i dati desiderati.

Software fatturazione elettronica: nessuna limitazione

Alcuni software per la fatturazione elettronica non si limitano alla sola fatturazione. Sono in grado, ad esempio, di mantenere tutti i propri affari sotto controllo, come veri e propri software gestionali.

Fatture, preventivi, proforma, note di credito, ricevute, ecc… Sono prodotte velocemente e con pochi semplici click. Tra le tante funzioni a disposizione anche quella di stimare entrate e uscite e i costi di gestione e amministrazione, sono valori aggiuntivi da tenere presente. Infine, anche la capacità di convertire i documenti, ad esempio convertendo un preventivo in una vera e propria fattura, è una caratteristica lodevole da ricercare e apprezzare in un programma ben fatto e funzionante.

Contributo Conai: cos’è e come cambia nel 2022

Il contributo CONAI corrisponde a una voce in fattura che fa riferimento ai costi di riciclo e gestione degli imballaggi. È un costo ripartito tra chi produce imballaggi e chi li utilizza. Ogni produttore e ogni utilizzatore d’imballi deve registrarsi con un preciso codice di riferimento al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI). L’ente è privato, nato nel 1998 e non ha scopo di lucro, semplicemente si è fatto carico della gestione degli imballaggi, argomento molto sentito soprattutto negli ultimi anni vista la crisi climatica a cui stiamo assistendo.

La voce, presente in fattura, rientra nell’imponibile IVA e può variare a seconda del materiale usato per realizzare l’imballo, dal quale è determinato un tipo di smaltimento diverso.

Contributo CONAI: chi deve pagare?

I produttori e gli utilizzatori d’imballaggi sono tenuti a versare il contributo CONAI. Tra i produttori obbligati al pagamento troviamo:

  • chi produce i propri imballi per vendere i propri articoli
  • coloro che importano i materiali necessari alla fabbricazione degli imballi
  • i produttori di semilavorati utilizzati per la realizzazione degli imballi
  • importatori di semilavorati
  • chi produce imballi vuoti
  • importatori e rivenditori d’imballi vuoti

Tra gli utilizzatori d’imballaggi soggetti all’obbligo di pagamento del CONAI, troviamo:

  • Chi compra e utilizza imballi vuoti
  • Coloro che importano merci imballate
  • Autoproduttori – vale a dire tutti i soggetti che realizzano da soli i prodotti e gli imballi per le spedizioni
  • commercianti

Il valore del contributo varia in base al materiale usato per l’imballo e, di conseguenza, ai metodi necessari per smaltirlo.

Contributo ambientale CONAI: il valore del materiale

Contributo ambientale CONAI è, quindi, una forma di finanziamento con la quale l’ente CONAI sostiene gli oneri da pagare per raccolta differenziata, per il riciclaggio e per il recupero dei rifiuti d’imballaggi. Il Decreto Legislativo n°152/06 stabilisce che il costo deve essere ripartito “in proporzione alla quantità totale, al peso e alla tipologia del materiale d’imballaggio immessi sul mercato nazionale”.

Contributo Conai

Il contributo cambia a seconda del materiale usato per l’imballaggio. La diversificazione contributiva per gli imballi in plastica è entrata in vigore dal 1° gennaio 2018, per quelli in carta, invece. È in vigore dal 1° gennaio 2019.

A oggi, 2022, i contributi richiesti sono:

Materiali/Fasce contributive                 Dal 1° gennaio 2022          Dal 1° luglio 2022

Acciaio                                                                 12,00 €/t                                           8,00 €/t

Alluminio                                                           10,00 €/t                                           7,00 €/t

Carta (suddivisa in 4 fasce)

1 (Base)                                                                 10,00 €/t                                           5,00 €/t

2 (CPL):                                                               30,00 €/t                                          25,00 €/t

3 (Compositi tipo C)                                         120,00 €/t                                         115,00 €/t

4 (Compositi tipo D)                                         250,00 €/t                                        245,00 €/t

Legno                                                                  9,00 € /t                                            9,00 €/t

Plastica (suddivisa in 4 fasce)

A1                                                                         104,00 €/t                                         60,00 €/t

A2                                                                         150,00 €/t                                        150,00 €/t

B1                                                                         149,00 €/t                                         20,00 €/t

B2                                                                         520,00 €/t                                        410,00 €/t

C                                                                           642,00 €/t                                        560,00 €/t

Plastica biodegradabile                           294,00 €/t                                       294,00 €/t

e compostabile

Vetro                                                                   33,00 €/t                                          29,00 €/t

 

Quindi peso e tipologia di materiale dell’imballo oggetto della prima cessione, sono i fattori che determinano il contributo da versare. In fattura, produttori e utilizzatori, devono, pertanto, indicare sempre la natura del materiale utilizzato e il peso complessivo degli imballi usati.

Addebito contributo CONAI in fattura

L’ente CONAI, quindi, fornisce sempre e solo il costo per tonnellata. Spetta a produttori e utilizzatori calcolarne la quantità e l’importo totale da dichiarare. In fattura devono essere presenti tutte le informazioni necessarie a stabilirne l’importo esatto. Non sempre e non tutte le unità possono però essere riconvertite facilmente in “tonnellate”. Quando accade è necessario indicare un secondo valore. Per farlo è possibile:

  • indicare le informazioni relativa al prodotto in questione in due righe separate
  • nella descrizione dei prodotti indicare il riferimento al contributo ambientale. Creare infine un’unica voce se il materiale è sempre lo stesso. Quando i materiali invece sono multipli, sulla medesima fattura è necessario creare voci separate per i singoli componenti.

Esiste poi il caso d’imballi compositi e imballaggi multimateriali. Per i primi il riferimento al contributo prende in considerazione il materiale presente in modo più preponderante rispetto agli altri. Per i secondi, invece, il contributo CONAI è calcolato in percentuale dei componenti stessi.

Fatturazione Elettronica San Marino: si avvicina l’obbligo

Con il passare del tempo sta diventando ogni volta più usuale, sia per convenienza che per legge, l’utilizzo della fatturazione elettronica. Quest’anno sembra che stia marcando un nuovo punto nella storia della e-fattura. Partendo dall’obbligo anche per i forfettari, come ne abbiamo già parlato in uno dei nostri ultimi articoli “Fatturazione elettronica per Forfettari: si parte dal 1° luglio”, fino all’introduzione graduale in tutta l’Unione Europa. Infatti la Spagna e la Francia non sembrano molto lontane dalla situazione della nostra penisola. Nonostante il processo dell’internazionalizzazione della fatturazione elettronica richieda del tempo, ci sono dei paesi che stanno già aderendo a questa pratica. In effetti oggi parliamo della situazione di uno dei nostri vicini, o in altre parole, la fatturazione elettronica San Marino.

Le date da segnare

Le nuove norme definite sia dal decreto del 21 giugno 2021 che dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 5 agosto 2021, danno inizio al regime transitorio. Dal prossimo 1° luglio lo scambio di fatture tra l’Italia e San Marino sarà unicamente telematico. Tuttavia dal 1° ottobre del 2021 fino al 1° luglio del 2022, ci sarà ancora l’opzione di effettuare fatture cartacee, rendendo quelle elettroniche strettamente facoltative.

Il decreto entrato in vigore il 1° ottobre 2021 è composta da 23 articoli, suddivisi in 7 titoli, dalle disposizioni generali fino alla cessione dei beni.

In ragione di ciò, abbiamo visionato e decomposto tutta l’informazione fondamentale, per portarla a voi nel modo più sintetico, chiaro e semplice possibile.

Fatturazione delle cessioni di beni verso San Marino

Dal 1° luglio 2022, tutte le fatture di cessioni di beni verso San Marino, dei soggetti passivi d’imposta nel territorio italiano, non potranno più essere emesse in formato cartaceo.

Il codice destinatario confermato da inserire in queste fatture è 2R4GTO8.

Fatturazione delle cessioni di beni da San Marino verso l’Italia

Da San Marino verso l’Italia il percorso sarà completamente opposto. Questo significa che le fatture elettroniche emesse saranno trasmesse dall’Ufficio Tributario sammarinese al Sistema di Interscambio(SdI) italiano. Gestito dal Sdl con un canale ad hoc.

Infine, anche se San Marino non sia uno stato integrante dell’Unione Europea, per gli acquisti di beni provenienti da San Marino non viene applicata la normativa prevista per le importazioni.

 

Fatturazione Elettronica San Marino: si avvicina l’obbligo

I controlli

Per la spedizione e ricezione delle fatture, fin dalla loro nascita sono state contraddistinte della loro sicurezza, dovuta in parte alla quantità di controlli (in maggior parte automatici) dei sistemi. E per quelle trasmesse da San Marino versi l’Italia e viceversa non si sono fatte eccezione. La procedura di revisione funziona in questo modo:

  1. Trasmissione del numero identificativo dal SdI all’Ufficio tributario di San Marino;
  2. Verifica dell’assolvimento dell’imposta sull’importazione e delle validità della fattura;
  3. Comunicazione all’ufficio apposito dell’Agenzia delle Entrate.

L’operatore italiano può verificare il risultato della procedura sopra elencata attraverso i servizi specializzati dell’Agenzia delle Entrate. Se dopo quattro mesi dall’emissione della fattura, l’ufficio di San Marino non ha ancora approvato la procedura, l’operatore italiano deve emettere una nota di variazione in aumento entro 30 giorni. Non si subiranno né sanzioni o né interessi per questa procedura. Queste regole hanno la stessa validità in caso dovesse essere effettuata la fatturazione in formato cartaceo.

Fattura Cartacea

Fino al 1° luglio 2022 sarà possibile emettere facoltativamente le fatture in formato cartaceo tra le due repubbliche (anche in modalità semplificata).

Se le condizioni per la detrazione di imposta si dovessero presentare, sarebbe possibile effettuarla anche sotto questa tipologia di fattura.

Modalità d’acquisto con o senza imposta

Esistono due modalità d’acquisto quelle con o senza imposta. Nel primo scenario è già stata versata l’IVA dal soggetto cedente sammarinese, invece nel secondo caso attraverso il meccanismo del “Reverse Charge” (inversione contabile) e la ricezione della fattura viene assolto al cessionario l’imposta sul valore aggiunto.

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